sabato 30 giugno 2012

Io, Noemi Longo, mi scuso oggi per i fatti decontestualizzi, i detournement eseguiti, le evidenze, le omissioni, e le falsificazioni relative ai testi

Auto-osservazione e verità sotterranea - Carlo Monopoli


Io, Noemi Longo, mi scuso oggi per i fatti decontestualizzi, i detournement eseguiti, le evidenze, le omissioni, e le falsificazioni relative ai testi.

Pilato
allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

[...]
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?».

Di sicuro una volta percepita e realizzata la tua propria vera natura, il Sè, come puoi tornare a identificarti con l’abito? (mi riferisco al corpo/mente).

Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

“..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati..”.

- Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due
- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due- Lo crocifissero e con lui altri due

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

- Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.


Gesù non si sarebbe separato dai suoi abiti...anche se, Naturalmente, antropocentricamente parlando anche Gesù più prima che poi volò via .°o0O Non sono un fachiro ne un mago, ma quando le visioni convergono ci metterei anche la mano sul fuoco.


un’intuizione, come è giusto che sia, senza rincorrerla oltre.


(L.M.) ... (P.D'A.)

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Articolo di riferimento:  http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/06/ecologia-profonda-le-farfalle-danzanti.html

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Noemi: "... che tristezza!"


Paolo: "Potresti spiegarmene la ragione?"


Noemi: (Ripete l'invio senza risposta)


Paolo: "capisco.... evidentemente è ancora l'abito che fa il monaco"


Noemi: "...E' evidente che l'abito non fa ancora il monaco, ma nemmeno il monaco fa più l'abito... L'abito è soltanto l'abito se il monaco è davvero monaco. Oggi ci sono le sarte, i sarti, gli stilisti, i disegnatori,
l'INDUSTRIA... e milioni di chiacchiere. La vera bellezza è la perfetta coicidenza di forma e contenuto... abito e monaco a parte!"

Paolo: "In gran segreto, nella mia coscienza, avevo deciso di far dono al mio Guru delle cose di cui volevo disfarmi. Avvolsi in uno scialle africano le ultime tole di ganja che aveva trattenuto nella mia sacca, vi posi alcuni miei scritti (perlopiù poesie) e per meglio evidenziare il senso della mia rinuncia vi aggiunsi anche i miei occhiali. Cosa volevo significare? Rinunciavo all'estettica della forma, che non mi apparteneva e di cui mi ero fatto bello. Rinunciavo all'astrazione del pensiero ed all'estasi indotta artificialmente. Rinunciavo all'immagine poetica di me trasmessa in versi per impressinare gli altri. Rinunciavo alla visione della ragione che mi consentiva di speculare su tutto e di trionfare sempre con la mia intelligenza "superiore". E che fece il mio guru? Espose tutti i miei segreti proponimenti davanti a tutti, raccontando quel che gli avevo donato... (soprattutto la ganja) ed intanto mi guardava per vedere le mie reazioni. Come mi sentii nudo e svergognato... Ma infine compresi -almeno inconsciamente- e rimasi in silenzio come se quella faccenda non mi riguardasse"

Noemi: "E mentre tu credevi di rinunciare all'estetica della forma e a tutto il resto, forse il tuo guru voleva inseganrti che tutte queste rinunce erano pressoche inutili senza la rinuncia rinuncia prima; quella dell'ego, l'unica rinuncia(sperimentazione) che apre tutte le porte e le possibilità, persino quella di rimanere perfettamente saldi in se stessi. Poi, non lo so... potrebbe essere tutto! Potrebbe essere, ad esempio che proprio il tuo Guru, all'insaputa di tutti gli altri astanti ..."

Paolo: "Noemi, rinunciare all'io? Cosa significa? Non è forse l'io che rinuncia all'io? Vera rinuncia è la capacità di osservare quel che accade senza sentirsi coinvolti. Succede.. ma le azioni non sono le nostre, i pensieri non sono i nostri. Succede e basta. Decade il senso del merito e del demerito, della responsabilità e della finalità. Ho letto sul Corriere della Sera che il papa ha detto che la chiesa è una congrega di peccatori che hanno bisogno di dio...  Poveretto! Se lui è peccatore e sente il bisogno di dio è un suo conto.. Ma perchè imporre questo sentire sugli altri? Se invece  dice così per mantenere un grip sul popolo ignorante allora merita l'inferno. E cosa è l'inferno se non la condizione di differenza da dio? Lo stato luciferino di chi si sente "altro da dio" e quindi con esso compete? Povero papa.. in un caso o nell'altro gli è toccato questo karma, la marionetta si muove come la mano la sospinge a farlo. Ma se c'è identificazione, cioiè se la marionetta si ritiene autonoma, cosa possibile solo all'onnipotenza di dio, allora persino essa assume una identità separata. Si muove mossa da dio ma ritiene di muoversi per sua propria volontà. Dio si guarda allo specchio. Lo specchio è la coscienza, La coscienza è dio. L'immagine nello specchio è dio. Dio osserva l'immagine nella coscienza e quell'immagine assume una identità. Ecco come sorge l'io... Possiamo definirlo reale? Possiamo dire che l'io possa rinunciare all'io? L'io non esiste è solo una proiezione mentale"

Ecologia profonda, le farfalle danzanti e l’insostanzialità dell'io.. - Dialogo in termini di spiritualità laica tra Lorenzo Merlo e Paolo D'Arpini


Lorenzo Merlo


Antropocentricamente parlando si può forse riconoscere che il criterio di comportamento delle farfalle danzanti sia quello del sentire in sostituzione (in vece) di quello del sapere. Direbbe la farfalla: “Ballo  perché sento la risonanza opportuna a me.”

Naturalmente la farfalla non è attraversata da alcuna razionalizzazione, quindi non dice proprio niente. Lo fa e basta. Il farlo e basta significa esserlo. Perciò nell’essere (..) la farfalla si muove, agisce, realizza sopravvivenza e anche quella dimensione della conoscenza utile a sé, alla specie, alla natura. Perché è natura.
In questa misura, in questa prospettiva si sviluppa la ricerca To Feel Not To Know. E’ una ricerca antropocentrica (il baco dell’ecologia profonda non si scioglie razionalisticamente) che vorrebbe valorizzare l’essere attraverso il sentire.

Attraverso le contiguità che ognuno potrà sentire, facilmente, potremo essere farfalla, danza e natura. Cioè potremo riconoscere i limiti e la struttura dell’io. La sua natura e funzione. Il modo per emanciparsene. Perdendosi fino non poter più dire io ho fatto ma potendo poi dire solo ero il fare stesso.

