venerdì 31 luglio 2015

Alterazione dell'ecosistema terrestre irreversibile - "10 miliardi per me posson bastare..."



I mutamenti climatici… Ne avevo parlato a maggio, prendendo le mosse
dalla pretesa (bugiarda) dell’Expo 2015 di elaborare una strategia per
“nutrire il pianeta”. Quella delle carenze alimentari, infatti, è una
delle tessere del mosaico del disastro ambientale che caratterizza i
nostri tempi. È una catena i cui anelli – semplificando al massimo –
sono i seguenti: sovrappopolazione, inquinamento, mutamenti climatici,
alterazioni dell’ecosistema, catastrofi ambientali (comprese
inondazioni e siccità), malnutrizione di intere popolazioni e
conseguenti spinte alle migrazioni (ma anche alle guerre per
assicurarsi risorse idriche e/o alimentari).

Il disastro ambientale è reale ed innegabile, e non è certo
un’invenzione di complottasti o di fondamentalisti dell’ecologia. I
segnali sono tanti, e gravissimi: il “buco nell’ozono”, lo
scioglimento dei ghiacciai, il surriscaldamento della crosta
terrestre, innanzitutto; ma anche i fenomeni climatici estremi che,
sempre più frequentemente, funestano intere regioni. La loro violenza
è crescente; uragani, tifoni e tornados lasciano ogni volta sul
terreno migliaia e migliaia di morti, devastano villaggi tropicali ma
anche grandi metropoli: ricordate intere isole delle Filippine
distrutte dall’uragano Hayan? e la più bella città degli Stati Uniti,
New Orleans, rasa al suolo dal ciclone Katrina?

Ci sono poi i fenomeni “minori” (che proprio minori non sono), molti
dei quali riguardano le zone temperate, quelle che – come il nostro
territorio – fino a qualche anno fa praticamente sconoscevano i
disastri ambientali. Mentre le api scompaiono in intere regioni (anche
per colpa di insetticidi sempre più devastanti), i pesci muoiono di
caldo (e non è un modo di dire) in alcuni specchi d’acqua italiani,
come recentemente nella laguna di Orbetello.

Poi c’è il caldo, il caldo asfissiante, torrido di questi giorni. Non
è un bel segnale; anzi, è decisamente un dato allarmante. Dal punto di
vista meteorologico, un aumento della temperatura di quasi due gradi
rispetto all’anno precedente (come quello registrato in questo mese di
luglio) non è un’anomalia, è un’enormità. Eppure, nessuno sembra
preoccuparsi eccessivamente: il Vispo Tereso scorrazza sui prati alla
ricerca di 50 miliardi, e i telegiornali scodellano – quasi con
compiacimento – afose immagini di turisti ansimanti e grondanti
sudore.

Solo il Papa sembra aver preso la cosa sul serio, al punto da aver
invitato in Vaticano 10 sindaci di 10 metropoli del mondo, per
invitarli a promuovere un cambiamento negli “stili di vita” che possa
propiziare un maggior rispetto ambientale. Nessuno tra i 10 invitati –
fra cui il giulivo sindaco di Roma – ha però ricordato al Pontefice
che causa prima dell’inquinamento ambientale è la forsennata crescita
demografica della popolazione mondiale, incoraggiata da quasi tutte le
Chiese e in primis da quella cattolica: nel 1950 eravamo 2 miliardi e
mezzo; ed oggi – ad appena 65 anni di distanza – abbiamo già superato
i 7 miliardi. Fra non molto, nel 2050 – dicono gli esperti –
toccheremo i 10 miliardi.

Ma il pianeta – checché se ne dica – non è in grado di assicurare
cibo, acqua e dignità ad altri 3 miliardi di individui.

Michele Rallo

giovedì 30 luglio 2015

Roma - L'ISPRA ha presentato l'Annuario dei dati ambientali




Presentato il 29 luglio a Roma, nell’Auditorium del MATTM, l’Annuario dei dati ambientali ISPRA 2014-2015: i grandi temi affrontati sono quelli della qualità delle acque e dell’aria, degli agenti fisici e dei rischi per il suolo in generale, dagli eventi franosi e alluvionali, agli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, all’individuazione di Siti di interesse nazionale (SIN). 

L’attenzione è rivolta anche alle superfici interessate da coltivazioni biologiche, che occupano il 9,1% della superficie agricola utilizzata, con un incremento, nel 2013, di ben il 12,8% rispetto all’anno precedente.


Secondo i dati riportati dall’Annuario ISPRA, la qualità dell’89,5% delle acque di balneazione marine, controllate secondo i parametri microbiologici previsti dalla normativa, è classificata a un livello almeno sufficiente, mentre il 60% dei fiumi e il 65% dei laghi monitorati risulta in uno stato ecologico inferiore al “buono”.
A conferma della buona situazione delle acque di balneazione, si ricorda che dall’edizione 2015 dell’Annuario dei dati ambientali ARPAT emerge che oltre il 97% dei km di costa toscana controllati si colloca in classe “eccellente”.

