domenica 30 settembre 2012

Spilamberto, 4 ottobre 2012 - Incontro in sintonia con la spiritualità laica francescana

Discorso agli uccelli


“Non guardate a la vita de fore, ka quella dello spirito è migliore.  Io ve ne prego, per grand’Amore”.  (S. Francesco d’Assisi, da Audite poverelle).


Il 4 ottobre 2012 ricordiamo Francesco D'Assisi, un santo che per certi versi possiamo dichiarare "laico". Egli in verità visse da laico ed anche nel periodo del suo risveglio spirituale mantenne un atteggiamento laico-naturalistico. La sua adorazione di Dio essendo basata sulle forme della natura e del creato. Francesco può essere considerato un amante della natura in cui riconosceva l'impronta divina.  Sempre egli si adoperò di mantenere un comportamento adatto al mantenimento della vita, occupandosi di animali, di lavoro, di contemplazione delle bellezze naturali....  

Fra Ginepro da Pompeiana, scrittore di grande talento, ma anche uomo d’azione ci comunica una frase molto felice, sulla quale concordiamo toto corde: "Le più autentiche lezioni di spiritualità non risiedono mai nelle astrazioni, nelle teorie, nelle idee nettamente formulate, quanto negli esempi, in un comportamento, nelle scelte compiute di fronte alla realtà".

Essere tenace e forte nel duro cammino della Vita, esporsi ai pericoli, resistere alle minacce, mantenersi saldo e coerente nelle giornate nere, che ci sono per tutti. L’uomo che con entusiasmo partecipa alle lotte per la Vita è sicuramente più vicino a Dio del calcolatore prudente e dello scettico preoccupato soltanto di guadagnare di più per “mangiare” di più.

La spiritualità laica che noi ricerchiamo nella Natura non è basata sul biascicamento di litanie e preghiere, ma nella coltivazione della generosità dell’abnegazione, dell’entusiasmo, del disinteresse… tutto quello che fa uscire l’uomo dalla prigione degli istinti. Questo è quanto noi intendiamo per "spiritualità". Questo è quanto noi intendiamo per “cultura”.. In ordine a quanto fin qui scritto, l’azione di Francesco e dei suoi frati costituisce un riferimento irrinunciabile di vera spiritualità capace anche di scuotere le strutture della clerocrazia, allora presuntuosa come  oggi.



Programma del 4 ottobre 2012 a Spilamberto (Mo):

Appuntamento h. 18.00,  a casa di Caterina,  recita di brani edificanti tratti dai Fioretti di San Francesco e simili testi. Giuseppe, ex seminarista francescano narrerà la sua esperienza.  Seguirà  una condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato.

Info. e prenotazioni:  Paolo D’Arpini – circolo.vegetariano@libero.it -  333.6023090
A sinistra Giuseppe  con  Paolo  a destra
 
 

sabato 29 settembre 2012

Appello della Rete Bioregionale Italiana al Governo per trasformare l'Italia in un'Oasi della Biodiversità, OGM Free

Campagna attorno Treia
 
 
"La fine del mondo inizia con la fine della biodiversità..." (Saul Arpino) 
 
 
Le mutazioni genetiche artificiali sono irreversibili ed incontrollabili, una volta che sono state immesse nuove varietà geneticamente modificate tutte le altre piante consimili sono destinate ad imbastardirsi con conseguente “vizio” riproduttivo ed incapacità di offrire una sicura difesa alle malattie, contrariamente a quanto dichiarato dai produttori,  e di rispondere in modo adeguato alle variazioni climatiche o ambientali. Gli  OGM sono una bomba ad orologeria che ha già iniziato a scandire il tempo… avvertendoci che il momento della “esplosione” è quasi giunto…
 
Infatti in natura le mutazione genetiche avvengono spontaneamente e quelle che risultano favorevoli alla sopravvivenza ed allo sviluppo delle specie si mantengono mentre quelle sfavorevoli sono destinate a scomparire. Al contrario le mutazioni genetiche provocate artificialmente dall’uomo sono funzionali a imprimere nelle specie caratteristiche che sono favorevoli agli interessi dell’uomo e non delle specie in se stesse o dell’ambiente che le ospita.
 
La contaminazione del Polline da OGM e, soprattutto, il Trasferimento Genico Orizzontale di parti del DNA transgenico, da una specie all’altra, rappresentano una minaccia per la salute, l’ambiente, le tradizioni agricole dei popoli.   
 
Infatti  i mali provocati dagli OGM non sorgono solo nelle inevitabili mutazioni e contaminazioni delle specie vegetali.. La globalizzazione nel settore agricolo impone una concorrenza così feroce e tecniche agronomiche e produttive che siano in grado di ridurre sempre più i costi di produzione. Anche in Italia quindi vi è la corsa ad una agricoltura intensiva e monocolturale, che ha impedito la tipica rotazione agraria ed ha favorito l’insorgenza di malerbe infestanti e parassiti resistenti. Da qui l’uso di veleni. La tecnica degli OGM non fa altro che confermare e consolidare questo tipo di agricoltura intensiva monocolturale, che punta tutto alle rese ettaro, ma ci  toglie i sapori e gli odori tipici dei nostri prodotti agricoli.
 
Forse, forse è ancora possibile bloccare il processo  di imbastardimento e cancellazione della vita a noi conosciuta…. però occorre far presto, prima che sia troppo tardi, occorre disinnescare la bomba, interrompendo l’immissione di nuove specie OGM nell’ambiente.  Occorre impedire la diffusione di tali coltivazioni in Italia...  
 
L'Italia può ancora fare qualcosa magari avvalendosi delle peculiarità del suo ambiente mediterraneo e montano, proponendosi come un paese  conservatore di antiche sementi e della biodiversità bioregionale. E questo vuole essere un invito al Governo in carica per dichiarare la nostra penisola un' "Oasi OGM Free". Una sorta di riserva mondiale della natura. Un tempio della Natura.  
 
  
Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana
 
 
A favore dei nuovi nati....
 

venerdì 28 settembre 2012

Spiritualità Laica - Quando la lotta fra luce e tenebra diventa “incontro” e scioglimento nel Sè…



Una scambio epistolare sulla metà oscura di noi... che diventa luce! (come nell'immagine soprastante di Franco Farina)
 
 
Quanta “parte” di noi….negata!?

Che esista una “metà oscura” dentro ciascuno di noi, credo sia cosa abbastanza comprovata e sperimentata, ma ciò che mi chiedo è: fino a che punto questa metà oscura può spingersi? E quale è il suo reale potere? Quando frequentavo il catechismo, caro Paolo, in attesa di essere sufficientemente “preparata” per ricevere la prima Comunione, il sacerdote che seguiva, noi giovani “pecorelle” sul cammino della fede, era solito mostrarci delle diapositive, proiettate su un maxi schermo, in cui comparivano bambini “buoni” e bambini “cattivi”; quelli buoni avevano il cuore bianco, vestiti puliti, un viso luminoso e giocavano sereni; quelli cattivi, invece erano rappresentati con un cuore completamente nero e ovviamente lasciati in disparte dal mondo intero, soli….. 

Ti confesso che spesso, negli anni, questa immagine mi è tornata in mente e ho pensato alle mie azioni, valutando se, nel momento in cui le stavo per compiere, se fossero degne di una “bambina buona”…. questo mi ha portata, spesso, a mettere da parte la famosa “zona d’ombra”, quella parte, di cui si parla tanto, ma che, forse, molti di noi, sperimentano poco! Quanti condizionamenti e soprattutto quanta paura nel mostrare rabbia e autodeterminazione, nel dire: “io ci sono”!, “Esisto”.

Perchè, mi chiedevo continuamente da bambina, Dio non ama tutti allo stesso modo? Io volevo aiutare il bambino con il cuore nero, volevo tirarlo fuori dalla polvere e dal silenzio in cui si trovava, ma non potevo dirlo al sacerdote, perchè, anche “rispondere”, era considerato un atto offensivo e la punizione era “inesorabile”! Sai Paolo, scr ivere certe cose, oggi, mi fa sorridere, ma la scrittura, pur nella sua semplicità è un modo per vivere noi stessi, ogni volta in modo diverso e nuovo.

Sciolta dai legami della facile “critica”, mi sento libera dal giogo di un sistema che puniva le emozioni e la libera espressione creativa. Anche sognare era “sbagliato”.

Quanta confusione nella conoscenza della nostra vera “sostanza”..e se potessimo dire finalmente tutto! Chissà cosa “verrebbe fuori”… C’è una frase che molto esprime di questo mio “scritto”, è tratta dal Romanzo Demian, di Hermann Hesse; così recita: « Volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me. Perché fu tanto difficile? »

Nessuna risposta, solo una dolce melodia che scioglie il rancore, abbracciandolo, come parte di noi!

Antonella Pedicelli

……………..

Cara Antonella.

