giovedì 20 luglio 2017

Terra cruda, libri che volano e neoruralità a Felicia


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Olà eccomi di ritorno dalle Calabrie  dopo la  costruzione di una casupola in mattoni di terra e paglia assieme ad Emilien (un ragazzo svizzero di 23 anni giunto a Felicia attraverso work away, studioso e appassionato di cinema e letteratura contemporanea).

Negli ultimi giorni del laboratorio c’e’ stato un forte temporale e i libri di Emilien si sono tutti bagnati nella tenda, così  ha impiegato un pomeriggio intero a cospargere tutte le pagine bagnate con la crusca per farle asciugare all'aria per poi lasciare tutti i libri aperti esposti nella grande stanza comune. La mattina quando mi sono svegliato ho sentito grande vocio e un chiacchiericcio silenzioso e quando ho aperto gli occhi ho visto la stanza piena di frasi parole e lettere che volavano libere.  E' stato un gran lavoro riacchiapparle tutte con un retino da farfalle e rimetterle nei libri una  per una…

Ferdinando Renzetti

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Relazione di Emilien

Felicia,  il posto mi piace molto. sono due parti: Felicia superiore, sulla cima d’una collina, e Felicia inferiore, ai piedi della stessa collina. mi piace sedermi a Felicia Superiore per guardare la vista sul mare, la campagna, il paese e sentire il rumore del paesaggio. A Felicia superiore e Felicia inferiore vive una comunità di “neo rurali” ( per citare il mio amico Ferdinando). Gente che ha deciso di vivere fuori “Babel”, in una relazione rispettosa con la natura, gli uomini, le donne, gli animali, e i bimbi. Durante il mio soggiorno a Felicia c’era anche uno strano, passionato del Regno di Napoli. Quando lo ascolto, ho quasi nostalgia del epoca pregaribaldiana.


 [il cantiere] Che mi piace sul cantiere? Le pietre, evidentemente. Prendere delle pietre con la pala, metterle nella cariola e poi discendere la cariola di pietre sul cantiere. Mi piace la tranquillità delle pietre, il loro modo di essere millenarie, intrigante e misterioso. 

[la neo ruralita] La prima volta che ho sentito la parola neo ruralita’ ( sulla bocca, o surprisa, di Ferdinando) ho creduto che lui parlava del neo-realismo. Che non e’ addirittura la stessa cosa. Comunque, quando penso alla neo ruralità, diversi immagini mi vengono in testa. Giovani laureati che, constatando che il mondo del lavoro non e’ dedicato allo sboccio e al benessere dell individuo, decidono di lasciare la citta’ per la campagna dove sperano riuscire a reinventare un arte di vivere più prossimo dei loro valori. Quando penso ai neo rurali, vedo Rebecca e Rocco viaggiando su due asini nelle montagne Calabresi. Quando penso alla neoruralita, penso , non so perché’, al film More di Barbet Schroeder, nell quale un giovane laureato tedesco, dopo aver finito gli suoi studi, se ne va a Parigi, dove incontra una ragazza con cui parte per Ibiza, dove passano le loro giornate a fumare e a prendere delle droghe. C’e nessuno rapporto ( almeno io lo credo) tra More e il movimento della neoruralità, ma nel film di Barbet Schroder c’e’ un senso di libertà pieno e tragico che mi fa pensare alla libertà a la quale aspirano, penso, certi neo rurali (od almeno io se era un neo rurale). Quando penso alla neoruralità, penso a una scena di Bianca di Nanni Moretti, nella quale un professore di storsi parla della sua gioventù, nello anni 70, e d’un estate durante il quale, doppi una manifestazione a Reggio d’Emilia, lui e’ partito con una ragazza in Sicilia, dove danno riscoperto “il mare, il sole, il corpo, l’amore”. 

Felicia superiore - 2017  E. G. (Emilien Gur *)

mercoledì 19 luglio 2017

Tolè (Valsamoggia), dal 28 al 30 luglio 2017 - Seminario: "Per un’economia della gratitudine"


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Tolè (Valsamoggia)

Presentazione del seminario  "Per un’economia della gratitudine". 

Qual è il significato dell'economia moderna e del denaro? Rispondere a questa domanda è della massima importanza per riuscire ad appropriarsi della conoscenza che ci rende in grado di orientarci in modo sicuro nell'attuale situazione sociale caotica, portando una luce che sciolga l'incantesimo in cui siamo irretiti.

Ci sarà d'aiuto l'osservazione dei processi viventi della Natura, la grande maestra che può insegnarci come rendere vivente e concreto anche il denaro, liberandolo dalla prigionia della finanza e riportandolo nella piena disponibilità di ogni essere umano, al servizio dei bisogni e delle capacità umane. .... affinché in ogni scambio economico tra individui liberi possa risuonare un fraterno GRAZIE.

Sull’Appennino Emiliano a 600 mt di altezza, a 3 km. da TOLE’, dal 28 al 30 luglio 2017 è possibile partecipare a un seminario con tema "Per un’economia della gratitudine". 

Dal rapporto dell’uomo con la terra, la conoscenza ci porta oltre la crisi… a riveder le stelle il cui relatore è Stefano Freddo.

Programma delle giornate 

Venerdì, 28 luglio - INIZIO ore 16,30 PAUSA CENA ore 20,00 
Sabato, 29 luglio INIZIO ore 9,00 PAUSA PRANZO ore 12,00, riprende alle   ore 16,00, CENA ore 19,30 
Domenica, 30 luglio  INIZIO ore 9: - lettura del Vangelo - riflessioni - precisazioni. PRANZO ore 12,30 

Note organizzative Il luogo, dove è possibile passeggiare nel silenzio della natura, è situato in VIA DEL SEGATICCIO, 1972B - SAVIGNO VALSAMOGGIA (Bologna). Lo spazio offre ospitalità notturna ai partecipanti al contributo di € 10 (con corredo proprio di sacco a pelo, asciugamani e ciabatte): i posti letto sono limitati. Per chi usa la propria tenda da campeggio all’aperto, l’ospitalità notturna è gratuita. Colazione e pausa caffè giornaliere sono disponibili al contributo di € 5, pranzo € 5, cena € 5. Iscrizione al seminario € 5. Un libero apprezzamento per il relatore è ben accetto. 
Per prenotazioni-info 328 2755979

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martedì 18 luglio 2017

Un gatto per amico... da diecimila anni fa!


