sabato 24 giugno 2017

Esemplificazione bioregionale - Dal giacinto d'acqua alla fine del mondo, quel che sta avvenendo alla Terra in seguito al consumismo



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I biologi conoscono bene la teoria del giacinto d’acqua che può uccidere un lago. Questo fenomeno è presentato in alcuni testi scientifici attraverso una “storiella”, ma che contiene una verità incontestabile. Ecco la storia: Nei pressi di un laghetto di collina in una località X, un giorno alcune persone si accorgono che sono comparsi alcuni giacinti d’acqua nei pressi di una spiaggia; una bella vista, non c’è che dire. Un vecchio saggio della zona però invita le autorità locali ad eliminare completamente quella vegetazione acquatica. Le autorità e le persone però si oppongono perché non capiscono il motivo di tale richiesta. Dopo qualche giorno la superficie dei giacinti d’acqua raddoppia. Con i suoi fiori diventa un’attrazione turistica che molti l’immortalano fotografandola. In progressione geometrica nei giorni a seguire la superficie vegetale continua a raddoppiarsi. Il vecchio saggio invoca ancora le autorità ad intervenire per eliminare tutti i giacinti d’acqua, ma queste ancora una volta si rifiutano di dargli ascolto.

Un giorno i giacinti d’acqua coprono metà del lago e i primi effetti si cominciano a vedere, diminuisce l’ossigeno nelle acque e alcuni pesci muoiono. Ma le autorità non dimostrano interesse al fenomeno: “Infondo”, dicono, “è un’attrazione turistica e poi sono presenti solo per metà del lago…quindi nessun problema”.

Però dopo qualche giorno, visto che il giacinto d’acqua si sviluppa in progressione geometrica, tutto il lago viene coperto, quindi si eutrofizza condannando alla morte tutti i suoi abitanti acquatici. Il disastro è stato raggiunto e più nessuno può farci nulla!

Questa “storia” dai contenuti rigidamente scientifici può benissimo essere trasferita alla questione climatica. Oggi, noi abitanti di questo pianeta, ci troviamo ad un passo da come si trovava quel laghetto coperto per metà dai giacinti d’acqua…..

Quello che sta accadendo su tutto il pianeta in questi giorni lo dimostrerebbe: Ondate di calore eccezionali e siccità lungo le coste dell’America centro settentrionale dalla California al Messico, stessa cosa in Australia e in Indocina e poi su gran parte dell’Europa occidentale dal Portogallo al Belgio con l’Italia nel mezzo.

Fino allo scorso anno gli scienziati parlavano che a causa del riscaldamento globale dall’inizio dell’era industriale la temperatura media terrestre era salita di +0.8°C. Oggi invece ci dicono che la temperatura media terrestre ha superato il + 1,1° C.

E allora? Siamo giunti a circa la metà della copertura dei giacinti d’acqua del laghetto o forse abbiamo ancora tempo per evitare la catastrofe climatica?

Esistono, se ancora abbiamo spazio di manovra, un paio di soluzioni da attuare subito: adottare a livello globale la politica del governo svedese che prevede tra pochi anni di uscire completamente dal vincolo dei combustibili fossili e bloccare il continuo disboscamento in atto soprattutto nel sud est asiatico causato dalla speculazione dell’olio di palma (Solo nell’area indocinese 1/3 della foresta pluviale è stata distrutta negli ultimi 10 anni per far spazio alla coltivazione dell’olio di palma). Il tribunale internazionale dell’Aia o la Corte penale internazionale dovrebbero dichiarare colpevole verso l’umanità chiunque continui a distruggere le ultime foreste della Terra, dando il via ad una sorte di embargo verso i Paesi ecologicamente colpevoli. Al momento non vedo altre soluzioni….

Filippo Mariani


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(A.K. Informa - n. 24/2017)

giovedì 22 giugno 2017

Bioregionalismo e rapporto uomo natura animali

Noi vegetariani bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice animale, la nostra appartenenza ad un contesto culturale e la nostra fisiologia umana. Occorre considerare l’anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l’uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed un erbivoro.
Alimentazione bioregionale e relazione ecologica fra uomo, natura ed animali
L’uomo era stato definito dall’anatomista Armando D’Elia “un animale frugivoro” assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l’uso di prodotti di origine animale. Certamente questa dieta varia anche in base all’ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell’altro.
Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa “dieta” è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti “satvica”, ovvero “spirituale” od “equilibrata”. Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l’uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt. Il miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche.
Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l’uomo si limita ad “appropriarsi” del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.
Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo  escludere una complementarietà mutualistica nei nostri rapporti con gli animali. 
Certo oggigiorno vediamo che il consumo di carne e di prodotti di origine animale è  aumentato enormemente in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari…
Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa, quando ancora abitavo a Calcata,  ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una parte di uova “abbandonate” ovvero non utilizzate per la cova o qualche po’ di latte di capra. Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero strage, e dovetti richiudere capre, pecore, galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere.  Insomma senza la mia protezione nessuno di essi sarebbe sopravvissuto…
Comunque la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”. Dobbiamo trovare un punto d'incontro che non sia sfruttativo (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali “liberi” molto falsato, magari portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste ed in natura).
Però se alcune specie di animali avvezzi alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento coscienziale).
Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non fa bene scindere gli uni dagli altri. Quindi diciamo no allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico. L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita. Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione ecologica e spirituale, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doverci vergognare.  Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale anche per le piante, per l’aria, per l'acqua, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni.
Secondo me non occorre decidere come rapportarci con gli altri esseri viventi e con gli elementi della natura sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa), dovremmo invece sviluppare una coscienza ecologica sapendo che dove c’è sincerità, onestà e discriminazione automaticamente la verità ed il giusto comportamento prevalgono.
Paolo D'Arpini
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martedì 20 giugno 2017

....è tempo di Bioregionalismo, Ecologia Profonda, Biospiritualità, Biopolitica…. ed altro ancora



 Temi trattati, indirizzi comportamentali e programma per  l’Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio estivo 2017



Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.