Anche il santo Ramakrishna Parahamansa, maestro di Vivekananda, parlava dell’esperienza da lui fatta di un “papa-purusha” un ente oscuro che risiede nel corpo umano unitamente ad un testimone satvico (luminoso). Lui vide in meditazione che entrambi uscivano dal suo coprpo e combattevano finchè l’elemento luminoso non uccideva quello oscuro. Ritengo sia un’allegoria della lotta contrappositiva fra l’ignoranza e la conoscenza, l’ego ed il Sè. C’è una conflittualità interna fra la mente identificata con il corpo e l’anima. E la mente, vittima dell’illusione, fa di tutto per osteggiare ogni tentativo dell’anima di ricongiungersi a Dio. 


Questo è dovuto ad un inveterato senso di separazione che ha celato quasi completamente la nostra vera origine e natura. Perciò, lo stesso Ramakrishna raccomandava per questa epoca di Kali la ripetizione dei nomi divini e la devozione, come metodo migliore per riavvicinarsi alla Sorgente. In fondo anch’io seguo questo sentiero d’amore integrandolo con la continua osservazione dei moti interiori, l’indagine e la discriminazione sul reale.
 

Paolo D'Arpini

…………….

Replica di Antonella:

“Le tue parole mi giungono come una ulteriore conferma al mio sentire! Certo, parlare di “metà oscura”, presuppone inequivocabilmente l’idea di “separazione”, ma è pur sempre un elemento che fa “parte” del nostro modo di vedere noi stessi e il mondo! La trappola della mente può essere raggirata solo sottraendosi ai suoi stessi meccanismi. Ripetere il Nome divino è elevare la nostra stessa coscienza, incontrando uno “status” vibratorio che ci consente la “purificazione” da ogni forma di separazione.
Grazie Paolo, mi hai offerto una chiave di lettura altamente indicativa!!”


…………

Rispostina di Paolo:

“Vale per te per me e per tutti … sono le parole che io stesso ho ricevuto”


giovedì 27 settembre 2012

Spilamberto 2012 - Settimana Internazionale Vegetariana e Giornata Mondiale della Nonviolenza - Appuntamenti al Circolo Vegetariano VV.TT.

Treia - Ritorno notturno dalla passeggiata


Come è già avvenuto in passato anche per l’edizione 2012 il Circolo vegetariano VV.TT. aderisce alla settimana internazionale del vegetarismo, che si svolge dal 1 al 7  di ottobre, ed alla giornata mondiale della Nonviolenza che ricorre il 2 ottobre.  Abbiamo perciò predisposto due appuntamenti.  

Ed ancora una volta parleremo e dimostreremo esempi di Ecologia Profonda, Alimentazione naturale e Spiritualità Laica.

Tanto per cominciare il 2 ottobre ricorre la nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, nato in quel giorno del 1869. Qui vorrei ricordare che Gandhi fu preso a modello della Nonviolenza da Aldo Capitini che fondò sia il Movimento Nonviolento Italiano che l’Associazione Vegetariana Italiana, di cui il nostro Circolo Vegetariano VV.TT. è un membro storico. 

Pertanto in questa giornata organizziamo una passeggiata bioregionale, ove sono le nostre radici,  Pertanto il 2 ottobre 2012,  a Spilamberto (Mo), appuntamento alle h. 17 (in Via Gibellini, ingresso sentiero natura), per un'escursione erboristica lungo il fiume Panaro.  Al ritorno si terrà una sessione di canti sacri e la condivisione del Prasad  vegetariano da ognuno portato.    

Particolarmente cara mi è la celebrazione di San Francesco, patrono d’Italia e vegetariano antesignano, che ricorre il 4 ottobre, in cui  sempre  a Spilamberto (a casa di Caterina), si terrà verso sera una recita di brani edificanti tratti dai Fioretti di San Francesco. La recitazione sarà seguita da una condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato.

Info. e prenotazioni:  Paolo D’Arpini – circolo.vegetariano@libero.it -  333.6023090

Via le armi....


Alcune notizie su Gandhi e la Nonviolenza

La non-violenza è un valore che fa parte delle tradizioni etiche di alcune religioni, come si riscontra nel Buddismo, Induismo e nel pacifismo cristiano. Comunque, ha raggiunto una tale statura, da essere considerato un valore cui aspirare, oltre ad essere divenuto un principio da seguire ed adottare contro la violenza della guerra.
Il miglior maestro della non-violenza dei tempi moderni è Gandhi. Egli è anche considerato dalla maggior parte degli Indiani il fondatore della loro Patria, e da tanti altri come il maggior esponente di questa pratica al punto da essere anche ritenuto una sorta di santo.

Infatti ha sperimentato l’uso della resistenza passiva e della non-violenza sia come approccio filosofico e spirituale alla vita di tutti i giorni, sia come tecnica da seguire per raggiungere un vero cambiamento politico e sociale.

Gandhi era conosciuto tra gli Indiani come “Mahatma”, ovvero Grande Anima, per il suo coraggio, per la sua semplicità, e per lo straordinario impatto che i suoi insegnamenti avevano su tutti, e per l’esempio di vita che ha saputo dare.

Il tema centrale della ricerca di Gandhi è la “verità” come si può desumere dalla lettura della sua autobiografia intitolata “I miei sperimenti sulla verità”; riteneva che l’amore per la non-violenza potesse raggiungersi solo con la compassione e la tolleranza per le altre persone e che il suo concreto esercizio implicasse una continua prova, sperimentazioni, a volte errori e continui sforzi.

Forse il concetto più importante dei suoi insegnamenti è satyagraha, che tradotto letteralmente significa “ la forza dell’anima” o “ la verità dell’anima”. Questo è un valore che per essere vissuto in pieno, richiede una aderenza piena e interiore al rispetto ed amore per il prossimo.

Mohandas Gandhi nasce in India nel 1869; i suoi genitori appartenevano alla casta dei commercianti Hindu. Egli rimase sempre devoto alla sua religione ma esercitarono forti influenze anche le tradizioni e i valori di altre religioni, come ad esempio il principio pacifista del Cristianesimo, e gli scritti di Thoreau e Tolstoi sui diritti e doveri degli individui di praticare la disobbedienza civile quando le autorità politiche violano le libertà personali e i diritti politici.

Gandhi ha con forza sottolineato a più riprese che satyagraha deve essere distinta dal passivo desiderio di evitare conflitti a tutti i costi. La classe media in particolare, ha sempre tollerato situazioni scomode pur di poter continuare ad avere una vita sicura e comoda.

“La mia fede nella non-violenza è una forza estremamente attiva”, scrisse Gandhi, “ non c’è posto per i codardi o per i deboli. Si spera che un uomo violento possa, un giorno, diventare un non-violento, ma non c’è speranza per i codardi”

La non-vilenza e la disobbedienza civile ricerca il diritto di scelta del singolo,e anche l’obbligo di ognuno,di sperimentare fino in fondo le conseguenze di quella scelta ed essere anche giudicati, di conseguenza, dalla società in cui vive.

La scelta della strada della non-violenza non è sempre semplice: arresti, torture, a volte persino la morte possono far parte di questo modo di combattere. Gli individui sono chiamati a svolgere tutte queste funzioni e a soffrire, anche per tutti gli altri.

Inoltre richiede anche un profondo rispetto per i propri nemici; deve basarsi su una profonda onestà e verità. Occorre considerare il proprio nemico molto seriamente e instaurarci un dialogo che lo porti ad una auto-analisi perché possa fargli cambiare direzione senza fargli perdere l’onore.

In un qualsiasi conflitto in cui vengono usate le armi c’è sempre un vinto da una parte, un vincitore dall’altra.

Nel concetto di satyagraha, l’obiettivo da raggiungere è quello che entrambi le parti vincano agendo con l’amore e in armonia reciproca, piuttosto che continuare nella strada della discordia e della violenza. (A. B.)

...............


Ed ora un pensiero edificante:

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti ogni oltre limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo ” chi sono io per essere brillante , pieno di talento, favoloso? ” In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi così gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi….. E quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.  (Nelson Mandela)

mercoledì 26 settembre 2012

Ecologia profonda, bioregionalismo ed il tema alimentare... senza ipocrisia e finzione etica...

Cappella Sistina Laica - Collage di Vincenzo Toccaceli

 
 
Avevo già affrontato il tema della ipotetica differenza fra veganesimo e vegetarismo, me ne sono occupato ripetutamente in vari articoli ed attraverso un intenso scambio epistolare con amici vegani e non.
 
Il fatto è che noi vegetariani bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice, la nostra appartenenza ad un contesto culturale, il nostro "discendere" da una famiglia frugivora e la nostra fisiologia umana. Parlavo tempo fa con l'amico Riccardo Oliva sulle sue preferenze alimentari e lui mi confidò che preferisce la dieta vegetariana poichè la considerava una giusta "via di mezzo" fra il carnivorismo ed il veganesimo. Ecco questa parola "via di mezzo" la trovo consona e corretta.
 
Anche perchè occorre considerare l'anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l'uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed uno erbivoro.
 
L'uomo era stato definito dall'anatomista Armando D'Elia "un animale frugivoro" assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l'uso di prodotti di origine animale.
 
Certamente questa dieta varia anche in base all'ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell'altro.
 
Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa "dieta" è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti "satvica", ovvero "spirituale" od "equilibrata". Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l'uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt.  Il  miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche. 
 
Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere  basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India  le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l'uomo si limita ad "appropriarsi" del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che  le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.
 
Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo completamente escludere una complementarietà nei nostri rapporti con gli animali. La natura vive sulla vita, noi umani siamo frugivori ed i frugivori fanno un limitato uso di uova e di prodotti di origine animale, questo dice la loro “ecologia” fisiologica.
 
Certo oggigiorno vediamo che i consumi in tal senso sono aumentati enormemente soprattutto in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista  milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova… e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari...
Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una  parte di uova "abbandonate" ovvero non utilizzate per la cova o qualche po' di latte di capra.  Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero  strage, e dovetti richiudere capre,  pecore,  galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere... Insomma senza la mia protezione nessuno sarebbe sopravvissuto... 
 
Ricordo l’ultima gallina che ho avuto a Calcata, me la portò una ragazza vegetariana che l’aveva “pescata” da pulcino ad una fiera… Poi cresciuta non volendo ucciderla la consegnò al Circolo. Io l’ho tenuta quasi come un animale da compagnia, com’era d’altronde già abituata ad essere, ma questo non impediva che deponesse delle uova e che io le mangiassi, e pure con soddisfazione e riconoscenza…
 
Con i tempi che corrono le galline non potrebbero vivere in cattività, sarebbero totalmente sterminate dai tanti nemici naturali… … Comunque… la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”… E’ una dura lotta verso la consapevolezza… ecologica profonda…

A me personalmente non piace che nuove specie vengano allevate in cattività.. ma quegli animali in cattività, se sono tenuti con coscienza e amore  almeno campano e si riproducono…

Dobbiamo imparare a convivere con gli animali in modo idoneo, senza trasformarli a nostra immagine e somiglianza (come spesso avviene con i pets), e senza sfruttarli per usi impropri ) come negli allevamenti industriali da carne e da latte e da uova)…
 
Ed allora avremo attuato un sano rapporto con essi, un rapporto che potremmo definire “ecologico” e “bioregionale”….
Con questo mio discorso vorrei essere chiaro circa il rapporto -secondo me- “ideale” (o se preferite “ecologico”) con gli animali e le piante.
 
La nostra schizofrenia e falso senso dell'etica ci porta a dividere gli animali in   pets e  animali da carne. Sono due categorie opposte, sono due modi scriteriati di rapportarci con gli animali. Noi stessi -tra l’altro- siamo animali, quindi abbiamo bisogno di avere un contatto con i nostri “fratelli e sorelle” di altra specie. Se è chiaro questo… allora comprenderete tutto il resto…
 
Non teniamo gli animali in gabbia (per sfruttarli fisicamente) e nemmeno nei divani (per sfruttarli psicologicamente).
 
Dobbiamo trovare una via di mezzo che non sia sfruttativa (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali "liberi" molto falsato, portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste od in natura).
 
Però se alcune specie di animali avvezzi  alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento intellettuale e coscienziale).
 
Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non sta bene scindere gli uni dagli altri… No quindi allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico.  L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita.
 
Il lavoro ha affrancato l’uomo dalla “bestialità” pur costringendolo a nuovi parametri di debolezza e alienazione.. Ma sia nei rapporti fra esseri umani che nel rapporto con gli animali dovremmo trovare un modo “equanime” di poter esprimere il contatto e la collaborazione senza dover ricorrere alle perversioni (vedi esempi soprastanti) di un rapporto utilitaristico.
 
Avrete compreso che -a questo punto-  il problema  delle uova, del miele e del latte in sovrappiù,  ha perso quasi completamente il suo significato "etico" originario.. Non è più un fatto di sfruttare dei poveri uccelli rubando loro le uova.. etc. è un fatto di sopravvivenza generale della vita sul pianeta in un modo simbiotico, con opportuni aggiustamenti e con opportune riflessioni sui valori della vita stessa…
 
Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doversi vergognare… Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale per le piante, per l’aria, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni, per il nostro passato nella melma e per il nostro futuro nelle stelle. Per aspera ad astra!
Secondo me non occorre decidere nulla sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa).. limitiamoci a seguire la coscienza sapendo che dove c’è sincerità automaticamente la verità prevale.
 
Ritengo che la morale e l’etica siano essenzialmente “astrazioni” e pertanto mi limito a seguire la via del cuore (in cui ciò che è consono appare e si manifesta senza sforzo)… Sento che in questa via tutto sia compreso…

 
Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT. 
 
 
 
 

martedì 25 settembre 2012

Regione Marche - Ultime notizie sulle sabbie d'oro di Grottammare



Alla Regione Marche 15 indagati per i lavori di ripascimento spiagge della costa picena: ce n’est qu’un début?

       E noi che pensavamo fossero “solo” nere e schifide, le sabbie
del ripascimento a sud di “Tesì”, a Grottammare! Adesso sappiamo che erano anche d’oro. Oddio, non che il sospetto non fosse proprio
venuto, eh! Bisognava essere Biancaneve per non sentir puzza di
bruciato nell’accanimento di funzionari e tecnici regionali a difesa
degli interventi con “sabbie nere”, che neanche i crociati a difesa
del Santo Sepolcro; nell’arrogante saccenteria dei Faccia-a-faccia in cui – affiancati da padrini locali e da inviati stampa muti -
funzionari ora indagati opposero, a chi li contestava, le loro
ignoranti ragioni (in natura esiste un equivalente di quel modo di
porgere, ed è altrettanto comico: il gorilla che si batte i pugni sul
petto per intimorire l’avversario);  nella volgarità degli insulti con
cui mister Vincent delle sabbie nere - dando del tu, e in sgarrupato
dialetto da bullo di periferia -  rispondeva per iscritto agli scritti
[a certi figuri piace vincere facile: lo sanno, che noi donne
raramente tiriamo fuori i guantoni per far qualche occhio nero].


       Così furono lasciati soli, i pochi che gridarono allo scempio e
lo scrissero infinite volte; quelli che produssero studi e
documentazioni sulle vagonate di schifezze con cui stavano
distruggendo, a Grottammare, quel tratto di litorale; le “Formiche”
che nel loro piccolo s’incazzarono…


      Tacque la stampa fin quando le riuscì di non disturbare il
manovratore, e quando non potè più farlo si destò dalla catalessi di
regime e si degnò d’accorgersi che sì, davvero, ma già, in effetti,
vedi un po’, però, così, cosà, qualcosina di marcio (a parte le
sabbie) doveva esserci…


      Tacque il Comune di Grottammare, e quando non potè più farlo, recitò da casta vergine stuprata dall’orco-Regione, e la lucida
intelligenza di sindacomerli propose rimedi avveniristici: sabbia
chiara da spargere sulla nera (sic).  Effetto-cappuccino garantito, o
cacio sui maccheroni se si preferisce [“E’ allo studio un’operazione
volta a riportare un po’ di sabbia chiara da stendere sopra quella
fossile…” così il sindaco Merli sulla stampa nel dicembre 2009, cfr.
http://faxivostri.wordpress.com/2009/12/15/cacio-sui-maccheroni/]

      Tacque la Provincia Ascoli (che pur aveva ancora sotto la sua
ala Fermo, parte della scena del crimine).


     Tacque la Regione Marche, e parlò per lei l’improntitudine dei
suoi tecnici; ma l’oro olimpionico della facciatostaggine  andò al suo Presidente quando ammise sulla stampa, a scempio avvenuto, che beh, si, però, così, cosà, un bel lavoro effettivamente non era stato…

     
      Ora che il bubbone è esploso in tutta la sua maleodorante
trivialità, sappiamo d’esser stati ingenui: ci preoccupava il disastro
ambientale, non sapevamo (solo immaginavamo) lo scempio di risorse pubbliche che l’accompagnava. Le ladronerie.


      Tranquilli, come usa nelle migliori famiglie rifarsi la
verginità sarà un gioco da ragazzi. A prescindere da come andrà a
furbetti e furboni della regional casta marchigiana, il Comune di
Grottammare proclamerà indignato la propria intemerata estraneità
all’affaire, mentre già un consigliere comunale & ass. provinciale ha rabberciato sulla stampa un inverecondo “tutto venne deciso dalla Regione senza possibilità di dialogo”, completo di “la Regione deve fornire risposte” e di - non potevamo farcelo mancare - “bisogna fare piena chiarezza”. Applausi a scena aperta, cabaret mediocre e volgaruccio, ma non capita tutti i giorni di ridere così.

     
C’è chi si stupisce ancora del noto nauseante
non-so-non-c’ero-e-se-c’ero-dormivo delle caste locali?  Qualcuno
magari, sospettoso e malvagio, potrà pensare che quella spiaggia
(brutta e nera) dove prima c’erano solo sassi di fiume (bianchi e
bellissimi) e grandi tamerici antiche di mezzo secolo (segate “ad
insaputa” del Comune…) ha fatto pur comodo (interessi privati) a chi ora trombonescamente chiede chiarezza dalle pagine dei quotidiani.


      Ma fateci il piacere! Ma dove eravate?