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Sono nostri amici inseparabili da secoli e secoli e, con il loro fisico, ci ricordano felini ben più selvaggi e non addomesticabili. Com'è possibile, allora, che in un corpo dalle sembianze tanto aggressive si nascondano animali che con l'uomo vanno d'accordo (quasi) da sempre? Una nuova ricerca scientifica basata sull'analisi del DNA lo ha scoperto.


Secondo quanto appurato dalla genetista Eva-Maria Geigl dell'”Institut Jacques Monod“, che ha pubblicato i risultati sulla rivista di settore “Nature Ecoloogy and Evolution”, i gatti domestici sarebbero nati circa 10mila anni fa nel vicino Oriente e avrebbero fatto amicizia con gli agricoltori della Mezzaluna Fertile i quali avevano scoperto la loro utilità nel cacciare i topi dai loro campi. "Durante il Neolitico, in Medio-Oriente - ha detto il ricercatore Claudio Ottoni, presente nel team di studio della Geigl - i gatti si avvicinarono alla comunità agricole attratti dai topi che infestavano i loro granai".


Dal Medio Oriente, i gatti addomesticati si sarebbero poi diffusi ovunque, seguendo gli spostamenti delle comunità agricole. La ricerca mostra, però, che i gatti hanno stabilito un rapporto molto stretto con gli esseri umani anche in una seconda fase: in Egitto in epoca classica-romana, e anche in questo caso si sono spostati al seguito dei loro padroni, lungo le rotte commerciali.


"I gatti - ha rilevato Ottoni - hanno viaggiato lungo le principali rotte marittime (ma anche terrestri) umane, per esempio quelle che collegavano l'India con l'Egitto attraverso l'oceano Indiano in epoca romana e poi verso il Mediterraneo, o successivamente quelle vichinghe, visto che abbiamo gatti con Dna di origine egiziana in un sito Vichingo del Mar Baltico".


Lo studio ha riguardato l'analisi del DNA di circa 200 gatti vissuti anche 10mila anni fa (e scoperti in diversi siti archeologici) e anche di vere e proprie mummie di gatti che ora "riposano" nei sarcofagi egiziani. "L'analisi ci ha permesso di assegnare particolari linee genetiche presenti nei gatti domestici, ai loro luoghi di origine" ha ricordato poi Ottoni.

"Proprio riuscendo a stabilire i luoghi di origine delle linee di gatto domestico, lo studio ha permesso di stabilire che i gatti moderni discendono da due diverse popolazioni di gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica).


Tuttavia - ha aggiunto - non è ancora chiaro se il gatto domestico egiziano discenda dai gatti importati dal Vicino Oriente o se in Egitto si sia verificata una separata e seconda domesticazione”. Lo studio ha anche scoperto che il gatto più comune nei tempi antichi era quello con il mantello a strisce, mentre i gatti maculati sono diventati comuni solo a partire dal Medioevo.

Conoscendo meglio la loro storia, da oggi, probabilmente, guarderemo i nostri gatti con un occhio diverso!



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Fonte: The Huffington Post

Fonte secondaria: AK Informa n. 27-2017




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Articolo collegato: 

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/11/storie-di-gatti-anzi-storia-dei-miei.html

domenica 16 luglio 2017

Lega Anti Caccia: "Dichiarata incostituzionale la normativa sulla caccia in Veneto"





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Con sentenza n. 174, depositata il 13 luglio 2017, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali vari articoli della legge regionale del Veneto n. 18 del 27 giugno 2016.

La Consulta si è pronunciata dopo una richiesta di impugnazione, formulata dal Consiglio dei Ministri, anche a seguito di un dettagliato esposto formulato la scorsa estate dalla Lega per l’Abolizione della Caccia e da altre associazioni per la tutela della fauna selvatica, ritenendo fondati tutti i punti su cui erano stati sollevati forti dubbi di legittimità e di palese contrasto con la normativa ittico-venatoria nazionale.

Per effetto della sentenza 174/2017 della Corte Costituzionale cessano di avere efficacia quelle disposizioni regionali del Veneto che:

- prevedevano abbattimenti in periodi di divieto venatorio e in zone protette di specie faunistiche da controllare, senza la presenza obbligatoria di agenti di polizia provinciale, ma ricorrendo direttamente ai cacciatori;
- attribuivano la possibilità di cacciare in forma vagante anche ai cacciatori titolari della sola opzione per cacciare da appostamento;
- attribuivano la possibilità di cacciare in modalità da appostamento anche ai cacciatori autorizzati alla sola caccia in forma vagante; 
- prevedevano disposizioni illegittime per l’abbattimento dei cormorani, specie protetta a livello europeo (mancato esperimento di soluzioni alternative, mancato uso dell’atto amministrativo invece che della legge regionale);
- prevedevano il recupero di animali feriti a caccia, con uso di fucile e natante, quando la caccia sparando da barche è reato;
- prevedevano con legge-provvedimento regionale la possibilità di istituire campi di addestramento cani da caccia, con sparo di selvaggina per tutto l’anno e non solo in periodi limitati.

La LAC esprime soddisfazione per il parziale ripristino di uno standard minimo di legalità nella legislazione venatoria veneta, stigmatizzando comunque la consapevolezza con cui norme in palese contrasto con la normativa statale di settore continuano ad essere promulgate in un clima di sciatteria, incompetenza e clientelismo da una gran parte del Consiglio Regionale 

LAC, Ufficio stampa, 15 luglio 2017

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sabato 15 luglio 2017

Incendi nei Parchi - ENPA: "Mentre alberi ed animali bruciano, al Senato si discute una "riforma" contro la biodiversità bioregionale...."