Abbiamo inserito come terzo elemento componente “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta “Biospiritualità” – E cosa si intende per biospiritualità? Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente. La conoscenza “suprema” significa essere consapevoli che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Altro aspetto importante del discorso è quello della Solidarietà al Tutto (anziché Umana) per far trasparire una visione meno antropocentrica e più rivolta al rispetto dell’Uno e Molteplice che ci circonda ed in cui siamo. Il termine più appropriato per noi sarebbe Cooperazione Attiva, quindi cooperare alla maniera del fare o dell’agire cioè del concludere e arrivare a soluzioni e propositività negli intenti, orientati sempre verso l’alto, cioè lo Spirito.

Nel discorso dell’ecologia va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all’uomo. E poi l’Economia Partecipativa, poiché l’economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi (ecco il senso di Partecipazione) di questo mezzo di scambio che è nostro.

Ed ora alcune indicazioni generali per lo svolgimento dell’Incontro che si tiene al Solstizio estivo. Bisognerebbe che ognuno portasse cibo, preferibilmente vegetariano, da condividere nei due giorni dell’assemblea, ed anche  canovacci personali, asciugamani e sacco a pelo, e che la vesseile e la cucina e la pulizia dei luoghi venisse fatta in modo democratico con la partecipazione di tutti.

Altro impegno è quello relativo alle tematiche ed agli interventi. Allora, tanto per iniziare ripetiamo lo scopo di questo Incontro Collettivo Ecologista, che è quello di creare un coordinamento efficace e di comune ausilio sulle iniziative portate avanti dai gruppi e dalle persone che in Italia si riconoscono nell’ecologia profonda, nel bioregionalismo, nella biospiritualità e nel riabitare la terra in modo gentile, armonico e solidale. Potremmo dire che lo scopo evidente è quello di definire i nodi della  Rete  delle Reti e degli operatori sensibili all’ambiente ed alla vita.

Quindi durante il convegno sono ben accette proposte operative, e descrizioni di progetti già avviati in chiave locale da tutti i partecipanti, insomma si parla di condivisione delle esperienze e di trasmissione delle stesse, se utili alla causa comune. La formazione di gruppi di lavoro specifici è auspicabile, per un successivo approfondimento sui temi di maggior interesse… Chiunque potrà partecipare ai gruppi di lavoro che ritiene più prossimi ai propri intendimenti e competenze. Per semplificare l’esposizione dei temi da affrontare ci siamo dati un indirizzo (già sperimentato in simili occasioni) di partecipazione diretta al dialogo in tempi stabiliti.

Per le sessione di sharing e proposte, ognuno è invitato a portare un suo intervento scritto (per una successiva pubblicazione) in cui sintetizzare il proprio pensiero e proposta, in una lettura non superiore ai 10 minuti. Le letture avverranno a rotazione. Ovviamente ci sarà la presenza di un moderatore facilitatore scelto fra i presenti che consenta l’ordinato svolgimento degli interventi nei tempi stabiliti, e che restituisca la parola a chi vuole ribattere dopo il primo giro di condivisione. Gli altri interventi durante le successive sessioni potranno essere fatti a braccio.

Scende la sera e si prepara la cena, la sala, etc. dopo mangiato si potrà tenere una esibizione di talenti artistici per allietare i presenti, con canti, poesie, musica, etc.

Durante le giornate sono previste passeggiate, sessioni di yoga, esposizione di oggetti e sostanze di propria produzione, preparazione dell'acqua benedetta di San Giovanni, presentazione di libri sull'ecologia profonda e sulla spiritualità  della Natura...

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



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Programma dell'Incontro Collettivo Ecologista 2017:

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/05/programma-del-collettivo-ecologista.html


Durante il Collettivo Ecologista saranno in distribuzione “I Quaderni di Vita Bioregionale” in formato cartaceo contenenti una summa di articoli ed interventi scritti durante l'anno sul tema del  Bioregionalismo, Ecologia Profonda, Biospiritualità, Biopolitica…. ed altro ancora

Info.  bioregionalismo.treia@gmail.com 

Abitanti lungo le strade... esposti al rumore ed all'inquinamento


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Il briefing dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA)  "Gestire l'esposizione al rumore in Europa", che si basa sugli ultimi dati forniti all’EEA dai suoi paesi membri conformemente alla Direttiva sul rumore ambientale, fornisce una stima aggiornata del numero di persone esposte al rumore in Europa e presenta, inoltre, un aggiornamento sulle misure adottate dagli Stati membri dell'UE per affrontarne i problemi correlati.
Il briefing è un follow-up del rapporto dell’EEA “Noise in Europe 2014” e la sua pubblicazione ha coinciso con la “Noise in Europe Conference”, tenutasi a Bruxelles il 24 aprile, e l’"International Noise Awareness Day" del 26 aprile.
L'inquinamento acustico resta un grosso problema per la salute ambientale in Europa e il settore dei trasporti resta uno delle principali cause. Il rumore del traffico stradale è la fonte dominante che colpisce l'esposizione umana al di sopra della soglia dell'UE di 55 decibel (dB) per l'esposizione di giorno e 50 dB per l'esposizione notturna; circa 100 milioni di persone sono esposte al rumore del traffico stradale superiore a 55 dB nei 33 paesi membri del EEA. Di questi, 32 milioni sono esposti a livelli di rumore molto alti (oltre i 65 dB).
Le ferrovie sono la seconda fonte, con 19 milioni di persone esposte a livelli superiori ai 55 dB. Il rumore aereo, vicino agli aeroporti principali, è la terza fonte principale, con più di 4,1 milioni di persone esposte, seguito dal rumore industriale nelle aree urbane, con 1 milione di persone esposte.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il rumore da traffico stradale è il secondo fattore di stress ambientale più dannoso in Europa, dietro l'inquinamento atmosferico, e i suoi effetti derivano principalmente dalle reazioni che questo stress provoca nel corpo umano e che possono anche presentarsi durante il sonno. Questi effetti possono portare potenzialmente a morte prematura, malattie cardiovascolari, compromissione cognitiva, disturbi del sonno, ipertensione e fastidio.
L'Unione europea ha intrapreso diverse misure per affrontare il problema attraverso la Direttiva sul rumore ambientale che richiede agli Stati membri di preparare mappe acustiche destinate allo sviluppo di piani d'azione progettati per prevenire e ridurre l'esposizione nociva.
Il briefing presenta, inoltre, una sintesi aggiornata dei diversi tipi di misure utilizzate dai paesi per ridurre il rumore; queste variano da azioni che controllano il rumore alla fonte, come l'introduzione di superfici stradali a bassa rumorosità, aeromobili più silenziosi e magazzini ferroviari, fino a misure come il miglioramento della progettazione urbana per ridurre i volumi di traffico e limitare gli sviluppi abitativi in aree ad alta rumorosità, e non sorprende che tali misure destinate alla gestione del traffico stradale siano più frequentemente attuate nelle città.

