domenica 31 marzo 2013

Il cristianesimo è morto… ma i cristiani non sanno ancora il perché


Le tradizioni non sono immortali.
Il tradizionalista tende a credere che le verità siano scritte in qualche passato remoto  una volta ed una volta per tutte. Cosi´, se era tradizione in Egitto seppellire il faraone dentro una gigantesca piramide di pietra, ecco che… ecco che…. E perché? Perché non c´é più il Faraone. E come, non era tradizione questo e quello? No, perché le tradizioni finiscono.
Allo stesso modo, a Roma c´era una tradizione, quella delle vestali. Per undici secoli, bambine dell’età di sei anni hanno ricevuto il  “Te capio amata” dal pontifex maximus, e per trent’anni sono rimaste vergini, a indossare un velo matronale bianco (come fossero sposate) e a preparare il pane col sale. La tradizione voleva che l´integrità di Roma dipendesse da loro, ed esse rappresentavano lo stato stesso. Trombarsi una vestale era considerato reato, per la precisione “incesto”, e il malcapitato veniva ammazzato a bastonate. La malcapitata veniva messa in una stanza con solo una finestrella verso l´esterno,  e lasciata a morire di fame, poiché la legge vietava a qualsiasi romano di profanare la figura di una vestale (toccarle senza il loro consenso equivaleva alla condanna a morte, e persino i magistrati dovevano cedere loro il passo) e quindi nessuno poteva torcergli un capello. Successe circa una volta per secolo, cioè undici volte.
Sebbene la tradizione delle vestali fosse consolidatissima, essa finì.
Morale della storia, le tradizioni finiscono, e le radici si rompono, per quanto importanti siano state.
Così, adesso mi accingo a dirlo: il cristianesimo è  stato una importante radice dell’Europa, e ha  fatto parte della tradizione culturale europea. Oggi non più.
Ripeto: oggi non più. E sarebbe  ora che qualcuno abbia il coraggio di dirlo.
Questo non significa che io tolga valore al cristianesimo come passato europeo. Che il cristianesimo sia IL PASSATO dell’Europa nessuno che sia sano di mente oserebbe dubitarne. Ma nessuno che sia sano di mente dovrebbe sognarsi di affermare che il cristianesimo sia IL PRESENTE dell’Europa.
Innanzitutto, nessuno dei suoi valori informa più il pensiero europeo. Quando dite che la persona “ha dei diritti” non state ragionando in senso cristiano, perché in senso teologico la persona non dispone di alcun diritto, ne dispone Dio. Non esiste, e non è mai esistita, un´idea quale il “diritto” di qualcuno a qualsiasi cosa nel pensiero teologico umano. Perché se si affermasse che la persona ha, che so io, il diritto intrinseco a qualcosa, come dire a vivere, si sarebbe portati a pensare che Dio non glielo possa togliere per capriccio. Cosa che non è, visto che è innegabile (1) il fatto che a Dio, secondo i cattolici, è dato il diritto di togliervi la vita se gli aggrada.
Cosi´, il solo fatto che voi possiate pensare di avere dei “diritti” mostra quanto S-cristianizzati siate. Se foste veri cristiani, non pensereste di avere dei diritti, ma di essere in mano alla Provvidenza. Punto. E il solo fatto che un pagano spiritista debba venirvi a spiegare le basi della vostra religione, perché non le conoscete, fa capire quanto io abbia ragione.
Potrei mostrarvi la vostra profonda ignoranza,facendovi delle domande trabocchetto banali banali, come per esempio “gli angeli hanno la fede?” oppure che so io “Satana  può essere considerato un buon cristiano?” per fottervi come tanti salamini appesi alla trave. E questo per una seconda proprietà che il “cristiano” di oggi ha: non conoscere per una cicca la propria religione.
Non servono prove così complesse, del resto, per mettere in crisi i più: potrei limitarmi a chiedervi quale sia il primo dei vostri doveri di cristiani. E non me lo sapreste dire. Bene, allora ve lo spiego io (prova a fortiori) che sono “pagano”: il vostro primo dovere dovrebbe essere quello , secondo Paolo (ho scelto una voce abbastanza autorevole?) di essere “alter Jesus”, ovvero di essere come Cristo. Secondo la religione che DITE di professare (ma della quale sapete, nella media, meno di zero) voi tutti dovreste passare la vita a chiedervi “come si comporterebbe Cristo in questa situazione? Che cosa farebbe Lui?”. Di fronte a qualsiasi dilemma esistenziale, dovreste chiedervi non tanto “cosa dice la bibbia?”, come se foste dei Testimoni di Geova qualsiasi, ma avendo ricevuto il Vangelo VOI dovreste chiedervi “cosa farebbe Lui adesso?”
Lo fate? Vi comportate (o perlomeno ci provate), ogni giorno, come si comporterebbe Lui? No, non lo fate. Nessuno di voi lo fa.
Da bravi farisei (2) vi limitate a fare quello che avete sentito dire sia cristiano, praticate un cristianesimo “a braccio” , una “fede un tanto al chilo”, come se un tizio pensasse di essere mussulmano perché  non mangia la mortadella e fa 20 flessioni al giorno rivolto verso la sede di Doner Kebab GMBH.
Non siete cristiani. Il vostro cristianesimo deriva spesso da posizioni politiche, al punto che se chiedessi se siete d´accordo a seppellire i feti abortiti nei cimiteri, poiché erano vivi, molti di voi presi da furore antiabortista direbbero di sì. (3)
E questo errore  orribile lo fareste perché avete una visione politica del cristianesimo, perché l´agenda politica ha preso il posto della spiritualità. Mi sembrate come Dacia Valent, che si é inventata un “femminismo islamico”: certo che puoi farlo, se sei abbastanza lontano da chi può censurarti…..
Così, vi siete inventati il “cattolicesimo forzitaliota”, un'entità paraculturale che mescola una serie di pose ridicole, una serie di assurde pretese che mescolano un finto pudore figlio di un senso dello scandalo che non avete più (che non percepireste neanche se vi apparisse di fronte con mezzo metro di fallo eretto), sommato ad una specie di ridicola affezione verso particolari insignificanti dell’estetica cattolica e un inverecondo amore verso qualsiasi sciocchezza riusciate ad attribuire al vostro defunto bisnonno, e che per questo riuscite a definire “tradizione”.
Beh, ho una notizia per voi: non tutte le scenette che faceva il vostro bisnonno sono “tradizione”. E non lo saranno neppure se alla pletora di ignoranti si unisce il papà del vostro bisnonno, e tutto il paesello dal quale venite. Se il vostro bisnonno si metteva addosso (ammesso che lo facesse davvero) qualche ridicolo vestito, ascoltava qualche strimpellatura da ignoramus, si dedicava a balli ridicoli, chiamava digiuno la fame che provava ogni giorno qualora la provasse in certi giorni,  andava in chiesa dichiarando di fare questo e quello, beh, non frega più niente a nessuno.
Così, ripeto, ho cattive notizie per voi: non solo è morto il cristianesimo, con tutte le sue “tradizioni”, ma c´è di peggio.
Il cattolicesimo è morto. Ed è morto per colpa dei cattolici.
Non vi piace sentirvelo dire?  Siete voi che avete smesso di provare ad essere “alter Jesus”. Siete voi che avete sostituito alla vostra religione i suoi feticci. Siete voi che avete ridotto la dottrina cattolica ad un manuale di pratica ginecologica e di standard riproduttivi. Siete voi che avete smesso di studiarne i precetti, e specialmente il significato. Siete voi che oggi non riuscireste a passare un esamino di dottrina cattolica che un tempo era il minimo richiesto alla comunione.
Ma la cosa peggiore, é che non sapete nemmeno il perché. Io ho smesso di essere cristiano, e quando dico che ho smesso dico che SO CHE COSA HO LASCIATO. Il che significa che, con ogni probabilità, della vostra religione so più del “forzitaliota” medio, anzi so più del “forzitaliota”  campione di fede.. E non parlo di cose come “cosa dice la chiesa sull’aborto”, perché non è la parte più importante del cattolicesimo.
Potrei stupirvi spiegandovi cosa dice il cristianesimo della ricchezza, quella che considerate (come foste protestanti) un oggetto di adorazione.  Potrei spiegarvi cosa pensi il cristianesimo degli altri popoli, e dell’accoglienza. Perché io SO CHE COSA HO LASCIATO.  L´ho lasciata proprio perché la conoscevo, e non mi andava bene. Poiché non aveva senso lasciare qualcosa senza un perché.
Ma voi avete compiuto un´azione come quella di distruggere la vostra stessa religione, e come se non bastasse lo avete fatto senza un perché.
Voi avete ridotto la vostra religione ad un mix di posizioni politiche plebee quanto superficiali, l´avete degradata riducendola ad un manuale di tecniche di fecondazione, l´avete snaturata perdendone il senso primario (ovvero quello di vivere chiedendovi come avrebbe vissuto Cristo al vostro posto),  sostituendo a questo senso primario  ogni minestrina abbiate sentito dire al vostro superstizioso nonno, e lo avete fatto senza un perché.
Il cristianesimo è morto. Per colpa vostra. E andare al funerale in lacrime non é un alibi. Figuriamoci un atteggiamento feticista(4) verso il crocifisso.
Andate straparlando di simboli e di identità. Sapete almeno cosa dice la vostra religione  di simboli e di identità? Non sapete qual’é il simbolo del cristianesimo? Eppure, è NELLE SCRITTURE.
Beh, ve lo spiego: La VOSTRA religione dice che non vi si dovrebbe riconoscere per vestiti o per altri segni, ma per come vi portate l´uno con l´altro COME FRATELLI. Lo dice la vostra religione. Questo era il simbolo dei cristiani. Era. Quando esistevano.
QUESTO, cioè l´amore fraterno,  è il simbolo del cristianesimo.  Non la politica. Non la tradizione. Non la cultura. Non la bandiera. Non le baggianate del nonno. La vostra religione SA BENISSIMO cosa sia un simbolo, e se vi foste presi la briga di studiarla lo sapreste.
L´unico modo che avete di avere addosso i simboli del cristianesimo, e lo dice la vostra religione, è quello di comportarvi come fratelli gli uni con gli altri, cosicché gli altri vi distinguano per questo.
Ma non lo fate. Perché non siete più cristiani.
Non comportandovi tra voi come cristiani, cioè in modo che la fratellanza brilli agli occhi di chi vi guarda, voi non avete addosso alcun segno della vostra sedicente religione. Ed è per questo che lo volete nelle classi: non lo avete addosso. Non lo avete dentro.
Beh, allora ho l´ultima notizia per voi: il  vostro profeta, Cristo, non voleva vedere il segno del cristianesimo addosso alle pareti. Lo voleva vedere addosso a voi. Ma voi  non conoscete la religione che dite di praticare. E per questo è morta: non sapete il perché. In fondo, io che l'ho semplicemente abbandonata, sono stato più misericordioso e rispettoso di voi che la profanate con la vostra ignoranza. 