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ENPA: INCENDI. L'EMERGENZA NON È SOLO AMBIENTALE, È ANCHE LEGISLATIVA 

Fermare la controriforma dei parchi che indebolisce le tutele per la biodiversità.

Le fiamme che in questi giorni stanno devastando il territorio italiano da nord a sud pongono con ancora più forza la questione della controriforma dei parchi naturali; dello smantellamento cioè di quel sistema di tutele previsto dalla legge 394/91 che per più di 25 anni ha permesso al nostro Paese di tutelare le sue riserve di biodiversità e che in queste settimane potrebbero andare in fumo ad opera del Senato. 

«Mentre l'Italia brucia, mentre il  parco nazionale del Vesuvio vede in cenere i suoi alberi, vede morire i suoi animali, vede svanire il suo paesaggio prezioso, la commissione Ambiente del Senato prosegue a tappe forzate la discussione della "riforma" delle aree protette; una legge pessima - spiega Annamaria Procacci responsabile biodiversità di Enpa nonché consigliera nazionale dell'associazione - che, se approvata, renderà il nostro patrimonio ancora più indifeso ed esposto ad ogni tipo di speculazione e di assalto. Non più Bene Comune, ma riserva di affari in nome di uno sviluppo  tutto localistico, piccolo e logoro».

E' dunque imperativo che, di fronte alla devastazione del nostro Paese, venga bloccato ogni tentativo di stravolgere l'attuale sistema di tutele. «Non può essere questa la risposta alla crisi ambientale che viviamo. Questo testo - prosegue Procacci - è stato scritto guardando al passato ed ad un futuro di bassissimo orizzonte: cos'altro si potrebbe dire dell'arretramento dello Stato nella gestione dei parchi nazionali? Della voluta mancanza dei requisiti di competenza scientifica per i vertici di ogni area protetta? Delle porte aperte alle "doppiette" con il pretesto della gestione della fauna? 

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Invochiamo l'intervento dello Stato in un'area vitale che non può essere lasciata alla mercé degli interessi localistici; chiediamo che ci si occupi di un territorio spesso senza controlli sufficienti, che oggi paga anche il prezzo dello smantellamento del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale voluto dal governo Renzi, smantellamento da noi tante volte denunciato. Chiediamo soprattutto che si esca dall'emergenza legislativa della controriforma e si torni finalmente a parlare di una vera politica di tutela del territorio e della bidioversità».
E.N.P.A Ente Nazionale Protezione Animali
Ufficio Stampa
Michele Gualano, Giovanni Losavio
Cell. 347.4736946
ufficiostampa@enpa.org

venerdì 14 luglio 2017

Regione Marche - Pesaro non piace ai media di regime


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Siccome mi trovo negli Stati Uniti non ho avuto la fortuna di partecipare alla manifestazione dell’8 Luglio 2017  di Pesaro. Però ho fatto del mio meglio per seguirla e soprattutto mi sono dilettato (per modo di dire) a vedere quale coverage ne dessero i media italiani. Quindi ho tenuto sotto controllo un po’ tutti i quotidiani (da Repubblica al Corriere della Sera, dalla Stampa al Fatto passando per Libero, Il Resto del Carlino, Il Messaggero a altri ancora). Li ho tenuti sotto controllo i giorni precedenti la manifestazione, il giorno della manifestazione e i giorni successivi alla manifestazione. Niente di niente, un silenzio veramente assordante. 

In compenso sono state date altre notizie: si è scritto di Renzi che ha rimesso su il solito disco rotto e ha ripreso a dire le cose che ha sempre detto (il tutto senza un minimo scatto, non dico di orgoglio e dignità che sarebbe chiedere troppo, ma almeno di fantasia. Renzi, prova almeno a cambiare disco), poi notizie sui barconi di disperati che arrivano dall’Africa (tanto ormai ci abbiamo fatto il callo), poi qualcosa su Trump e sulla Merkel, altro ancora su qualcuno che uccide qualcun altro, e poi uno stillicidio di notizie insulse che fanno agonizzare più del caldo estivo. 

Vado a memoria: calciatori che vanno in vacanza con la morosa Bill Gates le cui previsioni sul futuro fatte 15 anni fa si sono avverate (per forza, lui non prevede il futuro ma lo crea, che è diverso). Per inciso, dato che si parla di vaccini, sappiate che Bill Gates è anche conosciuto come “il Vaccinatore seriale”, visto che con la sua fondazione vaccina in massa milioni di bimbi africani indebolendone il sistema immunitario. Poi chiaramente si continua a parlare di Vasco Rossi (son passati 10 giorni dal suo concerto), il figlio di Ernst di Hannover (che a dirla tutta non so neppure chi sia, ma mi pare di capire che si tratti di un principe) il quale sposa una stilista russa contro il volere del padre (il ragazzo ha 34 anni, non è un adolescente), e infine uno studio scientifico di non ricordo quale prestigiosa università che dice che “se non si odora il cibo, si ingrassa di meno e si bruciano più calorie”. Una notizia, quest’ultima veramente straordinaria e che potrebbe cambiare la nostra Vita in meglio addirittura più dei vaccini.

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Allora per farla breve è sufficiente dire due cose. La prima è che i media mi fanno semplicemente schifo. E la seconda, che si lega alla prima, è che i media fanno schifo ad un numero crescente di persone. La gente si sta svegliando e voi non lo avete capito. Continuate così, smascherate il vostro gioco, fate capire che siete in mano a quello stesso capitale finanziario che ha in mano le banche, le multinazionali, la politica, l’educazione scolastica, e, tra le altre cose, anche l’industria farmaceutica che vuole vaccinare a forza.

Ma vorrei tornare ai giornalisti di Sistema che scrivono pedissequamente quello che gli dicono di scrivere (o che non scrivono quello che gli dicono di non scrivere). 