Il 69% delle acque sotterranee italiane (in Toscana la percentuale è del 77%) fa riscontrare uno stato chimico (Indice SCAS) “buono”, per quanto il restante 30% circa (il 23% per la Toscana) sia classificato come “scarso”.

Per quanto riguarda mare e litorali le notizie non sono buonissime: in 10 regioni costiere, tra cui la Toscana, è stata riscontrata l’alga Ostreopsis ovata mentre, ad esempio, il 46% delle nostre coste basse, nei 50 anni che vanno dal 1950 al 1999, ha subìto modifiche superiori a 25 metri e i tratti di costa in erosione (895 km) sono ancora superiori a quelli in progradazione (849 km).

In tema di inquinamento atmosferico, PM10 e ozono superano ancora, rispettivamente, il limite giornaliero e l’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana, e nel 2014 i trasporti risultano responsabili di più del 25% delle emissioni di gas serra, per quanto tra il 1990 e il 2013 si sia registrato un calo delle emissioni totali di gas a effetto serra pari al 16,1%.
La Toscana, nel 2014, ha visto invece rispettato il valore limite di 35 superamenti annuali della media giornaliera di 50 µg/m3 in tutte le 26 stazioni di Rete Regionale per il PM10, con una sola eccezione.

Per l’inquinamento acustico i controlli si sono orientati sul rumore prodotto da attività commerciali (57,5%) e produttive e da infrastrutture di trasporto stradale, con il 46% delle sorgenti oggetto di controllo che ha presentato almeno un superamento dei limiti normativi. Tra il 2012 e il 2013, d’altro canto, c’è stata una diminuzione della richiesta di controllo sugli impianti di telecomunicazione da parte della cittadinanza pari al 28%.
Ancora, risulta critica la situazione in merito a eventi di frana (211 eventi importanti nel 2014): Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Sicilia le regioni più colpite.
Sono 40 i Siti di Interesse Nazionale individuati (4 in Toscana).

In Lombardia si concentra invece buona parte dei 1.104 stabilimenti a rischio di incidente rilevante (1/4 del totale), ma un discreta percentuale è rilevata anche in Veneto, Piemonte e Emilia Romagna. In Toscana gli stabilimenti rientranti nel campo di applicazione degli articoli 6 e 7 del D.Lgs. 334/99 e s.m.i. risultano essere 34.

annuario ISPRA 2014-2015 - infografica

(Fonte: Arpat)

mercoledì 29 luglio 2015

"Madia peggio dell'ISIS" - Attentato contro la cultura ed il patrimonio storico culturale d'Italia



La riforma della pubblica amministrazione, il cosiddetto "ddl Madia",
prevede la confluenza delle Soprintendenze nelle Prefetture. Un gruppo
di intellettuali - tra i quali Dario Fo, Salvatore Settis, Tomaso
Montanari e Corrado Stajano - considera questa misura il più grave
attacco mai perpetrato da un governo al sistema della tutela del
patrimonio culturale italiano.

Non si uccide così l'art. 9 della Costituzione

Il disegno di legge Madia sulla riorganizzazione dell'amministrazione
statale prevede la confluenza delle Soprintendenze nelle Prefetture
(ddl 1577/2015, art. 8 comma 1e)*. Si tratta del più grave attacco al
sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai
perpetrato da un Governo della Repubblica italiana. Anzi, l’attacco
finale e definitivo.

Chiediamo al Presidente della Repubblica di vigilare su questa e ogni
altra violazione dell'art. 9 della Costituzione; ai Presidenti del
Senato e della Camera di garantire un'adeguata discussione
parlamentare; al ministro Dario Franceschini, attuale titolare del
Mibact, di opporsi con ogni mezzo a tale disegno politico. O questo
governo sarà per sempre ricordato come il becchino di una delle più
gloriose strutture di civiltà e democrazia della cultura europea.

Primi firmatari: Alberto Asor Rosa, Paolo Baldeschi, Alessandro
Bedini, Paolo Berdini, Irene Berlingò, Anna Maria Bianchi, Giovanna
Borgese, Licia Borrelli Vlad, Massimo Bray, Francesco Caglioti, Mario
Canti, Giuliana Cavalieri Manasse, Pier Luigi Cervellati, Giovannella
Cresci, Nino Criscenti, Angelina De Laurenzi, Anna Donati, Dario Fo,
Andrea Emiliani, Vittorio Emiliani, Fernando Ferrigno, Maria Teresa
Filieri, Domenico Finiguerra, Fabio Isman, Donata Levi, Costanza
Gialanella, Daniela Giampaola, Piero Gianfrotta, Carlo Ginzburg, Maria
Pia Guermandi, Giovanni Losavio, Paolo Maddalena, Concetta Masseria,
Maria Grazia Messina, Tomaso Montanari, Alessandro Nova, Rita Paris,
Desideria Pasolini dall'Onda, Carlo Pavolini, Giovanni Pieraccini,
Maria Luisa Polichetti, Luciana Prati, Adriano Prosperi, Stefano
Rodotà, Valeria Sampaolo, Edoardo Salzano, Salvatore Settis, Sergio
Staino, Corrado Stajano, Simonetta Stopponi, Roby Stuani, Mario
Torelli, Bruno Toscano, Carlo Troilo, Sauro Turroni, Monique Veaute,
Paola Ventura, Serena Vitri, Fausto Zevi.

