venerdì 25 maggio 2018

Turismo eco-sostenibile - C'è turista e "turista"... Tu di che tipo sei?



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Il turista che viaggia “in punta di piedi” e il turista che “brucia le tappe” sono i due protagonisti del cartoon Viaggiatori! e Viaggiatori? basato su uno story board predisposto da ARPA Veneto nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione dedicata al turismo sostenibile.

Grazie alla grafica essenziale e alla sottile ironia del fumettista Bruno Bozzetto, ARPAV mette a confronto gli atteggiamenti, i punti di vista, i comportamenti ed i consumi di risorse delle due tipologie di turisti. Il turista che viaggia “in punta di piedi”, rispettoso dei luoghi e delle persone che incontra, che riconosce nel viaggio un’opportunità di crescita, si confronta con il turista che brucia le tappe, distratto e un po’ annoiato.


Sono 11 le simpatiche provocazioni proposte nel video: la preparazione, l’abbigliamento, l’itinerario, i contatti umani, il pranzo, gli spostamenti, le risorse, le vacanze alternative, il comportamento, la montagna, il rientro a casa, confrontando atteggiamenti, punti di vista, comportamenti, consumi di risorse, delle due tipologie di turisti.

mercoledì 23 maggio 2018

Attuazione bioregionale e considerazioni sul cambiamento possibile

"Dopo aver magnato, magnato e ben bevuto, ora siamo al rifiuto di ciò che abbiamo avuto." -  Siamo a proporlo come soluzione, anche a chi ancora non ne ha abbastanza e anche a chi non ne ha avuto per niente.
Attuazione bioregionale e considerazioni sul cambiamento possibile
Effettivamente condivido il pensiero che è l’esigenza che produce l’intelligenza. Prima ne avevamo una ora ne abbiamo un’altra.
Ognuno arriva con la propria. Ognuno non ritiene accettabile castrarla. Ognuno non ritiene dignitoso sottomettersi all’altrui. La frammentazione e l’impossibilità di aggregare  si frappongono all'attuazione ecologista e bioregionale.
Non è ancora il momento giusto?
Manca un esteta, cioè un "leader"?
Siamo rigonfi di saperi tecnici e crediamo bastino anche ad unire gli spiriti?
Chi è già passato all'ascetismo, visto che anche solo telefonare contraddice le intenzioni di fondo?
Chi è in grado di riconoscere – e accreditare – l’intelligenza/esigenza che ci ha portato qua?
Il movimento hippy non ci parlava mezzo secolo fa di cose che ora urliamo come nostre?
Se in 50 anni lo standard che possiamo vantare è in buona misura da noi tutto criticabile, che significa? Che chi ci ha preceduto era totalmente inetto? O che le dinamiche hanno permesso tanto e non tanto altro?
Ora siamo noi al cospetto delle dinamiche. Siamo noi a chiederci come unire gli spiriti e a domandarci se un esteta serva più di un competente.
La soluzione è nella musica e la prenderà chi la danza.
Lorenzo Merlo 

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(Fonte: https://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Attuazione-bioregionale-e-considerazioni-sul-cambiamento-possibile)

martedì 22 maggio 2018

Bioregionalismo non è solo "geografia" ma anche politica - Gli USA recedono dall'accordo nucleare con l'Iran... mentre israele si prepara all'attacco


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La decisione degli Stati uniti di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano – stipulato nel 2015 da Teheran con i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania – provoca una situazione di estrema pericolosità non solo per il Medio Oriente.

Per capire quali implicazioni abbia tale decisione, presa sotto pressione di Israele che definisce l’accordo «la resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran», si deve partire da un fatto ben preciso: Israele ha la Bomba, non l’Iran.

Sono oltre cinquant’anni che Israele produce armi nucleari nell’impianto di Dimona, costruito con l’aiuto soprattutto di Francia e Stati Uniti. Esso non viene sottoposto a ispezioni poiché Israele, l’unica potenza nucleare in Medioriente, non aderisce al Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, che invece l’Iran ha sottoscritto cinquant’anni fa.

Le prove che Israele produce armi nucleari sono state portate oltre trent’anni fa da Mordechai Vanunu, che aveva lavorato nell’impianto di Dimona: dopo essere state vagliate dai maggiori esperti di armi nucleari, furono pubblicate dal giornale The Sunday Times il 5 ottobre 1986. Vanunu, rapito a Roma dal Mossad e trasportato in Israele, fu condannato a 18 anni di carcere duro e, rilasciato nel 2004, sottoposto a gravi restrizioni.

Israele possiede oggi (pur senza ammetterlo) un arsenale stimato in 100-400 armi nucleari, tra cui mini-nukes e bombe neutroniche di nuova generazione, e produce plutonio e trizio in quantità tale da costruirne altre centinaia.

Le testate nucleari israeliane sono pronte al lancio su missili balistici, come il Jericho 3, e su cacciabombardieri F-15 e F-16 forniti dagli Usa, cui si aggiungono ora gli F-35.
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Come confermano le numerose ispezioni della Aiea, l’Iran non ha armi nucleari e si impegna a non produrle sottoponendosi in base all’accordo a stretto controllo internazionale.

Comunque – scrive l’ex segretario di stato Usa Colin Powell il 3 marzo 2015 in una email venuta alla luce – «quelli a Teheran sanno bene che Israele ha 200 armi nucleari, tutte puntate su Teheran, e che noi ne abbiamo migliaia».