   Sara Di Giuseppe - digiuseppe.sara@gmail.com

lunedì 24 settembre 2012

"La verità vi renderà liberi" - La giraffa non ha poi un collo così lungo, come sembra....



Due giorni fa mentre Caterina stava esaminado le News emiliane le è capitata sott'occhio la notizia della giraffa scappata dal circo Orfei e deceduta ad Imola, in seguito ad infarto dopo una iniezione "sedativa".

Immaginandomi l'animale in fuga, verso la libertà,  nelle basse di Imola mi ha fatto venire in mente una vecchia vignetta di Quino in cui Mafalda davanti all'oceano chiede al padre: "Aldilà del mare c'é l'Africa?" - "Si"  - e Mafalda scrutando l'orizzonte: "Allora le giraffe non hanno poi il collo così lungo... non se ne vende nemmeno una..".

Ma  la  giraffa di Imola  forse qualche bambino l'ha vista....
(Paolo D'Arpini)


Forse la conoscevamo, la giraffa del circo Orfei
  

      Forse una ventina di giorni fa era stata anche dalle nostre parti, a San Benedetto T. o dintorni, la cucciola-giraffa. Sempre che si trattasse dello stesso circo, gli ORFEI ormai sono un franchising.

Magari aveva provato anche qui a scappare e non c’era riuscita. Avrebbe fatto la stessa fine. Corsa sfrenata per viale dello Sport e viale De Gasperi, panico generale, un po’ di macchine ammaccate, inseguimento e BANG BANG.

I nostri, che inseguono fino alla bava i vucumprà per terra e per mare, e che addirittura sparano ai ladruncoli tra la folla come nel far-west (è successo, è successo a SBT qualche anno fa…) avrebbero usato direttamente le armi, mica le siringhe di droga letale.
     
Ma poi, il sindaco Gaspari avrebbe mandato via immediatamente il circo come ha fatto il suo collega di Imola? Avrebbe anche lui dichiarato che San Benedetto del Tronto non avrebbe più ospitato sul proprio territorio comunale circhi con animali?  [Benchè non sia facile, trattasi di procedura complicata e irta di ostacoli, ma molti Comuni ci sono riusciti]  Avrebbe fatto comunque mea culpa, a parte le responsabilità del personale del circo? Avrebbe ammesso che spesso tutti noi con gli animali ci comportiamo con superficialità, con supponenza, nella convinzione di esser loro “superiori”?

     
Dico sindacogaspari perché il circo Orfei è stato qui di recente, a San Benedetto, ma vale anche per Grottammare e per tutti gli altri Comuni intorno, che o non fanno rispettare gli specifici regolamenti in materia di tutela di salute e benessere degli animali, o non hanno neanche il regolamento, o addirittura non vogliono darselo, nonostante da più parti li implorino. Meglio lasciar le cose come stanno e sguazzare nell’inciviltà generalizzata. Anche perché fa comodo incassare i proventi dei circhi e dei commercianti ambulanti di animali che barbaramente espongono in fiere e mercati. Meglio non complicarsi la vita, e non controllare chi vende animali “strani” nei negozi e li tiene pure in condizioni pietose, non sanzionare quelli che per pubblicizzare il proprio spettacolo circense portano “a spasso” per la città, a piedi o su carretti, cammelli, elefanti e altri sventurati animali (si è visto anche questo, a SBT, ed è storia recente): spettacoli degni del più profondo medioevo, allegramente tollerati e consentiti dalle autorità locali, nell’indifferenza o addirittura nel consenso generale…

     
Ci auguriamo tuttavia che la piccola giraffa di Orfei non sia morta invano. Oltre a tigri leoni ippopotami elefanti serpenti e zebre, forse potranno ringraziarla del suo triste sacrificio anche gatti cani criceti tartarughe canarini e pappagalli.

Giorgio Camaioni


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La verità vi renderà liberi

Pensiero del giorno lunedi 24 settembre 2012
.
"«Non gettate le vostre perle davanti ai porci – diceva Gesù
– perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino
per sbranarvi». Il che significa che è imprudente rivelare le
verità spirituali a quelli che non sono pronti a riceverle: essi
non sapranno come utilizzarle, e voi sarete vittime delle loro
incomprensioni.
Per chi invece si è preparato a lungo, la conoscenza delle
verità spirituali è la cosa migliore. Ecco perché Gesù ha
detto anche: «Conoscete la verità e la verità vi renderà
liberi». Cosa c'è di più importante che essere liberi? Ora,
per l'appunto, è la verità che ha la proprietà di liberare. La
verità ha la proprietà di dare la libertà, così come l'amore
ha la proprietà di dare il calore, e la saggezza quella di dare
la luce. Ogni qualità – ogni virtù – possiede particolari
proprietà; la verità possiede dunque quella di liberare,
poiché la verità ha un legame con la volontà, con la forza."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

sabato 22 settembre 2012

23 settembre 2012 – Monteorsello di Guiglia – Si festeggia il compleanno di Caterina Regazzi e l'equinozio d'autunno


Paolo e Caterina


Ed anche quest’anno ci sono arrivata, anche se non è proprio oggi il mio compleanno, ma è domani, ormai ci siamo.

Sono nata all’equinozio d’autunno, mentre Paolo è nato col solstizio d’estate.
Ne parlavamo giovedì in auto, dopo aver lasciato in custodia la sua vecchia chitarra al negozio della Musica di Castelvetro, affinché la riparassero.
Dicevo io che è meglio nascere in estate, quando tutto è splendore, la natura è ricca, il sole è alto nel cielo ed al massimo si può soffrire un po’ il caldo, mentre l’autunno per me è sempre stata un po’ la stagione della tristezza: le giornate si accorciano a vista d’occhio e la temperatura cala repentinamente. Al mattino, uscendo di casa per il lavoro ci vuole una giacchetta almeno, anche se poi magari, a mezzogiorno, è di nuovo, ancora caldo.
I sandali si ripongono nella scarpiera e forse si possono ancora indossare se si sta al chiuso o se si esce per la passeggiata quando il sole è ancora alto.

Sempre giovedì io e Paolo siamo usciti per la solita passeggiata al fiume Panaro, ma appena arrivati al muretto n.2, dove spesso sostiamo per una decina di minuti, subito dopo aver visto il sole tramontare tra gli alberi e le case all’orizzonte, gli ho detto: ”torniamo, ho freddo!” Avevo i piedi nudi, con i sandali alla fratina, mentre lui, con le sue scarpe di pezza e i calzini, nonostante sia molto più freddoloso di me, resisteva ancora bene.


Mi ha fatto notare che l’autunno, proprio perché, anche per quest’anno tutte quelle belle cose stanno per finire, (il sole, il caldo, la natura lussureggiante), ci fa ricordare che dobbiamo vivere appieno anche questo momento, godendo ancora per le calde giornate di sole che la Natura ci sta regalando e preparando il corpo e la mente al riposo invernale, gradualmente, accumulando nel nostro organismo gli effetti dei raggi solari, produttori di vitamina D, e dei cibi freschi dell'estate, ricchi di altre vitamine, sali minerali, ecc..
Certo che i colori della Natura, almeno per me, in questa stagione, sono i più belli. Al verde dell’erba si affiancano i rossi e i marroni delle foglie che si stanno seccando e ai colori dei frutti che si colgono e maturano proprio ora: le zucche arancioni, i kaki che arriveranno fra poco, le castagne, le noci, le mele….e osservo compiaciuta i vasetti di marmellata preparata con le mie mani, di albicocche raccolte nell'albero del giardino e di prugne california regalatemi dal simpatico proprietario di due pony, Amos.
Per combattere il freddo a cui non siamo più abituati, dopo l’estate torrida che ci ha appena lasciato, basta attrezzarsi di cotone e lana, scarpe chiuse e calzettoni, cuffie e sciarpe, e me lo devo ripetere, manco fossi una bambina che ancora non si sa vestire.

Ho letto sulla posta elettronica che questo 23 settembre è stato “battezzato” “giornata della condivisione” e noi oggi condividiamo questi momenti insieme…

Caterina Regazzi

I Ching, esagramma Kuan, la Contemplazione - Dal 23 settembre al 22 ottobre

Spada-arco, collage di Vincenzo Toccaceli



sopra SUN, il mite, il vento
sotto  K’UN, il ricettivo, la terra

Segni misti.
Il significato dei segni l’Avvicinamento e la Contemplazione è che essi in parte danno e in parte tolgono.

L’esagramma ha un doppio significato: in parte dà, cioè offre una vista sublime, in parte toglie cioè contempla, vuole ottenere qualcosa con la contemplazione.

Il nome cinese ha un duplice significato. Da un lato significa essere contemplato, dall’altro l’essere visto ( come modello).
Il segno raffigura un sovrano che contempla verso l’alto la legge del cielo e verso il basso i costumi del popolo.
Con il suo buon governo è un sublime modello per le masse.
Il segno è coordinato all’ottavo mese, settembre- ottobre, quando la forza chiara si ritira e l’oscura sta di nuovo salendo.