Preso atto che questi non sono giornalisti ma pennivendoli prezzolati, voglio dedicare loro queste poche righe di Antonio Gramsci in una delle sue “Lettere dal carcere” suggerendogli, mentre le leggono, di mettersi una mano sulla coscienza: “Carissima Tania, io non sono mai stato un giornalista che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella sua qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie convinzioni per fare piacere a dei padroni”.

Ma mi rendo conto che quelli erano altri tempi e che Gramsci era un gigante mentre questi sono dei nani.


Andrea o Bizzo o anche Durante (perché no?)

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giovedì 13 luglio 2017

Avanzata dell'oscurantismo islamico... poche speranze per l'integrazione


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Avanza prepotentemente l'oscurantismo islamico in Europa. Quando, anni fa,  è iniziata l'immigrazione molti di noi, me compreso, erano certi che in un certo senso si sarebbe attuata la tanto decantata integrazione tra i popoli. Ma poi ci si è resi conto che ai seguaci di Allah per integrazione si intendeva e si intende solo che siano i cristiani di tutto il mondo e di altri credi religiosi a sottomettersi all’Islam.  Spesso in passato  mi trovavo per studi e lavoro in Africa e in Medio Oriente con colleghi seguaci di Maometto. Fuori degli impegni di lavoro, nei momenti di relax con alcuni colleghi islamici  mi dovevo sorbire le solite litanie: “ Il vero dio è Allah, tutti gli altri sono inesistenti e alla fine, comunque, tutti sarete costretti a diventare musulmani…” e poi ancora: “Cari europei prima vi invaderemo e poi vi domineremo….” ecc. ecc. 

A questi seguaci di Allah purtroppo non bastano le ultime scoperte scientifiche che dimostrano che non siamo più soli nell’Universo e che possono esistere altre civiltà più o meno evolute rispetto alle nostre, e, quindi, con un po’ di umiltà, essere disposti a rivedere “tutte le storie” tramandate e spesso artefatte da menti astute del passato riportate su testi ritenuti sacri. 

Non servirà neppure dimostrare le realtà inequivocabili che scienza e archeologia stanno ogni giorno scoprendo, presentandoci un passato diverso dell’umanità, ma loro, gli islamici, credono solo a quello scritto dopo la morte di Maometto da Zayd in Thabit e nulla più! (e neanche all’ipotesi avanzata recentemente da ricercatori inglesi che il Corano fosse già presente prima della nascita di Maometto). A questo punto, mi dispiace dirlo, ma penso che sia giunto il tempo di non illuderci più sulla questione integrazione, è giunto invece il momento di aprire gli occhi e guardare con serietà la realtà che abbiamo difronte Aspettare ancora nel miracolo "pace e integrazione” può essere fatale per tutta l’umanità non mussulmana. 

A testimonianza di quello che ho scritto leggete cosa sta combinando il Governo Turco. Un qualcosa che ci ha lasciati tutti di stucco….. La Turchia elimina Darwin. Il fatto è questo: il governo turco ha recentemente annunciato, attraverso il funzionario del Ministero dell’istruzione Alpaslan Durmuş, di voler eliminare la teoria dell’evoluzione di Darwin dai programmi delle scuole superiori a partire dal 2019. Una dichiarazione di intenzioni che sembra piuttosto concreta e che ha riscosso l’approvazione di Erdoğan. 

Filippo Mariani 

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(Fonte: AK Informa - N. 26 - 2017)

mercoledì 12 luglio 2017

Rifiuti Solidi Urbani - Decreto ministeriale per la tariffa puntuale, ovvero: "paghi per quello che getti" - Fatelo sapere ai sindaci...


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In vigore, dal 6 giugno 2017, il decreto ministeriale che definisce i criteri per determinare la tariffa puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati

Da molti anni, ormai, in Europa ma anche nel nostro Paese si parla di tariffazione puntuale, ovvero di sistemi basati sul criterio "paghi per quello che getti", concreta attuazione del principio "chi inquina paga".
Ora con il decreto 20 maggio 2017, in vigore dal 6 giugno 2017, il Ministero dell'Ambiente e tutela del Territorio e del Mare, insieme al Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha fissato i criteri a cui i Comuni dovranno attenersi nel definire ed applicare un sistema di tariffazione puntuale del servizio di gestione rifiuti urbani ed assimilati.
L'applicazione della tariffa puntuale comporta alcuni benefici:
  • equa determinazione dei costi per lo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti
  • riduzione concreta della quantità di rifiuti
  • incremento della raccolta differenziata e compostaggio domestico
La misurazione, in peso o volume, puntuale, cioè legata ad un'utenza identificata (codice utenza), incide sulla determinazione della parte variabile della tariffa del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati, mentre la parte fissa della stessa rimane invariata, definita in base a criteri quali i mq dell'abitazione, i numeri dei componenti il nucleo famigliare, copre i costi dei servizi svolti per la collettività (ad esempio lo spazzamento stradale).
In base al decreto, la misurazione puntuale della quantità di rifiuto avviene in modalità diretta e univoca, attraverso
  • idonei dispositivi elettronici di controllo integrati nel contenitore o nel sacco del rifiuto
  • idonee attrezzature installate in appositi punti di conferimento quali ad esempio i contenitori con limitatore volumetrico (calotta per inserimento del sacco del rifiuto).
I sistemi di misurazione puntuale devono consentire di:
  • identificare l'utenza che conferisce mediante un codice univocamente associato a tale utenza oppure attraverso l'identificazione dell'utente che effettua i conferimenti;
  • registrare il numero dei conferimenti attraverso la rilevazione delle esposizioni dei contenitori o dei sacchi oppure del conferimento diretto in contenitori ad apertura controllata a volume limitato o degli accessi nei centri comunali di raccolta effettuati da ciascuna utenza
  • misurare la quantità di rifiuti conferiti, attraverso metodi di pesatura diretta, con rilevazione del peso, o indiretta, mediante la rilevazione del volume dei rifiuti conferiti da ciascuna utenza e che può essere:
  1. effettuata a bordo dell'automezzo che svolge la raccolta, attraverso l'identificazione del contenitore o del sacco
  2. effettuata da un dispositivo in dotazione all'operatore addetto alla raccolta attraverso l'identificazione del contenitore o del sacco
  3. integrata nel contenitore adibito alla raccolta
  4. effettuata presso un centro di raccolta
Segnaliamo, infine, un labmeeting: "La tariffazione puntuale, uno strumento verso rifiuti zero, il quadro legislativo e regolamentare, le modalità applicative, le nuove modalità di raccolta e misurazione dei servizi", tenutosi durante l'evento "Fare i conti con l'ambiente", a metà maggio 2017 a Ravenna, in cui è stato approfondito il tema.