Gli alleati europei degli Usa, che formalmente continuano a sostenere l’accordo con l’Iran, sono sostanzialmente schierati con Israele. La Germania ha fornito a Israele sei sottomarini Dolphin, modificati così da poter lanciare missili da crociera a testata nucleare, ed ha approvato la fornitura di altri tre.

Germania, Francia, Italia, Grecia e Polonia hanno partecipato, con gli Usa, alla più grande esercitazione internazionale di guerra aerea nella storia di Israele, la Blue Flag 2017. L’Italia, legata a Israele da un accordo di cooperazione militare (Legge n. 94, 2005), vi ha partecipato con caccia Tornado del 6° Stormo di Ghedi, addetto al trasporto delle bombe nucleari Usa B-61 (che tra non molto saranno sostituite dalle B61-12). Gli Usa, con F-16 del 31st Fighter Wing di Aviano, addetti alla stessa funzione.

Le forze nucleari israeliane sono integrate nel sistema elettronico Nato, nel quadro del «Programma di cooperazione individuale» con Israele, paese che, pur non essendo membro della Alleanza, ha una missione permanente al quartier generale della Nato a Bruxelles.

Secondo il piano testato nella esercitazione Usa-Israele Juniper Cobra 2018, forze Usa e Nato arriverebbero dall’Europa (soprattutto dalle basi in Italia) per sostenere Israele in una guerra contro l’Iran.

Essa potrebbe iniziare con un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani, tipo quello effettuato nel 1981 a Osiraq in Iraq. In caso di rappresaglia iraniana, Israele potrebbe far uso di un’arma nucleare mettendo in moto una reazione a catena dagli esiti imprevedibili.

Manlio Dinucci 


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https://www.change.org/p/3169656/u/22753093?utm_medium=email&utm_source=petition_update&utm_campaign=334824&sfmc_tk=06YZ7WcU8CezNtaqajAWVXncqqcC7utYzM1vD09weC3sIix14QOb137FvyHd5fe0&j=334824&sfmc_sub=182759790&l=32_HTML&u=59917660&mid=7259882&jb=43

lunedì 21 maggio 2018

Festival della Sostenibilità, dal 22 maggio al 7 giugno 2018 in varie città d'Italia

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Inizia la seconda edizione del festival della sostenibilità. Tutti gli eventi in calendario si svolgeranno dal 22 maggio al 7 giugno 2018 in diverse città italiane. L’obiettivo del Festival è quello di sensibilizzare ai temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale per promuovere un concreto cambiamento culturale e rafforzare le richieste che partendo «dal basso» impegnino i governanti e gli amministratori del Paese al rispetto di quanto sottoscritto in sede ONU.

Molti gli eventi sia di rilevanza nazionale che territoriale in calendario, si tratta di convegni, seminari, workshop, mostre, spettacoli, presentazioni di libri, manifestazioni di valorizzazione del territorio, incontri con esperti del settore, con l’unico obiettivo di richiamare l’attenzione sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile previsti da Agenda 2030 della Nazioni Unite.

Il Festival rappresenta, nel nostro Paese, uno degli eventi più importanti della Settimana europea dello sviluppo sostenibile (Esdw) che si terrà dal 30 maggio al 5 giugno 2018.


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(Fonte: Arpat)

domenica 20 maggio 2018

Bioregionalismo della psiche - Sostanza costituente, psicostoria ed inconscio collettivo


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Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza, o stato di mutazione energetica (se vogliamo usare una terminologia metafisica). Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale.
Ma non è solo descrizione è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa continuare una specifica identità energetica.
Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti vissuti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni. La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità raccontata e corroborata (a fini speculativi) dai suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).
Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.
Questo “ricordo” a livello vitale viene definito DNA ed a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura attraverso la memorizzazione automatica, la registrazione contabile, presente nell’insieme dei processi vitali coinvolti negli eventi. E siccome non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, e qui faccio ancora l’esempio del corpo umano in cui se vengono ad esempio persi i denti questo fatto coinvolge anche tutti gli altri organi ed appendici, dalla testa ai piedi. Senza denti si deteriora l’alimentazione, l’individuo perde la capacità aggressivo-difensiva, etc. etc. insomma ogni elemento vitale viene influenzato. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide….
Infine se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario intromettersi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olistica ed olografica in ognuno di noi.
In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.
Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?
La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?
Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. 
Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “memoria”. Ovvero rinunziando alla piccola memoria separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta.

Paolo D’Arpini
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Rete Bioregionale Italiana

sabato 19 maggio 2018

Stupro a pagamento o ecologia sessuale?



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 In febbraio avevamo lanciato la proposta di organizzare con noi il tour in Italia di Rachel Moran, autrice del libro "Stupro a pagamento"?

Ebbene siamo lieti di comunicarti che il tour è andato in porto e quindi ti invitiamo ad aiutarci a pubblicizzarlo e a partecipare nel caso tu risiedessi in una delle località toccate che sono Milano il 20 e 21 maggio, Vimercate (MB) 24 maggio, Budrio (BO) 25, Perugia 26, Roma 27 e 28 e Foggia 29.

Lo scopo di questo tour è quello di contribuire a creare una maggior consapevolezza negli italiani e nelle italiane circa il tema della prostituzione cercando di porre le basi per interventi legislativi che puntino ad eliminare la sofferenza delle persone prostituite. 