Il momento è il più sacro, quello del supremo raccoglimento interiore.  Così nella natura si osserva una sacra solennità nel ritmo con cui tutti gli eventi naturali procedono.
La contemplazione del senso divino del divenire cosmico conferisce a colui che è chiamato a influire sugli uomini i mezzi per esercitare gli stessi effetti.

Per farlo, è necessario un raccoglimento interiore, quale lo produce la contemplazione religiosa in uomini grandi e saldi nella fede.
Così essi scorgono le misteriose leggi divine della vita e le rendono operanti nella propria personalità grazie all’intensità del raccoglimento interiore, e la loro presenza emana un misterioso potere spirituale che agisce sugli uomini e li assoggetta senza che essi siano consapevoli del modo in cui ciò avviene.
 


La sentenza.
La Contemplazione. L’oblazione è avvenuta,
ma l’offerta non ancora.
Fiduciosi innalziamo lo sguardo a lui.

Commento alla decisione: Una grande visione sta in alto. Devoto e mite. Centrale e conforme. Egli è una visione per il mondo intero. Gli inferiori lo guardano e vengono trasformati. Egli lascia che essi mirino la divina via del Cielo, e le quattro stagioni non deviano dalla loro norma. Così il santo adopera la via divina per elargire insegnamento, ed il mondo intero lo asseconda.

Commento: La grande visione in alto sono le due linee intere al quinto ed al sesto posto. Il santo conosce le leggi del Cielo e le espone al popolo e quello che egli predice si avvera. Gli avvenimenti non deviano da ciò che egli ha predetto, così come le stagioni si muovono seguendo leggi divine ed immutabili. Così egli adopera la sua conoscenza delle vie divine per istruire il popolo ed il popolo innalza fiducioso lo sguardo a lui.

L’immagine.
Il vento soffia sulla terra:
l’immagine della Contemplazione.
Così gli antichi re visitavano le regioni del mondo,
contemplavano il popolo,
e dispensavano insegnamento.

Commento: Il vento giunge ovunque sulla terra e rivela ogni cosa. Così il trigramma Sun, il vento, simboleggia il viaggiare degli antichi re, mentre Kun, la terra, simboleggia le regioni del mondo. Il contemplare è il togliere, l’insegnamento è il dare.

Commento alla quinta linea: “Contemplazione della mia vita. Il nobile è senza macchia” - Qui l’oggetto della contemplazione generale contempla se stesso e precisamente negli influssi che ha esercitato sul popolo.

Paolo D'Arpini

giovedì 20 settembre 2012

Bioregionalismo terra terra - La Terra è uno scrigno pieno di risorse preziose

 
La vita è sacra
 


Se è vero che occorrono circa mille anni affinchè si formino cinque centimetri di humus, allora, tu, non puoi perdere tempo.
 
Il tuo organico non conferirlo alla nettezza urbana, tienilo per te, per il tuo orto e se non hai un orto e neanche un terrazzo grande, allora cerca tra gli amici o i vicini qualcuno che ne abbia uno e donalo, il terriccio originato dal compost è superiore a qualunque altro concime sia vegetale che animale.
 
Si, anche superiore al letame, e non è poco, già che i Latini facevano derivare laetitia da laetus, letame, appunto.
C'è stato un periodo, triste, nel quale ho dovuto abitare in appartamento: mi alzavo al mattino prestissimo e non volendolo sprecare, portavo il mio organico in un parco, non se n'è mai accorto nessuno e silenziosamente, è ormai tutto buon compost, ho concimato un'ortensia. I suoi fiori, quell'anno, erano venuti più vivi.
 
No, non possiamo permetterci di perderne, l'Italia ha cementificato una superficie pari alla regione Friuli, ciò che non è sotto il cemento è facile vittima degli incendi. Anche questo 2012 è stato tragico, dalla Liguria alla Campania, tutta la penisola è stata arsa, divorata dalle fiamme dappertutto. Siamo una penisola, appunto ed è una striscia di terra stretta e lunga, i monti strapiombano in mare e le piogge autunnali si incaricano di portarvi il terriccio che le piante, seccate dalla siccità o dal fuoco, non possono più trattenere.
Siamo a rischio desertificazione.
 
Non da adesso, sono decenni che il nostro "sfasciume pendulo" provoca centinaia di morti per alluvioni che non hanno insegnato e non insegneranno mai niente a nessuno.
 
Per dirne una, ero in costiera amalfitana, quest'agosto bruciava tra Furore e Positano, le voci raccolte parlavano di costoni da sistemare, di gare d'appalto per la posa delle reti paramassi vinte dai soliti noti e questi soliti noti interessati a che gli incendi indeboliscano vieppiù le pareti di roccia scoscese a picco sulla strada. Ho constatato con i miei occhi: effettivamente gli incendi sono frequenti e ripetuti sempre in quella zona particolare.
 
Altrove, logiche simili: l'interesse è alla rovina, non alla conservazione del terreno, nell'immediato produce profitto.
Non voglio parlare, qui, della devastazione moltiplicata al cubo che si opera in Congo, foreste buttate letteralmente per aria per cercare il coltan, miscela di tantalio e terre rare necessarie al funzionamento di pc e telefonini, non oso ricordare i fiumi avvelenati in America Latina dalle compagnie che impiegano massicciamente cianuro per estrarre oro...
 
Torno a te, a te lettore ed amico che mi sei più vicino, non ti sembra che noi non si debba mai più buttar via neanche un torsolo di mela?
 
Mangio la mia uva, a scuola, per la ricreazione e riporto a casa i semini ed il graspo.
 
Certo, non la posso arrestare da solo la desertificazione, ti suggerisco un comportamento, ti chiedo di osservare nella tua vita quotidiana quanti profondi gesti puoi compiere per salvare l'humus.
Non esistono le miniere di terra, asportarne da una parte vuol dire arricchire un luogo ed impoverirne un altro.
 
Non esistono le miniere di terra e pertanto, dobbiamo, tutti quanti, farci buoni minatori.
 
Cavare la terra dalle foglie che gli alberi lasciano cadere generosamente sulle strade, cavare la terra da buone pratiche colturali, cavare la terra semplicemente, attraverso la piantumazione di alberi che con le loro radici la tratterranno e via così.
 
Miniere di terra, miniere di terra della mente, popolate di milioni di buoni lombrichi, terre oscure e nere figlie di decomposizioni silenziose, figlie delle foreste antiche, memori di altri uomini, di altri animali.
 
Miniere di terra ricche e preziose, io affonderò nelle zolle i semi e porterò alla bocca il vostro frutto. Un pomod'oro, rilucente più di una pepita, dai riflessi luminosi del sole d'agosto, figlio vostro diletto, vi ringrazio, antri misteriosi, mille particelle affiorate dalle miniere di terra.
 
Teodoro Margarita  

Cronache bioregionali... Di pioppi e di salici e di altre raccolte




Da quando abito in questa valle e sono diversi anni, spesso me ne vado, prediligendo la domenica mattina perchè non c'è nessuno in giro ed è tutto più quieto, nel letto del Lambro.
 
 
Me ne vado a cercare ristoro e a respirare l'aria purificata dallo scorrere delle acque.
 
 
Me ne vado a rivivere il mio essere Pesci interiore, tra le erbe umide, tra la mentuccia e la mazzasorda mi sento bene, i salici mi accarezzano e le energie che promanano mi alleviano la fatica di vivere. I sassi stessi, le grosse rotondità modellate dall'elemento acqueo, pazientemente molate, un'opera d'arte che il lungo scorrere del fiume  dei secoli non fa che ulteriormente definire e migliorare.
 
 
Questo, mi rendo conto, riguarda me, la mia spiritualità e l'immanenza dei miei sensi, la mia voglia di essere qui, in questo unico paradiso conosciuto che è l'Arancia blu sulla quale abitiamo.
Vado a camminare nel Lambro anche per altre ragioni.
 
 
Sono un raccoglitore, si, nel senso antico, pressochè preistorico del termine, ogni qualvolta ne trovo, porto a casa, semplicemente caricandomene in spalla, io non auto, mai avuta una patente, della legna secca trovata, ce n'è sempre, sul fiume.
 
 
E non trovo solamente legna: porto via per deporli nei cassonnetti, rifiuti plastici, le solite buste per la spesa, orrende a vedersi e micidiali per i piccoli animali che vi incappano.
 
 
Essere raccoglitore lo vivo bene, ho letto i libri di Johm Zerzan, primitivista americano che accusa esplicitamente gli agricoltori di essere all'origine di ogni abominio possibile ed immaginabile. secondo Zerzan, molto ascoltato negli ambienti libertari americani, ce ne sono molti tra gli ecologisti radicali negli Usa, Earth First! per intenderci, e tra i black block che emersero per i fatti di Seattle.
 
 
Non ha torto, John Zerzan, l'umanità cacciatrice e raccoglitrice non aveva bisogno di confini, ignorava le città e gli stati, ignorava la proprietà e, a parte la considerazione che i cacciatori primitivi già in epoche preistoriche causarono l'estinzione di mandrie immense di animali come il mammuth, per esempio, di certo non hanno inventato loro nè i recinti nè la proprietà.
 