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(Fonte: Arpat)

lunedì 19 giugno 2017

La storia della legge sui 12 vaccini obbligatori in Italia - Cronologia di una dittatura


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Attenzione alle date…

Tutto inizia il 2 aprile 2014 quando il premier Matteo Renzi è ricevuto nella City di Londra per incontrare i massimi dirigenti di Vodafone; Lloyds; British Bankers Association; BAE Systems; Credit Suisse; BP; HSBC holdings; London Stock Exchange; PwC LLP; Silver Lake; BT Group.
La creme della creme globalista da gli ordini al «pinocchietto toscano»…

Il 29 settembre 2014 a Washington avviene qualcosa di molto interessante. Da quel giorno e per i successivi cinque anni (fino al 2019) l’Italia guiderà le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. Chi lo ha deciso? Lo Zio Sam, per voce del Global Health Security Agenda (GHSA) che si è riunito alla Casa Bianca. L’Italia purtroppo era rappresentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, dal Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Sergio Pecorelli e da uno strano figuro, il dottor Ranieri Guerra, consigliere scientifico dell’ambasciata a Washington che sarà presente alla conferenza stampa a giugno 2017 dopo la pubblicazione del decreto sui vaccini in Gazzetta Ufficiale.

Il 7 ottobre 2014 il primo ministro pro tempore Matteo Renzi incontra i dirigenti delle multinazionali del farmaco per approntare una strategia comune di vendita della merce.
E’ la prima volta che un primo ministro incontra un gruppo di Ceo della farmaceutica a Palazzo Chigi.
Presenti all’incontro: Pier Carlo Padoan, Federica Guidi, Beatrice Lorenzin, Maria Elena Boschi e il sottosegretario Luca Lotti.

A novembre 2015 la mamma Lorenzin è invitata a cena da Federfarma Roma. Numerose foto l’hanno immortalata in tailleur nero che scherza a tavola con la cricca farmaceutica…
Dicembre 2015 la Glaxo se ne esce titolando nei giornali a caratteri cubitali: «Esubero di personale alla Glaxo di Siena»; «Glaxo, è allarme licenziamenti»; «E a Verona chiude la Glaxo. Senza lavoro 600 ricercatori».

A metà dicembre il direttore dell’AIFA Sergio Pecorelli, quello presente alla Casa Bianca per l’investitura ufficiale è stato costretto a dimettersi per «gravi conflitti d’interesse» con le lobbies farmaceutiche ovviamente. Si dice che l’AIFA abbia elargito 20 milioni di euro alla Glaxo…

Ad aprile 2016 colpo di scena: la Glaxo che solo qualche mese prima doveva chiudere, magicamente ora investe 1 miliardo di euro in Italia. Perché l’azienda leader mondiale di vaccini investe in Italia? Per caso i dirigenti si attendevano un’escalation di patologie infettive?

Non tutti sanno che il cuore del business dei vaccini è in due città: Siena dove si fa R&S (Ricerca & Sviluppo) e Pisa dove avviene la produzione vera.

Qual è la regione dove è partita la falsa epidemia di meningite? Esatto la Toscana la regione controllata dal partito e dagli amici di Renzi…

Nella primavera del 2016 inizia l’accanimento nei confronti di medici e ricercatori che mettono in discussione non solo i vaccini in quanto tali, ma la pratica vaccinale.

A luglio 2016 avviene il passaggio cruciale: la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) pubblica il «Documento sui vaccini».
Ricorda molto il Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe), il testo scritto dai frati domenicani e pubblicato nel 1487 che diede inizio alla ferocissima repressione della santissima Inquisizione.

Il 29 settembre 2016 al congresso alla GSK dal titolo «Come sarà la vaccinazione del futuro?» figura tra gli ospiti d’onore un certo Matteo Renzi. Dalla sala della più importante multinazionale che produce vaccini Renzi propone pubblicamente di radiare i medici che mettono in discussione i vaccini.

Dopo la pubblicazione del documento della FNOMCeO e le folli dichiarazioni del premier colluso con le industrie, iniziano guarda caso le prime radiazioni dei medici coinvolti.
Il 19 maggio 2017 i tre cervelli sopraffini del parlamento: Beatrice Lorenzin, Maria Elena Boschi e Valeria Fedeli presentano il decreto legge per instaurare con la forza- la repressione le vaccinazioni di massa, triplicandone il numero: da 4 a 12.

Il 7 giugno 2017 il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ex giudice costituzionale, firma uno dei decreti più incostituzionali che si siano mai visti. Il decreto, nonostante non vi sia nessuna urgenza, nonostante non vi sia nessuna epidemia o rischio per la salute pubblica viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ora si attende la conversione in legge che deve avvenire entro 60 giorni dalla pubblicazione. Alla conferenza stampa del Ministero della Salute oltre alla ministra diplomata al classico vi era anche il dottor Ranieri Guerra visto prima. Cosa c’entra il consigliere scientifico dell’ambasciata di Washington a Roma? C’entra eccome. Si tratta di un medico pluri-specializzato dotato di un curriculum eccezionale con incarichi prestigiosi nazionali ed internazionali a non finire.