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Il mio viaggio nella prostituzione: tour italiano di Rachel Moran

Lista Civica Italiana e Round Robin Editrice, hanno promosso e organizzato in Italia dal 20 maggio al 29 maggio un ciclo di incontri con Rachel Moran, autrice del libro "Stupro a pagamento", co-fondatrice di Space International (www.spaceintl.org ), organizzazione impegnata nella diffusione del modello legislativo nordico. 
Il tour intende contribuire al dibattito sul tema della prostituzione senza moralismo, senza pregiudizi con l’obiettivo di far crescere la consapevolezza e di cercare di eliminare la sofferenza umana delle persone prostituite. 


Rachel Moran ha avuto una vita molto difficile. Diventata una senzatetto si è trovata costretta a prostituirsi dall’età di quindici anni; a ventidue ha avuto la fortuna e la forza di uscire da questa esperienza diventando giornalista, scrittrice e attivista di Space International.

Gli incontri previsti dal tour saranno una occasione per ascoltare una persona che ha vissuto sulla sua pelle questa esperienza e che ha impiegato dieci anni per scrivere - e firmare con il suo nome - il libro “Stupro a pagamento” riuscendo a rielaborare la propria sofferenza interiore trasformandola in denuncia. La prima parte del libro di Rachel Moran parla della sua vita mentre la seconda affronta con pacatezza e umanità molti aspetti tra cui i danni psicologici che una persona in prostituzione subisce, scardinando un notevole numero di miti che circolano nel mondo in merito alla prostituzione e che sono spesso utilizzati in mala fede.

Il libro propone l’adozione del modello legislativo nordico vigente in Svezia (adottato poi da Norvegia, Islanda, Canada, Irlanda e Francia) che prevede un supporto alle donne che intendono lasciare la prostituzione e la punibilità di chi acquista sesso a pagamento; questo provvedimento in quella nazione ha stroncato la tratta.

Lista Civica Italiana ritiene che il tema della prostituzione vada affrontato con grande umanità, delicatezza e rispetto poiché tocca tutte le corde di un essere umano: dalla dignità della persona al diritto ad una sessualità libera dalla violenza; determinanti sono poi le condizioni socio-economiche in cui si trova una persona quando entra in prostituzione: come può dirsi libera una scelta fatta in assenza di alternative per vivere dignitosamente?

Rachel Moran darà molti “scomodi” spunti di riflessione ancora poco diffusi tra le persone che spesso, con ipocrisia, si mettono a posto la coscienza con un “se l'è cercato lei o lui” e accettano – spesso anche con “fastidio” - di avere vere e proprie schiave a pochi metri da casa.

Gli organizzatori ringraziano gli enti e le associazioni che hanno contribuito alla realizzazione del di questo tour: Resistenza Femminista (Roma), il Centro Anti Violenza Telefono Donna di Foggia, l’Assessorato alla cultura di Budrio, la Consulta delle donne di Budrio, il Comune di Rimini, il Liceo scientifico Manzoni di Milano, l’Associazione Minerva di Concorezzo, la Libreria delle Donne di Milano, la Biblioteca di Vimercate, il Centro Shalom della Parrocchia di Santo Spirito di Perugia.

L'ingresso agli eventi è libero (tranne quello presso la Sala Aldo Moro a Montecitorio per il quale è richiesta la registrazione) e ci sarà la traduzione dall'inglese.

Lista Civica Italiana info@listacivicaitaliana.org

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Le date previste per il tour italiano di Rachel Moran nel mese di maggio sono:

domenica 20 – Milano ore 18 – Libreria delle Donne di Milano – Via Pietro Calvi 29 - a cura della Libreria delle Donne

lunedì 21 - Milano ore 20.30 - presso il Liceo Linguistico Manzoni in via Grazia Deledda 11 (MM1 – MM2 Fermata Loreto) 

giovedì 24 Vimercate (MB) – ore 21 Biblioteca comunale Piazza Unità d’Italia

venerdì 25 Budrio (BO) – ore 18 – Foyer del Teatro Consorziale – via Garibaldi – a cura della Consulta delle donne di Budrio 

sabato 26 Perugia – ore 16 - Centro Shalom – Via Quieta 141 

domenica 27 Roma – ore 16 – Palazzo Merulana – via Merulana 121 - a cura di Resistenza Femminista

lunedì 28 Roma – dalle ore 15 alle 19 – Palazzo Montecitorio – Camera dei Deputati sala Aldo Moro - a cura di Resistenza Femminista https://www.facebook.com/events/2086797428268304/

lunedì 28 alle ore 16 sarà possibile ascoltare Rachel Moran intervistata a Radio3 durante la trasmissione Farehneit

martedì 29 Foggia - 18.30 Parco San Felice - ingresso lato via Rovelli a cura del Centro Anti Violenza Telefono Donna di Foggia. https://www.facebook.com/events/223199045115708/


Eventuali aggiornamenti saranno pubblicati su http://www.listacivicaitaliana.org/2018/il-mio-viaggio-nella-prostituzione-tour-in-italia-di-rachel-moran/

venerdì 18 maggio 2018

Il solstizio della vita - Treia, 23 e 24 giugno 2018: "Collettivo Bioregionale Ecologista"


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Colline attorno Treia

Sabato 23 e domenica 24 giugno 2018, sulle colline di Treia, la Rete Bioregionale Italiana, assieme ad Auser Treia e Cooperativa La Talea, con la partecipazione di European Consumers ed altre associazioni,  organizza un incontro da non perdere.