Ma non permanentemente. Le consapevolezze implicate dall’esistenza dell’io ne comportano la sua legittimità. Riconoscendogliela, per altre contiguità, e sempre attraverso il sentire, potremo risalire nella sua biografia fino a trovare il momento in cui è storicamente sorto il suo bisogno. E’ il punto che i green anarchy - se non ho frainteso – ritengono sia possibile (oltre che necessario) riattestare. Cioè ritengono che la mela di Adamo del caso, possa essere rifiutata e che da lì si possa ripartire.
Faccio cenno a questi aspetti perché la questione della permanenza di uno stato non mi pare tanto considerata e perché a me pare aspetto interessante e vincolante. Un fulcro. Anche per l’ecologia profonda. Se le farfalle, senza io, ballano e danzano per natura, può l’uomo essere permanentemente senza io?
Grazie per l’ascolto

Lorenzo Merlo

…………..

Risposta:

L’io è solo un concetto nella mente, un pensiero aggregativo che si forma attraverso il processo di autoconsapevolezza psicofisica. Potremmo definirlo un coordinatore interno alla coscienza che presume di conoscere il “corretto” comportamento da manifestare in determinate situazioni vitali. Ovviamente tale presunzione è arbitraria e basata sulla memoria. Non è altro che una variante istintuale, un pensiero costante e ripetitivo di sé, attraverso il quale la mente ritiene di poter operare delle scelte deliberate. Nel contesto generale della vita umana tale atteggiamento è funzionale a determinare comportamenti e giudizi giustificati, con la finalità di creare “forme pensiero” condivise, nella sfaccettatura di apparenti punti di vista differenziati.Se percepiamo l’insostanzialità dell’io, in quanto spurio coordinatore della coscienza, possiamo anche comprendere che la sua permanenza è del tutto innecesaria al funzionamento. Per cui una mente svuotata del pensiero “io” è decisamente libera e in grado di esprimere risposte adeguate ad ogni situazione ed in ogni condizione della vita. Senza l’identificazione corpo/mente la Coscienza permane nella sua natura impersonale ed universale, infallibile e aldilà di ogni dualismo.

Avendo superato persino la relatività dell’istinto e della ragione.

Paolo D’Arpini

………..

Domanda:
Condivido molto e per le puntualizzazioni e la relativa condivisione degli ambiti per ridurne gli equivoci non è certo opportuno uno scambio telematico. Prendo comunque un rischio… di equivoco.
L’io per essere percepito e poi sciolto ha bisogno della sua sostanza. O struttura. O pensiero.
La sua permanenza è innecessaria… Ok. Chiedevo coma noi se ne possa fare a meno permanentemente, visto che ne abbiamo consapevolezza. Anche nel caso in cui quest’ultima sia accompagnata dal suo retro che ne “dimostra” l’aleatorietà.
(L.M.)


………

Risposta:
Se l’io cerca di percepire il suo limite pensando di poterlo superare come può riuscire nell’intento..? Può l’io uccidere l’io? No di sicuro.. a questo punto l’io si arrende .. ma interviene un fattore non considerato.. inatteso. Un qualcosa che sta prima della ragione e persino prima della intuizione, vogliamo chiamarlo “grazia”? Vogliamo chiamarlo “intima natura”? Vedi tu…

Di sicuro una volta percepita e realizzata la tua propria vera natura, il Sè, come puoi tornare a identificarti con l’abito? (mi riferisco al corpo/mente).
(P.D’A.)


…………..

Domanda:
Non alludevo ad un’intenzione ma a una possibilità di permanente emancipazione dall’io.
Il Sé per scrivere una mail utilizza un io.
Non credi?
(L.M.)
……………

Risposta:
Finchè si resta nel dominio della mente l’idea stessa che possa esserci uno stato aldilà della mente risulta aliena ed inconcepibile.
Il funzionamento sicuramente esiste.. ma non è necessario che avvenga attraverso una specifica “identificazione” (tale è l’io ordinario)
(P.D'A.)
………….

Domanda:
L’emancipazione non comporta, per me, un al di là di qualcosa.
Per “io” intendo la presenza della volontà. La presenza in noi di un agente, apparentemente oggettivo, nel quale ci riconosciamo. Lui è noi.
Mi pare comunque che molti ambiti avrebbero bisogno di essere definiti, riconosciuti e condivisi – ammesso ci si riesca – per non precipitare in direzioni indesiderate. Per quanto, con progetti diversi da quello in corso, desiderabili. Con le mail è roba da poeti alchemici. (L.M.)

…..

Risposta:
Giusto! Emancipazione corrisponde a “riconoscimento” parlare di un al di là è solo per significare quello “stato” in cui l’interezza dell’Essere si manifesta ed è coscientemente realizzato (solitamente viviamo in una condizione divisa: io e tu, nero e bianco, etc.). Di fatto nell’Ecologia Profonda si inneggia a questa unitarietà.. che è innegabile. Ma la sentiamo nostra? La pratichiamo? La osserviamo fino al midollo del nostro sé? Diceva un saggio: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati..”.
Ed anche corretta è la tua descrizione dell’io ordinario in quanto volontà. Come abbiamo detto poc’anzi è la capacità cosciente di esprimere il concetto di scelta. Che poi questa scelta appartenga realmente all’io è opinabile e analizzando in profondità appare dubbia, se non una semplice assunzione.
Caro Lorenzo… intanto un’intuizione si è affacciata ai bordi della coscienza, lasciamo che prenda forma, per suo conto, come è giusto che sia, senza rincorrerla oltre.
(P.D'A.)

A sinistra Luisa, al centro Paolo D'Arpini

venerdì 29 giugno 2012

Treia, 13 luglio 2012 - Cena di beneficenza per i bambini orfani del Tamil Nadu



Cena di beneficenza a Treia - Scrive Anandi: "Shining Faces of India è un’organizzazione caritatevole a favore del Christian Mission Centre, un orfanotrofio vicino a Salem nel sud dell’India. È un grande orfanotrofio a Tamil Nadu che si prende cura di più di 1500 bambini bisognosi proveniente da ogni casta, razza, comunità e religione. All’orfanotrofio i bambini ricevono non solo una casa dove sopravvivere e crescere ma anche un’educazione che li permette di avere una speranza per un futuro migliore. Il fondatore dell’orfanotrofio Pastore Jayaraj Kirshnan e sua moglie Christy si dedicano da più di 20 anni alla cura dei bambini orfani e bisognosi. Il loro impegno è davvero un’ispirazione per tutti noi e il nostro aiuto può fare molto per questi bambini. La cena di beneficenza si tiene al Casolare dei Segreti, di Treia, il 13 luglio alle h. 20.00. Partecipa il cantante di bhajan Upahar Anand."

Info e prenotazioni: anandi@anandi.co.uk

Arti Marziali come via e la storia di Tsuji Gettan, il samurai santo

Combattere come il vento


Chiunque  pratichi Arti Marziali deve essere consapevole che il combattimento rappresenta solo una parte di esse.  L’arte Marziale è un cammino che ci insegna e ci fa riflettere su discipline quali la filosofia, l’etica, la medicina e molto altro. Dopo questa breve introduzione è il momento di parlare di Tsuji Gettan, un leggendario praticante di Arti Marziali.