Tariffazione puntuale

(Fonte: Arpat)



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Mio articolo collegato: 

Treia - Obiettivo rifiuti zero, si può fare?


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Tempo addietro, in periodo elettorale per l'elezione del sindaco e della nuova amministrazione comunale di Treia, avevo fatto circolare una serie di richieste ai candidati,  proposte e progetti che vertevano sulla qualità della vita cittadina. In particolare  vorrei qui  ricordare l'ipotesi in prospettiva di andare verso l'opzione "rifiuti 0",  relativamente alle gestione,  raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.


Le  indicazioni consigliate prevedevano:

- identificazione puntuale della tassa per ogni singolo utente, che pagherebbe quindi il quantitativo reale di rifiuto prodotto, premiando così i cittadini virtuosi;

- adesione all’osservatorio rifiuti 0 che ha il compito di monitorare costantemente il percorso verso “Rifiuti Zero”, indicando criticità e soluzioni per renderlo verificabile;

- realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso, dove beni durevoli e imballaggi possano essere re-immessi nei cicli di utilizzo ricorrendo, eventualmente, anche all’apporto di cooperative sociali e al mondo del volontariato;

- implementare nell’area esterna al centro abitato facente parte del comune di Treia,  sistemi di riutilizzo diretto dell'organico

- adoperarsi nei confronti degli Enti Competenti affinché i rifiuti residui prodotti sul territorio comunale non vengano avviati ad incenerimento o avviati tali e quali a discarica;

- prevedere un sistema di vendita dei rifiuti riciclati che contribuisca alla riduzione della tassazione a carico dei contribuenti.


- prevedere una ordinanza comunale per la diminuzione delle confezioni ingombranti sul territorio, con obbligo di restituzione alle ditte fornitrici degli involucri, nonché per la messa in commercio di prodotti confezionati in modo ecologico

Queste ed anche altre le proposte avanzate che però non hanno trovato sinora accoglienza adeguata.

Ritenendo che la soluzione del problema  della produzione e smaltimento dei rifiuti sia primario per la buona qualità della vita e dell'habitat della nostra città reitero le proposte, nella speranza che l'amministrazione  ne tenga  conto.
  

Paolo D'Arpini


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Raccolta porta a porta con microchip


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Pesatura  nei centri di raccolta



lunedì 10 luglio 2017

Inquinamento programmato per motivi "economici" e inizio della fine del mondo


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Ricordo un discorso che feci con lo zoologo Carlo Consiglio in merito all’inquinamento causato dall’allevamento industriale e dall'agricoltura intensiva e dal tentativo in corso di dominare il mondo utilizzando le sementi, sia quelle selezionate per le piante sterili sia quelle ogm.
Ma parliamo prima  dell’utilizzo dei combustibili fossili che ebbe inizio per merito dei petrolieri americani, i quali una volta cominciato il bussinnes lo hanno esportato in tutto il mondo, condizionando lo sviluppo industriale all’uso del petrolio. Il petrolio ormai serve al funzionamento di tutto il sistema agricolo e produttivo in generale, ma intendiamoci non è in se stesso il progresso e le invenzioni tecnologiche e meccaniche che creano inquinamento, a parte l’aspetto dell’eccesso consumistico, bensì il loro funzionamento, l’energia alla quale questi mezzi attingono.
Eppure bruciare combustibili fossili a fini energetici ed industriali è risaputo che contribuisce alla formazione di anidride carbonica e questa a sua volta procura l’effetto serra. Non si può azzardare nemmeno una previsione circa gli effetti futuri del turbamento provocato dall’uomo nel ciclo naturale.
Tornando al problema ambientale causato dall’agricoltura industriale. Vediamo che dal 1900 ad oggi l’azoto usato come fertilizzante è aumentato di mille volte. L’interferenza dell’agricoltura sui cicli naturali è superiore a quella causata da ogni altro ciclo, compreso quello del ricambio atmosferico in seguito all’aumento di CO2, e questo perché l’azoto finisce nelle falde acquifere, nei fiumi, nei laghi e nei mari, e fa aumentare la crescita di alghe e piante che soffocano le acque e le rendono morte per eutrofizzazione. Inoltre se a ciò si aggiunge l’uso obbligato di diserbanti sparsi a piene mani sulle coltivazioni ecco che scopriamo che, con la nostra stupida mania di guadagno, stiamo avvelenando l’acqua del pianeta e procurando la fine di un ciclo vitale indispensabile al mantenimento della vita.
Ricordo alcuni anni fa il problema che era subentrato nell’isola di Montecristo, in seguito all’aumento massiccio della popolazione di roditori emigrativi. I topi avevano invaso l’isola distruggendo ogni altra forma vivente, mangiando le uova di uccelli, consumando ogni risorsa alimentare… finché il loro numero era tanto cresciuto da causare un’implosione… La natura si aggiusta da sé.
Probabilmente è quanto avverrà anche alla specie umana. Anche perché le fonti di inquinamento e di distruzione dell’habitat non sono solo quelle sinora menzionate. Vanno aggiunte le distruzioni deliberate per scopi di guerra, l’uso indiscriminato di risorse sotterranee e conseguenti sconquassi tellurici, la polluzione atmosferica causata dall’uso massiccio di combustibili fossili, l’avvelenamento di sempre maggiori aree verdi, etc.
Amen!
Paolo D'Arpini