Uriel – Profeta post-cristiano


Note:
(1) No, non sto aprendo un dibattito, vi sto solo spiegando come stanno le cose per i cattolici. Se vi illudete di poterla pensare diversamente e´ solo perché siete lontani dal centro, e lontano dal centro nessuno vi vede, e potete fare quel che vi pare. Osaste dire il contrario in Vaticano, di fronte ad un teologo, verreste immediatamente zittiti.
(2) Dovrei spiegarvi anche cosa siano i farisei. No, non lo faccio. Se non lo sapete , é perché non siete cristiani. QED.
(3) No, non si può. Non si può se non sei battezzato. E non puoi essere battezzato se non respiri. E mettere un feto abortito in terra consacrata era considerato una cerimonia satanica , perlomeno profanatoria, e punito con la morte fino al `600.
(4) E no, non vi spiego neanche perché siate praticando un feticismo del crocifisso, come se foste seguaci del vodoo. Se siete così  ignoranti da non capirlo, beh: QED.

sabato 30 marzo 2013

Nuova Medicina del dr. Hamer, correlazione “mente/corpo” e libertà di espressione terapeutica




Da anni un gruppo di medici italiani, specializzati in diverse discipline, sta svolgendo un lavoro pionieristico che si basa sulla correlazione precisa, verificabile con strumenti scientifici, tra psiche, cervello e organo. Il lavoro parte dalle scoperte del medico tedesco dr. R.G. Hamer e si inserisce sul filone di ricerca in merito alla connessione tra mente e corpo, che vanta ormai decenni di storia e migliaia di lavori scientifici internazionali a suo carico.

Oggi, secondo le esperienze e i dati raccolti, queste conoscenze si rivelano sempre più chiaramente uno strumento preziosissimo che permette un’estrema precisione nella comprensione della fisiopatologia parallelamente allo stato emotivo del paziente, unico ed irripetibile. Tali conoscenze diventano determinanti per poter scegliere, in modo mirato, gli interventi e le terapie più efficaci, nell’ottica di una presa in carico globale del paziente.

Ma,  secondo il sistema medico corrente riconosciuto dalla legge, se un medico spiega delle conoscenze non ufficialmente accreditate, questo giustificherebbe l’imputazione gravissima di “TRUFFA” nei confronti del paziente. Il fatto grave è che l’accusa si appoggia sulla presunzione che le teorie che affermano la connessione tra psiche e corpo, siano “totalmente prive di scientificità”, restando incurante delle migliaia di studi scientifici esistenti in materia (Spiegel, Pert, Ader, Felten, Cohen, Chrousos, Ewew, Sapolsky, Sternberg, ecc., ecc.).

Per il bene della Scienza e per il raggiungimento di una verità terapeutica  non bisogna restare passivi e inermi di fronte alla "inquisizione” del sistema medico farmaceutico contraria alla teoria della connessione mente-corpo!

Ma per continuare a portare avanti un’azione di tale portata abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti coloro che credono nei fondamenti di un nuovo modo di considerare l’individuo, il corpo e la malattia.

Per questo motivo ci rivolgiamo a voi tutti, perché ciascuno, secondo la propria disponibilità e il proprio sapere, contribuisca a dare forza a un movimento che da decenni vuole considerare l’essere umano nella sua interezza!

Chiediamo a tutti i ricercatori che si occupano delle corrispondenze tra psiche e corpo, di inviarci un breve esposto comunicandoci il loro ambito di ricerca e la loro disponibilità in vista di un simposio nazionale di confronto e di verifica alla mail redazione@albanm.com

Associazione Alba


venerdì 29 marzo 2013

Selva di Gallignano (An), 5 aprile 2013 - Presentazione del Laboratorio di Teatro Selvatico



Pantomima

Laboratorio di Teatro nella natura alla Selva di Gallignano (AN)


Il “Teatro Selvatico”   è  un Teatro nato dalle evocazioni di un particolare ambiente (tradizioni, storia, ricordi, immagini, presenze e suoni di natura…).

Con  il T.S. l’ambiente naturale diventa una presenza immediata ed ineludibile, sia per i partecipanti-attuanti al Laboratorio di preparazione della performance di T.S.,  sia per gli spettatori-fruitori degli eventi di T.S.:  soprattutto per i ragazzi, particolarmente sensibili a questo tipo di approccio.

Gli attori e gli spettatori si trovano a partecipare allo stesso evento in quanto tutti immersi ed in relazione con l’ambiente naturale. Così il teatro diventa particolarmente immediato e mantiene una freschezza che riesce a sorprendere ogni volta gli spettatori ma anche gli attori.

Le performances di Teatro Selvatico sono itineranti, gli spettatori sono condotti in una sorta di viaggio iniziatico da attori-guida, da “spiriti e presenze del posto” (il folletto, il guardiaboschi, i contadini, ed altri personaggi significativi di quel particolare ambiente…) e dai musicisti, che danno voce al silenzio ed ai suoni della natura, agli abitanti dell’ambiente (gli animali) e all’uomo, anche quello “storico” e “popolare”, per abituarci al rispetto dell’ambiente naturale e di quello antropizzato e pregno di sapienza storica: per dare corpo a tutto ciò che solitamente è invisibile agli occhi.