 
Tsuji Gettan fu un samurai che visse dal 1647 al 1726 nell’antico Giappone, esperto nell’arte della spada combinata alla filosofia Zen, era  stimato nel  paese anche per la sua saggezza.


Egli viene ricordato non solo per la sua abilità nel combattere ma anche per i suoi scritti. era raro a quell’epoca che un samurai sapesse scrivere bene come gli accademici e le persone colte. Le opere di Gettan invece, erano considerate tra le migliori dell’impero.


Per i contemporanei  di Gettan che cercavano fama e gloria fu  una fortuna che Gettan non interessasse essere il numero uno nel combattimento. Utilizzò la sua abilità per aiutare i bisognosi, cosa assai poco comune in quell’epoca.In un’occasione, dopo una lunga meditazione tra le montagne, percorrendo la strada verso una città, venne a sapere che sette “ronin”  (samurai falliti, o samurai rimasti senza padrone per la sua morte o mancanza di fiducia) stavano spaventando la gente ed erano divenuti i padroni della strada.

Quando si annoiavano minacciavano i poveretti che avevano la sfortuna di incrociarli. Per Gettan il comportamento di  quei ronin era chiaro. Volevano guadagnarsi il rispetto che loro stessi non erano capaci di offrire.


Gettan andò a parlare con loro. Disse “non occupate tutta la strada. C’è molto posto. Anche gli altri vogliono usarla ed è un loro diritto.” i ronin erano sorpresi, ed intuirono che l’uomo venisse dalle montagne per gli abiti consunti e per il berretto.


Uno di loro rispose. “Non osare parlarci col berretto in testa. Toglitelo affinché possiamo vedere il tuo viso, mostraci rispetto” gridò.Gettan si tolse il berretto. i suoi capelli uscirono in tutte le direzioni e i suoi occhi guardarono i ronin.  Questi, vedendolo come fosse infuriato, scapparono via correndo.


Gettan disse allora “i persecutori sono persone spaventate che serbano in gran segreto la loro paura. Si muovono sempre in gruppo e dimostrano la loro forza. ma se infrangi quella crosta finiranno per piangere come bambini. E’ un peccato, perché non si rendono conto che la vita consiste nel dare e nel ricevere. E’ come essere circondati dagli specchi -quello che dai finisci per riceverlo-.


Raccontò  anche la storia della scimmia che vide un riflesso di se stessa nello specchio e che sorpresa per un immagine così orribile, dipinse lo specchio con del rossetto per rendere l’immagine più bella. Ma dato che l’immagine continuava a essere la stessa, la scimmia finì per diventare pazza e,  più pazza era,  più brutta diventava l’immagine. Si mise a correre attorno allo specchio e alla fine si accorse che quello che stava vedendo era un riflesso, un’illusione, ed allora si mise a ridere. Guardò lo specchio e più rideva più diventava bella l’immagine.
(Vincenzo)



Tsuji Gettan

giovedì 28 giugno 2012

Treia, 3 luglio 2012 - Gurupurnim​a: meditazion​e e canto dedicato al Guru al Circolo Vegetarian​o VV.TT.

Rinascita - Dipinto di Franco Farina


Il 3 luglio  2012, martedì,  è luna piena. Questa occasione  viene commemorata da migliaia di anni in India, sotto il nome di “Gurupurnima”. 


Il momento di luna piena di luglio  rappresenta la pienezza della coscienza, il Sé, anche definito guru cioè la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Il guru quindi non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura. Ed è sempre presente in ognuno di noi.


Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica in uno specifico nome e forma  (la persona che  crediamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga”). 


L’energia -o consapevolezza- che consente il risvegliarci alla nostra vera natura viene parimenti definito “guru” e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del risveglio, ma  questa forma non è propriamente separata o altra da noi è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.


Questo vero guru -o sadguru- viene onorato oggi.


Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi.


Durante questa notte di luna piena rifletteremo su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi,  il samsara.
Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione…



Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita (prarabdha) è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare.


Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.


In se stesso il prarabdha di questa vita non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come un film che sta tutto nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti spettatori- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente…. e si forma  nuovo karma…

Per sciogliere la tendenza alla formazione ed all'accumulo  di nuovo karma ci incontriamo il 3 luglio 2012, alle h. 21.00, al Circolo vegetariano VV.TT. in Via Sacchette 15/a - Treia (Macerata), per una meditazione silenziosa e per cantare un inno dedicato al Guru.

Paolo D'Arpini



Info e prenotazioni:
circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293  

mercoledì 27 giugno 2012

Grottammare (A.P.) - Festeggiamenti papalini e ingabbiamenti animali in corso

"... lo sguardo dell'animale che patisce, - al pari di quello del bambino che soffre, dell'uomo che muore, del perseguitato inerme - 'mostra', in maniera inequivocabile, da che parte inclina - non so se si possa davvero dire così - lo sguardo di Dio"
(Gabriella Caramore, premessa a Teologia degli animali di Paolo De Benedetti, pp.7-8).


Animale in gabbia



 Non sarà ancora spenta l'eco dei tamburi della Sacra Giubilare per papa Alessandro III, e degli autoincensamenti per i giardini inglesi (!) del lungomare dei nostri sogni, che la Perla degli eccessi riavrà la sua orgia bancarellara nel nome di San Paterniano. Ben tre saranno i giorni (13 - 15 luglio) e ben 4 (quattro) gli stand con vendita di animali vivi.

Ciak si replica. Come da copione, vedremo animali esposti in gabbie per più giorni, stressati dalle condizioni climatiche, sofferenti per la confusione, la folla, i rumori, l'impossibilità di sgambare, le lunghissime ore di stabulazione, il viaggio, l'alterato ritmo di sonno/veglia. Un martirio, lo vedemmo nei sanpaterniani e nei sanmartini del 2011, e a nulla valsero esposti, proteste, l'indignato orrore di forestieri e residenti.

Il Comune "sta come torre che non crolla": impermeabile a qualsiasi sollecitazione di civiltà, nè gli cale di un'opinione pubblica grazie a dio migliore di chi l'amministra; sordo alle richieste di vietare queste ripetute barbarie, di recepire almeno in uno straccio di regolamento le direttive regionali in materia di tutela degli animali.
Tanto meno gli cale di esempi virtuosi di tanti comuni italiani.

Come da copione, sindacomerli strillerà che i mercanti sono autorizzati (e vorrei vedere...), che pagano il balzello (e vorrei vedere..) che i controlli li fanno, li han fatti e li faranno, dunque i rompiscatole stiano zitti se no li querelo.

Per rinfrescargli la memoria: https://faxivostri.wordpress.com/2011/07/10/muri-di-gomma/#more-1559

Come da copione, sarà indulgente coi mercanti di bestie rafforzato dall'esempio di tanto papa prodigo d'indulgenze (quel Bandinelli Rolando dalle enormi ricchezze che alla sua morte  - 1181 - ricevette dai romani sassi e sterco sulla bara, ma è un dettaglio...)