Sottoscrivono inoltre l'Associazione Altreconomia e Laboratorio
Carteinregola Roma.

______

*Ddl 1557, art. 8, comma 1: e) con riferimento alle Prefetture-Uffici
territoriali del Governo: a completamento del processo di
riorganizzazione, in combinato disposto con i criteri stabiliti
dall'articolo 10 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito,
con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ed in armonia
con le previsioni contenute nella legge 7 aprile 2014, n. 56,
razionalizzazione della rete organizzativa e revisione delle
competenze e delle funzioni attraverso la riduzione del numero,
tenendo conto delle esigenze connesse all'attuazione della legge 7
aprile 2014, n. 56, in base a criteri inerenti all'estensione
territoriale, alla popolazione residente, all'eventuale presenza della
città metropolitana, alle caratteristiche del territorio, alla
criminalità, agli insediamenti produttivi, alle dinamiche
socio-economiche, al fenomeno delle immigrazioni sui territori fronte
rivieraschi e alle aree confinarie con flussi migratori;
trasformazione della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo in
Ufficio territoriale dello Stato, quale punto di contatto unico tra
amministrazione periferica dello Stato e cittadini; attribuzione al
prefetto della responsabilità dell'erogazione dei servizi ai
cittadini, nonché di funzioni di direzione e coordinamento dei
dirigenti degli uffici facenti parte dell'Ufficio territoriale dello
Stato, eventualmente prevedendo l’attribuzione allo stesso di poteri
sostitutivi, ferma restando la separazione tra funzioni di
amministrazione attiva e di controllo, e di rappresentanza
dell'amministrazione statale, anche ai fini del riordino della
disciplina in materia di conferenza di servizi di cui all'articolo 2;
coordinamento e armonizzazione delle disposizioni riguardanti
l'Ufficio territoriale dello Stato, con eliminazione delle
sovrapposizioni e introduzione delle modifiche a tal fine necessarie;
confluenza nell'Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici
periferici delle amministrazioni civili dello Stato; definizione dei
criteri per l'individuazione e l'organizzazione della sede unica
dell'Ufficio territoriale dello Stato; individuazione delle competenze
in materia di ordine e sicurezza pubblica nell'ambito dell'Ufficio
territoriale dello Stato, fermo restando quanto previsto dalla legge
1° aprile 1981, n. 121; individuazione della dipendenza funzionale del
prefetto in relazione alle competenze esercitate.

Wanda Bonazzi


Petizione: https://www.change.org/p/non-si-uccide-cos%C3%AC-l-art-9-della-costituzione?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=355068&alert_id=uPCIuXIlCM_fDKNSUEO8LdpBAb0SI22WU3Hcg2GwT8HILU74IrJf4k%3D

martedì 28 luglio 2015

Note brevi su Bioregionalismo, Ecologia Profonda, Biospiritualità, Economia Partecipativa, Biopolitica…. ed altro ancora


Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.
Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.
Abbiamo inserito come terzo elemento componente “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta “Biospiritualità” – E cosa si intende per biospiritualità? Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente. La conoscenza “suprema” significa essere consapevoli che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…
Altro aspetto importante del discorso è quello della Solidarietà al Tutto (anziché Umana) per far trasparire una visione meno antropocentrica e più rivolta al rispetto dell’Uno e Molteplice che ci circonda ed in cui siamo. Il termine più appropriato per noi sarebbe Cooperazione Attiva, quindi cooperare alla maniera del fare o dell’agire cioè del concludere e arrivare a soluzioni e propositività negli intenti, orientati sempre verso l’alto, cioè lo Spirito.
Nel discorso dell’ecologia va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all’uomo. E poi l’Economia Partecipativa, poiché l’economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi e non passivi (come avviene nel sistema corrente della cosiddetta "moneta debito"), ecco il senso di Partecipazione e Sovranità di questo mezzo di scambio che è il denaro.
Paolo D'Arpini


lunedì 27 luglio 2015

Anche i ghiacciai antartici fondono




I risultati delle ricerca sono stati pubblicati 2 mesi fa su “Nature Geoscienze”. Lo studio è stato portato avanti da un team di scienziati australiani, britannici, francesi e USA.

Quello che hanno scoperto è che due massicci ghiacciai dell’Antartide, uno a Est e uno a Ovest, si stanno sciogliendo a una velocità superiore alle attese e che ciascuno contiene abbastanza acqua da far aumentare il livello dei mari di 3 metri, oltre sei tra tutti e due. Ora gli scienziati hanno scoperto che al di sotto di questi ghiacciai si stanno insinuando le acque calde dell’Oceano, che hanno aperto al di sotto della superficie marina veri e propri canyon nel ghiaccio. Aperture attraverso le quali l’acqua (più) calda dell’oceano sta sciogliendo il ghiaccio al riparo della vista a una velocità inattesa e finora imprevista.

