giovedì 19 ottobre 2017

Amandola: La Scuola di Hildegarda - Da comune terremotato a sede di una scuola sulla Natura


LA SCUOLA DI HILDEGARDA

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Buoni Consigli e Natura 
Comune di Amandola (FM)


Concezione della salute
Il modo con cui si intende la salute coincide sempre più con una visione del benessere legato alla possibilità di integrare le nostre parti che una cultura dualistica e separatista ha messo in campo nei secoli passati, a partire dalla rivoluzione industriale e dall’avvento della visione meccanicistica dualistica, che sia in campo scientifico che in campo filosofico e psicologico, ha costretto l’uomo a considerate separate delle parti di sé che tali non possono essere: il corpo, la mente, l’anima.

A partire dalla concezione della fisica di Newton e dalla concezione filosofica di Cartesio che sono stati i simboli e in qualche modo gli artefici di questa alienazione da se’ di cui l’uomo post moderno si fa carico, con la loro concezione dello spazio che separa la materia, perdendo quindi il senso dell’unita’ che le precedenti dottrine filosofiche avevano propugnato e con il famoso “cogito ergo sum” che da estrema visibiltà alla parte razionale dell’uomo, tralasciando la parte emotiva e la parte animica, abbiamo perso il profondo e reale contatto con noi stessi e con la natura, nostra madre e artefice del nostro benessere.

Se la fisica quantistica ci sta facendo ritrovare scientificamente il senso della profonda unita’ di tutte le cose, sappiamo anche la via ci era gia’ stata indicata da grandi illuminati che, come Hildegarda di Bingen, vissuta in una epoca precedente all’instaurarsi di una visione separatista della realta’,ha lasciato un grande patrimonio rispetto alla concezione della persona, della relazione tra gli esseri umani e soprattutto una visione della cura a cui possiamo attingere e a cui possiamo ispirare i nostri interventi.

La distinzione tra benessere psichico o fisico, dal momento che tutto è in una continuita’ e interdipendente, cade come schema di riferimento culturale e dobbiamo andare verso una nuova concezione del rapporto terapeutico.

Concezione dell’operatore
Se dunque , mente corpo e anima sono saldamente interconnessi, se la malattia del corpo o il disagio psicologico sono una spia di un conflitto che agisce in profondita’,compito dell’operatore è di accompagnare la persona ad acquisire la consapevolezza necessaria a riprendere il suo percorso evolutivo, aiutandolo a focalizzare le sue risorse e la sua energia profonda, aiutandolo a trovare dentro di se’ il modo di trovare l’armonia perduta.

La relazione empatica, entrare nel mondo dell’altro, per un momento, come se fosse il proprio e comprenderlo profondamente è il primo passo perché una persona possa attivare le sue risorse di guarigione, allontanando la paura e la solitudine.

Hildegarda ci diceva che nella natura ci sono tutti gli elementi per la guarigione. L’operatore deve quindi conoscere egli stesso quali risorse la natura può mettere a disposizione. Conoscere gli essere viventi come le piante, conoscerle e riconoscerle per potere poi consigliarle non come nomi impersonali, ma come creature viventi di cui si conosce l’energia e la forza.

Possiamo parlare solo delle cose che conosciamo e quindi il percorso della scuola prevederà una conoscenza dei rimedi naturali fitoterapici che la natura mette a disposizione, non solo come riconoscimento delle piante che, quando conosciute, dispiegano la loro forza in maniera prodigiosa, ma delle modalità pratiche di preparazione e somministrazione.

La relazione con la persona si dispiega poi nella comprensione delle psicodinamiche che si muovono nel suo profondo, disvelandole servendosi della parola, del linguaggio del corpo, della genealogia familiare ,delle costellazioni familiari.

Gli strumenti che si potranno utilizzare prevedono oltre la conoscenza delle dinamiche del counselling, una conoscenza dei rimedi fitoterapici che la natura mette a disposizione ascoltando e entrando in contatto con essa, una conoscenza dei nuovi paradigmi legati alla concezione che dispiega la fisica quantistica per una comprensione dell’ essere umano e del mondo in cui vive.

La scuola ha durata 3 anni e prevede 450 ore di formazione. Prevede alla fine del percorso attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi ai sensi dell’art 4 della legge 13 gennaio 2013, n 4.  - Patrocinio del Comune di Amandola (FM)

Materie
  • Fondamenti di counseling
  • Comunicazione , scelte e cambiamento
  • Psicologia (Psicologia generale, Psicologia dello sviluppo, Psicologia di gruppo, Elementi di Psicopatologia)
  • Filosofia, Sociologia, Antropologia, Pedagogia
  • Etica e deontologia
  • Fitoterapia
  • Riconoscimento erbe selvatiche ed officinali
  • Fisica quantistica e cura
  • Costellazioni familiari
  • Consapevolezza del corpo: tecniche corporee e bioenergetica
  • Consapevolezza di se’: suono, musica, voce
  • Meditazione
  • Promozione della professione
  • Supervisione didattica

Date primo anno – Amandola (FM)
Venerdì pomeriggio ore 15.00 -18.00 – sabato e domenica ore 9.30 - 18.30 ( con 1h di pausa)
17/18/19 novembre 2017
15/16/17 dicembre
19/20/21 gennaio 2018
23/24/25 febbraio
23/24/25 marzo
27/28/29 aprile
25/26/27 maggio
22/23/24 giugno


