domenica 2 dicembre 2012

Il ritorno alla casa in cui siamo sempre stati. Tutti abitanti di questa terra, senza separazione.... - Bioregionalismo ed ecologia profonda -

La grande tavola - Dipinto di Lucio Donati


Una cosa che sempre mi ha fatto riflettere è la scoperta fatta dai genetisti, analizzando il genoma mitocondriale,  che noi europei discendiamo da 12 donne emigrate dall'Africa. Dodici apostole di vita e madri di tutti noi europei. Se poi consideriamo che nei secoli  l'Italia è stata abitata  da centinaia di popolazioni diverse in continuo mescolamento fra loro, comprendiamo che l'identità bioregionale non può certamente essere basata sull'appartenenza genetica ad una certa comunità che vive nel luogo, bensì alla capacità di vivere in sintonia con il luogo e con tutti i suoi abitanti, animali compresi. 


Il pensiero e l'ideologia e le religioni  alienano l'uomo dall'uomo e l'uomo dalla natura mentre il senso di comunità che sorge dal condividere l'esistenza nello stesso luogo è qualcosa di sano e di concreto. Questo è l'approccio bioregionale e questo è anche il modo in cui cerco di rapportarmi con gli altri e con l'ambiente da quando mi sono trasferito qui nelle Marche. 

Avevo scritto di Treia che è "il centro del mondo"  come qualsiasi altro luogo in cui si vive lo è, poiché il centro del mondo è ove si manifesta la presenza.

Nel sentirsi parte del luogo c’è da considerare anche l’aspetto emozionale e  “biologico” del pensiero, il pensiero non è solo speculativo o proiettivo, o perlomeno lo è solo nella sua forma visibile allorché si concretizza in una scelta abbinata ad un interesse precipuo (che sia quello di un io di una nazione o di una comunità in cui ci si riconosce). Siamo però consapevoli che la matrice del pensiero è “biologica”? Ed essa non tiene conto dei risvolti e delle conseguenze, se non in funzione di un “progetto” globale evolutivo (tentativi ed errori, causa ed effetto, chiamatelo come vi pare). 

La mente è un ricetrasmettitore, è una radio od un televisore od un computer, ma l’operatore che immette dati e fa sì che i diversi programmi vengano sviluppati (sulla base di norme prestabilite e connaturate nelle capacità “tecniche” del mezzo stesso) è incontrollabile dal mezzo, essendo vero l’esatto contrario. 

Bios è la “Forza” l’aggregazione che presume di incarnarla è solo il braccio che si muove… La decisione non è del braccio ma appare come tale. La Vita nella sua totalità inscindibile spinge e genera “creature” atte a manifestare il suo “gioco”. Un esempio pratico.. quando sorge un pensiero nella nostra mente ed in conseguenza a ciò prendiamo una “decisione”.. ci siamo mai chiesti da dove sorge quel pensiero? Quale è la “Forza” che lo rende visibile alla nostra mente? Così è per tutto il resto: yin e yang, luce e tenebra, chiaroscuri necessari per il sogno! Ciò non ostante…  è “corretto” e “consono” che ci si muova e si agisca nel mondo secondo il proprio sentire (qualsiasi esso sia).

Recentemente Pier Luigi Bersani ha dichiarato durante un confronto  in TV   che uno dei primi obiettivi -se fosse eletto presidente del consiglio- sarebbe quello di concedere la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. A primo acchitto mi è sembrata una priorità esagerata, magari ci sono altre priorità più urgenti, però l'argomento merita una riflessione.

Infatti in  questi giorni in cui gli italiani sono scossi e senza parole per la crisi economica  e stanno ritornando in auge discorsi corrosivi sulla unità nazionale. Nord contro sud, est contro ovest… Mentre l’Europa stenta ad affermare l’unità politica anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti… Un ritorno al campanilismo mentre la comunità sembra aver perso la capacità di esprimere solidarietà e collaborazione. 

Ciò avviene persino fra compaesani.. tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni da ognuno di noi. Perciò è evidente che lo “straniero” è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere?

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che la “razza globale”, il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società super-urbana e consumista è ormai evidente.

A volte può accadere che anche in una piccola città come Macerata (che conosco abbastanza bene) la gente vive nello stesso palazzo e non si conosce, nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti.

Il separatismo  ci sta facendo alienare l'un l'altro, e con il regionalismo fiscale e la lotta alla scuola pubblica ed al pubblico impiego, sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga. Nuove entità economiche, basate sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, etc), sono in cerca di affermazione riconosciuta, mentre le forze sociali sane, legate alla reale produzione di beni necessari,  cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non regge le sorti della nazione.

Vediamo inoltre che  i vecchi equilibri basati su una appartenenza etnica o culturale non sono più sufficienti a tenere incollata la società. Gli umani nel tentativo di uniformasi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si giudica. Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi "tecnici  esperti”…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa succederà che questa “separazione” sfocerà necessariamente al ri-accostamento interiore e dell’uomo verso l’uomo. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? 

Ecco infine che l’allontanamento si trasforma in  avvicinamento… 

La vita è elastica e non può andare in una sola direzione. Ora sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione del criterio di vita, ad atteggiamenti simbiotici e ad uno stato di coscienza comunitario.

L’evoluzione spirituale richiede che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. Separazione è solo un concetto per giustificare degli “indirizzi” personalistici ed egoici, è una frattura radicale che spacca il mondo e l’essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”, non può essere codificato dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in sintonia con l’esistente. 

L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile. Perciò il passo primo da compiere, per il “Ritorno a Casa”, è l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna. 

L’uomo ha bisogno di riconoscersi ‘unico’ nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve, ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana. Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. 

Queste somiglianze, in una società sempre più vicina, renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!

Paolo D’Arpini


Nessun commento:

Posta un commento