Laboratorio di Teatro Selvatico 2013
Il percorso del Laboratorio prevede una serie di incontri e di azioni di scoperta del territorio e di relazione con l’ambiente naturale secondo gli obiettivi del Teatro Selvatico.  Il percorso si concluderà con una performance aperta al pubblico.

Il laboratorio verrà tenuto alla Selva di Gallignano (AN)  - a 500 metri dalla Fraz. Casine di Paterno -  una volta la settimana per i mesi di aprile e parte di maggio. Dalla seconda metà di maggio si attiverà una serie di incontri ravvicinati (6-8 incontri, per un totale di circa 18 incontri) in previsione della performance di Teatro Selvatico prevista per il giorno 2 giugno.

Possono partecipare al laboratorio tutti i cittadini interessati maggiorenni, ed anche i bambini purché accompagnati da un genitore.

Incontro di presentazione del Laboratorio di Teatro Selvatico

Venerdi’ 5 aprile 2013, ore 18:30

presso il Centro Visite dell’Orto Botanico Selva di Gallignano, curato dall’Università Politecnica delle Marche, Facoltà di Agraria.

Per informazioni: 346.89.44.850 – Tel. e fax 071.91.03.05

Teatro Selvatico.jpg

giovedì 28 marzo 2013

Treia - Pasquetta del 1 aprile 2013, all’alba - Maratonina di prima mattina e “Pesce d’Aprile”

Non fidatevi di questo comunicato... è uno scherzo!


1 aprile,  il ripetersi di lazzi e scherzi,  in questo giocoso giorno di primavera,  è  collegato al “Risus Paschalis”  una tradizione nordica  nella quale  (per tutto il medioevo) si compivano atti impudici (in corrispondenza del periodo pasquale) spesso legati a più antichi riti “bacchici” che sancivano il risveglio della natura. 
Infatti anche il “pesce” è un antichissimo simbolo fallico e l’idea di attaccare un pesce finto sulla schiena di amici e parenti voleva significare che essi avevano raggiunto la maturità ed erano pronti ad usarla…. (Una specie di ‘avviso ai naviganti’ per celebrare la piena disponibilità sessuale).
Negli anni questa tradizione si è trasformata in una specie di celebrazione della eccessiva semplicità  e goffagine e  chi ne era vittima dimostrava di non essere stato abbastanza accorto nell’interpretare le reali intenzioni di chi lo provocava, infatti l’appiccicare il pesce sulla schiena significava che la vittima era stata “gabbata”.  In tempi abbastanza  recenti lo scherzo da primo aprile più famoso è stato quello architettato da Orson Welles con la radiocronaca dell’arrivo dei marziani sulla Terra; ma di casi simili alla Marchese del Grillo sono piene le cronache locali delle provincie  d’Italia, dove l’uomo è ancora legato alla terra, agli animali ed alla fecondazione delle zolle.  E quest’anno a fecondare le zolle di Treia ci penseranno  i partecipanti alla “Maratonina di prima mattina” una celebrazione che  è iniziata una  ventina d’anni fa. 
Tutti coloro che vogliono partecipare debbono presentarsi davanti all'ingresso del circolo vegetariano VV.TT., a Treia in via Sacchette 15/a, in tenuta ginnica, alle ore 3.30,  prima dell’alba, muniti di secchiello e paletta per la raccolta del concime  di piccione. La luna illuminerà l’operazione ridicola ma utile. Infatti gli escrementi di piccione davanti all'ingresso fanno sporco.
La cerimonia si concluderà con la dispersione dello stesso guano nel vicino orto, più tardi ad ora imprecisata verranno distribuiti i cotillons (pesci d’aprile) che daranno diritto a ricchi premi di consolazione.  

Paolo D’Arpini


Nota
In una delle trascorse edizioni ebbi la sorpresa di leggere sulle pagine romane del Corriere della Sera la pubblicazione del nostro Pesce d’Aprile. Una notizia di cronaca dal duplice valore che descriveva questa iniziativa del Circolo, definendola “uno scherzo e quindi non soggetta a controlli di partecipazione”.

mercoledì 27 marzo 2013

Cambiamenti climatici innegabili ... Europa un inverno infinito... al sud caldo torrido



Se c'è ancora qualche saccente in malafede che dice che i cambiamenti climatici ed i fenomeni estremi meteo sono solo una fantasia di ambientalisti e catastrofisti visionari, si faccia avanti! Quello che è accaduto la settimana appena terminata ha dell'incredibile. 

Chi ha visto il film "the day after tomorrow" ricordera' la scena in cui iniziano a grandinare palle di ghiaccio grosse come meloni. Era pura fiction allora, oggi invece è realtà! Non è di tutti i giorni che una serie di violente tempeste di grandine procurassero morte e distruzione. 

Nella Cina meridionale e in particolare nelle province di Guangdong e di Hunan grandine grande come palle da biliardo hanno causato 20 vittime e ferito in modo più o meno grave 300 persone, oltre a ciò circa 2000 case sono crollate. Gli scienziati ritengono che nell'alta atmosfera sia in atto uno sconvolgimento termico estremo capace di produrre questi fenomeni catastrofici.

Anche in Europa c'è qualcosa che non va, a Londra da ottobre ad oggi 4 bufere di neve, venerdì e sabato scorsi, sempre in Inghilterra, migliaia di automobilisti bloccati sulle strade. C'è stato anche un morto assiderato. In Ucraina stato d'emergenza: la città di Kiev è sepolta da 60 cm di neve, mentre in Polonia le temperature sabato 23 facevano registrare i - 18°. In Lettonia la colonnina di mercurio è scesa sotto i 25° . In Russia le temperature in alcune zone sono arrivate a - 40°. Gelo e neve anche in Germania. 

Ma mentre nell'emisfero nord del pianeta si muore di freddo più a sud il caldo si presenta con punte record fuori stagione. 

Un caldo come non si era mai registrato a fine marzo si incontra nel Caucaso e nel nordest della Turchia. Caldo inusuale anche in Senegal, India e Thailandia. In India, sabato 23 marzo, si sono raggiunti i 41°C ad Anantapur e Rentachintala. Nel Bangladesh un improvviso e violento tornado ha raso al suolo villaggi e ucciso decine di persone. Allora chiediamo al saccente negatore del fenomeno del global change: tutto questo è regolare?

Filippo Mariani (AK)

martedì 26 marzo 2013

Ecosistemi da salvare - L'agricoltura biologica assorbe più CO2 di quella industriale


Campo di vetiver biologico


"Nella conversione dall'agricoltura convenzionale a quella biologica, mediamente c'e' un guadagno netto di 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l'anno". Lo dichiara Bernardo De Bernardinis, presidente dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Secondo De Bernardinis, se tutte le aree agricole che rientrano nei confini dei siti Natura 2000 (le zone protette che ammontano a circa 1,2 milioni di ettari, ovvero il 10% delle aree agricole italiane), "fossero coltivate secondo le regole 'bio', ci sarebbe un assorbimento di circa 0,6 milioni di tonnellate di carbonio, pari a 2,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica l'anno. Beneficio - sottolinea - che potrebbe trovare una valorizzazione economica nell'ambito dei programmi volontari Pes, i Payment for Ecosystem Services". Ma non solo. Restando in tema di aree protette, attualmente le foreste all'interno della Rete Natura 2000 sono circa il 39%.

"Uno studio del dipartimento Difesa della natura di Ispra ha stimato che queste foreste svolgono una rilevante funzione di fissazione del carbonio - aggiunge De Bernardinis - Nelle piante, nella necromassa e nel suolo sono immagazzinate poco più di 285 milioni di tonnellate di carbonio, il cosiddetto carbon stock, con un incremento annuo di circa 2,6 milioni di tonnellate di carbonio, equivalenti a 9,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, ovvero il carbon sink". 