Neanche navigando santamente tra papi e santi e santimartiri, questa amministrazione riesce a recepire una verità elementare e - questa sì - veramente cristiana: che gli animali non sono merci da fiera. Che tali sono le mutande, i bicchieri, i rastrelli, le scope, le mangiatorie per la crapula de noantri. GLI ANIMALI, NO.

E neanche servirebbe scomodare i pur necessari tecnicismi dicertificazioni, autorizzazioni, microchip, provenienze legali o (più realisticamente) illegali degli animali in vendita: accertamenti più che doverosi ma che con 'sto caldo stresserebbero oltremisura sindacomerli e vigili e forestale e asur veterinaria, distogliendoli dall'estatica contemplazione di "sè" (inteso come "ego" n.d.r.).

Basterebbe infatti constatare ciò che sarà sotto gli occhi di tutti: misure delle gabbie, numero degli animali in una stessa gabbia; quantità delle ore di esposizione e condizioni climatiche; specie non consentite vendute in barba ai divieti.
 
Sappiamo tutti (sindacomerli e i suoi dovrebbero saperlo meglio di altri, se no togliere il disturbo please) che per configurarsi il reato di maltrattamento agli animali - L.109/2004 - bastano le condizioni di cui sopra, non occorre bastonare a sangue un cane (come l'altroieri a Grottammare il bagnino o titolare - chissà - di uno chalet di cui la stampa locale tace omertosamente il nome).
 
Ma scommettiamo che i "controlli" diranno che tutto è in regola? Che gli animali stanno proprio da dio anzi come un papa (ops!..), che se la godono da matti, e sono gli animali che ce lo chiedono, ed è la tradizione che ce lo chiede ed è per la gioia di grandi e piccini, e noi siamo aperti al dialogo con gli animalisti e bla e bla e bla?.........
    
A risentirci, to be continued....

Sara Di Giuseppe
digiuseppe.sara@gmail.com

martedì 26 giugno 2012

Aprilia Comunitas, specchio del Cielo e della Terra - Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica al solstizio estivo 2012

Campo del vetiver ad Aprilia


Aneddoti ed immagini dell'Incontro Collettivo Ecologista 2012

Sui pianori delle ultime propaggini del Vulcano laziale, abbracciati dall’orizzonte locale dei Monti Lepini, dei Monti Albani, della pianura e del mare, è consacrato lo spazio comunitario dedicato al solstizio d’Estate. I filari di vetiver allineati in ampi spazi per dare spazio all’incontro per condividere un sogno che può trasformarsi in progetto.


Cerimonia del Palus


Il palus, punto di intersezione dei tre mondi celeste, terrestre e infero, è il centro sacrale di osservazioni dello spazio e del tempo definiti dal Sole con il suo essere nel cielo in modo sempre uguale e sempre diverso.

Nel momento più alto del suo percorso nell’azzurro del cielo, il Sole con la proiezione dell’ombra del palus indica la direzione Nord-Sud del cardo tracciato con il decumano nella pianta di fondazione di Aprilia, città della terra.



Frutti ed erbe di Aprilia


Riconduce a Roma Il solco tracciato a delimitare i confini del nuovo comune che nasce per servire quanti vennero a popolare quelle terre in modo stabile dove il diritto e il dovere venivano riconosciuti nel contratto di appoderamento con l’Opera Nazionale Combattenti che intervenne anche nella formazione professionale dei braccianti e nell’assistenza tecnica e agronoma.

Il Comune con la scuola, la chiesa, il cinema, il servizio sanitario, la caserma dei carabinieri il mercato e la piazza, furono edificati per rispondere ai bisogni dei braccianti che diverranno contadini proprietari della casa colonica e delle terre.

Terre del grande latifondo dell’aristocrazia e della borghesia romana che finalmente fu rotto e trasformato con l’appoderamento che accolse gli italiani che provenivano dalle realtà italiane più depresse. Terra consacrata dal lavoro non più servile, verso il bene comune dell’intera nazione con la produzione cerealicola per dare ad ognuno il pane.


Momento durante il  cerchio di condivisione con iperico


La disposizione nella forma celeste del cerchio, si ritma con il passaggio del bastone della parola ornato dall’iperico. Di mano in mano fa esprimere ad ognuno di noi quelle parole che ci raccontano nel presentarci, nel condividere pensieri, emozioni, progetti e speranze. Il suo riformarsi arricchisce ancora e include chi è arrivato da poco.


Cibo bioregionale fresco


La musica chi si diffonde ai confini del tramonto, accompagnano le parole delle poesie di Gianni Rodari, sembra farci ritornare bambini. Con le parole ingenue dei piccoli pone le grandi domande, evidenzia le contraddizioni umane nei confronti del mondo e dipinge immagini belle di un mondo possibile.


Momento musicale con sorriso di Stefano Panzarasa

La condivisione del cibo è atto comunitario, riflesso nello spazio che ci circonda e di cui siamo parte, durante l’accoglienza con la degustazione dei prodotti del territorio: acqua di fonte, miele, frittate, pizze ripiene di verdura, pasta, olio, dolci e marmellate.


Piatto di cibo bioregionale vegetariano


Intenso e vibrante l’abbraccio nella spirale avvolgente che all’unisono si ritma e respira nella vibrazione del suono di un corpo solo.

Il popolo celeste ci sovrasta nel buio della notte. Si comincia a riconoscere e prende forma nella narrazione preceduta da uno spicchio di Luna crescente che rossastra tramonta sullo sfondo.

In quello spazio di cielo, che è dello sguardo di Callisto e Arturo, si proiettano le immagini evocate dal racconto animato dalle emozioni più diverse aperte alla riflessione nel lungo silenzio. Callisto violata, accusata, scacciata e punita genera in sé la potenza della resilenza nella scelta di essere madre protettrice.

E ci insegna come la forza per riemergere anche nelle situazioni più difficili è dentro ognuno di noi. E quando essa si unisce nell’intensità a quella di altri nella specifica progettualità dei territori diventa comunità in potenza. E esprime tanta intensa autenticità nell’incontro degli sguardi di chi la popola che può immaginare di riflettere le dinamiche celesti ed essere ammirata nello specchio del cielo.

Fuoco acceso nella notte del 23 giugno 2012

La Terra, l’Acqua, il Fuoco e l’Aria croce colorata nel cerchio della gialla ghirlanda solstiziale, materializzano la loro energia nella notte e catalizzano le loro forze positive nell’acqua della fonte apriliana che accoglie i fiori gialli dell’iperico e tutte le erbe profumate offerte da questa Terra. Solo al mattino potremo intingere le nostre dita in essa e bagnare il nostro corpo per riceverne l’energia cosmica.