Del ghiacciaio a Est si sapeva, ora anche quello a Ovest, il Totten, appare interessato dallo stesso fenomeno, che qualora si completi, ( ma questa è una tesi tutta da verificare) per alcuni studiosi avrebbe conseguenze enormi, soprattutto sull’emisfero Nord, perché sciogliendosi il ghiaccio determinerebbe anche una ridistribuzione del peso sulla superficie terrestre, cambiandone anche l’assetto gravitazionale (!?). All’aumento medio dovuto allo scioglimento dei ghiacci quindi s’aggiungerebbe quello derivante dal mancato effetto attrattivo della massa di ghiaccio, il che si risolverebbe in un aumento dell’innalzamento delle acque nell’emisfero Nord. 


Sciogliendosi, la coltre di ghiaccio che ricopre il Polo Sud, raggiungendo in alcuni punti i 500 metri, contribuirebbe all’innalzamento delle acque molto di più dell’analogo fenomeno al Polo Nord, perché il ghiaccio al Sud è appoggiato sul continente e non galleggia sul mare come al Nord, dove sciogliendosi non andrebbe ad influire pesantemente sul livello delle acque.

domenica 26 luglio 2015

Notiziario ambientale di Medicina Democratica



La vergogna della giustizia per le morti di amianto non ha mai termine. Dopo la sentenza della Cassazione che aveva assoltoStephan Schmidheiny per prescrizione del reato di disastro ambientale, la Gup Federica Bompieri ha ora bloccato il "Processo Eternit bis" per omicidio volontario (doloso) inviando gli atti alla Corte Costituzionale. 2154 morti vagheranno come fantasmi uccisi dalla Giustizia.

18 dirigenti condannati per l'amianto. Accusati di omicidio colposo per la morte di 44 lavoratori del cantiere navale Fincantieri di Monfalcone, condannati dal tribunale di Gorizia per complessivi 110 anni di reclusione e 1,3 milioni di euro di risarcimenti. Nel primo processo erano già stati condannati 13 imputati per la morte di altri 85 lavoratori. Medicina democratica parte civile.

Otto condanne per amianto. A Torino al processo Montefibre. Medicina democratica parte civile. Risarcimenti alle famiglie.Clicca qui il Comunicato stampa.
Amianto Pirelli: 11 condanne. Omicidio colposo aggravato. Ruolo attivo di Medicina democratica nel processo.  Clicca qui.

Condanne fino a 5 anni per le morti Michelin di Spinetta Marengo. Chieste dal Pubblico Ministero contro quattro dirigenti accusati di omicidio colposo: Gian Carlo Borella, Emilio Toso, Bartolomeo Berello, Giovanni Alberti.

Nube tossica di cloridrico dalla Tazzetti di Casale Monferrato. Le persone intossicate sono state portate in ospedale. Verifiche nell'aria attorno allo stabilimento da parte dell'Arpa.
Boicottiamo Israele. La campagna "Bds" "Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni" lanciata dalle ONG Organizzazioni Non Governative.

Aumentano i rischi per la Fraschetta. All'assemblea di Tortona: "Dobbiamo già fare i conti con la Solvay a Spinetta, con l'Acnain Val Bormida e con l'Ecolibarna a Serravalle, con i loro rifiuti a contatto con le falde. Ora stiamo correndo un altro pericolo rappresentato dall'amianto del Terzo valico".

I movimenti provenienti da tutta Europa in lotta contro le “Grandi Opere".  Presidio Europa Movimento No TAV - 5° Forum Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte. Per spezzare il legame tra le Grandi Opere, il furto della democrazia e la corruzione è essenziale la partecipazione e la mobilitazione cittadina continua a leggere

Tav, i conti non tornano. Clicca qui un articolo di Maurizio Bongioanni su Altreconomia.
Prevenire e curare la disabilità visiva. Nel mondo sono ben 285 milioni le persone con problemi alla vista, tra le quali 19 milioni dibambini. Di questi ultimi, 12 milioni potrebbero essere curati con un’operazione oculistica o con interventi mirati. Nei Paesi in Via di Sviluppo, inoltre, un bambino muore entro un anno dal momento in cui diventa cieco. (continua...)

Un innovativo studio sull’epilessia farmacoresistente. Circa il 30% delle persone con epilessia sono affette da una forma detta “farmaco resistente”, che non risponde cioè alle terapie farmacologiche condotte in maniera corretta. (continua...)

Più di 4 milioni di persone con disabilità nel nostro Paese. Molte delle quali studiano, viaggiano e fanno sport, mentre assaipoche lavorano. (continua...)