Per dare un'idea della grandezza di questi numeri, e' utile ricordare che nel 2011 l'Italia ha emesso 433 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente.

Oltre alla importante funzione di mitigazione dell'effetto serra, la rete Natura 2000 svolge un ruolo importante nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, sia per il contributo che gli interventi forestali possono dare alle comunità per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, sia per quelli volti a ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici sulle aree Sic (Siti d'importanza comunitaria) e ZPS (Zone Speciali di Conservazione).

Riguardo al primo aspetto, i siti Natura 2000 possono ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici fornendo protezione alle colture e agli animali, riducendo i fenomeni erosivi e gli effetti degli eventi climatici estremi come alluvioni e tempeste, migliorando le caratteristiche fisiche e chimiche dell'acqua, concorrendo alla costruzione del reddito delle comunità rurali colpite dai cambiamenti climatici. Rispetto al secondo punto, "occorre sviluppare nuovi approcci di gestione delle aree Natura 2000 per affrontare le minacce legate ai cambiamenti climatici in corso: siccità, aumento delle patologie, eventi meteo estremi e incendi", sottolinea il presidente dell'Ispra.

"Il ruolo della ricerca - conclude - e' importante per le politiche di messa in sicurezza del territorio, di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici; per comprendere meglio la vulnerabilità degli ecosistemi agli stress multipli; per definire le priorità su dove e quando intervenire e la combinazione più efficace di misure di conservazione in base al livello di spesa disponibile".

(Notizie Adnkronos)


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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 28 aprile 2013 - http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/03/essere-natura-nella-natura-nel-costante.html





lunedì 25 marzo 2013

Il bioregionalismo e i prodotti agricoli a Km 0 - Solidarietà e Sussidiarietà


 La Terra Racconta -   Rete Bioregionale Italiana

Non si possono mettere in concorrenza sistemi ecologici, come non si possono mettere in concorrenza sistemi umani: gli uni e gli altri hanno delle caratterizzazioni che, in quanto tali, non possono essere messe né a confronto ne paragonate.
Qualunque modello di concorrenza incide sul sistema da cui si genera.
Se produco una mela in Trentino e decido di metterla in concorrenza con una mela prodotta in Toscana è certo che tale processo avrà una ricaduta sugli ecosistemi da cui vengono generati tali prodotti. Nel senso che ogni produttore tenterà di farlo ponendo il piede sull’acceleratore dell’Ecosistema, un po’ come fa un pilota che deve superare un suo concorrente. Il libero mercato, in estrema sintesi è paragonabile a ciò.
Ora ogni bene prodotto, soprattutto quelli derivanti dal settore primario, ed in particolar modo dall’agricoltura, non possono essere posti in un sistema di libero mercato puro in quanto i fattori necessari per produrre tali beni soggiacciono, a loro volta, a leggi e regole naturali.
Tali leggi hanno nei tre principi della termodinamica dei vincoli, senza la conoscenza dei quali, i fautori del libero mercato tendono a promulgare teorie economiche e, quindi politiche, errate e fuorvianti.
La caratterizzazione del nostro Pianeta non è una ipotesi o una tendenza ideologica: è un dato di fatto.
Disconoscerla, soprattutto nelle teorie economiche, equivale a disgregare il tessuto che essa genera.
L’obiettivo della caratterizzazione planetaria non è il Pianeta stesso ma l’Uomo. Una Regione, un Territorio più caratterizzati costituiscono delle cellule più sane per un tessuto più forte.
Facciamo degli esempi concreti:
Per estrema sintesi ipotizziamo che la Terra sia costituita da due sole Regioni. In ognuna di queste Regioni, per via delle differenti condizioni climatiche e territoriali si sono generati due differenti equilibri sociali ed eco sistemici. Tali equilibri si generano in milioni di anni ed il loro raggiungimento, per via dei tre principi della termodinamica, rappresenta lo stato ottimale o, se volgiamo, quello a maggiore efficienza o (che è la stessa cosa) a minor consumo energetico.
Ipotizziamo che le due regioni siano costituite da due sole tipologie caratterizzanti (le tipologie possono essere intese come singole unicità o come singoli insiemi) che rappresentiamo con delle palline colorate. È evidente che per via delle tre leggi della termodinamica le due singole unicità (o insiemi) sono in equilibrio tra di loro per cui se vario anche le loro proporzioni variano i loro rapporti e, di conseguenza il loro stato energetico.
Quando gli economisti tendono ad ipotizzare mercati liberi puri e sistemi concorrenziali equivalenti tendono a manomettere le caratterizzazioni locali o, se vogliamo, le identità ecologiche e sociali di queste regioni.
È come se decidessimo, all’interno del nostro organismo, di mettere in concorrenza le cellule tra di loro, o addirittura di alienarle ad altre funzioni. Le cellule hanno il solo compito di cooperare, con la loro specificità, alla buona funzionalità dei tessuti; se ciò non accade il nostro organismo (il Pianeta) si ammala e, se non si individuano le cure specifiche, può anche morire.
La differenza sostanziale tra, le teorie economiche della concorrenza pura e dei liberi mercati, e quelle solidali e della sussidiarietà è che le prime si comportano con il nostro mondo come se questo fosse omogeneo ed indifferenziato. In un mondo omogeneo ed indifferenziato (e a moto perpetuo) esse avrebbero ragione di essere e di sussistere. Ma il nostro mondo non è ne omogeneo ne differenziato (ed immerso in un sistema inerziale); è fatto di cellule differenti che compongono tessuti caratterizzanti ed in essi l’unica “politica ed economia” valide sono quelle della solidarietà e della sussidiarietà.
Le implicazioni di questo aspetto (che ho semplificato per amore di lettura) sono notevoli: se operassimo in tali condizioni (solidarietà e della sussidiarietà) verrebbero ad essere variate una serie di politiche, le quali tenderebbero a privilegiare aspetti strutturali piuttosto che aspetti economici e finanziari.
Per esempio, nel settore agricolo, i vari Paesi del WTO (World Trade Organization) – Organizzazione Mondiale del Commercio – tenderebbero a diminuire gli elevati costi di sostegno alle produzioni locali in favore di regole per il sostegno delle tipicità (ecologiche e sociali). Tali costi rappresentano oggi per il sistema sociale un fardello pesante aggravato dalle strutture di controllo che devono essere implementate per il funzionamento del sistema di aiuti e di regole all’aiuto. Il risultato finale è un progressivo ingigantimento di strutture e controlli con una illogica e pachidermica organizzazione.
Il sistema della libera concorrenza, così come è stato strutturato e pensato dai moderni economisti, tenderà a fallire perché il sostentamento di un Sistema di Concorrenza Pura (con l’unica regola del libero scambio) ha dei costi energetici ed economici non più sostenibili e di fatto sostenuto da un sistema fittizio.
Uno dei costi che dobbiamo sostenere pesantemente è quello dell’emissione di gas ad effetto serra, che il trasporto delle merci e dei fattori della produzione comporta (massa ed energia hanno un loro bilancio ed ogni variazione nello spazio e nel tempo ha un costo). I fautori del Km zero e del bioregionalismo non sono solo dei sentimentali o dei nemici del libero scambio. Le masse per poter viaggiare (proprio per il secondo principio della termodinamica) bruciano energia (ed emettono gas ad effetto serra). Ora se consento, per fare un altro esempio, alla Cina di produrre e esportare i pomodori in Italia e all’Italia di fare la stessa cosa ma in senso inverso, avremmo fatto una cosa inutile e costosa, tanto valeva che ognuno si tenesse la quota di pomodori prodotti in casa ed utili al consumo interno: avremmo risparmiato una grande aliquota di energia.
Tra l’altro ogni Paese avrà tentato di farlo con un modello di massimizzazione dei profitti (che è uno dei fondamenti nella legge della domanda e dell’offerta) che è il contrario del modello della massimizzazione dei rendimenti.
Nel solo nostro Paese dalla fine degli anni '60 ad oggi sono andati perduti il 25% dei terreni agricoli (circa cinque milioni di ettari) con gravi conseguenze per la situazione idrogeologica del paese. Questo fenomeno è in gran parte dovuto alla spinta su l’acceleratore di quel modello economico che il nostro Pianeta non può più sostenere.
È giunto il momento di fermare politici, economisti e uomini di finanza, senza scrupoli o ignoranti (il risultato è lo stesso) ribadendo la centralità dell’Uomo su ogni mercato, su ogni libero scambio, su ogni assurda teoria economica che non veda come oggetto della sua funzione il nostro Pianeta.