                                     Carlo Consiglio e Paolo D'Arpini


domenica 9 luglio 2017

Il bosco come ambito bioregionale: "La faggeta dei Monti Cimini diventa patrimonio dell'umanità"


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Foto di Gustavo Piccinini

La faggeta in una vecchia cartolina

L'alto riconoscimento è arrivato il 7 luglio 2017 da Cracovia dove erano riuniti i membri dell'UNESCO che hanno poi deciso per il sì.
Nella città polacca a sostenere il progetto davanti agli esperti c'era il prof. Alfredo Di Filippo del DAFNE dipartimento al quale appartiene anche il prof. Gianluca Piovesan.
I due docenti dell’Università della Tuscia hanno coordinato per l’Italia il grande e lungo lavoro scientifico svolto sotto la regia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la direzione internazionale del Ministero Ambiente dell’Austria.
In Italia il progetto di espandere il sito seriale Unesco è stato sostenuto dal Ministero dell'Ambiente e dai Carabinieri forestali, e interessa le faggete vetuste del Parco degli Abruzzi, del Casentino, Pollino e Gargano e i preziosi nuclei ubicati nei comuni di Soriano nel Cimino e Oriolo Romano.
La motivazione dell'alto riconoscimento è stata individuata nella elevata naturalità di questi ecosistemi dominati dal faggio distribuiti lungo tutto l’Appennino e rappresentativi della diversità dei processi ecologici nella Regione del Mediterraneo Centrale. In particolare, la faggeta vetusta dei Monti Cimini è stata a lungo studiata e spiegata con meticolosità scientifica dai due docenti del DAFNE per l’unicità degli aspetti ecologici e strutturali che racchiude quali alberi alti fino a 50 metri.
"E' stato un lavoro lungo, durato anni - ha spiegato il professor Gianluca Piovesan – svolto in collaborazione sinergica tra le diverse amministrazioni dello Stato dai Parchi Nazionali ai Comuni che hanno creduto e voluto fortemente questo riconoscimento. I docenti del Dafne hanno condotto le approfondite ricerche scientifiche tutte finalizzate all'ottenimento del risultato finale.
Un risultato che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, l'altro grado raggiunto dall'Università della Tuscia nella ricerca, nella didattica e nella valorizzazione del capitale naturale e culturale del nostro Paese, unico per storia e bellezza dei luoghi".
L'attività di ricerca e didattica del prof. Di Filippo riguarda le tematiche proprie della dendrologia e dell'ecologia forestale. In particolare le sue ricerche si concentrano sullo studio dell'auxologia degli alberi e delle dinamiche spaziali e temporali degli ecosistemi forestali, a livello sia di popolazione che di comunità arborea. 
Il riconoscimento della faggeta vetusta dei monti Cimini come patrimonio dell'Umanità, hanno sottolineato i due docenti dell'UNITUS, è il primo del genere mai concesso all'Italia per l’estrema rilevanza dei processi ecosistemici e biologici. Anche per questo motivo è ancora più grande la soddisfazione e il lustro che va all'Università della Tuscia e alla sua ricerca.

venerdì 7 luglio 2017

La starch solution - Modificare la nostra alimentazione per salvare noi stessi ed il mondo


Risultati immagini per J. & M. McDougall 2017. La starch solution,

Nella grande confusione delle diete e dei pareri dei nutrizionisti, che consigliano tutto ed il contrario di tutto, è molto opportuno l’arrivo di questo libro che, come altri libri recenti quali quelli di Campbell ed Ornish, focalizza l’attenzione sul cibo naturale per l’uomo e sull’importanza di limitare il peso corporeo e preservare la salute evitando malattie, seguendo l’esempio di tanti popoli dalla dieta frugale ma salubre, che non conoscono obesità né malattie cardiovascolari. McDougall sostiene che l’uomo mangia cibi ricchi di amido almeno da 30 mila anni e che siamo strutturati per nutrirci di alimenti di origine vegetale. L’alimentazione che McDougall consiglia non richiede sacrifici, perché pone limiti solo qualitativi e non quantitativi: una volta esclusi alcuni cibi, gli altri possono essere mangiati fino alla sazietà. I cibi esclusi sono tutti quelli di origine animale (carne, pesce, latte e latticini, uova) nonché quelli ricchi di grassi come frutta secca e tutti gli oli.

McDougall smentisce molte false credenze. Smentisce la favola che i carboidrati facciano ingrassare. I carboidrati eventualmente introdotti in eccesso vengono bruciati e solo in minima parte convertiti in grasso. Il grasso introdotto in eccesso invece viene subito accumulato con gravi effetti patologici. Anche troppe proteine causano danni a fegato e reni. Infatti bastano 40-60 grammi di proteine al giorno.

Smentisce la falsa credenza, anche sostenuta da nutrizionisti, che gli alimenti vegetali non contengano tutti gli aminoacidi essenziali.

Smentisce inoltre che il latte protegga le ossa dall’osteoporosi. Avviene invece il contrario: i cibi ricchi di proteine ed acidi alimentari, tra cui anche il latte ed i formaggi, danneggiano le ossa causando l’osteoporosi.

Smentisce che l’uomo non possa produrre quantità sufficienti di alcuni acidi grassi a lunga catena di atomi di carbonio come acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) a partire da acido linoleico (omega-6) e acido linolenico (omega-3), presenti nelle piante, quindi non è vero che mangiare il pesce sia necessario, come taluni sostengono. Inoltre il pesce è tossico perché contiene mercurio, e proprio le specie che contengono maggiori quantità di EPA e DHA contengono maggiori quantità di mercurio.