Si tratta del "Collettivo Bioregionale Ecologista", che si ripete ogni anno in occasione del solstizio estivo.

Il giorno del solstizio estivo indica la pienezza della luce, essendo il momento in cui il sole resta più a lungo nel cielo, nella tradizione contadina questo momento corrisponde alla mietitura e quindi veniva festeggiato con riti naturalistici. Le donne che restavano gravide in questi giorni potevano partorire in corrispondenza dell’equinozio primaverile e questo era considerato un tempo estremamente fortunato per la nascita, anche perché nel mondo pagano corrispondeva all’inizio del nuovo anno.


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Tutto il pensiero mediterraneo è orbitato per millenni attorno alla concezione unitaria dell’Universo con la Vita. La realtà sensibile, concreta, stabile, è impersonificata in oggetti solidi (i primi simboli della religiosità sono sassi, pietre, luoghi di passaggio, etc.) fino alle statue ed ai simboli naturali, la religiosità della natura è strettamente interconnessa con la vita nelle sue manifestazioni essenziali: corporeità, sangue, linfa, nascita, morte, sessualità.

L’appuntamento di due giorni corrisponde alla celebrazione del San Giovanni, durante la quale condivideremo l’esperienza di vivere assieme un rito antico. Fra le varie attività previste:  una escursione paesaggistica, un laboratorio di cucina bioregionale, visita agli orti e conoscenza degli animali, esposizione di prodotti agricoli e lavorati, giro di condivisione di esperienze contadine, illustrazione delle proposte avanzate alla Regione Marche, espressioni poetiche, esibizione di foto rurali, musica popolare e degustazione di specialità  stagionali.

Si potrà dormire nel luogo accampandosi con propria tenda o anche ospiti da amici vicini, venire muniti di sacco a pelo.  Si potranno esporre e scambiare le proprie auto-produzioni sia culturali che agricole.

Paolo D'Arpini


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Info. bioregionalismo.treia@gmail.com - Tel. 0733/216293





giovedì 17 maggio 2018

Matrismo e Spiritualità della Natura - "Il femminile è la sacra matrice dell'esistenza .."



Il Femminile è la Matrice della Creazione. Questa Verità è qualcosa di profondo ed elementare che ogni donna conosce nelle cellule del suo corpo, nelle sue profondità istintive.

 La vita proviene dalla sostanza del suo stesso essere.
 Lei può concepire e generare, partecipare al grandissimo mistero di portare un’anima alla vita.

 Eppure abbiamo dimenticato, o forse siamo stati allontanati dalle profondità di questo mistero,  da come la Divina Luce dell’Anima crea un corpo nel grembo di una donna e da come la madre partecipa a questa meraviglia, offrendo il suo stesso sangue ed il suo stesso corpo a ciò che verrà alla luce.

 La nostra cultura centrata su un Dio disincarnato e trascendente ha deprivato le donne, negando loro la Sacralità di questo semplice mistero di Amore Divino.

 Ciò di cui non ci rendiamo conto è che una tale negazione patriarcale non colpisce soltanto ogni donna, ma anche la vita stessa. Quando neghiamo il Divino Mistero del Femminile, neghiamo anche qualcosa che è fondamentale per la vita.

 Separiamo la vita dal suo Nucleo Sacro, dalla Matrice che nutre tutta la Creazione.

 Distacchiamo il nostro mondo da quell’Unica Sorgente capace di guarire, nutrire e trasformare.

 Quella stessa Sorgente Sacra che generato ciascuno di noi ci è necessaria per dare senso alla nostra vita, per nutrirla con ciò che è reale, e per rivelarci il mistero, lo scopo Divino dell’essere vivi.

 Poiché l’umanità svolge una funzione centrale in tutta la creazione, ciò che neghiamo a noi stessi lo neghiamo a tutta la vita.

 Privando il femminile del suo sacro potere e del suo scopo, abbiamo impoverito la vita in modi che non ci è facile comprendere.

 Abbiamo negato alla vita la sua Sacra Fonte di significato e Divino scopo, qualcosa che le antiche sacerdotesse conoscevano bene.

 Potremmo pensare che i loro riti della fertilità e le altre cerimonie fossero legati soltanto al bisogno di procreare o di ottenere un raccolto abbondante. Nella nostra cultura contemporanea non riusciamo più a capire come invece essi servissero a rappresentare un mistero ben più profondo, un mistero che permetteva di collegare consapevolmente la vita alla sua sorgente nei mondi interiori, una sorgente che abbracciava tutta l’esistenza incarnazione del Divino, consentendo alla meraviglia del Divino di essere presente in ogni istante.

 I giorni delle sacerdotesse, dei loro templi e delle loro cerimonie sono passati e poiché la saggezza del femminile non è mai stata scritta, ma solo trasmessa oralmente (il logos è un principio maschile), questa conoscenza Sacra è andata perduta. Noi non possiamo richiamare il passato, ma possiamo testimoniare di un mondo privato di questa presenza, un mondo che sfruttiamo per avidità e potere, che violentiamo ed inquiniamo senza troppo preoccuparci. E’ giunto il tempo di cominciare a lavorare per riportarla tra noi, per ricollegarci al Divino che è al centro della creazione, per riscoprire come operare con i principi sacri della vita.