Guido Bissanti (AK)

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 28 aprile 2013: 



http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/03/essere-natura-nella-natura-nel-costante.html

domenica 24 marzo 2013

Origine genetica degli etruschi... un'ipotesi interessante



In risposta e ad integrazione dell'articolo  sull'origine degli etruschi: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/02/memoria-genetica-degli-etruschi.html

Lo studio delle nostre italiche origini va affrontato con la massima serietà. Anche l'antropologia, come l'archeologia, così come la storia, subisce il controllo e l'inquisizione dei dominatori del mondo occidentale che sono in massima parte giudei. Anche l'origine del popolo ebraico e stato manomesso dai rabbi e non si scava là dove l'archeologia farebbe emergere cose che metterebbero in discussione la storia dei discendenti di Abramo e l'origine egizia della religione del mitico Mosè.

In Europa è stato imposto il punto di vista della scuola accademica  romano germanica che per quando riguarda  la provenienza dei popoli europei compresi: etruschi, latini e del popolo greco. Infatti molti studiosi russi moderni hanno fatto numerose scoperte archeologiche e prove linguistiche delle scritture di queste popolazioni  che avevano in comune molte caratteristiche.
Nel'800 nel Gran Ducato di Toscana sotto l'influenza degli Asburgo, uno storico di nome Ciampi decifrava la scrittura etrusca usando l'alfabeto russo e altri contemporanei come il polacco Volansky.  e il russo Certkov confermarono questi studi, ma la censura del tempo ebbe il sopravvento.

Ora in Russia si assiste ad un risveglio culturale, su cui i media nostrani tacciono, in quanto molti accademici documentano le nostre origini diversamente da quello che ci è stato insegnato sui libri di scuola, come nel caso degli etruschi, che risulterebbero un popolo di origini slaviane ( russe) e quindi non più solo ipotesi. 

Questo analizzando anche la lingua arcaica che contiene molti caratteri cirillici, cosi dicasi delle origini del popolo di Creta, dove dagli scavi sono emerse delle tavolette che decriptate hanno evidenziato che la scrittura era cirillica /slaviana.
Secondo lo storico greco Erodoto, vissuto nel V sec. a.C. ed autore delle Storie, questo popolo sarebbe giunto in Italia dalla Lidia in seguito ad una carestia sotto la guida del capo Tirreno, che approdò sulle coste italiane dando alla sua gente il nome Tirreni; molti altri autori avvalorarono questa ipotesi, tanto che gli Etruschi nell’antichità erano chiamati indifferentemente anche Lidi vista la loro ipotetica provenienza.
Mentre la tesi auctotonista di Dionisio non è stata confermata da alcun altro autore antico    
Si comprende perché solo i Papi si tramandano il segreto delle origini della Lupa Capitolina. Se la cultura Romano Greca deriva da quella slaviana anche in parte, si mette in discussione una certa superiorità di razza. Da qui l'origine secolare della russofobia.

Giorgio Quarantotto




FONTE


Шёпот русских богов    (sussurro degli dei russi)
Caricato in data 16/feb/2010
Шёпот русских богов.  Размышления о Роде, рунном полевом геноме и русском языке. Чтение рун. Детальные материалы на сайте  www.rustimes.com,
Ролик был поставлен 2.02.2010 и заново перезалит 16.02.2010 из-за обнаруженной опечатки

 Traduzione
Sussurro degli dei russi.  Pensieri sulla Rode  (Rode=dio russo arcaico), pensieri sulla runa ( runa = tipo di scrittura su tavoletta in russo arcaico)  e genoma russo. Lettura delle rune. Dettagliato dei materiali in questo sito   www.rustimes.com ,

sabato 23 marzo 2013

Global Warming - "Se il riscaldamento globale è un dato di fatto... allora bisogna cambiare sistema, ora (prima che sia troppo tardi..)!"



Ci sono voluti quasi vent'anni per comprendere che il fenomeno de global warming era una realtà e non una fantasia dei soliti ambientalisti e poi dieci anni per accettare che fenomeni estremi indotti dai cambiamenti climatici potevano (e possono) produrre danni anche alle economie sia dei Paesi industrializzati che di quelli in via di sviluppo.

L'IPCC all'inizio della sua attività, al fine di bloccare il trend negativo dell'innalzamento della temperatura sul globo, prospettò alle nazioni e ai popoli della Terra tre passaggi importanti, il primo: la conoscenza del problema; il secondo: una strategia di lotta politica e scientifica compatta a livello planetario per bloccare il fenomeno e il terzo, qualora gli sforzi per bloccare il fenomeno non fossero andati in porto: l'adattabilità. Ora la prima fase, quella della sensibilizzazione al problema è stata abbondantemente acquisita a tutti i livelli: da studi, documentari televisivi, pubblicazioni, corsi e quant'altro. La seconda fase, quella della lotta ai cambiamenti climatici, dopo una serie di incontri internazionali dal 1997 ad oggi si è fatto ben poco, lo stesso accordo sul protocollo di Kyoto, che cerca di ridurre in maniera insignificante l'emissione di gas serra nell'atmosfera, ha corso il rischio di fallire più volte. Morale: la percentuale di CO2 in atmosfera dai 280 ppm dell'inizio 1900 è oggi passata a circa 400 ppm, determinando un aumento della temperatura media della Terra di 1 grado. Quindi fallita questa fase ora non resta che l'adattabilità agli eventi, quindi prevedere i fenomeni che stanno alla base dell'aumento della temperatura globale e agire di conseguenza. Ad esempio se a causa dell'aumento dei livelli del mare la pianura Pontina venisse allagata come parte della Val Padana, allora tre sono le decisioni da prendere: alzare grandi dighe, come in Olanda, lasciare che le acque del mare invadano le pianure e, magari, organizzare in più punti la pescicoltura e, infine, abbandonare le zone invase dal mare e ritirarsi in collina. Non sono fantasie queste illustrate, sono una triste realtà tra l'altro presentata 10 anni fa dall'ENEA in un suo dettagliato studio sugli effetti dell'innalzamento dei mari a causa del global warming.

Tutto questo, oltre ad avere un pesante impatto sulla società, avrà un più pesante e drammatico impatto sull'economia della nazione e, quindi, sul PIL.

A parlare del collegamento diretto tra economia e disastri ambientali in maniera più estesa, studio richiesto dal governo inglese, fu nel 2006 Sir Nicholas Stern attraverso il suo famoso rapporto "economia mondiale minacciata dai cambiamenti climatici". Rapporto in parte contestato da economisti a digiuno dei fenomeni connessi al global change e in parte osannato dagli ambientalisti. La conclusione di questo studio può essere sintetizzata in una frase di Stern contenuta nella conclusione della sua relazione: " Se l’economia viene usata per progettare politiche efficaci dal punto di vista della prevenzione, allora, l’azione per affrontare il cambiamento climatico consentirà alle società di crescere molto più rapidamente nel lungo termine di quanto faccia il non agire; noi possiamo essere ‘verdi’ e crescere. Se non saremo ‘verdi’, alla fine costituiremo una minaccia per la crescita, comunque la si misuri".