Parliamo di “testamento pedagogico” Garantire alle persone con disabilità supporti che continuino anche “dopo” la vita dei genitori, in modo tale che esse abbiano le stesse possibilità di inclusione sociale e di apprendimento

Lino Balza
Via Dante 86 15121 Alessandria Tel. 3470182679 linobalzamedicinadem@gmail.com 


sabato 25 luglio 2015

Treia. 25 luglio 2015 - Non solo partite di pallone (con bracciale), anche cultura e tradizione



Non solo partite di pallone (con bracciale) a Treia anche cultura, questa la sensazione vissuta il 25 luglio 2015 durante l'esplorazione agli eventi della Disfida del Bracciale, mentre in campo giocavano la nostra squadra di Vallesacco contro l'Onglavina,  ci siamo trovati, Caterina ed io, nelle sale della Pinacoteca comunale dove Edi Castellani, assessore alla cultura, aveva organizzato una visita guidata con performance teatrale. 


Durante la quale, per capire meglio le scene vissute nei vari dipinti, veniva recitate anche scenette dal vivo, con attori che impersonavano alcuni dei personaggi storici di Treia: dame da compagnia, Pio VI, Carlo Didimi, Dolores Prato, ed anche il recanatese Giacomo Leopardi, che leggeva la sua poesia dedicata a un vincitore nel pallone (il Didimi stesso), che poi è stata omaggiata al pubblico in forma di pergamena arrotolata e tenuta da un nastrino rosso. 


Fa sempre piacere stare in mezzo ad una commedia, senza separazione fra attori e spettatori e con il regista che fa la parte del turista fotografo... Graditissimo anche il finalino a base di calcione e raviolo, specialità locali, offerti dalla casa. All'uscita, per continuare la passeggiata in ambito culturale, abbiamo visitato la mostra della pittrice, Patrizia Poloni, che si tiene nell'androne del Teatro. 


Abbiamo proseguito nel giro culturale andando a parlare con l'amico biodinamico Gabriele, che per conto della Rete d'imprese "Vivi la tua terra", una filiera corta biologica, ha allestito un punto di degustazioni vegetariane e vegane, Ci ha invitati a partecipare ad una prossima iniziativa in collaborazione con l'Università di Camerino, che si terrà il 20 settembre, su cibo e benessere. 

Una puntata veloce a casa per una doccia rinfrescante e per imbastire questo resoconto e subito di corsa (Caterina ha fretta e non vuole perdere nulla dello spettacolo) in mezzo alla folla. Abbiamo tutto il tempo per farci una bella pizza biovegetariana, lì nella pizzeria incrociamo il sindaco Franco Capponi che ci fa "siete arrivati tardi le pizze più buone sono finite..". Ovviamente scherza poiché le pizze le fanno al volo e seduta stante ed anche a prezzi popolari. 



All'uscita incrociamo Paolo Damiani, il presidente  della banda di Treia, il quale ci invita a partecipare all'escursione musicale della Banda Bassotti, da lui invitata appositamente per la festa. 

Una torma di donne uomini bambini vecchi, ognuno con gli strumenti più strani, ma anche con le solite trombe e clarinetti ed un numero incredibile di tamburi e piatti. Non vi dico la caciara per le strade, molto coinvolgente, con musiche popolari anni '50 e '60, ed anche più vecchie, insomma le musiche della mia giovinezza. Ci lasciamo trascinare, Caterina ed io in questo revival sonoro deambulante, per le strade del Cassero e poi dell'Onglavina. Lì la banda si ferma in varie taverne "a far casino" dicono i componenti... In quel quartiere degli zingari, l'Onglavina, la Banda Bassotti ci sta proprio bene, improvvisamente ci ritroviamo in un'atmosfera fuori del tempo, vivendo in un si sa dove... Questo è il momento più bello, per me, della festa. 



Poi non ce la facciamo più a camminare e Caterina dice "torniamo fino in piazza a vedere cosa succede". Lungo la strada incrociamo Alberto Pompili, il segretario del PD, con un martello in mano... gli chiedo "è cominciata la rivoluzione... e la falce dove l'hai lasciata?". Ma lui di rimando: "Ma no, figurati, son qui che attaccavo un cartello per mia cugina che espone attrezzature per cani". 



Lì a fianco scorgiamo un ceramista che lavora la creta dal vivo ed  entriamo nella sua bottega artigiana, gli oggetti esposti sono molto belli, soprattutto quelli più semplici. Arrivare alla piazza è dura.. la calca è tanta, e si sente pure la musica che s'irradia nelle vie gremite ed illuminate. Non possiamo fare a meno di fermarci  nella botteguzza del cocomero fresco allestita dalla nostra verduraia di fiducia: Nadia.  Finalmente giunti alla piazza, andiamo a sederci sul muricciolo sotto al monumento di Pio VI, fatalità dietro ai maggiorenti comunali, l'assessore Adriano Spoletini  e sindaco con rispettive consorti, che stanno davanti a noi ma non ci notano impegnati come sono, in piedi,  ad abbozzare passetti di danza mentre ascoltano le canzoni italiane arrangiate da un cantautore di cui ora non ricordo il nome (ma da qualche parte nel programma è segnato).   