La cosa molto interessante è che si tratta del Consigliere di Amministrazione della Fondazione Glaxo-Smith-Kline e della Società Exosomics di Siena presso Siena Biotech Fondazione Monte dei Paschi… Ranieri è il perfetto anello di congiunzione tra le istituzioni, la Glaxo, il ruolo dell’Italia quale «Capofila delle politiche vaccinali mondiali» e il decreto Lorenzin.

Tutto torna alla perfezione.


Ma ovviamente lo stanno facendo per la salute dei nostri bambini, che rischiano di morire tragicamente di varicella, pertosse e morbillo: terribili flagelli del Terzo millennio.

Marcello Pamio

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sabato 17 giugno 2017

Macro-bioregione Mediterraneo... - Da Lunaria si leva una prece al dio della Pace!


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Le meraviglie della terra cruda a Lunaria contrada del Mediterraneo, come supplica al dio della Pace. 

La bioreregione Mediterraneo è oggi più che mai un insieme di confini che non cadono mai esattamente su se stessi. Confini al cui interno ogni cultura rimanda ad altre culture, tutte concepite da una madre comune. Mediterraneo pianeta plurale con temperature medesime su tutte le diversità, con un colore del cielo simile tra ulivi palmeti e terre sabbiose. 

Navigare a vista per un progetto architettonico che lo riguarda il mediterraneo è parola per sua natura trasversale e per definizione multiculturale. E' luogo di reti di tele di nodi è luogo ancora sospeso tra memoria e futuro. E'  luogo attraversato da un pensiero filosofico moderno che significa contaminazione. Allora mediterraneo è da sempre per sua
struttura culturale una singolarità contaminata. E' come arrivare tra le rovine di un tempio antico, caduto, consumato. intorno pezzi e frammenti sempre più piccoli fino alle pietre fino alla polvere, tutto è maceria sabbia e polvere, erbe e arbusti hanno coperto i loro resti. 


Il viaggiatore che giunge da queste parti vuole ricostruire qualcosa che non esiste più. Così è la casa per molti
di noi, un lavoro di ricomposizione della figura. E' questo il nostro progetto sulla scena del tempio. Come viaggiatori abbiamo raccolto frammenti di tutte le architetture di terra del mediterraneo, nel corso degli anni e l'abbiamo  ripetutamente chiamata supplica al dio della pace. 


Una grande casa un tempio ricostruito assieme da ebrei cristiani e musulmani come una grande liturgia mediterranea, è la ricostruzione del tempio, non possono non vedersi le linee di giunzione, le pietre solo appoggiate le crepe e la polvere, l’incompiutezza. Non è più tempo di forme lustre e finite. 

Ecco allora la gioia che abbiamo provato noi ebrei cristiani musulmani ma anche buddisti africani o solo laici nello stare insieme nella stessa casa come spettatori in ascolto per ricostruire una forma in tempo reale. Una forma possibile, una delle tante della supplica al dio della pace.

Fu la luna che ci salvò e ci diede la parola, lei schiarì la notte primordiale, se ora è caduta per il mondo, se qui è rinata per le vostre contrade senza nome è segno che voi conservate la memoria, l'antica lingua del sogno che lenisce e che consola. 

Lunaria da ora in poi si chiamerà questa contrada. Ed ecco tutti noi in questa enorme casa di terra cruda seduti attorno a questo enorme focolare di nome mediterraneo in questa contrada di nome Lunaria a invocare il dio della Pace, illuminati da una fioca luce lunare.

Liberamente tratto e ispirato da Sakra Konzert di Luigi Cinque e da Lunaria di Vincenzo Consolo.

Ferdinando Renzetti

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venerdì 16 giugno 2017

La scissione del 2010 nella rete bioregionale vista dal sentiero bioregionale ... Ed alcune spiegazioni sui fatti


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Spilamberto. Il 15 giugno 2017  aveva piovigginato  e dalla cassetta della posta spuntava l'angolo di una bustona contenente l'ultimo numero di Lato Selvatico,  si era un po' bagnata, ma senza grandi danni, dal che ne ho tratto un omen. Questo numero della rivista "underground" (come viene definita dall'editore), celebra il 50° numero del 25nnale, e riporta tutte le copertine e brevi sunti degli articoli contenuti nelle diverse edizioni trascorse. 

Caterina ed io ringraziamo Giuseppe Moretti per l'invio di questa opera di memoria, molto utile a descrivere il percorso bioregionale in Italia. La narrazione -per quel che ci interessa- comincia dal n.1 di Lato Selvatico, uscito per il solstizio invernale del 1992, prosegue sino alla descrizione della fondazione della Rete Bioregionale,  nel n. 8 del 1996, proseguendo  sino al momento in cui l'esperienza aggregativa subisce una scissione, nel 2010,   dalla quale sorse il nuovo gruppo Sentiero Bioregionale. Ed è proprio la descrizione di questo fatto, come percepito e vissuto da Giuseppe Moretti, che vorrei qui riportare, per compensare ed integrare le mie precedenti relazioni sullo stesso tema. 