Ora molti Paesi, tra cui il nostro, nei loro programmi finanziari ed economici di previsione non tengono ancora conto di quanto sta accadendo di non positivo sul nostro pianeta. Se prendiamo in considerazione gli studi del NOAA circa le incidenze delle tempeste tropicali, degli uragani e dei tifoni notiamo che dal 1950 ad oggi sugli oceani sono aumentate in maniera vistosa. Solo sull'Atlantico da 5 o 6 uragani annuali di una certa importanza fino al 1980 siamo passati oggi dai 15 a 20 fenomeni estremi alcuni dei quali sono poi impattati sulla terra ferma. Oltre all'aumento del numero degli uragani, abbiamo dovuto registrare l'aumento dei livelli di energia che li contraddistinguono; nel passato raramente superavano livello 2 oggi siamo passati anche a livello 5, il massimo della scala uragani. Katrina è un esempio. Ma perché accade questo? Semplice, Uragani e Tifoni sono i regolatori del calore degli oceani, sono per fortuna le valvole di sfogo dell'eccessiva temperatura dei mari. Essi hanno il compito di scaricare l'energia calorica in eccesso dalle aree equatoriali e tropicali verso quelle temperate e polari. Sono fenomeni che regolano la stabilità climatica del pianeta. Quindi più fa caldo più intensi e continui saranno questi fenomeni. 

Da qui un completo sconvolgimento delle aree climatiche del pianeta dove si acuiranno le precipitazioni piovose e di conseguenza gli allagamenti, le frane e gli smottamenti e come contraltare lunghi periodi di siccità e incendi colossali sulle ultime foreste del pianeta.
Questa situazione, certamente non allegra, che sta coinvolgendo il clima del pianeta è dovuta all'innalzamento di appena un grado di temperatura globale. Cosà avverrà quando raggiungeremo i 2 gradi e più di aumento della temperatura media del pianeta?
Tutto ciò avrà, ma già oggi, ha un pesantissimo impatto sulle economie dei Paesi vittime di questi fenomeni meteo.
I disastri naturali stanno diventando una normale consuetudine, non passa anno in cui apprendiamo dai mass media di eventi catastrofici che passando dalla Cina, arrivano nel continente americano e poi in Australia, Africa e infine in Europa. Purtroppo ci stiamo facendo l'abitudine, come in estate per la presenza della fastidiosissima zanzara tigre o delle meduse urticanti nei nostri mari, regalini questi dateci proprio dai cambiamenti climatici. Per i grandi disastri climatici, oltre alla perdita di vite umane, si ha un pesantissimo colpo sulle nostre economie. Secondo il prestigioso Economist, cinque dei dieci disastri naturali che hanno avuto il maggior costo economico negli ultimi trent’anni sono avvenuti tra il 2008 e oggi. Questo cambiamento, spiega il settimanale britannico, ci dice qualcosa sull’organizzazione dell’economia mondiale, sempre più concentrata e interconnessa, sugli spostamenti della popolazione, dalle campagne ai centri urbani, e sui modi con cui è stata gestita la prevenzione dei disastri naturali.
Il 2011 è stato l’anno peggiore dopo il 2004 a causa delle alluvioni in Thailandia, Cina e Australia, dello tsunami in Giappone e dei terremoti in Nuova Zelanda.
A livello di prevenzione soprattutto per gli tsunami e gli uragani si sono fatti passi da giganti, soprattutto lo si è visto con l'Uragano Sandy che ha investito recentemente la stessa New York, e dove i piani di evacuazione hanno funzionato molto bene e si sono risparmiate molte vite umane, però tutto questo è costato alle casse USA oltre 300 milioni di dollari. Purtroppo i Paesi più poveri non hanno disponibilità economiche per fare quello che farebbero i Paesi occidentali per cui sono i più esposti a disastri e di conseguenza a perdite umane. Infatti i Paesi dove i disastri naturali hanno ucciso più persone sono quelli più arretrati e isolati, che non hanno fatto nulla o quasi per la prevenzione: tra questi, il devastante terremoto di Haiti del 2010, i cui numeri non sono stati definiti con chiarezza due anni dopo il disastro ma che ha sicuramente ucciso diverse decine di migliaia di persone.
I costi economici legati alla prevenzione e alle azioni di intervento umanitario dopo un disastro sono in crescita. Questo è dovuto, scrive l’Economist, al fatto che «una parte crescente della popolazione mondiale e dell’attività economica si va concentrando in luoghi a rischio di calamità naturali: coste tropicali e delta dei fiumi, vicino alle foreste e lungo faglie a rischio sismico». Un esempio esaminato dal settimanale è quello della Thailandia. Dopo le ultime alluvioni molto serie, nel 1983 e nel 1995, i distretti industriali più orientati all’esportazione si sono concentrati intorno a Bangkok e nelle pianure alluvionali più a nord, lungo il fiume Chao Phraya, che fino ad allora erano coltivate a risaia proprio perché erano regolarmente esposte ad alluvioni. Nelle ultime alluvioni, le acque hanno superato le dighe di sei metri intorno al distretto industriale di Rojana, allagando le fabbriche di importanti produttori di automobili e materiale tecnologico, tra cui Honda e Western Digital, un’azienda di dischi rigidi. I prezzi dei dischi rigidi hanno subito un aumento in tutto il mondo, mentre le alluvioni hanno causato complessivamente una diminuzione della produzione industriale stimata da J.P. Morgan in un 2,5 per cento, con un costo per il paese di circa 40 miliardi di dollari, il più costoso della storia della Thailandia.
L’evoluzione urbanistica e la crescita economica nei paesi in via di sviluppo rendono più probabili disastri con un grande impatto economico: secondo uno studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico pubblicato nel 2007, nel 2050 sette dei dieci maggiori centri urbani del mondo esposti al rischio di inondazioni si troveranno nei paesi in via di sviluppo, mentre nel 2005 non ce n’era nessuno. Il processo sembra inevitabile, dice l’Economist, e i paesi del mondo dovranno prendere le contromisure adeguate:Da una parte, l’urbanizzazione toglie alle città le difese naturali contro i disastri ed espone più persone alla perdita della vita o delle proprietà in caso di terremoto o di ciclone, ma dall’altra parte, l’urbanizzazione offre ai meno abbienti l'opportunità di vivere o sopravvivere. La densità e le infrastrutture delle città rendono le persone più produttive e più capaci di permettersi le misure per mantenersi sicure. Le misure per mitigare l’impatto dei disastri non devono scoraggiare la gente dall’ammassarsi nelle vulnerabili città, ma piuttosto devono essere un incentivo per le città e i loro abitanti a proteggersi ancora meglio.
Alcuni economisti hanno cercato di stimare i costi economici aggregati netti dei danni causati dai mutamenti climatici. Tali stime sono lontane da presentare conclusioni definitive: su circa un centinaio di stime, i valori variano da 10 $ per tonnellata di carbonio (3 dollari per tonnellata di anidride carbonica) fino a 350 dollari (95 dollari per tonnellata di anidride carbonica), con una media di 43 dollari per tonnellata di carbonio (12 dollari per tonnellata di anidride carbonica).
Gli studi preliminari suggeriscono che i costi e i benefici della mitigazione del fenomeno di riscaldamento globale sono a grandi linee attorno alla stessa cifra.
In base al programma ambientale delle Nazioni Unite (United Nations Environment Programme - UNEP), i settori economici che dovranno affrontare con maggiore probabilità gli effetti avversi del cambiamento climatico includono le banche, l'agricoltura e i trasporti. Le nazioni in via di sviluppo che sono dipendenti dall'agricoltura saranno particolarmente colpite.
In tutto questo Lo Stern Review, ha ipotizzato una riduzione del PIL globale di un punto percentuale a causa degli eventi meteorologici estremi e nello scenario peggiore la riduzione del 20% dei consumi globali pro capite.
E allora cosa stiamo aspettando? Potrà il nuovo governo e parlamento italiano affrontare e cercare di trovare una soluzione a questa incombente realtà che già è tra noi, oppure si continuerà a parlare di aumentare le tasse per far contenti gli istituti finanziari tedeschi e USA?
Questo è un compito serio che dovranno affrontare i nostri parlamentari, però ognuno di noi può già contribuire a bloccare questa corsa verso l'ecocatastrofe. Non ci rimane che avviare una vera rivoluzione culturale. Trovare in noi una nuova coscienza in grado di ricostruire il rapporto tra uomo e ambiente e limitare il danno indotto da una società consumistica che, in nome del profitto di pochi, induce le persone a comprare cose voluttuarie e a disfarsene dopo poco tempo, aumentando così la mole dei rifiuti che poi impattano con l'ambiente e nel contempo tolgono ancora risorse al nostro pianeta. Pensiamo e viviamo oggi troppo alla giornata, non ci poniamo il problema di ciò che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Nel parossismo del nostro egoismo umano finalizzato al piacere d'avere subito e godere oggi stiamo distruggendo il futuro dell'umanità. Se non ci sarà una profonda inversione di marcia nel pensiero e nelle coscienze verso un progresso responsabile e sostenibile, poco resterà alle popolazioni del futuro per sperare di vivere su questo pianeta almeno con un minimo di dignità.