Senza l’intercessione del Divino femminino saremo relegati nella desolazione fisica e spirituale che abbiamo creato, lasciando in eredità ai nostri figli un mondo ammalato e profanato.
  
 La scelta non è complessa. Riusciamo a ricordare la totalità che è in noi, la totalità che unisce spirito e materia ? Oppure dobbiamo continuare a camminare lungo la via che ci ha allontanato dal femminino, che ha separato le donne dal loro potere e dalla loro conoscenza Sacra ?

 Se scegliamo la prima opzione, possiamo cominciare a risanare il mondo, non realizzando progetti del maschile, ma rivolgendoci alla saggezza del femminile, la saggezza che appartiene alla vita stessa.

 Se scegliamo invece la seconda possibilità, possiamo tentare di trovare qualche soluzione superficiale attraverso le nuove tecnologie: possiamo combattere il riscaldamento globale e l’inquinamento con progetti scientifici, ma non arriveremo ad un vero cambiamento.

 Un mondo che non è più collegato alla sua Anima non può guarire.

 Senza la partecipazione del Divino femminile non può nascere niente di nuovo.

 Se la conoscenza del sacro femminino è andata perduta, come possiamo sapere cosa fare ?

 Una parte della saggezza del femminile sta nell’attendere, ascoltare, essere ricettiva.

 A livello cosciente una donna non sa come si fa a portare la luce di un’Anima nel proprio grembo e ad aiutarla nel dare forma ad un corpo: eppure questo mistero accade dentro di lei.
 Né sa in maniera consapevole come nutrire questa luce con la sua stessa luce, nello stesso modo in cui offre il suo sangue per aiutare il nuovo corpo a crescere.

 Lei è il mistero della luce che prende forma nella materia, e la sua gravidanza è un tempo fatto di ricettività, attesa, ascolto e percezione di ciò che sta accadendo in lei.

 Lei e la Grande Madre sono un Unico essere, e se lei saprà ascoltare la sua interiorità riceverà la conoscenza di cui ha bisogno.

 Forse abbiamo dimenticato la semplice saggezza femminile dell’ascolto: in quest’era dell’informazione inondata di tante parole può essere facile trascurare la conoscenza istintiva che arriva da dentro.

 Ma i Sacri principi dell’esistenza non sono mai stati messi per iscritto:  sono contenuti nel battito del cuore, nel ritmo del respiro, nel fluire del sangue. Sono vivi come la pioggia e i fiumi, il crescere e il calare della luna.  Se impariamo ad ascoltare possiamo scoprire che la vita, la Grande Madre ci sta parlando, raccontandoci quello che abbiamo bisogno di sapere.

Viviamo in un’epoca in cui il mondo sta morendo in attesa di poter rinascere, ma tutte le parole disponibili nelle nostre biblioteche e su Internet non riescono a dirci cosa dobbiamo fare. Il Sacro femminino invece può condividere con noi i suoi segreti, dirci come andare avanti, come poter essere la levatrice della sua rinascita.

 E poiché noi siamo i suoi figli, può parlare a ciascuno di noi, se abbiamo l’umiltà di ascoltare.

 Come possiamo ascoltare qualcosa che non conosciamo ?
 Come possiamo rivendicare qualcosa che è andato perso da così tanto tempo ?

 Ogni momento è nuovo. Il momento presente non è soltanto la progressione dei momenti passati, ma vive in un modo tutto suo, completo e perfetto. Ed è questo momento che richiede la nostra attenzione.

 Solo nel momento possiamo essere pienamente allerta e rispondere a ciò che è davvero necessario.

 Solo nel momento presente possiamo essere pienamente attenti. Sono nel momento presente il Divino può prendere vita. Gli uomini sono capaci di pianificare, ma una madre attenta ai suoi bambini conosce il vero bisogno di quell’istante. Lei sente nel suo essere l’inter-connessione tra tutto ciò che è vivo in un modo che al maschile resta celato.

 Lei sa che non si possono fare programmi quando le variabili in gioco sono così tante, ma sa che è possibile rispondere alla complessità con la saggezza che abbraccia l’unità e tutte le sue interconnessioni.

 Il Divino femminile ci chiede di essere presenti alla vita in tutta la sua interezza, senza giudizio e senza fare programmi. Solo allora può cominciare a parlarci, rivelandoci il mistero della sua rinascita.

 E poiché si tratta di una nascita, il femminile deve essere presente non soltanto come idea, ma come presenza vivente dentro di noi, uomini e donne. Anche se la donna è la piena incarnazione del Divino femminile, parte del segreto viene condiviso con gli uomini, proprio come un figlio maschio porta in sé parte di sua madre, pur se in modo celato alle sue figlie.
 Vivere l’essenza del femminile è qualcosa che abbiamo quasi dimenticato: la nostra cultura patriarcale ha negato il suo potere e la sua vera saggezza, l’ha sterilizzata e separata dalla magia che appartiene ai ritmi della creazione. Ma noi abbiamo bisogno di lei, molto più di quanto non osiamo riconoscere.
Tuttavia per incontrare pienamente il Divino femminile, il principio creativo della vita, dobbiamo essere pronti ad affrontare la sua rabbia, il dolore che le è stato procurato da tanti abusi. Per secoli la nostra cultura maschilista ha represso il suo potere naturale, ha incendiato i suoi templi, ucciso le sue sacerdotesse. Con la sua coazione a dominare e la sua paura del femminile, di tutto ciò che non riesce a comprendere o controllare, il patriarcato ha non soltanto trascurato il femminile, ma lo ha deliberatamente torturato e distrutto. Non lo ha soltanto stuprato, ma ha lacerato il tessuto stesso della vita, la primordiale interezza di cui lei è sempre stata la custode. E ora il femminile è arrabbiato, anche se la sua rabbia è stata a lungo repressa insieme alla sua magia.