Allora  il n. 37 del 2010 di Lato Selvatico inizia con l'annuncio dell'uscita della maggior parte dei suoi referenti... (...)
"Dunque cosa è successo nella Rete Bioregionale? Niente che non sia già successo nell'ambito di comunità o gruppo di persone in ogni luogo, società e latitudine del pianeta. E' successo che una piccola minoranza ha iniziato a pretendere che la pratica vegetariana-vegana diventasse la linea guida della Rete Bioregionale Italiana.... (...) Un atteggiamento questo che andava a cozzare con l'ultimo paragrafo del "documento d'intesa" della Rete stessa, che così recita: "nell'introdurre questo concetto (riferito al bioregionalismo) si richiede la sensibilità di esporlo in modo che ogni persona, gruppo o realtà sociale, lo senta proprio e nel proprio luogo si organizzi per realizzarlo.". Dire perciò che per essere un buon bioregionalista occorre essere vegetariani o vegani poneva dei "paletti" inammissibili ad una Rete che aveva fatto del rispetto  per i percorsi, le storie e le vite di chi, con spirito sincero e volontà d'intenti, si accosta all'ipotesi bioregionalista. Insomma la visione bioregionale è una visione inclusiva, non esclusiva, e questo perché l'obiettivo che si propone (il ritornare ad essere un filo della trama della vita) è molto più importante della somma delle nostre peculiarità, inclinazioni o convincimenti (per quanto in buona fede essi siano). Inutile dire che s'è fatto l'impossibile da parte nostra per evitare la rottura ma alla fine ci siamo arresi all'evidenza che non si poteva più lavorare costruttivamente e serenamente assieme, e così prima uno poi altri la maggioranza dei referenti locali ha lasciato la Rete Bioregionale. Ora si dirà "ma se c'era una maggioranza come mai questa non si è imposta?". Semplice, perché la Rete era (ed è ancora?) una organizzazione orizzontale, cioè senza capi, dirigenti o amministratori, e quindi il rivendicare una maggioranza significava imporre il volere di una parte sull'altra. Detto questo e per sgomberare la strada a possibili fraintendimenti non è stata una diatriba fra bioregionalismo e vegetarismo (o veganismo), poiché queste anime all'interno della Rete da sempre convivono nel rispetto reciproco.  Il punto è che quando ci si lascia travolgere dall'idealismo è facile che questo poi sfoci nel fondamentalismo."

Ecco ho riportato, quasi integralmente, la spiegazione fornita da Giuseppe Moretti, che ringrazio per la chiarezza e la sincerità,  in merito alle ragioni che lo spinsero a "dimettersi" da coordinatore e da membro della Rete Bioregionale (vedi il relativo scambio di email del luglio 2010: 

Ordunque, cosa ho da dire io al proposito di questa "scissione"? Espressi il mio parere in diversi miei articoli e risposte a persone che mi chiedevano ragguagli. Il fatto è che sostanzialmente mi trovo d'accordo con Giuseppe Moretti sul "metodo" inclusivo e pertanto pur essendo io vegetariano dal 1973 ed avendo  illustrato le ragioni ecologiche e salutistiche di questa mia scelta, sin dall'incontro fondativo della Rete nella primavera del 1996 ad Acquapendente, ma non avendo il mio perorare tale causa incontrato il favore della maggioranza dei convenuti accettai tranquillamente di far parte della Rete, sapendo -appunto- che ognuno ha il proprio percorso e non si possono mettere paletti alle altrui funzioni e modi di vita. 

Continuai a restare vegetariano accettando di convivere in un mondo pressoché composto di non vegetariani, a cominciare dai membri della mia famiglia sino ai compagni di viaggio bioregionalisti, spiritualisti od ecologisti che fossero. 
Ovviamente non smisi di ritenere valide le mie scelte alimentari limitandomi però a spiegarne le ragioni senza imposizioni. Il problema all'interno della Rete, in verità, subentrò  allorché uno dei suoi membri fondatori, convertitosi nel frattempo per sue ragioni personali al veganesimo, iniziò una campagna "confessionale" per spingere gli altri membri ad accettare le sue conclusioni. Questo atteggiamento, facendosi un po'  insistente, "costrinse" Giuseppe Moretti, Etain Addey ed altri bioregionalisti, che non ritenevano opportuno piegarsi alle "imposizioni vegane",  alle dimissioni ed all'uscita dalla Rete. 

Io rimasi nella Rete, per le stesse ragioni espresse nell'articolo di Lato Selvatico su riportato, ovvero non ritenevo argomento sufficiente, la differenza di opinione sul modo di alimentarsi,  tale da obbligarmi a prendere una decisione di parte in proposito, sì o no che fosse. Dice bene Giuseppe riguardo all'esercizio di potere di una maggioranza sulla minoranza. Essendo sempre convissuto  con tutti, non ritenni opportuno accodarmi  ad una maggioranza di onnivori transfughi e nemmeno pensai  di restare in una minoranza vegetariana (o vegana che fosse). Restai perché non c'erano ragioni di andarsene... Infatti  con la partecipazione alla  Rete, che  non è una associazione verticistica, ognuno poteva e può convivere nell'accettazione delle differenze (pur fastidiose che fossero o siano), d'altronde non avviene così anche  nella società (in senso ampio) e nel contesto della natura?

Siamo forse d'accordo con tutti i nostri fratelli umani, possiamo accettare la comunanza con gli altri animali indistintamente? Eppure nel contesto bioregionale siamo tutti presenti e vivi! Certo se una presenza è troppo fastidiosa ed impossibile da sostenere non è obbligatorio conviverci, in quel caso  come ultima ratio si  potrà allontanare l'importuno, come avveniva nelle tribù dei pellirossa in cui un elemento socialmente insostenibile veniva prima rabbonito e si tentava di emendarlo dalle sue fisime ma se proprio non era possibile  si ricorreva  all'esclusione dalla comunità. Un buon modo per insegnare la convivenza civile a chi non sa mantenerla.
  
Eppure questo, forse, è un esercizio di potere di una maggioranza su una minoranza? Può darsi... Ma in questo caso la maggioranza non se ne andava dalla tribù originaria...!

Da parte mia  un tentativo di  riappacificazione con i membri transfughi dalla Rete non è mai stato escluso, ho continuato a cercare un dialogo con i "colleghi" di Sentiero Bioregionale e lo  scorso anno, nel maggio 2016, mi recai con Caterina  all'incontro di Sentiero Bioregionale (avendo ottenuto il permesso di Giuseppe), che si teneva in Val Samoggia, cercando un riavvicinamento e riproponendo le mie buone intenzioni. Giuseppe rispose che i "tempi non sono ancora  maturi"... quindi attendo che maturino un dì, magari prima della dipartita visto che l'anzianità avanza, e  se non sarà in questa vita magari succederà nella prossima, chissà? 

Non si finisce mai d'imparare.