Ennio La Malfa

venerdì 22 marzo 2013

Francesco, un papa ecologico? Forse egli rappresenta un passo avanti nella chiesa cattolica


Dipinto di Franco Farina


Ante Scriptum
Aveva cominciato ad occuparsene il passionista Thomas Berry, con alterne fortune, ma ora l'ecologia profonda ed il bioregionalismo potrebbero entrare più profondamente nella coscienza "religiosa" della chiesa cattolica. Il fatto nuovo è la scelta di Jorge Bergoglio di assumere il nome di Francesco, un santo che conobbe in profondità  l'amore per la natura. 

Leggete l'analisi in tal senso del prof. Giorgio Nebbia e dopo questo articolo prendete visione del Manifesto per l'Era Ecozoica di Thomas Berry  (Paolo D'Arpini)



Chi si occupa di ecologia ha motivo di rallegrarsi perché il nuovo Papa ha assunto il nome di Francesco, il santo che il Papa Giovanni Paolo II nel 1979 ha proclamato “patrono dell’ecologia”, perché ha onorato la natura come un dono meraviglioso dato da Dio al genere umano”. L’idea di considerare San Francesco come anticipatore dell’attenzione ambientale che sarebbe venuta sette secoli dopo, risale ad uno storico americano del Medioevo, Lynn White (1907-1987). In un articolo del 1967 sulle radici culturali dell’ecologia White ricordò che nella tradizione giudaico.cristiana “l’uomo”, secondo il primo racconto della Genesi, viene invitato a “dominare su tutti gli esseri viventi” e che il cammino delle società occidentali si è svolto in un continuo dominio del mondo della natura; dalla caccia, allo sfruttamento delle acque e delle piante e delle foreste, per motivi puramente economici, spesso giustificato basandosi proprio sull’invito divino della Genesi.

White concludeva che san Francesco è stato il primo cristiano a porre gli esseri umani sullo stesso piano delle altre creature:.il lupo e gli uccelli, ma anche delle cose inanimate come l’acqua o i corpi celesti, non esseri da soggiogare, ma sorelle e fratelli, e proponeva che fosse proclamato “patrono dell’ecologia”, cosa che sarebbe stata fatta appunto nel 1979. Anche nella liturgia cattolica per secoli la creazione è stata letta attraverso il primo capitolo del libro della Genesi. Ma nella Bibbia esiste un secondo racconto della creazione, che si considera redatto un paio di secoli prima dell’altro, secondo cui Dio pone l’uomo nel giardino dell’Eden, ricco di ogni pianta e animale, chiedendogli di coltivarlo e custodirlo (Genesi 2, 15).

In tempi recenti, soprattutto con il papa Benedetto XVI, la Genesi viene finalmente citata leggendo questo secondo racconto e ricordando l’invito a “custodire e coltivare la Terra”; del resto già nel 1971 il Papa Paolo VI aveva chiamato l’aria e l’acqua ”creature anch’esse”. E’ a mio parere un buon segno che, in uno dei suoi prima interventi, spiegando ai giornalisti perché ha scelto come nome quello di san Francesco, il nuovo Papa lo abbia citato come “l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”, aggiungendo “in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no ?”. E’ vero, il nostro rapporto con l’ambiente effettivamente non è tanto buono e proprio nei due inviti, alla pace e alla rispettosa custodia, all’amore, anche, del creato, sta la vera soluzione per migliorare le nostre relazioni con lui, per attenuare i guasti ambientali.

Quanto alla povertà non si tratta di spogliarsi di tutto e di mendicare per le strade; sono già fin troppi le donne e gli uomini, i vecchi e i bambini, oltre mille milioni nel mondo, che sono “poveri” in senso letterale; si tratta di ripensare i bisogni e i mezzi per soddisfarli in una prospettiva di giustizia e di pace, per ripetere il nome del Consiglio vaticano e delle molte iniziative, cristiane, ma non solo, ispirate alla frase di Isaia: “la pace è figlia della giustizia”. Gli esseri umani hanno dei bisogni che sono veri diritti: cibo e acqua per soddisfare la fame, abitazioni dignitose, istruzione e difesa della salute, e tutti questi possono essere soddisfatti con cose materiali ottenute trasformando le risorse naturali mediante un dignitoso lavoro umano.

Poi esistono bisogni e desideri artificiali da soddisfare con merci sempre più costose ed inutili, proposte con le raffinate arti della pubblicità, inventate da imprese il cui fine è produrre soldi che consentono a un ristretto numero di persone di possedere beni sempre più costosi, sempre più inutili; nello stesso tempo milioni di persone si affannano e si svenano, talvolta corrompono e rubano per ottenere denaro per conquistare anche loro una parte dei nuovi "esseri ostili". Si allarga così il divario fra ricchi e poveri all’interno degli stati, fra gli stati del mondo; da qui i continui conflitti per la conquista violenta di materie prime. Non si tratta di considerazioni etiche; la corsa al possesso di cose inutili, spesso dannose, comporta anche un impoverimento e una contaminazione delle risorse naturali. Un semplice bilancio, che l’ecologia consente di fare, fra le risorse agricole, forestali, minerarie, energetiche, di acqua, disponibili e quelle che continuamente vengono sottratte per soddisfare le richieste di merci e servizi dei paesi più ricchi, mostra che solo con un contenimento degli sprechi dei ricchi è possibile lasciare ai veri poveri della Terra una parte dei beni della natura, sollevarli dalla loro indigenza, realizzare una giustizia indispensabile per salvaguardare il pianeta e diffondere la pace.

Un’ultima osservazione: che il Papa Francesco si sia diplomato in chimica ha destato in tutto il mondo fra i chimici, credenti e non credenti, una notevole eccitazione; i chimici (sono un chimico anch’io) nei loro blogs hanno inserito commenti favorevoli, o almeno curiosi, convinti come sono che una educazione alla comprensione delle leggi della chimica e della loro armonia aiuti comunque. Anche questo un segno dei tempi.  

Giorgio Nebbia  - nebbia@quipo.it


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Ecco di seguito il Manifesto di Thomas Berry per l’Era Ecozoica