 
Se consideriamo che i culti della Madre risalgono a quel periodo della nostra "evoiluzione" non c'è che da provare nostalgia per un passato atavico di popoli e comunità vaganti, di liberi raccoglitori.
Io, però, sono un agricoltore, insegnante per necessità, agricoltore per scelta.
 
 
Il mio orto ha un lucchetto, certo, chi volesse potrebbe scavalcarlo con un balzo ma un lucchetto è un simbolo forte: questa è una proprietà privata.
 
 
Certamente, ne parlerò in altro momento, quest'orto è un luogo vitale di arrivi e di ripartenze un posto ove chiunque abbia qualcosa di positivo da recare o anche da domandare non viene certo cacciato. Purtuttavia un lucchetto c'è.
 
 
L'ho messo, ho dovuto metterlo poichè alla domenica da Cranno si passa per andare in montagna ed in montagna non ci vanno solamente amene comitive di escursionisti ma anche cacciatori e mi sono trovato una volta, un cagnone che mi alitava addosso mentre ponevo a dimora dei fagioli: il cagnone sarebbe stato il minore dei mali: era seguito da un signore armata di una grossa carabina , ovviamente intento a cercare il suo segugio.
 
 
Simili figuri preferisco non si aggirino tra le mie ...beh, non trovo un termine non volgare, indi, il lucchetto ha posto fine alla questione.
Eppure, quando me ne vò ramazzando legna nel fiume, mi ritorna quel senso antico e istintivo del raccoglitore , sento come un riconciliarmi con età più remote, quel caricarmi in spalla o nella capace sacca ogni volta un fardello non solo non mi stanca ma mi rinfranca.
 
 
Sono ancora un raccoglitore e questa legna mi riscalderà nel camino e nella stufa.
 
 
Questa pratica mi conduce a conoscere meglio il fiume, non avrei scoperto i pomodori che sto cogliendo poco alla volta e scopro essere davvero buoni, spuntati in quantità questa estate, non avrei scoperto i girasoli, ora sono in seme, fonte di nutrimento per tanti piccoli uccellini granivori.
 
 
Ed i pioppi ed i salici appena spuntati, piccoli di pochi centimetri, quelli sono figli del fiume, della sua vegetazione ma mi guardo bene dal cogliere dal letto del Lambro, quelli li prendo lungo i cordoli del marciapiede, lungo la strada per andare a casa, sono germinati portati dal vento: sarebbero condannati ad essere falciati dai decespugliatori del comune, a Cranno, invece, li pongo in vasi e diventeranno siepi ed alberi su in collina.
 
 
Facciamoci tutti raccoglitori, raccoglitori di legna, per evitare petrolio e gas da terre lontane, per sottrarci al mercato e conquistare autonomia energetica e disseminatori di alberi per rinverdire il mondo che ci avvolge. Questa è la stagione giusta, stagione di preparazione, l'inverno è alle porte, lo sentite?
 
 
Teodoro Margarita
Rete Bioregionale Italiana 

mercoledì 19 settembre 2012

Commemorazioni storiche - Roma, 20 settembre 1870: "Porta Pia ed entrata empia..."

Paolo D'Arpini, nel dubbio!



Roma 20 settembre 1870: "Porta Pia ed entrata empia..." – XX Settembre, ricordate? Ricorre l’anniversario della presa di Roma, ovvero si festeggia la breccia di porta Pia attraverso la quale i “nostri” bersaglieri poterono penetrare in città. Il papa Pio IX aveva emesso una scomunica su chi avesse consentito l’accesso degli stranieri nella città eterna.. e siccome i militi piemontesi erano tutti ferventi cattolici e non si trovava nessuno disposto ad accollarsi la maledizione papale, l’ordine di aprire il fuoco e praticare la fessura fu impartito da un ufficiale ebreo, così le anime cristiane furono salve e il merito della presa di Roma restò ai giudei.

Questo fatto simbolico ancora “pesa” sull’unità d’Italia. Sono in molti a criticare quel 20 settembre 1870 che consegnò l’Italia intera ai Savoia. Una dinastia di poca qualità. Ma almeno, con la breccia di Porta Pia è finito questo strazio delle scomuniche papaline! Infatti il 20 settembre si celebra la caduta del potere temporale del papato (o meglio dire il suo ridimensionamento).

Accadde con l’entrata strombettante dei bersaglieri dalla breccia di Porta Pia. “Alla breccia di Porta Pia sono entrati i bersaglieri…” faceva il ritornello della canzoncina allegra che si cantava una volta nelle scuole il 20 settembre, ed io l'ho cantata. Oggi non si canta più comunque la data resta a segnare un momento cruciale della nostra storia patria e dell’affermazione (sia pur per un breve momento storico) dei valori della laicità dello stato: “..perché niun savio dell’avvenire – reo di verità discoperta – s’inginocchiasse a un prete..”. Diceva il poeta evidentemente riferendosi alla disavventura di Galileo Galilei, costretto a piegarsi dinnanzi al papa ed a rinnegare la verità dei fatti per salvarsi la pelle.

Parlando di eretici mi sovviene anche l’eretico per antonomasia, nato il 21 settembre del 1452, Gerolamo Savonarola il quale si scontrò con il papa Alessandro VI (il Borgia) e finì sul rogo… Per lui niente cerimonie di commemorazione anche se Gramsci così lo ricorda: “Chi lo ritiene uomo del medioevo non tiene conto della sua lotta al potere ecclesiastico che voleva rendere indipendente Firenze dal potere feudale della chiesa”.

La storia è solo un racconto. L’angolazione del giudizio sui fatti esaminati dipende solo dalla propensione emozionale a vedere le cose per come le sentiamo vere. Sappiamo però che la storia non è mai qualla raccontata e nemmeno quella percepita con le budella.

La storia, anche nella migliore delle ipotesi, è un mosaico di piccoli particolari ed eventi disgiunti che solo all’analisi successiva appaiono consequenziali… " è comunque fondamentale, assolutamente fondamentale, capire e conoscere i fatti. Non credo al relativismo, credo alla verità e la differenza di punti di vista, nella sua infinita varietà, può essere, tra l’altro, tra due errori, tra un errore ed una verità e tra due verità" (Luca Zolli)

Nella nostra vita abbiamo lo stimolo di rispondere adeguatamente alle occasioni più diverse che ci capitano e non possiamo dire che il filo conduttore sia la nostra volontà di ottenere i risultati che ci siamo prefissati… Succede quel che succede e poi noi esprimiamo il nostro parere: ho fatto questa cosa e mi piace, ho fatto quella cosa e non mi piace… In realtà nessuno fa nulla c’è solo un’intersecazione e commistione di forze diverse che agiscono attraverso di noi. Quel che resta sono i semplici fatti, non le ragioni o le intenzioni. Comunque tendiamo ad esaminare quei fatti con la nostra visione personale ed il nostro senso del giudizio.

La vita è tutta una meravigliosa sorpresa e voler stabilire il suo significato è semplice arroganza! Questa la mia opinione…

Saul Arpino, alias Paolo D’Arpini

martedì 18 settembre 2012

Bioregionalismo - Salviamo l'agricoltura contadina dalle rapaci mani delle multinazionali del cibo

Nutrire con amore - Collage di Vincenzo Toccaceli
 
 
La Ue e con lei le lobbies dell'agribusiness contro l'agricoltura contadina.

Non se ne può più, ogni mese, quasi  ogni settimana, ogni giorno? Hanno cominciato condannando l'associazione francese e internazionale Kokopelli nella vertenza che l'aveva vista contrapposta lla ditta sementiera Baumaux, la corte costituzionale ha deciso che non è possibile la commercializzazione delle sementi non iscritte nel catalogo ufficiale delle varietà.
 
Poi hanno continuato con l'imposizione ai governi del mais Ogm, quindi, il governo Monti, in Italia ha dato addosso all'agricoltura a km zero... cos'altro aspettiamo? Che ci vietino di fare l'orto e che sia obbligatorio mangiare l'insalata del supermercato?
 
Leggo tante prese di posizione, di informazione nei siti "alternativi" ce n'è anche troppa, si susseguono le parole e i buoni propositi, a me pare che una riflessione seria, approfondita , foriera quindi di una risposta il più possibile forte e condivisa non sia ll'orizzonte.
 
Sui temi della sovranità alimentare, dei beni davvero comuni che sono quelli inalienabili come l'acqua, il cibo non è possibile limitarsi a mettere un "mi piace" su Fbook.
 
Davvero occorre che tutta una pluralità di soggetti si mobiliti.
Primo: a Bruxelles esiste una rete di lobbisti che lavora incessantemente solamente per questo: fare gli interessi delle grosse corporation e ostacolare, impedire in ogni modo qualunque rinascita, qualunque risorgimento di un mondo contadino autonomo, libero, centrato su propri valori e su proprie pratiche di sostenibilità e il più distante possibile dal mercato globalizzato, fuori dalla mercificazione plastificata e , invece, molto prossimo a pratiche di baratto, di autoaiuto e condivisione di cose e di saperi.
 