McDougall irride alcuni che, diventando vegani, provano nostalgia del cibo che hanno abbandonato, e così mangiano surrogati con lo stesso aspetto e consistenza di carne e formaggio come burger di soia, seitan e tofu conditi con oli vegetali e margarina; tali cibi contengono un eccesso di proteine che danneggiano la salute.

Gli integratori alimentari sono inutili e pericolosi; essi non riducono, e possono aumentare, il rischio di cancro e malattie cardiache. Circa il 90% della vitamina D proviene dall’esposizione al sole e solo il 10% da alimenti arricchiti ed integratori. Gli integratori di calcio possono provocare cancro e infarto.

Modificare la nostra alimentazione è importante anche per risolvere i nostri problemi ecologici. Abbiamo 3 opzioni per affrontare la sovrappopolazione mondiale: controllo della popolazione; aumento della produttività agricola; modifica delle nostre abitudini alimentari. Le prime due presentano serie difficoltà. La terza invece risolverebbe tutti i problemi individuali e globali in un sol colpo.



Carlo Consiglio  - consiglio.carlo@tiscali.it 

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giovedì 6 luglio 2017

UE. Emissioni gas inquinanti da traffico veicolare in aumento


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Le emissioni totali di gas inquinanti  dell'Unione europea sono aumentate dello 0,5% nel 2015, secondo i dati dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA). Il trasporto ha giocato un ruolo fondamentale in tale aumento: una migliore efficienza del combustibile in questo settore non è stata infatti sufficiente a contrastare gli effetti di una crescente domanda di mobilità.

I due nuovi report dell'EEA Annual European Union greenhouse gas inventory 1990-2015 and inventory report 2017 e Analysis of key trends and drivers in greenhouse gas emissions in the EU between 1990 and 2015 forniscono una panoramica delle tendenze delle emissioni di gas (cosiddetti a effetto serra) che, per la prima volta dal 2010, sono leggermente aumentate nell'Unione europea nel 2015, dopo la riduzione del 4% registrata nel 2014. Spagna, Italia e Paesi Bassi sono i paesi dove tale aumento è stato maggiore.

Dal 1990 al 2015 l'UE ha comunque ridotto le proprie emissioni di gas a effetto serra del 22,1%, superando quindi l'obiettivo del 20% da raggiungere nel 2020. Nello stesso periodo l'economia europea è cresciuta del 50%, dimostrando quanto sia possibile una crescita economica a lungo termine, riducendo le emissioni di gas inquinanti.

Le ragioni principali delle riduzioni registrate a partire dal 1990 comprendono:
  • gli effetti delle politiche comunitarie e nazionali, che hanno portato all'utilizzo crescente delle energie rinnovabili, all'utilizzo di combustibili a basso tenore di carbonio e al miglioramento dell'efficienza energetica,
  • il cambiamento strutturale verso un'economia più orientata ai servizi,
  • gli effetti della recessione economica,
  • gli inverni più miti, che hanno portato ad una riduzione della domanda di energia per il riscaldamento.
L'aumento del 2015 è invece attribuibile a due principali fattori:
  • aumento del traffico su strada, sia in termini di passeggeri che di merci,
  • condizioni climatiche leggermente più fredde in Europa, rispetto al 2014, con conseguente maggiore domanda di riscaldamento.
I vantaggi dell'efficienza dei carburanti di veicoli nuovi e degli aeromobili non sono stati sufficienti a compensare le emissioni supplementari causate da una maggiore domanda nel trasporto sia passeggeri che merci.

Le emissioni da trasporto stradale  sono aumentate per il secondo anno consecutivo nel 2015, dell'1,6%. Le emissioni da aviazione, che rappresentano circa il 4% delle emissioni totali dell'UE, sono aumentate del 3,3% nel 2015.

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 (Dati dell'Agenzia europea per l'ambiente -Diramati da Arpat)