Responsabile della scuola
Dott.ssa Rosa Brancatella
Medico, Psicoterapeuta, Fitoterapeuta

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Per info e prenotazioni:
Rosa Brancatella: 3316870963 – rosabrancatella@gmail.com
Sarah Leonardo: 3403769786
Sonia Baldoni: 3337843462

martedì 17 ottobre 2017

Cambiamenti climatici e carenza di cibo - Ronciglione, 19 ottobre 2017, Convegno: "Ambiente economia alimentazione salute agricoltura"


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Sino ad oggi parlando dei cambiamenti climatici si evidenziano i fenomeni meteo estremi, uragani, nubifragi, siccità e perdita della biodiversità planetaria, ma ancora non si parla dell’incidenza negativa che invece comincia ad interessare direttamente il nostro cibo.

Di ciò recentemente si sono interessati scienziati dell’Università di Oxford, nell’ambito dell’Oxford Martin Programme on thefuture of food, programma che interessa 155 Paesi fino al 2050. Questo studio rappresenta la prima indagine al mondo sul cibo e il clima e, ovviamente, passando dall’impatto negativo dei cambiamenti climatici sull’agricoltura causato dal riscaldamento globale del pianeta. Secondo questi scienziati il fenomeno dei cambiamenti climatici inciderà pesantemente sui regimi alimentari e sulla massa corporea delle persone, quantificando anche il probabile numero di morti collegate a questi fattori (studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet ) .

Secondo gli autori entro il 2050 il ridotto consumo di frutta e verdura, conseguente ai problemi causati all’agricoltura dai cambiamenti climatici, potrebbe portare a un aumento della mortalità, a livello globale, di oltre 500mila casi annui. Si tratta di morti, mai previste finora, riconducibili esclusivamente agli effetti dei cambiamenti climatici sull’alimentazione. Sempre secondo le previsioni di questo studio, i Paesi più colpiti, dove si potrebbero concentrare i tre quarti dei decessi previsti, sarebbero Cina e India e in Europa Grecia e Italia.

Di questo ed altro si parlerà giovedì 19 ottobre 2017  a Ronciglione (VT) nella sala congressi del Collegio alle ore 17,30. Relatore principale il  climatologo dell’ENEA Vincenzo Ferrara e a seguire il fondatore di Accademia Kronos Ennio La Malfa.

 Filippo Mariani

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Ente di Protezione Ambiente riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare
Accademia KRONOS via A. da Sangallo, 10/a - 01037 RONCIGLIONE (VT) - Tel. e fax 0761.625532

www.accademiakronos.it - ak@accademiakronos.it – accademiakronos@pec.it

domenica 15 ottobre 2017

Vivisezione - Direttive europee e storia della sperimentazione su animali


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Nel 2010 l’Unione Europea ha emanato una Direttiva per armonizzare le regole sulla sperimentazione animale (vivisezione). Lo scopo? Far sì che gli Stati membri si comportassero in modo uniforme nel condurre una pratica tuttora cruciale per il progresso della medicina. La legge italiana, però, non soltanto ha recepito con grande ritardo la direttiva, ma se ne discosta in molti punti (62). 

Due aspetti hanno scatenato la protesta dei ricercatori: sono proibiti gli xenotrapianti, cioè la possibilità di studiare trapianti fra specie animali diverse per ottenere organi trasferibili nell’uomo; e sono vietate le ricerche sulle droghe che inducono dipendenza. Dinanzi alle polemiche, il Parlamento aveva concesso delle proibizioni, con scadenza alla fine del 2016. Ma una serie di contestazioni l’ha ridotte a tre. 
 
Non tutti lo sanno ma la sperimentazione animale non è affatto una pratica recente. Risale agli arbori della medicina, nell’antica Grecia, quando, in seguito ad esperimenti dal risultato alquanto disastroso si optò per l’utilizzo di cavie animali al posto di quelle umane per testare medicamenti e unguenti vari. La vivisezione moderna è invece nata nel 1800 in Francia con il fisiologo Claude Bernard, che tra l’orrore di moglie e figlia sperimentava anche sul cane di casa. 

Negli Stati Uniti d’America, nel 1938, il Congresso obbligò le aziende produttrici di farmaci ad effettuare la sperimentazione animale prima di somministrare qualsiasi nuovo tipo di farmaco all’uomo. Scimmie, topi, conigli ma anche suini. Queste le specie maggiormente richieste dai laboratori dove sugli animali veniva testato di tutto. 

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato a maggioranza l’emendamento De Biasi, Cattaneo (primi firmatari) e altri che prevede altre tre anni di proroga per l’utilizzo di animali per le ricerche su “sostanze d’abuso”. Nonostante il pressing delle campagne social delle associazioni animaliste, la Commissione ha tirato dritto ignorando le richieste provenienti dal mondo dell’associazionismo e non solo. Per altri tre anni sarà insomma legale sperimentare su animali sostanze che provocano danni irreversibili come quelle stupefacenti. 