E' ovvio che se ci scambiamo le sementi e che queste siano buone sementi riproducibili, esenti da qualunque brevetto, tutto ciò alle corporation non può che nuocere.
 
Ora siamo una nicchia ma chi può dirlo? La crisi spinge tanta nuova gente all'orto, se non altro per risparmiare e, sappiamo benissimo, che per gli strateghi del mercato anche uno spostamento del virgola qualcosa, nei grandi numeri, significa perdita elevate per chi comanda il vapore dell'agribusiness, oggi.
 
Si dicono liberisti in tutto, vogliono privatizzare scuola, sanità, pensioni e... vogliono guardare nel mio orto?
 
Sono dei falsi liberisti e dei pessimi liberali, i governi asserviti a queste lobbyes, incluso il nostro, cianciano di "preservazione e difesa della biodiversità": chiacchiere, nei fatti sono solamente chiacchiere che nascondono, ed i fatti lo dimostrano, la loro totale soggiacenza ad interessi altri, molto forti.
 
Facile obiettare che si può continuare a far finta di niente, che si può continuare a riprodurre la propria semente come si è sempre fatto e che difficilmente si vedranno i marescialli bussare all'uscio del nostro orto. Questo è un ragionamento miope, se coltivi mais lo devi sapere che i pollini Ogm volano e possono contaminarti il tuo granoturco a 2 km di distanza  e, attestato nella Valle del Rodano, anche a 4.
 
Come fai a difenderti dall'inquinamento dei campi Ogm dei tuoi vicini?
 
Non puoi certo alzare reti di 10 metri e non tutti hanno la fortuna che io di vivere in una valle dove il mais non lo coltivano che in pochi e non hanno interesse all'Ogm solamente perchè su superfici troppo limitate e dunque non redditizie.
 
Ci vuole una levata di scudi collettiva, occorre una riflessione comune per una risposta forte che sia : primo, disobbedienza civile , chiara e manifesta, noi non ci stiamo e dichiariamo pubblicamente, tramite i giornali locali, noi in Vallassina l'abbiamo fatto sul nostro quotidiano più letto, che continueremo a coltivare le antiche varietà e ce ne infischieremo di ciò che dice la Ue. Nell'ambito delle associazioni di cui facciamo parte, la Rete Semi Rurali, Civiltà Contadina ne fa parte, la Rete Bioregionale, in tutti i forum e le occasioni possibili, anche rimbeccando e rinfacciando il politico della nostra zona in parlamento: tu cosa fai per contrastare queste schifezze?
 
Cosa fanno gli eletti a tutti i livelli per salvaguardare la biodiversità locale che è poi, sommandole, la biodiversità italiana ed europea?
In Francia si continua con il movimento dei liberi falciatori di Ogm, ero a Valence a fine agosto ed erano in prima pagnia sul Dauphinè Libèrè, in azione contro mais Ogm nella zona del Rodano. Qui si dorme? La contaminazione da Ogm è inquinamento, ciò che provoca è noto e sono noti anche gli studi indipendenti, oltre che quelli commissionati dalle stesse corporation e che valgono per buone per i politici dell'Unione Europea.
 
Lobbisti, multinazionali, governanti a destra e sinistra assortiti, questi fanno bene il loro sporco lavoro, vicendevolmente alimentando il loro business, siamo noi, galassia ecologista, libertaria, persone e reti non eterodirette, siamo noi che leviamo o non leviamo neanche flebile una risposta.
 
Direi che è il casi di alzare la voce e che in Italia abbiamo un patrimonio troppo grande, immenso di biodiversità, di piccola agricoltura locale ancora debordante di buoni sapori, di buone pratiche da difendere e salvaguardare con le unghie con i denti. Non aspettiamo il nostro Josè Bovè, siamo tutti Josè Bovè! Per chi  lo avesse dimenticato era  il contadino francese che entrandovi dentro con un trattore  devastò un Mc Donalds e poi, con la sua Confèdèration Paysanne ha dato l'avvio alla distruzione dei campi coltivati ad Ogm, attualmente è deputato europeo per Europe Ecologie.

Teodoro Margarita, salvatore di semi. 
Rete Bioregionale Italiana 

lunedì 17 settembre 2012

Teodoro Margarita: "Bioregionalismo come consapevolezza del proprio vivere nel luogo"

Fiume Lambro in piena


Un'azione bioregionalista sul Lambro
 
A qualcuno non sarà sfuggito che nei giorni scorsi ad Aliano, Basilicata, il "paesologo" Franco Arminio ha organizzato un fine settimana sui luoghi nei quali Carlo Levi ambientò il suo "Cristo si è fermato ad Eboli", un romanzo basato sul confino dello scrittore nel paese lucano.
 
Un libro da rileggere e da meditare. Ad Aliano, con il patrocinio della regione Basilicata, si sono incontrati provenienti da tutta Italia persone, associazioni che praticano il riabitare i luoghi come i borghi degli appennini più interni e che sono in via di spopolamento.
 
Tra le azioni "paesologiche" intraprese durante queste giornate, quella davvero efficace di scalare i calanchi che degradano dal paese di Aliano e di piantarvi nelle fessure più recondite, suscettibili di riceverle e di sostentarle, delle ginestre, essenza pioniera ed estremamente resistente.
 
Orbene, il bioregionalismo non è innanzitutto, riaccorgersi che viviamo i luoghi? Non è mettere il piede fuori dalla dannata automobile e rendersi conto che tutto ciò che ci circonda è degno di essere guardato, ammirato, annusato, toccato, vissuto?
 
Certamente non vi è bioregionalista che possa limitarsi ad una teoria o filosofia più o meno libresca, per quanto buone possano essere queste sue letture.
 
Il bioregionalismo io lo sento soprattutto come uno stare nel luogo, nel viverlo attivamente, imparando ad osservare, a scrutare i cambiamenti che sono dovuti alle stagioni, come a quelli dovuti all'azione invasiva dell'uomo.
 
Qualora possibile, è anche intervenire per migliorare, segnalare, rendere visibile una problematica e se necessario, trovare e coagulare forze per impedire, ostacolare le distruzioni in atto.
Questo è il mio bioregionalismo, una pratica quotidiana di ecologia profonda che va dal farmi raccoglitore, coltivatore e seminatore. Si può fare di più.
 
Sul Lambro, come precedentemente ho descritto, sono nati dei pomodori, oggi sono tornato nell'alveo, ve ne sono davvero di una varietà incredibile, ma, e qui sta una azione davvero colorata, davvero suscettibile di creare coscienza, queste piante hanno tutte soffero, durante l'ultimo temporale forte di mercoledi scorso, e giacciono sommerse, stese sotto un groviglio di fogliame e limo.
 
Nulla di particolare, si riprenderanno: ma, ascoltate cosa sogno.
 
Nello spazio antistante l'Oltolina, qui ad Asso, visibile da tutti i villeggianti che attraversano la provinciale per recarsi a Bellagio o sulle montagne qui intorno, in letto di fume tra i due ponti, con qualche altro amico, si potrebbe con tutori reperiti sul posto, di rami e legna ce n'è a bizzeffe, rialzare ogni singola piantina, non solo, ma con stoffe ricavate da ombrelli, anche questi si trovano in loco, dar vita ad un'azione "paesologica" e bioregionalista interessante.
Immaginate centinaia di piantine di pomodori rialzate, splendide nei loro frutti multiformi, sorte come per incanto e dotate di bandierine colorate, piccoli drappi ognuna.
 
A questo punto, chi passa, le migliaia di turisti non potrebbero e dovrebbero, per forza, accorgersi dell'esistenza di questo fiume, di questo elemento acque che ssi costeggiano e fuggono solamente per passare oltre.
 
La mia visione si ferma qui. Si può, mi dico, osare di strappare un sorriso all'umanità veloce di oggigiorno?
 
Può qualcuno, provare a cavare fuori dalle scatole di latta e plastica con una azione di land art, del genere di quella messa in atto ad Aliano e figlia della bellissima Dokumenta del 1977 di Joseph Beuys a Kassel con la messa a dimora collettiva di settemila querce?
 
Mah, vi a lascio questo sogno e a  questa suggestione. In ogni caso, io ritornerò a camminare nel Lambro, per raccogliere legna, ora anche pomodori, per godermi da presso le anitroccole , ormai mi conoscono e non scappano più.
 
E' un bel fiume, l'acqua che scorre mi suggerisce pensieri di vita, mi rallegra e poi, scivolare sulle pietre più lisce è un ottimo esercizio per stimolare il corpo e la mente.
 
Chi l'ha detto, infine, che questo fiume appartiene solamente ai pescatori?

Asso 17 settembre 2012 - Il vostro bioregionalista vallassinese, Teodoro Margarita. 

domenica 16 settembre 2012

Beatrice Polidori: "Cogliere l'opportunità al momento giusto è tutto quel che possiamo fare... per crescere!"

Ananda Moy Ma 


Tutti quelli che si incamminano sul sentiero spirituale seguendo le istruzioni delle dottrine, le parole dei maestri, le pratiche tramandate, sono ammoniti che il cammino è irto di pericoli e che nessuno o solo pochissimi sono riusciti a compierlo senza l’ausilio di supporti e di istruzioni. In tutto questo c’è una buona parte di verità.