Salto del fuoco con tamburo sciamanico


Il fuoco rischiara i volti nell’oscurità della notte e si anima dei suoni della chitarra e del tamburo sciamanico nella danza corale nel cerchio. Ma è da soli che affrontiamo il salto nel fuoco come prova di coraggio che segue la concentrazione la meditazione su noi stessi nella riflessione personale sul nostro essere, sul nostro agire e sul nostro protrarsi nel futuro frutto del presente e del passato.

Distribuzione dell'acqua santa di san Giovanni la mattina del 24 giugno 2012 


Che la forza del Sole rinforzi i nostri animi e la sua luce illumini i nostri percorsi migliori.


Lorella De Meis



lunedì 25 giugno 2012

Non-resoconto dell’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012 (prima parte)

Un momento della cerimania fondativa del 22 giugno 2012

Care, cari,

son qui sotto una tettoia di plastica e metallo del bus stand di Macerata. L’afa è tanta.. ma anche questa al fine è fatta: l’Incontro Collettivo Ecologista is over!

Mi sono liberato anche di questa karma pesante e gioioso allo stesso tempo. Il 22, 23 e 24 giugno sono stato ad Aprilia, in “culo al mondo”, nel campo del vetiver di Benito Castorina. Lo scopo? Mantenere una promessa e porgere i miei omaggi e saluti ad alcuni amici vecchi e nuovi. Fatalità, com’era prevedibile, si è parlato e si è praticato assieme il bioregionalismo, l’ecologia profonda e la spiritualità laica. Uffah!

State ora leggendo un non-resoconto poiché qui col caldo, ed una stanchezza che non provavo dalla notte dei tempi, non sento di voler scrivere alcunchè di sensato.. solo sensazioni e flash di immagini vissute.

Ho chiesto una penna in prestito a due ragazze punk maceratesi che come me aspettano un autobus, non so quale non so per dove…

Ad un certo punto per andare ad Aprilia sarei dovuto partire da Treia a ridosso della manifestazione in compagnia di Lucilla o di Umberto… ed invece no! Non sarebbero venuti anche se ancora non lo sapevo quando si manifestò il karma che mi competeva.

A volte bisogna far attenzione a ciò che si dice. Diversi mesi fa, eravamo ancora in inverno, avevo promesso agli amici di Agribio E.R. Che sarei stato con loro per festeggiare il solstizio estivo. Insomma è avvenuto che a metà giugno spinto da un irresistibile destino e dal desiderio impellente di riabbracciare la mia amata Caterina ecco che mi son trovato imbarcato su un treno per Bologna, per buona grazia di Valeria, e lì in piazza c’era Caterina ad attendermi per farsi abbracciare e per abbracciarmi.

Ovvio che a quel punto son rimasto in Emilia per aspettare la venuta di Sonia che doveva svolgere una perlustrazione erboristica in quel di Rastellino il 19 ed il 20 giugno sono stato a Vignola da Maria per festeggiare il giorno quasi più lungo, mangiare leccornie ed ascoltar musica popolare dal vivo. Bella festa!

L’indomani ce la siamo presa comoda, sapendo che io e Caterina saremmo partiti assieme per Aprilia. Invece no! La email di Daniele ha cambiato tutto… Lui partendo da Piacenza avrebbe potuto darmi in passaggio passando da Modena e voilà la mattina del 22 giugno mi son trovato catapultato su un furgonato a gas, in compagnia di Daniele, e la sua non-compagna madre di suo figlio (con il figlio al seguito), in lenta discesa verso il Lazio.

Viaggio ben corroborato da discorsi spirituali e dietetici, caldo asfissiante e velocità ridotta. Usciti dall’autostrada a Roma gira che ti rigira ci siamo smarriti sul GRA, sommersi dal traffico dei pendolari che rientravano dal lavoro, cercando senza trovarla via Anagnina e cercando di interpretare le “precise” indicazioni forniteci da Benito, belli disperati, accaldati digiuni incazzati senza darlo a vedere, insomma sotto sballo. Ma un santo, sicuramente San Giovanni, vegliava su di noi, gira che ti rigira ecco che riesco a scorgere una freccetta azzurra piccola piccola con su scritto “Anagnina”. Malgrado avessimo già superato il bivio Daniele impavido ha fatto un pezzo di marcia indietro e l’abbiamo imboccata… Ci è sembrato di rivivere... l’allegria nel furgonato era allle stelle…. e le difficoltà ulteriori degli ultimi 50 kilometri di viaggio ci sono sembrate quelle di una avventura a Disneyland.

Ed accoci dopo peripezie e speranze di volta in volta nutrite e svanite alfine giungere dove dovevamo andare -“in tanta malora”- nel campo del vetiver. Sole brillante e bollente malgrado il tardo pomeriggio, stralunati, vaganti, siamo entrati infine nel luogo dell’incontro (o meglio fuori dal cancello). Appiedati per gli ultimi duecento metri un po’ rasserenati per aver indovinato la strada abbiamo visto che lì ad attenderci c’erano già alcuni coraggiosi, guidati da Riccardo, maestri e maestre di arrivi, e di cui più avanti vi dirò…

Risaliti al cancello scaricati i bagagli a mano ed in carriola mi son ritrovato a guardarmi attorno per decidere sulla mia sistemazione notturna. Alcuni avevano già optato per la tenda, visto che la disponibilità di letti era modesta (due stanze un soppalco e una cucina) e molte le persone da ospitare, fra cui donne bambini ed anziani (nel senso più anziani di me) su due piedi ho deciso anch’io di montare la tenda che Caterina mi aveva prestato (per ultima ratio). Dopo 40 anni di incompatilità con le tende mi trovo alquanto impacciato nell’opera di edificazione.

Per fortuna un volenteroso professore ed un bambino mi aiutano (pur anch’essi non avendo mai montato una tenda) e gli sforzi congiunti danno un buon risultato. La tenda è eretta... ma lì mi avvedo del pezzo mancante, il telo di sopra, senza il quale l’igloo è una semplice zanzariera con fondo plasticato. Allora mi rendo conto di non poter trascorrere la notte in quel riparo così malsicuro. Anche perchè si è già alzato un forte vento e la temperatura è bella che scesa e si prevede che scenderà ancora e dal cielo stellato scenderà la benefica (per le piante) rugiada notturna.

Mi trovo alquanto stordito ed indeciso, poiché non ho nemmeno una coperta. Allora prendo a vagare nel compound in cerca di una ispirazione o di un riparo alternativo.

Le stanze in casa sono già tutte sovraffollate, ci sarebbe un divano in cucina e decido che per me va bene e ne prenoto l’uso. Poi torno alla tenda per raccattare le mie cose ma mentre torno -miracolo- noto un piccolo garage magazzino laboratorio, per curiosità ci ficco il naso dentro, puzza di gasolio e simili, ma il pavimento è ben piastrellato e c’è spazio sufficiente per coricarsi a terra..