Un emendamento contestato sin da subito e contro il quale continua a schierarsi la Lav (Lega Anti Vivisezione) che ha diffuso in rete il voto dei vari gruppi: a favore Pd-Ncd-Forza Italia-Gal-Autonomie, contrari invece Sel-Misto-M5sEsperimenti che, secondo la Lav, sono “particolarmente inutili per i malati e crudeli per gli animali. 

Non bastava un anno di proroga come già previsto dal Governo del Decreto Legge di fine anno che aveva già fatto saltare l’entrata in vigore, dal 1 gennaio scorso, del divieto dei test su animali di droghe, alcol, tabacco e xenotrapianti. Ora con lo scontato voto di fiducia del Governo sull’intero Decreto Legge Mille proroghe sarà possibile far presentare e votare emendamenti soppressivi in Aula, atto che sarà replicato alla Camera in seconda e definitiva lettura, sostiene la Lav.  

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(Fonte: AK Informa n. 40)

sabato 14 ottobre 2017

Appello a sostegno di Mondeggi Bene Comune - Fattoria Senza Padroni


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 Vi inviamo l'appello a sostegno di Mondeggi Bene Comune - Fattoria Senza Padroni, che è partito dal mondo accademico (già sottoscritto da più di 200 professori, ricercatori e studiosi) e che stiamo allargando atutte le realtà che vogliono aderire per supportarci (associazioni, collettivi, organizzazioni, reti territoriali e nazionali, ecc..). Vi invitiamo ad aderire e ad inviarlo a tutte quelle realtà che sostengono la nostra lotta e che possono aiutarci a diffonderlo... (Daniele e Comuità)

Appello per la Gestione Civica di Mondeggi 2017

Questo appello, lanciato da un gruppo di accademici e ampiamente sottoscritto da un crescente numero di professori, ricercatori e studiosi (a livello italiano e internazionale), è stato allargato anche a realtà sociali e soggetti della società civile. Vi invitiamo ad aderire e a di contribuire alla sua diffusione per aiutarci a raccogliere altre adesioni.

Lo scopo è quello di alzare l’attenzione intorno a questa vertenza, di supportare l’esperienza di Mondeggi Bene Comune e di far pressione sulla Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato.

Chi non conosce Mondeggi, può approfondire la questione leggendo questo Dossier che ne ripercorre la storia e prendere visione in questo Dossier fotografico di ciò che a grandi linee è stato fatto in questi anni. Qui potete leggere l’appello di tre anni fa (a cui aderirono circa ottanta professori).

L’appello fa parte di un insieme di pressioni volte all’interruzione della scrittura del bando di vendita e al riconoscimento della Gestione Civica della Comunità di Mondeggi, definita nella ‘Dichiarazione di gestione civica di un bene comune‘ e già in atto, da parte della Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato..

Una strada che ha avuto successo in diversi contesti accomunati dalla volontà delle istituzioni di dialogare con delle realta’ nate e sviluppate con una logica di reale democrazia dal basso e di valorizzarne la funzione sociale, senza trincerarsi dietro alla retorica della legalità. 

Per questo vi chiediamo di aderire e diffondere questa raccolta ad ogni contatto e canale utile. Il vostro supporto in questo momento pò essere monto importante per la sopravvivenza di un’esperienza unica di autogestione di un Bene Comune che coinvolge la partecipazione di centinaia di persone.

Per aderire scrivere a versomondeggibenecomune@inventati.org

      • con Nome e cognome; Materia di studio o di insegnamento; Università, scuola o ente di riferimento

      • Oppure Nome della realtà sociale (associazione, collettivo, organizzazione, rete etc)

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giovedì 12 ottobre 2017

La giusta misura... cogliendo il momento presente nel luogo in cui si è


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Ho conservato per anni un vecchio dipinto nel Tempio della Spiritualità della Natura, prima di abbandonare Calcata al suo destino e trasferirmi a Treia. Era  solo una banale copia, rappresentava un alchimista (od un semplicista) che mostra la giusta dose di sostanza da porre nell’intruglio medicinale ad un giovane apprendista. Il gesto  eloquente, la mano alzata con il palmo rivolto in avanti, significante “basta così”. Né troppo né poco!

Le cose cambiano e non serve portarsele appresso, la memoria  è utile se ci aiuta a non ripetere gli errori del passato, contemporaneamente è una zavorra se ci impedisce di compiere nuove esplorazioni e ricerche.

Anni ed anni di meditazione… per scoprire la giusta misura? 

Macché essa è nella semplicità della risposta immediata che siamo in grado di dare al momento opportuno, rispondendo del tutto spontaneamente e semplicemente all’esigenza contingente, nel presente….
  
Non sappiamo i motivi per cui le cose avvengono come avvengono e dal punto di vista etico ed umano possiamo anche non essere d’accordo con ciò che siamo costetti a vedere ed a compiere nella società.  Così dobbiamo sentirci liberi da ogni schema, non temendo di cadere in  contraddizioni e incongruenze.

Ricordo di quando Nisargadatta raccontava le conseguenze del suo lavoro di venditore di beedies, le sigarette indiane, che causano il cancro anche più delle altre, e pure lui  le ha fumate per anni e tra l’altro è morto per un cancro alla gola… ma tutto ciò non ha cambiato il suo “vero stato”.

Consideriamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è per noi possibile… Non ciò che riteniamo dovrebbe essere… E poi come dovremmo porci di fronte ai dettami della legge di causa effetto? Come dovremmo considerare  la favola della reincarnazione…?  Libero arbitrio, predestinazione, scelte, miglioramenti voluti o causali?...  


A volte anch'io  racconto delle storie, che stanno nella mente duale, che rientrano nel funzionamento empirico nel mondo, esprimendo  un modo razionale di percepire la vita. Ma  nel mio intimo so che son tutte  favolette, so che la verità non ha bisogno di giustificazione alcuna, né di spiegazioni. Uso dei sotterfugi.. per poter guardare le persone negli occhi e scorgere la loro anima, toccare il loro cuore e sentirmi una parte di loro. Questo è ciò che è possibile per me…. e vorrei che così fosse anche per chiunque altro!

Assomiglia ad una commedia? C'è una nota di finzione in questo atteggiamento? Beh, occorre pur adattarsi al sogno... finché si sogna.. A che serve districarsi dalle considerazione sul bene e sul male con giustificazioni che infine rientrano nell'illusione duale? 

Tanto vale adattarsi e compiere quei gesti che sono in armonia con la nostra natura umana, che ci consentono di poter condividere al meglio le nostre emozioni ed i nostri pensieri con il prossimo... Sia pur che ciò non è necessario per “essere quello che realmente siamo”.

Ma perché limitarsi, perché non  amare il proprio sogno (come diceva saggiamente il Vate)? In verità l’armonia interno/esterno non è basata su ciò che entra dalla bocca (come diceva Gesù) ma da ciò che ne sorte, ovvero come riusciamo a centrarci al nostro interno, ritrasmettendo parole ed   amore all’esterno.

Ramana Maharshi a una signora che le chiedeva come potersi moderare nei comportamenti alimentari consigliò la via del "tendere verso",  finché la cosa non avvenisse da sola, senza intenzione…

Paolo D'Arpini


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Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

mercoledì 11 ottobre 2017

Ecologia cristiana e olismo sistemico delle teorie della complessità


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L’espressione poetica del messaggio cristiano, insito nei Racconti della creazione della Genesi e riconfermato dal Libro di Daniele, nonché da alcuni significativi Salmi, esprime, in una spiritualità profonda, l’appartenenza dell’uomo all’universo di cui siamo consapevoli attraverso l’olismo sistemico delle teorie della complessità.

La cultura contemporanea, di fronte all’emergenza ecologica, si interroga sul riduzionismo moderno che, attraverso la scienza, configura il mondo come un’entità meccanica. Tale visione epistemologica non è consona alla relazione tra ragione e fede proposta dal cristianesimo poiché quest’ultimo rappresenta il mondo come creato al quale l’uomo appartiene e che, peraltro, è immagine e traccia dell’opera di Dio. La rappresentazione cristiana del reale costituisce, pertanto, un veicolo interessante per il passaggio dall’ecologia all’ecoetica, nonché dall’ecologia di superficie all’ecologia profonda. Così, alla luce dei nuovi documenti conciliari e post conciliari, prodotti dal magistero della chiesa cattolica, si creano le occasioni per un dialogo ed una collaborazione di natura interreligiosa ed interculturale con le idee che circolano oggi nel nostro villaggio globale. 


Siamo quindi nelle condizioni di integrare il momento conoscitivo dell’ecologia scientifica e la posizione prudenziale dello sviluppo sostenibile, con una rivendicazione da parte dell’uomo della sua consapevolezza di appartenere alla dinamica biologica e spirituale della realtà che ci circonda, in tutte le sue forme ed espressioni. 

Perciò, l’ecologia cristiana assume nuovi significati, beneficiando della semantica di nuove denominazioni; parliamo, in tale prospettiva, ad esempio di una ecologia della pace e di una ecologia della vita, per sottolineare la crescita dinamica di un mondo che, nella duplice dimensione della vita e della spiritualità, instaura delle dinamiche di sviluppo nelle quali il conflitto non è guerra o distruzione, esprimendo piuttosto le condizioni di una crescita attraverso l’integrazione, la collaborazione e la comunione di tutte le energie di qualsiasi forma e di qualsivoglia natura.

Il cantico delle creature di San Francesco esprime la semantica di un progetto di trasformazione del nostro rapporto con il mondo della vita e viene ad essere, nella nostra cultura, un appello che ci chiama a nuove forme di sviluppo e di utilizzazione delle risorse e delle energie che ci sono state donate per poter divenire dei veri collaboratori della crescita dell’intero universo. Da ciò, l’ecoetica non si manifesta soltanto come una nuova via dell’indagine filosofica ma costituisce, piuttosto, una forma di profonda spiritualità biologica tra l’indagine scientifica, la ricerca filosofica e le visioni di fede promosse dalle diverse religioni.

Quanto detto dà concretezza ad un itinerario spirituale in cui il mondo, riconosciuto quale immagine del creato, realizza un segno vivente attraverso il quale si aprono le diverse vie religiose per l’apertura della nostra intelligenza al mistero della presenza del divino nascosto nelle diverse pieghe arcane del reale, in tutte le sue espressioni.