 Dare il benvenuto al femminile significa riconoscere ed accettare questo dolore e questa rabbia, insieme al ruolo che ciascuno di noi ha svolto in tanta dissacrazione. Le donne hanno troppo spesso colluso con il maschile, hanno negato il loro potere e la loro naturale magia, accettando invece valori e modalità di pensiero maschili. Le donne hanno tradito il loro Sé più profondo. Dobbiamo comunque fare attenzione a non cadere nella trappola di questa oscurità, nelle dinamiche dell’abuso, della rabbia e del tradimento.

 E’ particolarmente facile per le donne identificarsi con la sofferenza del femminino, con il modo in cui è stato trattato dal maschile, proiettando sugli uomini dolore e rabbia. Ma questa è la via per finire ancora più inestricabilmente invischiati in una ragnatela che ci nega qualsiasi trasformazione. Se ci identifichiamo con il dolore del femminile diventiamo facilmente agenti della sua rabbia, invece di penetrare nel mistero della sofferenza, nella luce che sempre si nasconde nell’oscurità. 

Nelle profondità del femminile esiste la profonda conoscenza che anche l’abuso fa parte del ciclo della creazione.

 La Grande Madre incarna l’intero che comprende perfino la negazione di Sé, e noi abbiamo bisogno della sua interezza per poter sopravvivere e rinascere.

 La vera trasformazione, come ogni nascita, richiede tanto l’oscurità quanto la luce.

 Sappiamo che il femminile è stato sfregiato, proprio come il pianeta continua ad essere inquinato.

 Ma la donna che ha sperimentato il dolore del parto, che conosce il sangue versato nella nascita, viene sempre iniziata nell’oscurità: lei conosce i cicli della creazione in modi che sono celati al maschile. Occorre ora che lei offra sé stessa e la sua conoscenza all’attuale ciclo di morte e rinascita, per onorare così facendo tutto il dolore che ha sofferto. Allora potrà scoprire che la sua magia e il suo potere rinascono in modo nuovo e le vengono restituiti in forme che non potranno più essere contaminate dal maschile e dalla sua coazione ad accumulare potere.

 Ma senza la totale partecipazione di lei esiste il pericolo di dare alla luce un nato morto: l’attuale ciclo di creazione potrebbe non realizzare il suo potenziale.

 Dobbiamo per prima cosa riconoscere la sofferenza del femminile, della terra stessa, o la luce che abita il femminile non ci verrà rivelata. Dobbiamo pagare il prezzo del nostro desiderio di dominare la natura, dei nostri atti di arroganza. Noi non siamo separati dalla vita, dai venti e dalle stagioni. Siamo parte della creazione e dobbiamo chiederle perdono, assumendoci la responsabilità dei nostri atteggiamenti e delle nostre azioni. Dobbiamo dirigerci consapevolmente verso la prossima era, riconoscendo i nostri errori. Soltanto così potremo onorare pienamente il femminino ed ascoltarne la voce. Tuttavia potremmo anche non riuscire a fare questo passo. Come bambini ribelli, potremmo non renderci conto del dolore che abbiamo procurato a nostra madre e finiremmo per non riconquistare la totalità che lei incarna. Saremmo allora destinati a rimanere nell’oscurità che sta cominciando a divorare le nostre anime, le vuote promesse del materialismo, il mondo scisso del fanatismo. Fare un passo verso la maturità comporta sempre il riconoscimento dei propri errori, del male che abbiamo commesso.
  
 E’ certamente una sfida avere accesso alla Matrice del femminile, ed onorare qualcosa di sacro e semplice come la vera saggezza dell’esistenza. Nel momento in cui ci troviamo sull’orlo dell’ abisso globale questa saggezza ci serve molto più di quanto non ci rendiamo conto. Quante volte prima di oggi il nostro mondo è stato portato sull’orlo dell’estinzione, quante volte nei suoi milioni di anni di storia ha rischiato il disastro ? Ora che abbiamo creato la nostra stessa catastrofe con la nostra ignoranza e avidità,  il primo passo da fare è chiedere aiuto alla nostra Madre ed prestare ascolto alla sua saggezza.

 Allora potremo trovarci in un ambiente molto diverso da quello che attualmente immaginiamo. Scopriremo che ci sono dei cambiamenti in corso nelle profondità della creazione di cui siamo parte, e che l’inquinamento e il dolore che abbiamo causato sono parte del ciclo della vita che comprende la sua apparente distruzione. Non siamo isolati, nemmeno nei nostri errori. Siamo parte del tutto della creazione anche quando neghiamo il tutto. Nella nostra arroganza abbiamo separato noi stessi dalla vita, eppure non potremo mai esserne staccati. Si tratta soltanto di un’illusione del pensiero maschile. La separazione non esiste. E’ soltanto un mito creato dall’ego.
 Ogni cosa è parte del tutto, anche con i suoi errori e disastri. Quando faremo ritorno a questa semplice consapevolezza scopriremo che sono in corso dei cambiamenti per cui è richiesta la nostra partecipazione: occorre che noi siamo presenti. Vedremo che l’asse della creazione si sta spostando e qualcosa vedrà la luce in modo nuovo.