Immantinenti opto per questa nuova sistemazione, vado a cercare una stuoia ed un materassino, pulisco per terra, riordino e benedico, ed ecco che nel giro di un’oretta ho sistemato la mia reggia. Scopro che nello sgabuzzino interno c’è pure un minuscolo servizio, un po’ ingombro di gomme d’auto, attrezzi, bidoni, ed altre cianfrusaglie, e riesco a mettere a nudo un cesso, un lavandino ed un bidet con qualche rottura qui e lì, ma funzionanti. Sono proprio fortunato, non è più un garage magazzino laboratorio è una casetta romantica che tutti gli altri ospiti mi invidiano.

Nel frattempo -nel bus stand di Macerata, le ragazze punk debbono partire e mi fanno capire di aver bisogno della penna, che restituisco. Ma ormai ho cominciato a scrivere e non demordo mi faccio un giro finché riesco a farmene prestare un’altra da una signora caritatevole e posso continuare il racconto.

Finalmente sistemato posso dedicarmi alla mia toeletta personale, sudato e sporco come sono, sento il bisogno di una doccia che spero di poter fare nel bagno comune della casa. Ma debbo accontentarmi di lavarmi con il sistema indiano, con un secchiello, perché la manopola della doccia è rotta. Comunque rinfrescato e pulito….

Ma qui anche la seconda penna se ne va… e decido di continuare a scrivere con una pennetta di estrema riserva che avevo messo nella tasca della mia borsa, è un po’ scarica e la scrittura necessita di ricalcature ma funge… ho ancora da aspettare oltre un’ora e mezza per il bus che va a Treia… a da passà il pomeriggio e scrivendo passa meglio.

Tornando al campo del vetiver finalmente vado a salutare quelle persone a modo che aspettavano che io finissi tutti i miei preparativi.... Ospiti eccezionali che hanno preparato ogni ben di dio per darci accoglienza. Tavoli apparecchiati all’ombra della sera con sopra torte e tortine, frittate, crostate, biscotti, acqua di sorgente frizzantina, albicocche, prugne, visciole a cui aggiungo i due boccioni di vino delle Marche che l’amore mio Caterina mi aveva dato come contributo per l’Incontro. Ma prima di passare alle gozzoviglie la maestra Lorella ci ha invitati tutti a partecipare alla cerimonia di fondazione del luogo, con il posizionamento del palo sacro per l’individuazione delle direzioni come insegnato nell’antico sistema romano.

Al termine del rito abbiamo pasteggiato al lume di candela in piedi, soddisfacendo così il nostro bisogno di cose concrete. Ed io mi sono bevuto almeno un litro d’acqua frizzantina naturale. Dopo il prasad bioregionale altra cerimonia per riconoscere le stelle ma il mio sguardo era fortemente attratto dalla falce rossa della luna crescente sulla quale mi sono soffermato lungamente. Con questo la prima giornata è ben terminata e soddisfatto mi sono ritirato nella rimessa, sdraiato sulla stuoia un po’ dura, al lume del moccoletto antizanzare (anch’esso dono di Caterina) leggo mentalmente lo Shiva Manasa Puja.

Avvoltolato in una serie di magliette, camicia e maglioncino leggero (portato per ”un non si sa mai” altamente previdente) e coperto da tutti i miei scialli indiani. E mi addormento malgrado il freddo.

L’indomani mi desto arzillo di buon’ora e prendo confidenza con la cucina (che non abbandonerò mai per tutti i giorni di permanenza) facendomi un teuccio e sgranocchiando qualche trancetto di crostata della sera prima.

Pian piano anche gli altri si svegliano e la seconda giornata inizia per tutti. Dopo colazione ci si coordina sulle cose da fare. Alcuni si dedicano al lavoro di pulizia del campo ed al montaggio di un forno a legna, che purtroppo non sarà mai pronto… mentre altri decidono di fermarsi in cucina per preparare assieme a me il pranzo. Meglio che tutto sia a posto in modo che dopo lo sharing che inizia alle 10 e dura sino alle 13 non ci si debba affannare a preparare da mangiare. Menù: panzanella, dhal, patate e erbe di campo, insalata ed altre cosette sfiziose.

A questo punto forse qualcuno si interrogherà su quanto è stato detto durante l’incontro, a cominciare da questa prima sessione di condivisioni di esperienze e pareri sulla pratica bioregionale. Resterà deluso, non dirò nulla di ciò (almeno per ora) sperando che qualche anima pia lo faccia come pegno d’amore per il gruppo e per la causa (Aha aha ah).

Continuando, nel pomeriggio del 23 giugno i più goliardici rinunciano al riposino e decidono di andare a fare un tuffo al mare ovviamente non mi sono unito al gruppo, anche perché devono arrivare nuovi ospiti, fra cui Luisa, Paola, Ciro, Giulietta, Carlo, Franco, Caterina mia figlia con nipotini.. e diverse altre persone che approfittano della mia discesa ad Aprilia per venirmi a salutare (ed a farmi gli auguri di compleanno). Inoltre c’è da preparare e pulire la spianata ove si farà il fuoco, sistemare il focolare, predisporre gli ingrediente per la preparazione dell’acqua di San Giovanni (con varie erbe aromatiche e fiori di stagione), raccogliere la legna secca, preparare la cena, oltre ovviamente a predisporre il cerchio per il secondo sharing pomeridiano.

Tutti intorno nel prato davanti al palo della fondazione siamo una trentina e forse più, molti venuti da parecchio distante, soprattutto ho notato la forte presenza di siciliani. La sera attorno al fuoco sacro danziamo in cerchio e cantiamo al suono del tamburo sciamanico suonato da Nevio e della chitarra suonata da Stefano. Il nostro spirito è indomito..

E qui giunge la corriera che mi porterà a Treia da Macerata, interrompo la narrazione, forse la riprenderò domani, chissà…?

Paolo D’Arpini (25 giugno 2012)

giovedì 21 giugno 2012

I Ching mensile: Esagramma 44 Kou – Dal 22 giugno al 22 luglio


Sotto vi è il trigramma Sun e sopra il trigramma Kien.


Kou significa “Il Farsi Incontro”, riceve il suo significato dalla linea oscura che sale dal basso. Nella serie è detto: “Con la risolutezza ci si imbatte certamente in qualche cosa, per questo viene il segno “il farsi incontro” che vuol dire “imbattersi”. Si allude ad un momento in cui il principio oscuro (femminile) inaspettatamente e segretamente si infiltra dal basso.



La sentenza.
Il farsi Incontro. La ragazza è potente.
Non bisogna sposare una ragazza simile.


Questo significa, in chiave patriarcale, che non si può vivere durevolmente con lei.


Commento alla decisione, in chiave matriarcale.  Quando cielo e terra si incontrano, tutte le creature acquistano solide forme. Quando il solido incontra il mezzo ed il giusto, ogni cosa sotto il cielo progredisce con splendore. Grande invero è il senso del farsi incontro.