1. L’Universo è una comunione di soggetti e non una collezione di oggetti.
2. La Terra esiste e può continuare a esistere solo in un funzionamento integrale. Essa non può sopravvivere frammentata, proprio come qualunque altro organismo. Tuttavia la Terra non possiede un’uniformità globale. Essa è un complesso differenziato di cui va sostenuta l’integrità e l’interrelazione delle varie espressioni bioregionali.
3. La Terra è un bene che ci è stato offerto in godimento soggetto a scadenza. å destinata a danni irreversibili nei suoi maggiori sistemi di funzionamento.
4. Gli esseri umani rappresentano un elemento derivato rispetto alla Terra, che è primaria. Ogni istituzione umana, professione, programma e attività, devono porla al centro dei propri interessi. Nella teoria economica, per esempio, la prima legge deve essere quella della tutela dell’economia terrestre. Un Prodotto Nazionale Lordo in crescita a cui si affianca un Prodotto Terrestre Lordo in deficit rivela l’assurdità della nostra attuale situazione. Per la categoria medica deve essere chiaro che non si può avere gente sana su un pianeta malato.
5. L’intero sistema di funzionamento della Terra si è alterato nella transizione dall’Era Cenozoica a quella Ecozoica. I principali sviluppi del Cenozoico avvennero interamente al di fuori di ogni intervento umano. Nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante in quasi tutti i processi evolutivi: anche se non sappiamo come produrre un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto e sostenuto da noi. Il potere costruttivo della nostra creatività nei sistemi naturali della vita è minimo, il nostro potere di negazione, immenso.
6. Per essere valido il “progresso” deve coinvolgere globalmente la Terra e tutti i suoi aspetti. Definire “progresso” lo sfruttamento umano del pianeta è una distorsione inaccettabile.
7. L’Ecozoico potrà diventare una realtà solo mediante il riconoscimento della dimensione femminile della Terra, mediante la la liberazione delle donne dall’oppressione e dalle costrizioni da loro sopportate in passato e mediante l’assunzione di una responsabilità comune, sia maschile che femminile, per stabilire una comunità terrestre integrata.
8. Nel periodo Ecozoico emerge un nuovo ruolo sia per la scienza che per la tecnologia. La scienza dovrebbe provvedere a una comprensione integrale del funzionamento della Terra e delle modalità in cui le attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Le scienze biologiche dovrebbero sviluppare un “sentimento per tutto ciò che vive”, un rispetto più profondo della soggettività presente nei vari esseri viventi della Terra. Le tecnologie umane devono armonizzarsi con quelle del mondo naturale.
9. Nuovi principi etici devono emergere attraverso il riconoscimento del male assoluto del biocidio e del genocidio, come pure di tutti gli altri mali che riguardano più specificamente gli umani.
10. È necessaria una nuova sensibilità religiosa, una sensibilità che riconosca la dimensione sacra della Terra e accetti il mondo naturale come manifestazione primaria del mistero ultimo dell’esistenza.
11. È necessario un nuovo linguaggio ecozoico. Il nostro idioma cenozoico è radicalmente inadeguato. Si dovrebbe procedere alla compilazione di un nuovo dizionario che comprenda nuove definizioni dell’esistente e l’introduzione di neologismi per i nuovi modi di essere e per i comportamenti che stanno emergendo.
12. Psichicamente tutti gli archetipi dell’inconscio collettivo acquistano una nuova validità, come pure nuove vie di funzionamento; specialmente nella nostra comprensione simbolica del viaggio iniziatico, del mito della morte-rinascita, della Grande Madre e dell’albero della vita.
13. Si prevedono nuovi sviluppi nel rituale, in tutte le arti e nella letteratura. Specialmente il teatro può trovare straordinarie opportunità nelle tematiche grandiose che vengono elaborate in questi tempi. I conflitti, finora limitati alla semplice dimensione umana, acquisteranno risvolti impensati nella stupenda transizione tra la fine del Cenozoico e l’emergente Ecozoico: dimensioni epiche che superano ogni aspettativa.
14. La mitigazione dell’attuale rovinosa situazione (attraverso il riciclaggio di materiali, il contenimento dei consumi e la cura degli ecosistemi) sarà vana se il nostro intento è quello di limitarci a rendere accettabile il presente sistema. Queste attività indispensabili daranno i loro frutti solo se lo scopo è quello di costruire un nuovo ordine.

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Commento di Corrado Penna: "Stai scherzando? è un fautore della guerra un lupo travestito da agnello e poi è un gesuita, come Monti Draghi Van Rompuy ...
Qui sotto la traduzione di alcune righe salienti dell'articolo "Las Malvinas are ours": New Argentinian Pope Francis has hard line on Falkland Islands overo  "Le Malvinas sono nostre: il nuovo Papa argentino Francesco ha una linea dura sulle isole Falklands", scritto da Damien Fletcher e pubblicato sul sito del media britannico Mirror il 14 marzo 2013 (http://www.mirror.co.uk/news/world-news/pope-francis-hard-line-falkland-1762205).

Il Papa Francesco è stato un appassionato portavoce delle rivendicazioni della sua nazione sulle isole Falkland, note agli argentini come Las Malvinas.

Ad Aprile dell'anno scorso, in occasione di una messa di commemorazione a Buenos Aires per il 30° anniversario del conflitto delle Falklands, egli ha affermato: “Siamo venuti a pregare per tutti quelli che sono caduti, figli della patria che sono andati a difendere la propria madre patria, e reclamare quello che è loro, che è della patria, e che è stato usurpato.” Ed un anno prima egli ha esortato la gente a “non dimenticare quelli che sono caduti durante la guerra ” dal momento che essi hanno “sparso il loro sangue sul suolo argentino”.

Sono questi i discorsi di un uomo di pace? I discorsi di una persona che prende il nome di Francesco perchè afferma di volere essere un uomo di pace? E ricordiamolo, non si tratta di parole pronunciate 30 anni fa, ma appena pochi mesi prima della sua elezione al soglio pontificio. Chi ancora vuole credere alla favoletta del papa buono dovrebbe ricredersi dopo avere letto questa testimonianza.

Costui è un lupo travestito da agnello.

Per la prima volta nella storia della chiesa è stato eletto un gesuita; generalmente l'ordine dei gesuiti controlla il potere temporale ed anche il Vaticano manovrando nell'occulto (vedi http://www.crom.be/it/documenti/la-pista-gesuita), ma adesso escono allo scoperto ed occupano il soglio pontificio.

Per chi sa come i potenti della Terra sono in grandissima maggioranza controllati dai gesuiti (quanto meno sono ex allievi delle loro scuole elitarie, come Monti, Draghi, Van Rompuy ... lo testimonia persino un articolo del quotidiano L'unità: http://www.unita.it/italia/spadaro-draghi-monti-br-van-rompuy-gesuiti-al-comando-1.356157), l'elezione di un papa gesuita significa molto probabilmente che: 

i Gesuiti stanno per giungere al culmine di tutti i loro brogli e presentono ormai la fine di un piano elaborato sull’arco di quasi mezzo millennio. Confidando nel loro imminente successo, osano ora presentarsi alla luce del giorno; attualmente stiamo per passare dall’antica religione mondiale (il cattolicesimo) alla nuova religione mondiale. Per operare questo difficile passaggio, i Gesuiti hanno bisogno di un uomo assolutamente affidabile, che ubbidisca «come un cadavere» alle istruzioni dell’Ordine: Benedetto XVI non era sicuramente adatto a tal fine. Avevano quindi bisogno di uno dei loro, tenuto sotto osservazione fin dalla sua gioventù e addestrato come si deve durante molti anni di «esercizi spirituali»
(fonte di queste ultime considerazioni: http://crom.be/it/documenti/francesco-I-gesuiti-escono-allo-scoperto)"


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Commento di Nereo Villa:


Caro Paolo/Saul, a proposito di gesuitismo, vorrei presentarti la seguente pagina che ho immediatamente pubblicata il giorno dopo l'elezione del papa nero con la seguente presentazione: 
Basta chiesa! Basta sonniferi! Svegliati Francesco che è ora!
Scegliere il nome Francesco essendo gesuita è una palese contraddizione.
O la si coglie o si fa finta di niente.
Il gesuitismo infatti mira a trasformare l'impulso del Cristo in una signoria puramente terrena,
cioè in uno Stato terreno dei gesuiti governato come si conviene da chi si è fatto “soldato di Cristo”,
quindi nessuna novità rivoluzionaria rispetto alla solita menzogna cattolica...
Il gesuitismo conosce Goethe molto bene e lo combatte.
Tale combattere nega così l'unica idea risolutrice dell'attuale caos sociale:
la triarticolazione sociale promossa da Goethe e da Steiner.
Quanto segue è la seconda parte di una conferenza del 2/11/1918,
tenuta a Dornach da Rudolf Steiner, nella quale sono spiegate
le dinamiche del gesuitismo in contrapposizione al goetheanismo
(R. Steiner “Lo studio dei sintomi storici”, 8ª conf.:
Impulsi religiosi dell quinta epoca di civiltà postatlantica, Milano, 1961)."