Paolo D'Arpini




Approfitto di questa comunicazione per invitare i "bioregionalisti di qualsiasi tendenza alimentare", al prossimo collettivo ecologista che si tiene il 24 e 25 giugno 2017 a Montecorone di Zocca:  http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/05/programma-del-collettivo-ecologista.html



giovedì 15 giugno 2017

Blera, 17 e 18 giugno 2017 - La Festa del Pane



Pane, canti  e fantasia
La festa del pane
BLERA
17-18 GIUGNO 2017

Due giornate di canti, riti e panificazione dedicati al grano, all’acqua e al pane

Una festa per cantare i luoghi e le relazioni conviviali, intrecciando storie e racconti intorno all'acqua, al grano e al pane, favorendo la conoscenza di chi produce grano biologico, in uno scambio di esperienze e propositi per un buon vivere... 

17 giugno
h. 18.00 Camminata nei luoghi significativi del nostro territorio con momenti di canto, accompagnati da Francesca Ferri (TusciainCanto). Appuntamento davanti la Pro Loco
19.30 Preparazione del pane e narrazione  di antichi rituali  a cura di  Sonia Baldoni (Vivere con Gioia)
Segue cena conviviale con cibo portato da ognuno

18 giugno
h.7.00 Infornata del pane fatto lievitare tutta la notte
h. 9.30 Laboratorio di panificazione a cura di Carlo Nesler
h.12.30 “Bene come il sale”, fiaba tradizionale italiana narrata da Carla Taglietti (Le Strologhe)
h. 13.30 Pranzo sociale
h.16.00 “Dai grani antichi un pane nuovo” Conferenza  con Carlo Nesler . Saranno presenti produttori   di grano biologico ( presso il Museo del Cavallo nell’ambito dell’iniziativa “Il Museo ospita l’Arte”).

La partecipazione alle attività è gratuita

Per la passeggiata di sabato 17 consigliamo di indossare scarpe comode. Per il laboratorio di panificazione  munirsi di spianatoia e spatola. 
Il pranzo sociale  di domenica 18 giugno è su prenotazione !


Presso  Casamatta, Vicolo Civitella 24
Per  info e prenotazioni : info@tempocreativo.it  3384476764


martedì 13 giugno 2017

La chimica può essere "verde"? Non tutti sono d'accordo....


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Il fondamento della chimica verde è che chi progetta un prodotto chimico di qualsivoglia natura deve considerare gli effetti che dal suo uso si possono avere per l'ambiente e la salute umana. Questo significa cambiare la vecchia impostazione secondo la quale i 2 termini del binomio economia/ambiente sono fra loro incompatibili: o si procede pensando agli interessi dell'uno o dell'altro, non è possibile farlo negli interessi di entrambi. 

Oggigiorno le compagnie si accollano costi dell'ordine delle centinaia di milioni di dollari per rimuovere diossine, metalli pesanti, amianto ed altri inquinanti. L'unica soluzione per ridurre drasticamente questi costi sta nella prevenzione: questo è il reale motivo che ha fatto divenire in questi ultimi 10-15 anni la chimica verde un affare da molti milioni di dollari. Essa consiste sostanzialmente nel ripensare gli schemi di produzione in modo tale da cambiare i nostri stili di vita e di non danneggiare il nostro ecosistema.  Molti chimici vi lavorano da anni ma la sede per eccellenza può essere considerata l'Agenzia Americana per la Protezione dell'ambiente (EPA) sotto la cui egida sono stati portati avanti programmi di ricerca, di sviluppo e di implementazione di tecnologie chimiche innovative che vogliono prevenire l'inquinamento con metodi scientifici ed economici. 

Ufficialmente la nascita della chimica verde si fa risalire al 1991. Da quella data la crescita progressiva che ne è seguita è stata sostenuta dalle nuove conoscenze relative ai materiali pericolosi ed a quelli innocui, dalla crescente abilità dei chimici a manipolare le molecole per creare i composti desiderati, dai costi crescenti derivanti dalle esigenze di smaltire materiali pericolosi. 

Il programma Chimica Verde di EPA non è regolato e sostanzialmente procede con le partecipazioni volontarie di industrie, accademie, agenzie governative, società scientifiche, organizzazioni commerciali, laboratori nazionali e centri di ricerca per promuovere la prevenzione dell'inquinamento. L'IUPAC e l'OECD sono fra i partners più importanti di EPA in questo programma. I principi della chimica verde possono essere individuati nella prevenzione di rifiuti e scarti da smaltire o detossificare, nella produzione di "chemicals", sicuri ed efficaci, nella progettazione di metodi di sintesi meno rischiosi sia per l'uomo che per l'ambiente, nell'impiego di materie prime rinnovabili (prodotti agricoli o scarti di altre produzioni), nell'uso di catalizzatori riutilizzabili più che di reattivi stechiometrici, nell'evitare in un processo chimico il procedere di processi aggiuntivi secondari (che produrranno altre scorie), nella ricerca della massima economia atomica e molecolare (come rapporto fra le moli della materia prima e quelle del prodotto finale), nell'uso di solventi e condizioni sperimentali quanto più sicure possibile, nella ricerca del massimo rendimento energetico (se possibile scegliere reazioni che avvengono a temperature e pressione ambiente), nelle progettazioni di prodotti che possono, alla fine del loro ciclo, essere smaltiti e degradati, senza accumuli ambientali, nel monitoraggio continuo al fine di evitare che si producano prodotti secondari, nel ridurre al minimo il potenziale rischio per incidenti (esplosioni, incendi, sversamenti). 

(Fonte A.K. n. 22 - 2017)


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Qualcuno la pensa diversamente:

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Nel maggio 2011 il governo italiano, le istituzioni pubbliche della Sardegna, i sindacati, Novamont ed ENI (con le sue società consociate Versalis, Syndial e Enipower) hanno firmato un "Memorandum of under standing - MoU per il progetto di Chimica Verde a Porto Torres ", che è stato il punto di partenza per un importante progetto per la riconversione del complesso petrolchimico di Porto Torres verso una terza generazione di bio-raffineria. Questa è stata l'origine di Matrica, un’accordo di collaborazione al 50% tra Versalis (ENI) e Novamont, responsabile per l'attuazione e la gestione del nuovo progetto.
L'area, inquinata per anni dal complesso petrolchimico, è identificata come un Sito di Interesse Nazionale (SIN). I SIN sono delle grandi aree contaminate, classificate come le più pericolose da parte dello Stato italiano e che necessitano di bonifica del suolo, sottosuolo, delle acque superficiali e delle acque sotterranee, per ridurre i danni all'ambiente e alla salute. 