Con il Cantico delle creature, dunque, ancora una volta è la poesia che riesce, sul piano estetico, a completare un discorso avviato dall’etica e approfondito nella sua spiritualità dalle fedi religiose. In tal caso, le immagini spiritualizzate degli astri, dei fenomeni atmosferici, degli esseri viventi vegetali e animali prendono vita e collaborano con l’uomo in una sintonia corale nella quale tutto il creato vivente si apre nella direzione evocata e invocata dall’Apocalisse che trova il suo approdo più alto nell’aspirazione ai cieli nuovi e terre nuove.

Aurelio Rizzacasa

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martedì 10 ottobre 2017

"Non si vive di solo pane?" - Stop agli sprechi!


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200 quintali, la quantità di pane che finisce in spazzatura ogni giorno. Comune di Roma e Confartigianato Imprese Roma hanno siglato un protocollo contro lo spreco alimentare. Si chiama Food Sharing e sarà valido fino alla fine dell’anno. Sono circa duemila gli esercizi potenzialmente interessati, tra bar, ristoranti, pizzerie, di cui almeno il 20 per cento nel campo della distribuzione o produzione di beni alimentari. 6,6 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno vengono sprecate. 

Il progetto di Confartigianato sarà integrato con quello che Roma Capitale ha avviato attraverso Ama Spa incentrato sulla raccolta differenziata porta a porta per le utenze non domestiche, nei due Municipi I e XI che riguarderà, appunto, circa duemila utenze commerciali. 17,5 milioni le persone che si possono nutrire col cibo sprecato in Italia. Sprecare cibo significa anche sprecare soldi e su questo una recente ricerca della Coldiretti ha parlato chiaro. 

Nel nostro Paese gli sprechi alimentari costano 12,5 miliardi che sono per il 54 per cento al consumo, per il 21 per cento nella ristorazione, per il 15 per cento nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2 per cento nella trasformazione. 

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(Fonte: AK Informa)

lunedì 9 ottobre 2017

Estinzioni di massa... a volte ritornano (la sesta è già qui...!)

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Estinzione, una costante nella storia della Terra Livelli massimi di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e nel mare sono già stati responsabili in passato di 5 estinzioni di massa sul Pianeta. La più catastrofica si è verificata nel Permiano (251 milioni di anni fa), quando il 96% delle specie terresti e il 70% di quelle marine furono spazzata via. La prossima sarà altrettanto disastrosa? 

Gli scienziati su questo non si sono sbilanciati. Di certo, in questa sesta estinzione di massa l’uomo giocherà un ruolo centrale. «La colpa è in parte delle emissioni prodotte dai combustibili fossili – ha spiegato Daniel Rotham, co-direttore del Lorenz Centre del MIT e uno degli autori dello studio –. Tutto dipenderà dagli oceani e dal ciclo del carbonio». 

Si calcola, infatti, che nel 2100 le concentrazioni di carbonio nel mare a causa di attività riconducibili all’uomo saranno quantificabili tra i 300 e 500 miliardi di tonnellate. 

La sesta estinzione è già qui.  Secondo il parere di altri scienziati, invece, non bisognerà attendere fino al 2100, poiché stiamo assistendo in diretta alla sesta estinzione di massa. I dati della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a riguardo non sono affatto confortanti: circa un quarto delle specie di mammiferi e un ottavo di quelle di uccelli sono oggi a rischio di estinzione. Inoltre, il 20% degli anfibi e dei rettili rischia di scomparire, così come il 30% dei pesci. Infine, un quinto delle piante del nostro Pianeta risulta essere minacciato. 

(Fonte Notizie: A.K. Informa n. 39)

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Articolo collegato:  PERDITA DI BIODIVERSITÀ 

La sesta estinzione di massa è già in corso. Ad affermarlo, un team internazionale di ricercatori che ha compiuto uno studio sulla perdita di biodiversità del nostro Pianeta. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Proceeding of the National Academy of Science mostra un quadro a tinte fosche: il numero delle specie animali che sono entrate in contatto con l’uomo è già stato dimezzato. Estinzione in pochi decenni Lo studio ha preso in analisi 26mila specie di uccelli, anfibi, mammiferi e rettili. 

È già stato perduto il 30% delle specie di vertebrati e più del 40% di queste specie ha visto ridotto il proprio areale di distribuzione dell’80%. Il report spiega anche che il 41% degli anfibi e il 26% dei mammiferi sono a rischio estinzione. «Il declino delle specie procede a ritmo serrato – ha detto Rodolfo Dizo, ricercatore del Stanford Woods Institute for the Environment e autore dello studio -. Di questo passo tra pochi decenni la biodiversità potrebbe far registrare un pesante declino». 

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Le cause.  Gli studiosi non hanno dubbi: dietro alla sesta estinzione di massa c’è la mano dell’uomo. Tra i fattori che hanno causato la scomparsa delle specie, infatti, ci sono la perdita di habitat, l’introduzione di specie alloctone e invasive, gli eventi climatici estremi e l’inquinamento.  Per il futuro, i ricercatori hanno messo in conto anche gli effetti disastrosi che un’eventuale guerra nucleare potrebbe avere sul nostro Pianeta. 