 E’ in corso la nostra rinascita, non come entità separate, ma come un tutto unico.

 Nella nostra coscienza maschile ci mancano i riferimenti per immaginare quale forma tutto questo potrà assumere, ma ciò non significa che non stia accadendo. Qualcosa dentro di noi sa che la nostra era attuale è finita, che il tempo della nostra separazione è terminato. Attualmente lo percepiamo soprattutto nel negativo, capendo che le attuali immagini di vita non si sostengono più, che il consumismo sta uccidendo la nostra anima e il nostro pianeta. Eppure c’è anche qualcos’altro là oltre l’orizzonte, una nuova alba che percepiamo anche se non riusciamo a vederla.

 L’alba porta una luce, e questa luce ci sta chiamando, chiamando le nostre anime anche se forse non ancora le nostre menti. Ci sta chiedendo di essere accolta, di essere portata alla vita. Se oseremo fare questo, dire “si” a quest’alba, scopriremo che la luce è dentro di noi e che qualcosa dentro ciascuno di noi viene ora portato alla vita.

 Facciamo tutti parte di un mistero condiviso: siamo la luce celata nella materia che si sta risvegliando.

 Per troppi secoli siamo stati intrappolati nel mito della separatezza, fino a che ci siamo isolati gli uni dagli altri e dalle energie della creazione che ci sostengono.
 *Ma ora appare una luce sempre più intensa che porta con sé la sapienza dell’unità, quell’unità che è viva e porta l’impronta del Divino.*

 Questo è ciò che ci viene restituito.

 E’ questa la luce che si sta risvegliando.
 La luce del tutto è un riflesso della Divina Unità della vita, e ciascuno di noi è espressione diretta di questa unità.
 L’unità non è un concetto metafisico, ma qualcosa di molto semplice e ordinario.

 E’ qualcosa che abita in ogni respiro, nel battito d’ali di ogni farfalla, nella spazzatura abbandonata per le strade delle città. Questa unità è vita, vita non più esperita soltanto attraverso la visione frammentata dell’ego, ma conosciuta con il Cuore e percepita nell’Anima.

 Questa unità è la pulsazione del cuore della vita.
 E’ la creazione che riconosce il suo Creatore.
 In questa totalità la vita celebra sé stessa e la sua origine Divina.
   
 L’essenza del femminino conosce questa totalità.
 La sente nel suo corpo, nella sua saggezza istintiva. Ne conosce le interconnessioni proprio come conosce il modo giusto per nutrire i suoi bambini. Eppure fino ad oggi questa conoscenza non ha incontrato la luce luminosa della coscienza maschile. E’ rimasta nascosta dentro di lei, nell’oscurità del suo sé istintivo. E parte del dolore subito deriva proprio dal fatto che lei non ha saputo come usare la conoscenza nel mondo razionale e scientifico in cui abitiamo. Anziché valorizzare questo suo sapere, lei ha giocato i giochi del maschile, imitandone il modo di pensare, e mettendo da parte la sua conoscenza dei rapporti e degli schemi che appartengono alla creazione.

 Ora è arrivato il momento che la saggezza del femminile si congiunga con la coscienza maschile, in modo da poter generare una nuova comprensione della totalità della vita ed aiutare il nostro mondo a guarire. Le nostre attuali soluzioni scientifiche provengono da strumenti maschili di analisi, da quello stesso assetto mentale di separazione che ha causato i problemi. Non possiamo più permetterci di isolarci dall’insieme di tutte le cose e la natura globale dei nostri problemi ce lo conferma. Il riscaldamento globale non è soltanto un’immagine o un concetto scientifico: è una drammatica realtà. Combinando tra loro saggezza maschile e femminile possiamo arrivare a comprendere i rapporti tra le parti e il tutto, e se ci poniamo all’ascolto possiamo sentire la vita che ci spiega come correggere l’attuale squilibrio.

 Esiste una luce dentro la vita che gli alchimisti definiscono* lumen naturae;* essa è in grado di parlarci, di parlare alla luce della nostra consapevolezza.

 Si tratta di una comunicazione primordiale della luce con la luce nota a tutte le guaritrici nel momento in cui ascoltano il corpo del paziente e gli consentono di comunicare con loro, consentono che la sua luce dialoghi con la luce dentro di loro.
 E’ attraverso questo dialogo di luce che il guaritore sa dove appoggiare le mani, quali erbe sono necessarie, quali i punti su cui esercitare pressione. Questa comunicazione diretta si combina con la sapienza della guarigione che ha acquisito, permettendo che si compia un’alchimia in grado di risvegliare l’energia del paziente e di riallineare corpo e anima.
 E’ così che accade la vera guarigione e ciò che vale per l’individuo vale anche per il mondo, eccetto il fatto che nel secondo caso ognuno di noi è sia paziente che guaritore. Le ferite e gli squilibri del mondo sono le nostre ferite e i nostri squilibri e noi possediamo dentro di noi la conoscenza e la comprensione per riallineare noi stessi e il mondo. Tutto questo fa parte del mistero della totalità della vita.