Nota. In Cina il matrimonio è un’istituzione che deve durare. Quando invece una ragazza (in questo caso una nata nel periodo indicato) si avvicina a cinque uomini vuol dire che la sua indole non è pura e non si può vivere durevolmente con lei, perciò non bisogna sposarla. Ma ciò che si deve evitare nella società umana (patriarcale) ha invece un significato nello svolgimento degli eventi naturali… (nel senso che, se la donna non avvicina l’uomo, nulla ne sorge…).



L’Immagine.
Sotto il cielo vi è il vento. L’immagine del farsi incontro. Così fa il principe quando emana i suoi ordini e li proclama ai quattro venti.



Commento sulla quinta linea. Qui si considera l’arrivo della prima linea (femminile) che sale dal basso come fosse un melone, che viene riposto a maturare fra le foglie di salice. Perciò non ha luogo alcun intervento violento ed il frutto che ci è dato in custodia, lasciando che pervenga alla sua naturale completezza (insomma si aspetta che spontaneamente il femminile si conceda). Ed ecco che matura da sé. Il frutto ci tocca in sorte, non è una cosa fatta ad arte, bensì un decreto del destino al quale ci si attiene…. (chiaro?).


Paolo D’Arpini  

mercoledì 20 giugno 2012

Spiritualità Laica: “I Ching e la teoria della trasmutazione, dall’energia pura alla materia inerte"

Doppio Riflesso


Il senso di separazione tra noi e il resto del mondo…? E’ una sensazione frequente e non dipende da niente, è così, come una nube che passa ed oscura il sole, mentre a volte, pur non succedendo niente di particolare, ci sentiamo fare parte del tutto….” (Caterina Regazzi)

Che ci sia un’attinenza indiscutibile fra l’emissione energetica e la materia è un fatto conosciuto da chiunque, prima ancora delle scoperte della fisica quantica. Basti vedere l’azione dell’energia solare e della sua captazione utile ai processi vitali sulla Terra… Energia e materia sono strettamente interconnesse ed a un certo livello indistinguibili l’una dall’altra. Ed alla base del loro apparire in specifiche forme e modi c’è la mutazione costante e continua, una sorta di saliscendi che fra l’una e l’altra polarità che consente l’esistenza dell’universo conosciuto.

Secondo I Ching, o Libro Dei Mutamenti, la creazione avviene costantemente attraverso l’incontro di Cielo e Terra, ovvero Energia e Materia, Coscienza e Forma, ma questa descrizione non è sola prerogativa dell’I Ching, anche altre religioni e filosofie (ed anche la moderna scienza) indicano il movimento, la vibrazione o trasformazione, come fattore primo che crea il mondo. L’energia cinetica sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo. Che lo si chiami Verbo, Om, Spirito o Tao ha poca importanza…

Dal punto di vista dell’esperienza empirica, basata sull’osservazione in un continuum spazio temporale ed anche secondo la teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) o “Atto Creativo” in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso (corrispondente all’inizio dello spazio tempo) che coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma, gradualmente, divenendo materia. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la “coscienza”, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che “coscienza, energia e materia” sono la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna forma od entità avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.

Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza (o stato di mutazione energetica se vogliamo usare una terminologia metafisica). Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale in corso (possiamo definirla anche “memoria”, “ombra” o “antitesi”). Ma non è solo descrizione in negativo è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa assumere una specifica identità.

Ed è per questa ragione che nell’I Ching si individuano delle specifiche forme archetipali, i trigrammi e gli esagrammi, utili al riconoscimento delle aggregazioni energetiche in corso. Insomma possiamo dire che gli eventi si ripetono, pur in in una scala evolutiva, in una sorta di gradiente continuo ma riconducibile ad un processo già conosciuto. Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti percepiti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni. La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità, una descrizione quasi immaginaria, raccontata e corroborata (a fini speculativi) dall’opinione dei suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).

Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.

Questo “ricordo”, che a livello vitale viene definito DNA, a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura della memorizzazione automatica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. E non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, insomma ogni elemento, fisico o psichico, viene influenzato dalla mutazione in corso. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide….

Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olografica in ognuno di noi.

In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.

Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?

La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?

Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “coscienza”. Ovvero rinunziando alla piccola identità separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta. Il che è spesso quel che avviene non solo nella nostra mente ma anche nei suoi sottoprodotti: la storia ufficiale, la filosofia o religione e la scienza.

Paolo D’Arpini

martedì 19 giugno 2012

Aspetti magici notturni dell’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012

“Tutte le cose fioriscono nella gentilezza del mio amore….” (Madre Terra)

I 5 movimenti - Dipinto di Franco Farina


Si parla tanto, in questo periodo, di riscoperta della sacralità della natura! E cosa è quest’ultima se non la visione spirituale di tutti coloro che si sentono parte indivisa della coscienza, della natura e del cosmo?

Questo atteggiamento sacrale assume vari nomi: spiritualità laica o naturale, ecologia profonda, biospiritualità, coscienza olistica.. etc. Ma strettamente parlando non è una nuova religione o filosofia, ma un moto spontaneo interiore dell’uomo per integrarsi con la natura e con se stesso.

In sintonia con la tradizione della celebrazione solstiziale anche quest’anno festeggiamo quello che è chiamato il momento della magica notte delle streghe. Saremo ad Aprilia, all’Incontro Collettivo Ecologista dal 22 al 24 giugno 2012. Ed oltre ai discorsi per l’attuazione di una società bioregionale ci saranno vari momenti di celebrazione della vita.

Le cerimonie simboliche iniziano il tardo pomeriggio del 22 giugno con l’istallazione del palo simbolo della fondazione di una nuova “civitas” e per l’individuazione dei punti cardinali. Seguirà una spiegazione sulla cultura bioregionale contadina del luogo che ci ospita, un pellegrinaggio sino al mare per il tradizionale lavacro, sinonimo di purificazione mentale e corporale. La sera, dopo una degustazione di prodotti biologici locali passeremo all’osservazione di stelle e pianeti, sotto la guida di Riccardo Oliva e del suo team di esperti.

L’indomani, la sera del 23 giugno, che è la notte magica per antonomasia e corrisponde alla Vigilia di San Giovanni, a conclusione dello sharing di esperienze bioregionali potremo dedicarci a vari aspetti ludici. Nella tradizione antica durante questa notte di prima estate si accendevano diversi fuochi in prossimità di corsi d’acqua in modo da compiervi riti della fertilità ed abluzioni notturne. Questa consuetudine aveva radici nella simbologia pagana di trasmettere la luce ed il calore dell’estate alle fredde valli. Altra tradizione dei fuochi di San Giovanni era quella dei due falò, uno interno, attorno al quale danzare fino al mattino, ed uno esterno, che delimitava il campo d’azione. Tutto ciò rappresenta l’identità fra la luce interiore del Sé e quella esteriore della Creazione. Questo è anche il senso della cerimonia che riproponiamo la notte del 23 giugno, per ricordare la supremazia della natura su ogni artifizio dell’uomo. Danze in cerchio, musica popolare eseguita dal vivo da Stefano Panzarasa, contemplazione della natura, è quanto aspetta i novizi che affronteranno il “rito propiziatorio” e -ovviamente- al termine delle danze non mancherà la prova di coraggio con il salto del falò ed espressione di desideri (le donne sono pregate di vestire gonne larghe).