Mentre osserviamo  il popolo spensierato mi viene in mente che tutto questo spettacolo non è solo "panem et circenses" è anche gioia di vivere e desiderio di ritrovarsi in comunità. Questa sensazione la vivo anche più intensamente mentre, al suono della musica italiana, ci intrufoliamo nella bottega del Fotoclub del Mulino Treia, con bellissime immagini evocative alle pareti e sul tavolo un paio di album con foto d'altri tempi... dalla fine del 1800 sino alla metà del 1900. Quanto è cambiato il mondo da allora!



La festa per noi è finita..., è quasi mezzanotte, torniamo nel nostro lettuccio caldo mentre dalla finestra si odono ancora le note un po' strampalate di "Marina, Marina, Marina..."della Banda Bassotti  che nel frattempo dall'Onglavina è giunta fino al Borgo. Con quel suono resto un po' ad osservare la mia vita, ho vissuto molto, grazie a Dio. 
Ed anche questa è fatta!

Paolo D'Arpini











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Tamburini "comunisti" - Foto Mulino Treia

La guerra che piace... (al potere finanziario)



Quando parliamo di guerra, molti di noi (italiani delle ultime generazioni) fanno riferimento ai racconti dei nostri genitori o dei nostri nonni, e le immagini che si formano nella nostra mente sono quelle di quadri, foto o filmati di repertorio, o quelle dei servizi giornalistici, o quelle ricostruite al cinema dai grandi film sulle guerre di ogni epoca, dalle battaglie de Il Gladiatore di Ridley Scott, ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, per fare giusto due esempi.

Purtroppo la guerra è una realtà anche oggi in molti paesi del mondo e se consideriamo solo i 4 principali conflitti attivi, nel 2014 si sono contate quasi 80.000 vittime in Siria, tra le 20.000 e le 50.000 vittime in Iraq, quasi 15.000 in Afghanistan e oltre 10.000 nelle rivolte del movimento Boko Haram in Nigeria, Niger, Camerun, Ciad: siamo già a 150.000 morti, senza contare gli altri 50.000 morti relativi ad altri 50 conflitti attivi. (fonte: Wikipedia)
Nel 2014 sono morte a causa delle guerre, guerriglie, rivoluzioni armate, colpi di stato, occupazioni e invasioni territoriali quasi 200.000 persone, 1 persona ogni 2 minuti e mezzo; solamente nel terribile conflitto in atto in Siria sono morte 80.000 persone all’anno negli ultimi 4 anni, più di 200 al giorno, 4 milioni sono i profughi fuggiti dal paese, quasi 8 milioni gli sfollati. (fonte: Amnesty International)

Inutile aggiungere che la maggior parte delle vittime sono donne e bambini, o civili coinvolti in bombardamenti o rappresaglie, e che il danno provocato dalle guerre si estende poi a milioni di feriti e alla creazione di una generazione di invalidi, di orfani, di vedove, di profughi e a lunghi anni di ricostruzione fisica, economica, sociale e culturale di interi paesi.

conflitti attivi nel mondo 2015

Un dato altrettanto preoccupante riguarda ovviamente i governi e il loro coinvolgimento nei conflitti armati: ogni anno sono tantissimi i soldi investiti in armamenti, munizioni, veicoli, ordigni e risorse umane destinate alla Difesa militare, sia interna (forze di Polizia, che fanno capo al Ministero degli Interni) che estera (Esercito, che fa riferimento al Ministero della Difesa).

Gli Stati Uniti d’America spendono ogni anno circa 600 miliardi di dollari nel comparto militare, e questa cifra supera la somma degli importi degli altri 7 stati che maggiormente investono in spese militari (Cina, Russia, Arabia Saudita, Francia, Regno Unito, India e Germania), su un totale mondiale di oltre 1.700 miliardi di dollari, equivalenti a quasi 5 miliardi di dollari al giorno, 204 milioni ogni ora, 3,4 milioni di dollari spesi ogni minuto. (Fonte: Sipri)
Nel suo piccolo l’Italia investirà nel 2015 quasi 30 miliardi di euro nel comparto militare, cioè circa 80 milioni di euro al giorno: oltre 10 miliardi di euro finiranno in stipendi e pensioni per i 174.500 uomini e le donne di Esercito, Marina e Aeronautica, sempre più comandanti (oltre 90 mila tra ufficiali e sottufficiali) che comandati (circa 82 mila i militari della truppa).