Però, se questo atteggiamento si fa preponderante, mettendo in ombra il ruolo fondamentale del ricercatore e del suo impegno, il risultato sarà quello di piegare la coscienza alla paura o alla dipendenza da figure esterne che ne produrrà l’insuccesso, anche con le migliori intenzioni. In realtà ciò che più di ogni altro elemento vincola la coscienza allo stato di nescienza è la paura.

E’ questo il sentimento con cui possiamo calcolare la profondità dei nostri attaccamenti, la potenza dei nostri fantasmi mentali, la debolezza delle nostre intenzioni. Se la paura diventa principio discriminante, lentamente ci troveremo in ostaggio della paura e lo spirito di ricerca soffrirà di irrigidimento, di chiusura e di senso di fragilità. Accanto ai continui inviti che dai testi dottrinari e dai discorsi dei santi invitano ad accostarsi solo a persone sante e sagge, meglio ancora a un maestro realizzato, una considerazione enigmatica rompe il convenzionalismo e indica una verità rischiosa: si può ottenere la realizzazione spirituale anche servendo un falso maestro, un truffatore. Così come un detto popolare recita: non esistono cattive madri, ci sono però cattivi figli. Queste parole sconvolgono la mentalità convenzionale dell’occidentale, che non si accorge di candidarsi ad una eterna dipendenza dalla “bontà” altrui.

Il solo luogo possibile della conoscenza spirituale è Dio – quell’Assoluto, indiviso, onni-pervadente, senza secondo; non vi è altri che Lui, che è l’Unità di tutto, Non-dualità. La coscienza di questa Unità è inizialmente una battaglia di principio che probabilmente è più feroce dentro la coscienza di un occidentale, che a qualsiasi principio accetti troverà una contrapposizione, cioè automaticamente disporrà il proprio orizzonte mentale a eleggere un principio a ideologia e disporre il resto in conflitto.

Perciò, se è vero l’assunto con cui siamo partiti, è ancora più vero che senza una presa di coscienza personale e trasformativa, cioè che scardini il principio duale della nostra mente, non è possibile parlare di alcun sostanziale conseguimento spirituale.

Se ci fosse possibile percorrere il camino senza sostegni ci troveremmo, come cantava Ashtavakra, a vivere semplicemente ogni cosa senza esserne scossi, a conoscerci già come puro conoscitore-inconoscibile e guardare la vita, gli dei, il cosmo e le istruzioni spirituali come uno spettacolo gioioso e tragico, fatto per essere ammirato, sofferto e dimenticato subito dopo.

La coscienza del ricercatore, invece, raramente parte da questo orizzonte, di più, solitamente è una coscienza contaminata dall’angoscia e dalla paura; quando ad angoscia e paura non si riesce più a dare un nome e una causa, finalmente si comincia a pensare che l’origine risieda dentro di noi e si stabilisce di lavorare con se stessi. Di fronte a questa radicale disfatta dell’io sul suo terreno è naturale che si prenda la decisione di affidarsi, di scegliere volontariamente che qualcuno ci possa manipolare e orientare.

Che cosa vince, in questo frangente, il bisogno di trovare una soluzione efficace ai nostri problemi o la paura di abbandonarci all’alto? Nel caso in cui la paura vinca sull’abbandono possiamo inferire che si abbia ancora troppo da perdere, o una valutazione di valore personale spropositata, cioè una tremenda fragilità dell’io.
Un io sano si fida. Per affrontare una istruzione nuova, un nuovo passaggio della propria vicenda spirituale occorre un io sano. In che senso si è sani abbastanza e di che cosa o di chi ci si fida propriamente? Un io sano è immediatamente quello che sa prendere le distanze da una mente malata, la propria, e che decide con freddezza e con serenità di aggiustare ciò che si è spezzato, inquinato o fermato.


Questa presa di distanza, che è la sola con cui si può prendere una decisione, è anche l’assicurazione di cui possiamo godere per il resto del cammino e la pratica che facilmente possiamo sviluppare nel tempo: la capacità di osservare le attività e le reazioni della mente con distacco, la pratica dell’Osservatore.

A questo punto sembrerà che inizio e fine coincidano: che importanza ha quello che mi accade se io sono già stabilizzato nella posizione dell’osservatore? Il problema sta nel fare in modo che si passi definitivamente e spontaneamente dall’osservatore di cose, fatti e misfatti, all’osservatore puro: alla contemplazione di Dio o alla pura consapevolezza di Sé. Cioè all’annullamento di qualsiasi differenza di io e tu e di qualsiasi diffidenza o paura che ne deriva.

Occorre perciò che la nostra pratica spirituale sia fonte di coraggio, non di ulteriori timori. Il coraggio sublime è la fiducia, non negli altri, non in qualcuno, non in una idea, non in un modello: la fiducia deve provenire dalla costante meditazione dell’Unità del divino, dell’unità tra Realtà e Dio, in cui l’unica componente estranea sono le divisioni e le paure sovrapposte dal comune pensare. Chi ha Dio nel cuore non cade. Ecco perchè un cattivo maestro vale come uno buono, se la coscienza è saldamente concentrata sulla Realtà Divina, se si è totalmente innamorati di essa.

E’ impossibile, si dice, truffare un uomo onesto. Perchè la coscienza sia così saldamente protetta e inattaccabile dalle malvagità che irrompono nel mondo della vita religiosa, come in ogni altra iniziativa umana, la sola difesa certa è la purezza. Non precipitate nella fretta di raggiungere degli obiettivi; una purezza superiore, dove decadano anche i gradi di discriminazione tra puro e impuro verrà a suo tempo e con i costi esistenziali relativi. Probabilmente c’è tempo e ci sarà modo. Osservate attentamente le piccole incrinature del vetro della mente da cui potrebbe penetrare l’inganno, ovvero l’auto-inganno. Si identificano in due grandi gruppi: la paura di soffrire e il desiderio di soddisfazione.

Queste sono le battaglie da vincere per raggiungere una coscienza davvero limpida, capace di contemplare Dio in ogni frangente della vita, persona o cosa. In questo momento storico è particolarmente difficile combattere le istanze della paura e del desiderio, per le sollecitazioni continue a desiderare e a temere.

Ma forse la saturazione che alcuni provano, il desiderio di vivere diversamente, possono guidare fino ad un certo punto, almeno oltre la paranoia e il superfluo. Poi occorre sciogliere quelle convinzioni che ci fanno credere di essere soggetti di un diritto/dovere alla paura e al desiderio – così che si possa cominciare a guardare la propria vita liberamente, cioè con vero distacco dai frutti, dal bene e dal male che ne ricaviamo.

Se c’è un pericolo nella nostra storia spirituale è costituito dalla debolezza e dal menefreghismo con cui ci trattiamo, trattiamo noi stessi, inettitudine che ci porta a ritrovarci “vittime” di circostanze avverse, persone o fatti. Ci sono dei prerequisiti, ben noti, che Shankara indicò per stabilire chi è idoneo a sostenere un cammino spirituale, senza mettere nei guai se stessi e gli altri, e sono: discriminazione tra reale e irreale, distacco dai frutti, possesso delle seguenti qualità: mente calma (sama), autodominio (dama), raccoglimento interiore (uparati), perseveranza (titksa) fede (sraddha), stabilità mentale (samadhana), aspirazione alla Liberazione.

Questi principi si devono considerare con la massima attenzione e impegno. Con il possesso di questi criteri si può affrontare molto, o tutto, restando sostanzialmente indipendenti, cioè non-dipendenti psicologicamente e moralmente, perfino servendo nelle condizioni più umili, anche nelle circostanze più difficili da controllare. Il conseguimento di questi requisiti occupa una parte prevalente del cammino spirituale.

Si cade in inganno quando si crede di potersi permettere un condono sul proprio impegno, dove si vuole avere tutto subito a basso costo o a costo zero. Come nella vita, qui scatta il pericolo della truffa.

Ma tutto ciò che sentiamo necessario va sperimentato con fiducia.

La strada non è razionale, non percorre i limiti del perbenismo e del dualismo.

Quando un’istanza si presenta, se ne colga l’opportunità, finché anche questa si riesca ad integrare nella Unità del Reale, nel suo continuo discorso, nella istruzione ininterrotta che ci rivolge e che qualcuno ha giustamente definito Amore. Si può cogliere l’opportunità di imparare e di liberare energie in qualsiasi circostanza – il centro e il perno del gioco siamo noi, è la coscienza che ci anima- e perciò diciamo che qualsiasi cosa può essere uno strumento di Dio.

Si tema solo la propria incertezza, la pigrizia mentale, il disimpegno, questi sono i veri truffatori dello spirito. Qualsiasi cosa ci dia l’opportunità di recuperare una parte del nostro sapere, dell’energia spirituale che normalmente rimane assopita a macerare nell’ombra, apprezziamo e ringraziamo questo evento, sotto qualsiasi nome o forma si presenti.

Beatrice Polidori



(Fonte: Turya - http://blog.visionaire.org/)