mercoledì 5 luglio 2017

Ecologia botanica e libertà di coltivazione della canapa

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Nei giorni afosi del luglio 2015 forse approfittando del gran caldo, con la scusa cioè che siccome fa caldo certe baggianate si possono anche dire, è apparsa su tutti i giornali, con grande scalpore, la notizia che 218 parlamentari avevano presentato una proposta di legge per la "legalizzazione della cannabis".
Alcuni deputati di fazione estrema hanno poi aggiunto al mazzo anche la legalizzazione della prostituzione, sempre con l'intento di aumentare le entrate dello stato, quindi completando la partita di "sesso droga and rock and roll".
La proposta di legalizzazione della cannabis è accompagnata da un'indagine dalla quale risulta che "...l’84% dei cittadini ritiene inutili le leggi proibizioniste e il 74% è favorevole senza indugi ad eliminarle".
Finché vivevo a Calcata, in un terreno denominato "Tempio della Spiritualità della natura" lasciavo che la vegetazione si esprimesse liberamente e senza alcun mio intervento ed ho potuto così osservare la crescita spontanea di varie piante considerate "velenose" o allucinogene, come ad esempio lo stramonio ed i papaveri decorativi (da oppio), ecc. Tra l'altro nella valle del Treja, e non solo a Calcata, fino agli anni '50 del secolo scorso (in cui subentrò la proibizione) era consuetudine coltivare la canapa, vista anche la vicinanza del fiume che ne facilitava la lavorazione. Ed i vecchi mi raccontavano che non potendo permettersi di comprare il tabacco si accontentavano di fumare le foglie di canapa.
E questo ci dimostra anche come la cattiva abitudine del fumo avesse trasformato la conoscenza sugli usi delle piante. Infatti prima dell'avvento del tabacco la canapa non veniva fumata. Come i semi del papavero serviva a preparare dolcetti per "tener tranquilli i bambini", o in erboristeria come integrativo o misture officinali, ecc.
Purtroppo con il consumismo e l'americanismo, la conoscenza che un tempo accompagnava queste piante prodigiose è quasi scomparsa. E non appena la conoscenza di una pianta viene riportata alla coscienza - per esempio, non appena qualcuno decide di incidere la testa di un papavero da oppio per farne uscire il lattice – ricompare anche il tabù. Fatto curioso, coltivare Papaver somniferum per uso decorativo è legale, a meno che ciò non sia fatto con la consapevolezza di coltivare una droga: allora come per magia, lo stesso, identico atto fisico diviene il reato di “produzione di una sostanza controllata”. A quanto pare, l’Antico Testamento e il codice penale associano entrambi piante proibite e “conoscenza”.
Per fortuna la coltivazione dell'uva e del luppolo, trasformabili in sostanze inebrianti (vino e birra), e dell'iperico (un antidepressivo), camomilla e valeriana (entrambe blandi sedativi) non è ancora proibita (anche se qualcuno ci sta pensando)...
Pertanto non sono affatto d'accordo sulla "legalizzazione della cannabis" ma sono assolutamente favorevole alla libertà di coltivazione e di spontanea crescita della canapa bioregionale e di ogni pianta che la natura ha creato. Soprattutto se tali piante possono avere una funzione di utilità, donare benessere e disinquinare anche i terreni, come ad esempio può fare la canapa. Apprendere poi il suo corretto uso  - come avviene per qualsiasi altra erba o sostanza naturale - è più un fatto di “educazione e conoscenza” che di “regolamentazione”, poiché la dipendenza la da un cervello portato alla dipendenza, all’alcool, al sesso, alla coca cola… non la pianta in sé.
Non sono d'accordo sulla legalizzazione della canapa  anche per un semplice motivo ecologista  la canapa è una pianta naturale utilizzata dall'uomo da millenni e proibita in Italia alla fine della seconda guerra mondiale per assecondare i desiderata dei vincitori USA. Dopo qualche anno dalla proibizione della coltivazione per usi tessili, alimentari, medicinali, ecc., comparvero sul mercato le qualità di canapa importate dalla mafia (dal Nord Africa e dal Medio Oriente) per uso da sballo e conseguentemente divenne un affare lucroso della malavita. Quella stessa pianta che per intere generazioni contribuì al benessere della popolazione, con il sopraggiungere della proibizione e dello smercio abusivo di piante allogene ricche di cannabinolo diventò “droga”. E su questa droga ci hanno campato sino ad oggi torme di malavitosi, mafiosi, camorristi, santi coronati uniti, politici corrotti, ecc. 
Ora, dopo che alcuni deputati hanno fatto circolare la notizia di aver sottoscritto una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, ecco che – causa ed effetto- non passa giorno che sui giornali mainstream non compaiano articoli sui giovani morti nelle discoteche per l'assunzione di sostanze proibite, evidenziando allo stesso tempo le continue azioni repressive di polizia contro i coltivatori casalinghi di canapa e relativi sequestri di grammi ed etti di pericolosa marijuana. La malavita che campa sontuosamente sullo smercio delle droghe risponde così, incutendo paura e smerciando pasticche avvelenate, per convincere l'opinione pubblica a non sostenere l'eventuale legalizzazione o liberalizzazione della canapa (che li priverebbe di una ricca fonte di guadagno). Non importa se i giovani muoiono per l'assunzione di veleni predisposti o per un mix di sostanze chimiche: extasi, eroina, cocaina, alcol, etc..  Anche perché assumendo canapa è impossibile morire- o forse solo per indigestione mangiandone 10 o più chili. Nell'immaginario popolare quando si parla di “droga” non si fa distinzione fra la canapa o i veleni sintetici, per la demonizzazione nei confronti di questa innocente pianta durante gli ultimi 60 anni.

La canapa “bioregionale” non è droga


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Dopo il bollino su gioco d’azzardo, tabacco e liquori, previste nuove entrate per lo stato (che verranno spese in armi e prebende ai politici). Trattasi della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. Il testo è stato già depositato dall’Intergruppo parlamentare nel 2016 e se finora non è ancora stato votato è solo per ragioni di “convenienza”, insomma è stato messo in decantazione, in attesa del momento opportuno per approvarlo. Succederà sicuramente appena subentreranno necessità urgenti di far cassa…
Infatti la “legalizzazione della cannabis” piace ai partiti “democratici” poiché legalizzare la canapa porterebbe enormi utili alle casse dello stato, e di conseguenza avvantaggerebbe i suoi amministratori… Così si apre un’altra frontiera delle tasse, dello sfruttamento popolare, e si passa alla vendita della canapa con il bollino di stato. Veramente non sarebbe la vera canapa, quella da sempre coltivata in Italia, ma una canapa “aggiustata”, da sballo…
Secondo me, non dovremmo andare verso la legalizzazione bensì verso la liberalizzazione e non chiamare questa pianta cannabis, marijuana ecc, dandogli l’accezione di “droga”, ma chiamarla con il suo nome comune: canapa. Solo la canapa esiste, un’unica pianta che a diverse latitudini e climi ha proprietà diverse, esattamente come l’uva. 
Finché la canapa bioregionale non potrà ritornare libera nei nostri campi e giardini, assieme a tutte le altre piante medicinali, alimentari e di varia natura, non potremo mai attuare una sana ecologia botanica. Mentre la legalizzazione della “cannabis” porterà ad un ulteriore indebolimento della società, soprattutto del mondo giovanile.
Perciò la via d'uscita da questa situazione ridicola in cui l'Italia si è cacciata risiede soltanto nella totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale, allo stato naturale, e non nel proibizionismo, che avvantaggia le mafie e la corruzione - e nemmeno nella legalizzazione – al solo scopo di consentire proventi illeciti allo stato (come avviene per l'alcol e le sigarette, questi sì veleni mortali). 
Non sono consumatore in alcun modo di sostanze, né di vino, superalcolici o tabacco, ma la battaglia che sostengo è al solo scopo di salvaguardare la natura e la vita sul pianeta.
Paolo D’Arpini 
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Rete Bioregionale Italiana

Intervento per l'incontro previsto  del 19 luglio 2017 a Vignola, presso l’azienda agricola La Bifolca, alle ore 18.30, in Via dei Gelsi