 Il femminile può offrirci il modo per capire come tutte le diverse parti dell’esistenza sono legate tra di loro e quali sono gli schemi di collegamento, le interconnessioni che nutrono la vita. Il femminile può aiutarci a vedere consapevolmente ciò che le è noto istintivamente: che tutto appartiene ad un insieme vivente, organico, in cui tutte le parti della creazione comunicano tra loro, e in cui ogni cellula della creazione esprime la totalità in maniera unica.

 La comprensione dell’organica totalità della vita è insita nella conoscenza istintiva del femminile: quando essa si combina con la coscienza maschile può essere comunicata per mezzo delle parole e non più soltanto attraverso il sentire. Possiamo mettere insieme la scienza della mente e i sensi con la sapienza interiore. Possiamo ricevere una mappa del pianeta che ci consentirà di vivere in armonia creativa con l’esistenza intera.
  
 Ma cosa significa rivendicare il femminino?

Significa onorare il nostro Sacro Legame con la vita che è presente in ogni momento.
 Significa rendersi conto che la vita è totalità e cominciare a riconoscere le interconnessioni che costituiscono la rete della vita.
Significa comprendere che ogni cosa, ogni atto, perfino ogni pensiero influenza il tutto.
Significa anche permettere che la vita ci parli. Siamo costantemente bombardati da talmente tanti stimoli, messaggi dei media e pubblicità che non riusciamo più facilmente ad ascoltare la semplice voce della vita.
 
Ma la voce è presente, anche dietro il miraggio delle nostre paure, desideri, ansie e aspettative.

 La vita aspetta che ci mettiamo ad ascoltare: occorre soltanto che siamo presenti ed attenti. Sta cercando di comunicarci i segreti della creazione, così che noi possiamo essere partecipi della meraviglia che sta venendo alla luce.
 Siamo stati esiliati dalla nostra stessa casa, accettando in cambio di comprare un terreno arido pieno di fantasie senz’anima.

 Ora è tempo di tornare a casa, di reclamare ciò che ci appartiene: la Vita Sacra di cui siamo parte.

 Questo è ciò che ci aspetta, e i segnali sono visibili tutt’intorno a noi, non soltanto nella nostra insoddisfazione, nella sensazione che siamo stati usati, che ci è stato mentito.
 I segnali sono in quella sorta di magia che sta cominciando a manifestarsi, come il battito d’ala degli Angeli che sentiamo, anche se non riusciamo a vederlo.

 Ci viene fatto ricordare ciò che siamo veramente, la Divina presenza che sta in noi e in tutto ciò che vive.

 Aneliamo a questa magia, ad una vita che rimetta insieme il mondo di fuori con il mondo di dentro.

 E tutto questo è già dentro di noi in modi che neanche immaginiamo.

 Dobbiamo soltanto essere aperti e ricettivi e dire “si” a ciò che non possiamo vedere o toccare, ma che possiamo sentire e a cui possiamo rispondere.

 Per ciascuno di noi l’incontro dei mondi sarà diverso, unico, perché ciascuno di noi è diverso e unico.
 E’ il Sacro che abita la vita a parlarci nel nostro stesso linguaggio.

 Forse per un giardiniere sarà la magia delle piante a parlare, per una mamma qualcosa di inatteso nel comportamento dei suoi bambini – è sempre qualcosa che intravediamo, ma non conosciamo ancora – una promessa nota che da tempo attendevamo. I bambini la riconoscono subito, ma in fondo per loro non è niente di insolito: è parte dell’aria che respirano, della luce in cui vivono.

 Non sono ancora stati completamente espropriati, e forse cresceranno in un mondo in cui la magia permane.
 Il mistero del Divino femminile ci parla dal cuore della sua creazione.

 Non si tratta di un dio lontano nei cieli, ma di una presenza che è qui con noi, che ha bisogno della nostra risposta.
 Lei e’ il Divino che ritorna a reclamare la sua creazione, la vera meraviglia di ciò che significa essere vivi.

 Noi l’abbiamo dimenticata, proprio come abbiamo dimenticato tanto di ciò che è sacro, eppure lei resta sempre una parte di noi. Ora lei ha bisogno di farsi di nuovo conoscere, non solo come mito, come immagine spirituale, ma come qualcosa che appartiene al sangue e al respiro. Lei può risvegliarci all’aspettativa che è nell’aria, ad un antico ricordo che ritorna in vita in modo nuovo.

 Lei può aiutarci a dare alla Luce il Divino che è in noi, la Totalità che è intorno a noi.

 Lei può aiutarci a ricordare la nostra *Vera Natura*.
 
Llewellyn Vaughan-Lee

*LA DONNA CHE CONOSCE IL SUO POTERE E' L'ANIMA STESSA DELLA VITA E DELLA CREAZIONE.  ESSA DIVIENE COSI' IL RESPIRO DELL'UNIVERSO E IL BATTITO STESSO DEL SUO CUORE.* (Edhel Aur)
 
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"Non potranno BERE... che Coloro che hanno Risvegliato la FONTE in Loro Stessi" (Vangelo di Maria Maddalena)


Danza creatrice



(Fonte: Lasu Mira, per tramite di Franca Chichi)