Una informazione ancora più inquietante è che l’Italia è anche uno dei maggiori produttori di armi al mondo: si stima che negli ultimi 25 anni siano state vendute a 123 paesi del mondo armi italiane per un valore pari a 54 miliardi di euro, nulla in realtà al confronto dei due grandi produttori, USA (più di 66 miliardi di dollari nel 2013 dall’esportazione di armi) e Russia, che vendono principalmente a India, Arabia Saudita, Cina e Pakistan.

i mali del mondo: la guerra
Runak Bapir Gherib, 14 anni, ridiscende dai Monti Sinjar in Iraq con la madre e la sorella.
(foto di Zmnako Ismael, del collettivo Metrography, 2014)

È evidente che il fenomeno della guerra è molto complesso, e il suo campo morfogenetico risale agli albori della civiltà, se è vero che i primi scontri armati tra due gruppi di uomini sono stati ritratti da graffiti risalenti a 20.000 anni fa, e che in tutti i miti della creazione ci sono racconti di guerre, battaglie, scontri tra dei e demoni, come anche lo stesso Dio della Bibbia viene spesso chiamato “Signore degli eserciti”.

Da un punto di vista linguistico riusciamo a trovare uno spunto interessante: il termine “guerra” deriva dalle lingue germaniche, da “werra” (da cui deriva anche il termine inglese “war”), che significava “contesa, discordia, mischia”, delineando una manifestazione disordinata, impulsiva ed emotiva, incontrollata dell’aggressività, che si avvicina al campo semantico del termine greco “pòlemos” (da cui il nostro “polemico”) che si rifà alla radice del verbo “pàllo”, che significa “lanciarsi, gettarsi” (da cui deriva anche “pàle”, lotta, da cui deriva la nostra “palestra”).

Il termine latino “bellum” (da cui l’aggettivo “bellico”) si rifà invece a “duellum”, cioè allo scontro a due, ed era inteso come la guerra organizzata e strategica, gerarchicamente condotta, frutto quindi non più di un istinto incontrollabile, ma di una meticolosa razionalità  e intenzionalità: come dice un moderno teorico della guerra, Carl von Clausewitz: “La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi”.

I filosofi, i sociologi e antropologi hanno discusso a lungo sull’istinto naturale dell’uomo all’aggressività, ed è interessante che Freud stesso, rispondendo alla domanda posta da Albert Einstein alla comunità scientifica nel 1933: “Perché la guerra?”, va oltre la sua tipica visione legata all'inconscio e allo scontro interiore nella psiche di ognuno tra il principio di distruzione e morte (Thanatos), opposto alla pulsione di vita e amore (Eros), e prende in considerazione gli aspetti "esterni" dei conflitti tra gruppi sociali, facendo riferimento alla mancanza di una legge e autorità superiore capace di redimerli.
  
Battaglia tra Romani e barbari all'epoca delle guerre marcomanniche
Battaglia tra romani e barbari all'epoca delle guerre marcomanniche
(Sarcofago di Portonaccio, Roma, Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme)

Il vero problema della guerra quindi non è l’aggressività in sé, che nella sua parte sana è il Guerriero interiore, è il Terzo Chakra, si manifesta nel coraggio, nella determinazione, nella forza di volontà, e soprattutto non è un problema la difesa di uno spazio, di un territorio, di un confine, il rispetto dei limiti: è un diritto, è un dovere, è un istinto individuale, è l’arte marziale, l’Arte della Guerra di Sun Tzu.

Il vero problema della guerra è quando essa è frutto di una logica scelta motivata da un interesse di tipo economico, sociale, personale e il casus belli è sempre una provocazione, un’invasione, la rottura di una regola, l’utilizzo della forza che diventa violenza, abuso, prevaricazione, attacco più o meno leale e più o meno dichiarato: perché non ci può essere il calore del cuore e delle emozioni nelle atrocità a cui assistiamo nelle guerre, ci può essere solo una lucida, fredda e disumana scissione razionale dalla realtà.

James Hillman parla dell’archetipo della guerra, e lo identifica nell’idea di “Nemico” che è dentro di noi, il quale mobilita le energie e le pulsioni aggressive, alimenta la paura, l’odio, la collera, la vendetta, che rende tollerabile anche il rischio della morte: “il nemico è la levatrice della guerra”, dice Hillman, perché rende possibile altri due elementi indispensabili per la guerra, cioè la coesione sociale e la legittimazione morale (e sul tema della “guerra santa”, legittimata da una religione, magari torneremo in un prossimo articolo).

Per togliere energia al campo morfogenetico della guerra, occorre che ciascuno lavori ai propri conflitti interiori, al Nemico che ha dentro, perché la sana aggressività di cui il mondo, la natura, la Vita ha sempre avuto e sempre avrà bisogno non ha niente a che vedere con il giudizio, con la crudeltà, con la punizione, con la tortura, con la strage, con l’eliminazione totale dell’avversario: non è reprimendo il Guerriero che si ottiene la pace nel mondo, anzi, si alimenta il senso di frustrazione che produce poi la vendetta e il rancore.