I precedenti Sul nostro Pianeta si sono susseguite altre cinque grandi estinzioni: quelle del Ordoviciano-Siluriano (circa 450 milioni di anni fa), del Devoniano superiore (circa 375 milioni di anni fa), del PermianoTriassico (circa 250 milioni di anni fa), del Triassico-Giurassico (circa 200 milioni di anni fa) e, infine, quella del Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa).

Marta  Frigerio  

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sabato 7 ottobre 2017

Riuscirà l'uomo ad ereditare la terra?


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I mondi dell’uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero, uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta? Con ciò ritengo che l’esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo… Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere.. inutile cercare l’acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita.

Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l’uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell’equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell’acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura,  guerre, etc.

L’uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso.

La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificato, se alcuni fili vengono tagliati all’improvviso, l’intero complesso subisce una modificazione.

Per centinaia di anni -e soprattutto nell’ultimo secolo- l’uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde… e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all’uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere. Con l’aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come pure l’affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente.

Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell’eterna abbondanza… le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio… molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura.

Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l’armonia complessiva, cioè la reale sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell’uomo stesso) dipende da quelle componenti.

Il futuro dell’umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l’ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e intraspecisti.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l’abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l’abbiamo ricevuta? La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza.

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana



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venerdì 6 ottobre 2017

Dalla PAC all'agricoltura bioregionale

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Da sempre l’Europa sostiene la propria agricoltura attraverso la PAC, Politica Agricola Comunitaria, destinandovi una quota preponderante del proprio bilancio. Nell'attuale programmazione gran parte di queste risorse è appostata sul ‘primo pilastro’, strumento di sostegno al reddito delle aziende basato sul criterio delle superfici coltivate. Un criterio che, nel sostenere le grandi imprese agricole, non fornisce però stimoli a perseguire risultati in termini ambientali e sociali che rispondano al principio ‘public money for public goods’. 

Negli anni, le riforme della PAC, soprattutto attraverso il pilastro dello ‘Sviluppo Rurale’, hanno in parte corretto questa distorsione, indirizzando molte imprese verso investimenti virtuosi, ma i risultati restano inferiori alle attese. 

Gli aiuti pubblici che premiano le aziende di maggiori superfici infatti assecondano la concentrazione fondiaria invece di favorire l’ingresso di nuove figure di agricoltori bioregionali, e non supportano in misura sufficiente il presidio degli spazi rurali in aree svantaggiate, che spesso dipendono da aziende attive su piccole superfici. 

I sostegni garantiti dal primo pilastro non premiano la crescita dei livelli occupazionali, né la sostenibilità ambientale e la salubrità dei prodotti immessi sul mercato, finendo col sostenere una agricoltura che, su ampie superfici, fa ricorso a fertilizzanti chimici e prodotti dannosi per l'uomo e per l'ambiente: è il caso di pesticidi come il glifosato. 

Tuttavia negli ultimi anni si è affermato concretamente un modello alternativo, che ha i suoi punti forti nella crescita a due cifre delle produzioni biologiche e biodinamiche, che mettono in campo un approccio circolare in grado di garantire maggiore fertilità dei suoli, valorizzare la biodiversità, mitigare il cambiamento climatico, dimostrando nei fatti anche la capacità di garantire il reddito per le aziende agricole a fronte di superiori livelli occupazionali. 

Si tratta di un segnale forte ed importante, incoraggiato dagli orientamenti e dalle aspettative dei consumatori.

La PAC ora affronta un percorso di riforma che riguarda tutti noi cittadini, contribuenti e consumatori, interpellando la nostra visione di un’agricoltura che produca cibo sicuro e sano, che innervi e presidi i territori, sostenga le comunità rurali generandovi opportunità di lavoro e prenda parte, insieme agli altri settori produttivi, alle grandi sfide di sostenibilità, dalla lotta all’inquinamento alla tutela della biodiversità e del paesaggio, al contrasto e mitigazione del cambiamento climatico. 

Per gli effetti che la PAC produce sui territori, la discussione non può essere lasciata nelle mani di pochi, e deve essere liberata dai condizionamenti delle lobby agroindustriali che invece chiedono il mantenimento dello status quo.

Per far emergere queste aspirazioni la coalizione "cambiamo agricoltura" si è già fatta promotrice di una massiccia partecipazione di cittadini alla consultazione sulla PAC svoltasi la scorsa primavera, e ora intende promuovere un momento di riflessione su come vorremmo che la PAC cambiasse, per essere più a misura di imprese agricole che compiono la scelta di presidiare attivamente il territorio rurale, a partire dalla conservazione delle risorse ambientali da cui la stessa agricoltura dipende: la biodiversità, l’acqua, il suolo.

Per una agricoltura capace di mantenere e riprodurre le risorse naturali e di assicurare la produzione di alimenti salubri, incoraggiare consumi alimentari equi e sostenibili, condividere le sfide di mitigazione e adattamento climatico, servono nuove regole nella destinazione dei contributi con cui la comunità europea assicura sostegno al lavoro degli agricoltori. 

Per questo occorre assumere l’innovazione in chiave agroecologica come pilastro su cui orientare i sostegni comunitari, puntando su misure che valorizzino il ruolo
dell’agricoltura sia nella sua funzione di produttrice di cibo che di gestione del territorio rurale.
 