Il progetto prevede la costruzione di sette impianti chimici utilizzando ingenti quantità di oli vegetali per la produzione di sostanze biochimiche (bio-plastiche, bio-lubrificanti, additivi per gomma ed elastomeri) e prevede l'installazione di una centrale a biomasse. L'impianto di energia da biomasse (205 MWt), che sarà gestito da Enipower, avrà due caldaie. Una sarà alimentata con il cardo per la produzione di 135 MWt (poi trasformata in 43,5 MWe), 250.000 t / anno, la cui coltivazione è previsto che copra circa 100.000 ettari. La caldaia ausiliaria produrrà 70MWt utilizzando gas di petrolio liquefatto (GPL), in sostituzione del FOK (Fuel oil of cracking, cioè l’olio combustibile prodotto con un processo chimico di cracking), come previsto invece dal progetto iniziale. Il progetto prevede anche la bonifica degli impianti esistenti e la costruzione di un centro di ricerca su nuovi prodotti di chimica verde.

Nel 2011, cittadini locali, agricoltori, associazioni di medici per l'ambiente e movimenti sociali, hanno iniziato a protestare contro quest'enorme progetto. Il comitato "No Chimica Verde / No Inceneritore", creato dai cittadini locali dopo aver avuto conoscenza del protocollo d'intesa, è fortemente contro il progetto e ha sollevato diverse critiche. In primo luogo per quanto riguarda la mancanza di informazioni sul processo di bonifica (dati, procedure tecniche, estensione delle terre coinvolte) che devono essere forniti con urgenza da ENI nella zona altamente inquinata (ci sono 3.000 ettari di terra intensamente inquinata); in secondo luogo, l'impianto a biomasse richiederebbe una vasta coltivazione di cardo che invaderebbe le colture dell'isola. Proprio per questo il piano non è accettato dagli agricoltori locali. Un'alternativa temuta potrebbe essere quella di alimentare l'impianto con i rifiuti solidi urbani (o una miscela di biomasse e rifiuti), consentito dalla legge italiana (decreto legislativo 6 luglio 2012), in contrasto con la legislazione europea [1]. Inoltre, il complesso rilascerà emissioni nell'aria che si sommeranno alla contaminazione già esistente provocata negli ultimi anni dalle attività di ENI nella zona, ancora in attesa di essere bonificata.

Diverse Valutazioni d'Impatto Ambientale (EIAs, cioè Environmental Impact Assessments) sono state presentate al SAVI (l'ufficio regionale per la valutazione dell'impatto ambientale) per ottenere l'autorizzazione per convertire l'impianto chimico e per la nuova centrale a biomasse, nonostante le mobilitazioni dei comitati locali e delle organizzazioni mediche e le osservazioni formali sulle EIAs presentate. Nel dicembre 2011, Matrica S.p.A. ha ottenuto un parere positivo sulla EIA dalla Regione per "Impianti per la produzione da oli vegetali naturali di monomeri e lubrificanti biodegradabili ". Poi Matrica ha ottenuto l'autorizzazione e nel 2012 la costruzione è iniziata. Nel giugno 2014 è stato inaugurato il primo impianto chimico verde di Matrica. Nel luglio 2012 la procedura di EIA relativa alla centrale a biomasse gestita da Enipower è stata avviata. Il progetto di alimentare l'impianto con biomassa e FOK è stata criticata dall'ISDE (Società Internazionale dei Medici per l'Ambiente) attraverso l'osservazione ufficiale al SAVI [Osservazioni ISDE 2011, 2012, 2013]. Dopo il parere negativo ricevuto dalla Regione sull'uso di FOK, Enipower ha presentato nel 2013 una integrazione alla EIA, con la sostituzione dell'olio combustibile da Cracking (FOK) con il GPL. La Regione ha approvato il nuovo progetto di centrale elettrica, che è atteso per l'autorizzazione finale da parte del Dipartimento regionale dell'Industria.

A novembre 2015 ENI fa un clamoroso dietrofront, dichiarando non più strategico il progetto di Porto Torres nel suo nuovo piano industriale.



lunedì 12 giugno 2017

Bioregionalismo = Essere presenti nel luogo in cui si è - Esperimento del 24 e 25 giugno 2017 a Ca Lamari di Montecorone di Zocca

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Chi può definirsi bioregionalista?  Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé.

La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono. Infatti chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza originaria se si riconosce nel territorio e nella comunità in cui vive.
L’approccio bioregionale comprende la visione dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura (o laica). Questi tre aspetti sono inseparabili.
L’ecologia profonda è il riconoscimento dell’inscindibilità della vita ed il bioregionalismo non è altro che la descrizione dei vari processi vitali e delle forme visibili della vita e della materia nella consapevolezza di tale inscindibilità.
La spiritualità laica (o naturale) è l’intelligenza- coscienza che pervade la vita, è il suo profumo. Questa spiritualità -o senso di presenza- si manifesta nella consapevole pratica, sincera ed onesta, del condurre la nostra esistenza considerando che noi tutti siamo presenti in ogni aspetto del processo vitale.
Quindi l’ecologia profonda, il bioregionalismo, la spiritualità naturale (o laica) sono espressioni del vivere consapevole, amorevole, gentile e solidale sulla Terra.
Per fornire un esempio concreto di ciò, durante le giornate del 24 e 25 giugno 2017, dell'Incontro Collettivo Ecologista che si tiene a Ca' Lamari di Montecorone di Zocca (Mo) vivremo insieme varie esperienze significative, come la ricerca di erbe spontanee commestibili ed officinali, la preparazione dell'acqua benedetta di San Giovanni, giri di trasmissione di conoscenze ed esperienze, piccoli aiuti reciproci, presentazione di testi ecologisti, condivisione del cibo vegetale reperito in loco o da ognuno portato.  E poi godremo di alcuni momenti di musica spirituale attorno al fuoco, dello scambio di opere d'arte e dei propri prodotti agricoli, delle testimonianze di vita armonica ed altro ancora che potrete scoprire partecipando a questa iniziativa che viene organizzata annualmente dalla Rete Bioregionale Italiana in corrispondenza del solstizio estivo...
Paolo D'Arpini

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Programma generale della manifestazione:


domenica 11 giugno 2017

Edilizia bioregionale, "nou-au" e la terra cruda... in viaggio


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Tempo fa credevo che nou-au fosse un concetto giapponese tipo zen quando ho scoperto che si tratta semplicemente dell'inglese "know-how" - sapere come, saper fare, in un certo senso mi è crollato un mito e il termine  ha perso parte del suo fascino evocativo anche se continuo a usarlo alla giapponese nou-au: insieme di bagaglio culturale e esperienza pratica che ognuno possiede.

Dicevo che la terra cruda mi porta lontano, la settimana scorsa mi trovavo a
lecce per un laboratorio di costruzione in terra cruda nei pressi di un orto
giardino nella periferia urbana organizzato dallassociazione di promozione
sociale culturale gaia. abbiamo intrapreso un viaggio di diversi giorni nelle
tecniche specifiche terra e paglia, terra sabbia e paglia e terra e sabbia su
come e quando usare i diversi impasti per intonaci strutture oggetti di design.
negli ultimi giorni abbiamo realizzato mattoni sempre nei diversi impasti per
testare resistenza e consistenza della terra locale, abbiamo dedicato un intera
giornata al Dorodango l arte giapponese di far brillare il fango realizzando
palline di terra da lucidare pian piano durante l asciugatura anche come sorta
di pallina meditazione dinamica, (pallinomedinamica) effetto strabiliante con
tutti veramente presi dalla scoperta di questa nuova arte meditazione. 


laboratori la mattina iniziavano sempre con una sorta di percorso senso
emozionale con l assaggio dei vari pasticciotti che ognuno portava dai diversi
bar o pasticcerie leccesi quindi analisi dell aspetto visivo su come si
presentava il prodotto poi la pasta frolla  e la crema. a volte l assaggio
avveniva anche ad occhi chiusi per gustare maggiormente i sapori gli aromi e le
fragranze. comunque sono stato ospite in un luogo vicino monteroni chiamato
NATURARE maturare naturale che ho subito ridenominato giardino delle sette
meraviglie. qui un gruppo di ragazzi e’ vissuto per un po di anni costruendo
diverse abitazioni soprattutto in legno in tufo calcareo con isolamenti in
argilla espansa o semplice argilla. e’ stata anche per un po di tempo una
scuola steineriana. ora si sta trasformando in un luogo dove fare benessere
psico fisico con sessioni di yoga, yoga in volo, contact improvvisation, terra
yoga, orti sinergici, ce ne uno bellissimo a forma di tao e poi massaggi thai,
aromarerapia, cromoterapia e ortho bionomy nuova disciplina per il benessere
del corpo.


Abbiamo dedicato una giornata a visitare alcuni luoghi e giardini particolari
tra cui la masseria  fortificata aragonese del 1500 nei pressi di casarano dell
amico mario designer e architetto, grande macchina del vapore anche se nessuno
sa come funziona, probabilmente sorta di torre del vento con camino torretta
chiusa a forma di cipolla per aerare, riscaldare rinfrescare naturalmente la
costruzione.


Poi siamo andati ai famosi orti dei tu’rat progetto di aridocoltura nei pressi
di Ugento, affascinante opera  di land art con enormi vele realizzate in pietra
per condensare l'umidita dei venti e dell aria .


Tu’rat (Puglia)
Le tu’rat sono dei tumuli di pietra a forma di mezzaluna. Sfruttando le nebbie e
i venti umidi della costa jonica, al loro interno è possibile far crescere
piante e alberi per l’effetto di accumulo di acqua piovana.
Questa tecnica è molto antica ed è diffusa anche nel deserto del Negev, in Perù,
negli USA, in Cina e in Nuova Zelanda.


Siamo stati poi agli orti sinergici di Vito che coltiva ortaggi anche in serra
con i preparati dell agricoltura rigenerativa metodo deafal. infine nel
giardino di David artista sperimentatore nei pressi di Copertino dove ha
realizzato un enorme pista in terra cruda per le bici acrobatiche, bellissima!
bello anche il suo giardino in una dimensione urban con piante antropiche e
anche un po mutoid e ciber punk con piccole unita abitative e camper sparsi qua
e la, grande orto sinergico a spirale, sta realizzando un grande dome con la
tecnica del super adobe.Il Superadobe è una tecnica recente, ideata
dall'architetto Nader Khalili, che varia il metodo antico della terra battuta
inserendo materiali contemporanei.


La terra viene messa in sacchi o tubolari di polipropilene o juta. Il sacco
pieno di terra viene posato per creare il muro e poi viene battuto con delle
mazze apposite. Il sacco diventando la forma di contenimento rimpiazza le
armature della tecnica della terra battuta. I sacchi vengono quindi messi uno
sopra l'altro in modo da creare un muro. Tra le varie file di sacchi viene
posato ed incastrato del filo spinato il quale crea frizione tra i sacchi e
lega le varie file aumentando notevolmente le proprietà tensili del muro.


Questa tecnica è particolarmente adatta per creare cupole ripartito da lecce
sono approdato a sulmona e con giulio poeta sulmonese siamo stati in giro con
la vecchia mehari per a raccogliere terra, paglia e quanto altro per la
performance di costruzione di un forno aborigeno o stufa pirolitica primordiale
o forno neolitico nella piazza centrale di pescassero per la fiera della
neoruralita che si e’ svolta il 3 e il 4 giugno con concerti e laboratori di
terra cruda appunto ciclo della lana produzione saponi scultura in legno pietra
cuoio e altri laboratori vari. siamo stati ospiti in un verdissimo e fiorito
campeggio a villetta barre nella bioregione Valle del Sangro a dove i cervi al
tramonto pascolano liberamente sui prati circostanti.


Ferdinando Renzetti


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