Articolo a cura di Sundara Simone Bongiovanni
newsletter@lacittadellaluce.org 

venerdì 24 luglio 2015

Ricercatori del CNR in Norvegia per studiare lo scambio termico tra mare e ghiaccio



Nell’ambito del progetto di ricerca Uvass (Unmanned vehicles for
autonomous sensing and sampling), approvato dallo “Svalbard Science
Forum” per lo sviluppo di veicoli senza equipaggio per lo studio delle
interfacce aria-mare-ghiaccio, a metà giugno un gruppo di ricercatori
dell'Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione del
CNR è partito alla volta delle Isole Svalbard (Norvegia). La missione
scientifica ha come scopo quello di studiare lo scambio termico tra
mare e ghiaccio per ottenere informazioni e immagini per comprendere e
prevedere i cambiamenti climatici in modo sempre più accurato.

Il team lavorerà in prossimità dei ghiacciai Kronebreen, Kongsbreen e
Conwaybre e potrà contare sul supporto di due veicoli robotici
equipaggiati di videocamere, sensori e campionatori che cattureranno
immagini, video e dati ambientali che verranno messi a disposizione
dei media interessati. In particolare il drone Shark, piccolo robot
marino autonomo semi-sommergibile, effettuerà le misurazioni dei
parametri ambientali ed i campionamenti di acqua. Shark è stato
interamente progettato e sviluppato dall’unità operativa di Genova del
CNR ed è dotato di bussola e GPS, sistema di controllo automatico,
radio per l'invio dei comandi e la ricezione di immagini e telemetria.
Per aiutarne la navigazione, visti i piccoli iceberg che potrebbero
ostacolarne gli spostamenti, Shark sarà assistito da un drone volante
ad otto eliche, dotato di foto e videocamera.

Per chi fosse interessato all’attività di Shark, su Youtube è stato
caricato un primo filmato nel quale il semisommergibile porta al
traino un campionatore di acqua dribblando iceberg di piccole e medie
dimensioni, sino a toccare il ghiacciaio Kronebreen.

(Fonte: Arpat)

giovedì 23 luglio 2015

Energia elettrica ecologica dal moto del mare


151-15 Da ENEA una tecnologia smart e low cost per produrre elettricità dalle onde del mare

Si tratta di uno scafo da posizionare in mare aperto che ha al suo interno un pendolo collegato a un generatore di energia elettrica. L’energia deriva dal movimento relativo che le onde producono tra lo scafo e il pendolo.  Si tratta dunque di un dispositivo smart perché capace di catturare qualsiasi tipo di onda e trasformarla in modo efficiente in energia elettrica e low cost perché la sua meccanica è estremamente semplice.

Un dispositivo particolarmente adatto per il Mediterraneo che è caratterizzato da onde di piccola altezza e alta frequenza.  Il moto ondoso degli oceani potrebbe produrre più energia di quanta sia necessaria all’intero pianeta, ma i fenomeni estremi che spesso e sempre di più li caratterizzano, fino a produrre onde anche di 15-20 metri, ne rendendo difficile la cattura.  Il Mediterraneo ha invece onde che, anche in casi estremi, risultano più piccole di circa 1/3 rispetto a quelle degli oceani.

Il prototipo, presentato davanti alla sede dell’ENEA, è in scala 1:12, pesa 3 tonnellate, misura 3m x 2m x 2m di altezza ed è frutto della collaborazione con il Politecnico di Torino, nell’ambito dell’Accordo di programma tra Ministero dello Sviluppo Economico ed ENEA sulla Ricerca di Sistema Elettrico. 

L’ENEA e il Politecnico di Torino sono già al lavoro per la progettazione del dispositivo in scala 1:1, con una potenza nominale di 400 kW.


In concreto, una decina di questi dispositivi può produrre energia elettrica per un paese di 3.000 abitanti, contribuendo anche a contrastare i fenomeni di erosione attraverso la riduzione dell'energia delle onde che si infrangono sulla costa, senza impattare in maniera significativa su flora e fauna marine.

Rispetto alle tecnologie eoliche e fotovoltaiche l'utilizzo del PEWEC ha un impatto ambientale e visivo molto minore; presenta minore variabilità oraria e giornaliera; offre una variazione stagionale favorevole, dato che il potenziale delle onde è maggiore in inverno, quando i consumi energetici sono massimi. In particolare la nuova tecnologia si ritiene utile per le tante isole italiane dove l'energia è prodotta da costose e inquinanti centrali a gasolio.
Per conoscere al meglio le potenzialità e le caratteristiche dei nostri 8.000 Km di coste, ENEA ha realizzato anche “L’Atlante del clima ondoso del Mediterraneo”, una mappa per individuare le zone dove il moto ondoso è maggiore.

A livello europeo l’ENEA partecipa al programma congiunto di ricerca sull’energia dal mare JP Marine Renewable Energy, proposto dalla European Energy Research Alliance (EERA).
Lo sfruttamento dell’energia dal mare è tra le priorità della Commissione europea per lo sviluppo della Blue Economy: per 2014-2020 è stato presentato un piano di azione con l’obiettivo di raggiungere una potenza installata di 3,6 GW entro il 2020 e di 188 GW al 2050.


Per approfondimenti: http://www.afs.enea.it/project/webenea/videostampa/video/ 

(Fonte: Arpat)