Sull’etimologia di Giugno gli studiosi sono concordi che questo è il mese dedicato a Giunone (Iuno), la dea dell’abbondanza e delle messi, nonché legittima sposa di Giove, per questa ragione venivano raccomandate le nozze durante il mese di giugno. Questo è anche il mese delle ciliegie, un frutto rosso e turgido e dolce, come il latte di Giunone…..

Nel campo del Vetiver, il luogo che ci ospita ad Aprilia, esiste un boschetto, lungo un fossato naturale, che puo essere considerato sacro a Giunone. E qui dopo il tramonto del 24 giugno, a completamento della condivisione esperenziale sui temi bioregionali, compiremo una passeggiata, guidata da Benito Castorina, attorno alle siepi del vetiver, erba sacra che in India viene usata per produrre profumi ed incensi da offrire alla Dea Madre. Il cui elemento è la Terra, particolarmente femminile e rappresentante della produzione vitale per antonomasia.


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


………………


Programma generale dell’Incontro Collettivo Ecologista 2012:
Campo del Vetiver, Via Savuto 38, Aprilia (Latina)

venerdì 22 giugno 2012
dalle 14.00 – Arrivo, sistemazione alloggi ed accoglienza. Benvenuto agli ospiti con degustazione dei prodotti del territorio e approccio al territorio “Aprilia comune rurale – Città della Terra”. Segue escursione al mare con rievocazione narrativa di Carna.
18.30 – Ritorno al Campo, preparazione della cena e riordino.
20.00 – Pasto conviviale e riordino della sala.
22.00 – Osservazione ad occhio nudo del cielo stellato con riconoscimento astri
23.00 – Sistemazione per la notte.


sabato 23 Giugno 2012
07.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
09.30 – Inizio dell’Incontro. Seduti in Cerchio, a rotazione (con il bastone della parola) ognuno interviene con proprie proposte sui temi trattati e con narrazione di esperienze vissute. Tempo di lettura 10 minuti per ciascuno. Al termine ripetizione del giro di interventi.
12.00 – Preparazione del pasto, consumazione e riordino
dalle 14.00 alle 15.00 – Riposo
15.00 – Visita nel bosco circostante con riconoscimento erbe
16.30 – Riprende il Cerchio di condivisione pareri e formazione di eventuali gruppi di lavoro, su specifici temi
18.30 – Break per tisana e preparazione del pasto.
20.00 – Consumazione della cena e riordino
21.30 – Attività ludiche. Canti, danze, poesie, espressioni corporee
23.30 – Sistemazione per la notte


domenica 24 giugno 2012
07.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
09.30 – Sessione di condivisione in cerchio e progetti
11.30 – Preparazione del pasto, pulizia generale, riordino, etc.
15.30 – Proprietà del cibo, colori, sapori, forma ed odori
16.00 – Discorso sull’utilizzazione e proprietà del vetiver
17.00 – Conclusioni generali, riepilogo degli argomenti trattati e ultimi avvisi ai naviganti.



Durante la manifestazione verrà distribuita la brochure “Quaderni di vita bioregionale 2012”
Avvertenza: Per l’incontro non è richiesta una quota di partecipazione ma un’offerta volontaria per l’organizzazione sarà gradita. Ognuno è invitato a contribuire con cibi e bevande (possibilmente biologici vegetariani) e a partecipare alla conduzione generale, vaisseille, pulizia, cucina, etc. Sono disponibili una dozzina di posti letto (con sacco a pelo proprio) riservati a donne, bambini ed anziani. Sono inoltre a disposizione due/tre dozzine di posti al coperto (con materassino e sacco a pelo proprio). E’ possibile campeggiare con tenda e camper senza problemi. La struttura che ci ospita dispone di servizi igienici e di cucina ed ha un salone per i pasti.

Info. sui programmi – Caterina Regazzi: 333.6023090
Info. logistiche – Riccardo Oliva: 333.8902499
Info. per sistemazioni – Benito Castorina: 338.4603719

lunedì 18 giugno 2012

Pseudopodi evolutivi ed involutivi nella psiche collettiva.. e inerzia del corpo massa



Paolo D'Arpini ridanciano


Spesso ho raccontato di come nella nostra società, nell'anima della specie umana chiamata anche “aura psichica”, si manifestino diverse forze cinetiche che spostano l'intelligenza in un processo vitale.

La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensiero, in ognuno dei campi d'interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza.. ed ovviamente religione e spiritualità.

C'è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran tran consuetudinario, nei credo, e ci sono poi due pseudopodi mentali di cui uno attaccato ai modelli del passato, dell'ego, dell'interesse privato, della tradizione basata su modelli del settarismo ed un altro pseudopodo rivolto verso il futuro, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche, verso l'accrescimento di coscienza, verso l'integrazione con il tutto e la liberazione dagli schemi.

Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell'umanità.

In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza. Se ad esempio lo pseudopodo regressivo è rappresentato da una minoranza sparuta di umani, coloro in definitiva che governano politicamente ed economicamente il mondo con l'attuale sistema di sfruttamento, anche nello pseudopodo evolutiva il numero di persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo.

Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose di questo o quello ed i seguaci di varie mode o culture...

Alla luce di questa consapevolezza non mi meraviglia che se, nella parte regressiva, i detentori degli indirizzi sociali e religiosi nel mondo sono -ad esempio- una trentina di persone (operatori occulti, coscienze ipocrite e votate all'illusione), altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva (santi e coscienze libere dai vincoli dell'illusione).

Ovvio che nella massa delle consuetudini e dei credo saranno invece -in rapporto-  milioni e miliardi di persone..


Paolo D'Arpini -  spirito.laico@libero.it

Per un approfondimento  potete consultare questo articolo: http://paolodarpini.blogspot.it/2011/04/il-sogno-della-spiritualita-laica-visto.html

..................


Di questo e simili argomenti se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo, che si tiene ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012.


domenica 17 giugno 2012

Bioregionalismo e Politica – Riprendere la costruzione dell’unità europea e l’attuazione bioregionale a livello europeo e mondiale



Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore.

Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale.

Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.”

Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza.

Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra.

Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale.

Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale.

Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l’incontro collettivo ecologista del Solstizio Estivo, che si tiene ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012. Vedi anche: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=incontro+collettivo+ecologista+programma