L'iniziativa "CAMBIAMO AGRICOLTURA" è promossa da una rete aperta di associazioni di cui fanno già parte:

AIAB - Associazione per l'Agricoltura Biodinamica - FAI Fondo Ambiente Italiano - Federazione Pro Natura - Federbio - ISDE Italia Medici per l'Ambiente - Legambiente - LIPU Birdlife Italia - WWF Italia

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giovedì 5 ottobre 2017

Per l'Europa serve una riaggregazione territoriale in chiave bioregionale



Bioregionalismo

In questi giorni di inizio ottobre 2017 non si fa altro che parlare del referendum per l'indipendenza della Catalogna. Tanti in Italia conoscevano la parola "catalogna" solo perché riferita a quella verdura amara che spesso compare sulle nostre tavole. Sì, la catalogna è anche un'erba... ma ora per tanti scissionisti è diventata il simbolo dell'auto governo. 


Sicuramente  sta facendo più clamore la secessione catalana che la pseudo-scissione da operetta messa in scena dalla Lega Nord  negli anni passati (vedi: http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Le-radici-del-sistema-multipolare-bioregionale).
Il fatto è che se l'Europa fosse veramente unita -dal punto di vista politico- e non un semplice apparato economico della BCE,  e fosse dotata di un parlamento sovrano che non fungesse solo da passacarte delle Commissioni (dominate dalle lobbies finanziarie), in questo caso sarebbe opportuno che il suo territorio venisse suddiviso in bioregioni, ovvero in ecosistemi geomorfologicamente e culturalmente  omogenei  (per ambiente, tradizioni, lingue o dialetti, vocazione produttiva, etc.). In questo caso gli stati -come oggi li conosciamo- potrebbero anche scomparire, fondendosi nella comune matrice europea, salvaguardando però le differenze e le peculiarità degli ambiti bioregionali.
Del riordino amministrativo territoriale, in chiave bioregionale, me ne sto occupando da parecchi anni, soprattutto da quando è nata la Comunità Europea, ed in questo contesto è  necessario restituire dignità e salvaguardare i diritti delle piccole comunità locali.
Il bioregionalismo infatti si riconosce massimamente nelle identità locali e queste possono essere individuate principalmente nell’ambito municipale e provinciale, che  è il territorio in cui una comunità di solito irradia la sua influenza culturale. Tra l’altro in Italia le Regioni, impostate e studiate a tavolino, si pongono come stati antagonisti sia per lo Stato Italiano che per l’Europa stessa, che faticosamente sta cercando di trovare una identità condivisa.
Se degli Enti inutili vanno eliminati, molto meglio abolire le Regioni, mini-stati all’interno dello Stato, che nemmeno rappresentano interessi di omogeneità culturale e bioregionale ma solo interessi di gestione economica e partitica.
La bioregione

Ed ora un inciso culturale sulle origini della civiltà europea. Le radici europee non sono  romane né greche ma molto più antiche e ciò è stato dimostrato ampiamente dalle ricerche compiute nell’Europa centrale dalla archeologa M. Gimbutas. La lingua madre definisce il significato di Eu-ropa in “dalla larga faccia” ovvero la dea del plenilunio. In queste arcaiche origini  tutte le genti d’Europa sono cresciute mantenendo un’identità collettiva diffusa pur nella libertà ed autonomia dei vari nuclei, oggi appunto rappresentati dalle città e dalle province.

Il bioregionalismo, riportando in auge sia il rispetto della vita in termini di ecologia profonda sia il riconoscimento dell’identità locale è l’unico metodo che possa garantire equanime distribuzione e pari dignità alle diverse presenze degli abitanti della Comunità Europea.
Quindi l’Europa, politicamente unita, andrebbe suddivisa in ambiti bioregioniali (e non in Regioni od in Macro-Regioni, come proposto da alcune forze politiche), poiché abbiamo visto che le amministrazioni Regionali per loro natura tendono ad essere separative e indifferenti agli interessi delle comunità locali (dovendo infatti difendere la loro strutturazione spuria ed anomala rispetto alla identità bioregionale).
Paolo D’Arpini  
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Referente alle Pubbliche Relazioni della Rete Bioregionale Italiana - bioregionalismo.treia@gmail.com - Tel. 0733/216293

martedì 3 ottobre 2017

Biospiritual unity of existence - Unitarietà biospirituale dell'esistenza


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Biospiritual unity of existence

If we want to embrace the union between spirit and life in a single concept, to share solidarity, conscience of the environment and mutual belonging, fatigue and dangers  but at the same time carefree and happiness, bringing that unified experience into our everyday life, I found myself having to decide which word might best indicate that state.

The term so far used "religion" (from Latin religo) means to "re-unite" but it can not be asserted that life has ever been separated in itself. If it had been separated, it would no longer be life. In fact death is also a stage in the vital process. So talking about "religion of nature" can be misleading. Because nature is already a united whole, a unicum.

I might prefer to use the word "biospirituality", a neologism that describes what has always been and will always be ... But this substitution, from religion to biospirituality, could generate ideological controversies.

At times, it seems that words arise to create discord among men ... Misunderstanding with the diversity of languages is at the basis of the dislikes and suspicions that human beings perceive each other ... Common language unites and  a time  all the humans spoke the same language, the "nostratic" is called in glottology, then from that ancestral  speech, in the planetary human diaspora, branches and twigs have grown ever different ...

The mythology of the tower of Babel is symbolic but truthful ... The men who had just been sacked by the Flood all concentraded  in a place and began to build a thank-you-heart monument to God (perhaps at that time it was a Goddess), symbolically this zig-zag tower increased in height (to get to heaven) but man is made for the earth and so God (or Goddess) confused the languages and the men who could no longer understand themselves moved away  until the whole planet was inhabited ...

Certainly this is a fairy tale but it makes you think how the difference between languages turns man away from man. Will this be why every time an emerging power tries to settle through a language? Surely this  happened with Sanskrit, Greek, Latin ... and now English.

But wait to wait .. I did not intend to make a semantic linguistic discourse ... in fact .. I wanted to talk about the only element that is able to unite and to make man recognise  himself in others, as manifestations of the same vital matrix. This unitary  element is the "consciousness-intelligence", which unites all living beings and -in latency- even the inorganic world.

This consciousness / intelligence has been in  all times defined as  "spirit". Spirit and life are consequential and inseparable. In short, to definitively sanction the indissolubility between spirit and matter, I came to use the word "biospirituality".

And what is meant by biospirituality? It means that the highest achievement is obtained in living here and now, where we are,  not somewhere else or some other time.  Supreme Reality is not elsewhere and apart from this existence. The Earth, the Universe, are impregnated  at all times of existence.

Biospirituality is the expression, the subtle smell, the intrinsic message that transpires from matter all over. The feeling of constant indivisible presence, the awareness of the inseparability of life, recognizable in every form and component, starting from the perceiving "subject",  this is the stable "essence" of being biospiritual.

Supreme knowledge means knowing that all that "is" is  as it is  in itself. Because the existing is one, there can be no "other" ... We can define this state "liberation" from the illusory sense of separation ... since biospirituality can not admit separation but only diversity in all her expressive ways and in outer forms ...

At the right time each of us will feel the impulse to recognize what is, and has always been, and that is the purpose of biospirituality. And it is a way even to realize the new bioregional ecozoic era.


Paolo D'Arpini - Bioregional Italian Network




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Testo italiano:

Unitarietà biospirituale dell'esistenza

Volendo abbracciare in un unico  concetto l'unione tra   spirito e  vita, in cui condividere  solidarietà, coscienza dell’ambiente e della reciproca appartenenza, della fatica e dei pericoli ma allo stesso tempo spensieratezza, e desiderando riportare quella esperienza unitaria nella nostra vita quotidiana,  mi sono ritrovato a dover decidere quale parola potesse meglio  indicare quel pensiero.

Il termine finora usato  "religione" (dal latino religo) sta a significare “ri-unire” ma non si può affermare che la vita abbia mai avuto separazioni in se stessa.. Se avesse subito una separazione non sarebbe più vita. Infatti  anche la morte è  una fase nel processo vitale. Quindi parlare di "religione della natura" può essere fuorviante. Poiché  la natura è già un tutto unito, un unicum.

Preferirei magari usare la parola “biospiritualità”, neologismo  che ben  descrive ciò che è sempre stato e sempre sarà… Ma questa sostituzione, da religione a biospiritualità, potrebbe generare controversie ideologiche.

A volte, sembra che le parole nascono per creare discordia fra gli uomini… L’incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi  è alla base delle antipatie e del sospetto che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri… 
Il linguaggio comune unisce  ed all’inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamato in glottologia, poi da quella radice ancestrale, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi… 

La mitologia della torre di Babele è simbolica ma veritiera… Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale  si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l’uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono  alla conquista del mondo, finché tutto il pianeta fu abitato…
Certo questa è una favola ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l’uomo dall’uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così con  il sanscrito, il greco, il latino… ed ora l’inglese. 

Ma aspetta aspetta.. non intendevo fare un discorso semantico linguistico.. anzi.. volevo parlare dell’unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l’uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.

Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile “spirito”.  Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili.  Insomma, per definitivamente sancire l’indissolubilità tra spirito e materia, mi è venuta l'ispirazione di usare la parola “biospiritualità”.

E cosa si intende per biospiritualità? Vuol dire che il più alto ottenimento si ottiene nel vivere  qui ed ora, non in qualche altro luogo od in qualche altro tempo. Noi siamo  in ogni momento dell’esistenza. La Realtà Suprema non è in un altrove ed a parte da questa esistenza. La Terra, l’Universo ne sono impregnati.

Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa,  la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente, questa è la pratica stabile dell’essere biospirituale. 

La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che “è” lo è in quanto tale ed in se stesso. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”… Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione… poiché la biospiritualità non può ammettere separazione ma solo diversità nei modi espressivi e nelle forme esteriori... 

Al momento opportuno ognuno di noi sentirà l’impulso a riconoscersi in quel che è, ed è sempre stato, e questo è lo scopo della biospiritualità. Ed è un modo per realizzare la nuova era ecozoica  bioregionale. 

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana