martedì 23 gennaio 2018

Calendario lunare bioregionale - "....c'erano una volta 13 archetipi... come le lune dell'anno..."

Le 13 lune e l'archetipo mancante


Ricordate Matusalemme? Ma senza soffermarci su di lui ricorderete tutte le storie di tutte le tradizioni in cui si narra come nell’antichità mitologica gli uomini vivessero per centinaia di anni. Beh, nella remotissima antichità il computo del tempo non veniva fatto in “anni”, essendo quello il risultato di una valutazione e comprensione successiva, il tempo scorreva e veniva calcolato sulla base di fatti visibilmente più efficaci. Si calcolava in lune. Tutti i calendari dell’antichità erano calendari lunari. L’età delle persone si stabiliva sul numero delle lune. Persino in tempi relativamente recenti, quando gli inglesi invasero il nord America, gli aborigeni calcolavano la loro età in lune. E quante sono le lune in una vita?
Possono ovviamente essere centinaia - se non migliaia - considerando che le lune nuove in un anno sono 13 ecco che una vita media (nel lontano passato) di circa 30 o 40 anni diventava una vita di 400 lune ed oltre. Se ad un uomo capitava di vivere per 80 anni, ecco che la sua esistenza enumerava un migliaio di lune… il che da un senso diverso alla durata della vita di patriarchi vari e compagnia… (infatti dal punto di vista genetico sappiamo che la durata della vita nell’uomo non è mai giunta a coprire le centinaia o migliaia di anni come affermato nelle storie mitologico-religiose.
Ma proseguiamo con il discorso delle 13 lune.. che tra l’altro erano collegate ai periodi fecondi delle donne e quindi il calcolo in lune era un ottimo sistema per descrivere gli eventi della vita, ed infatti per migliaia d’anni il valore dell’esistenza era basato sulla capacità femminile di procreare, sulla importanza della donna in quanto matrice ed espressione della Madre Terra. E la luna, si sa, è un simbolo femminile per antonomasia, legata all’istinto, all’intuito, alla magia, etc. Poi successivamente subentrò un rovesciamento di valori, senza voler qui esaminarne le cause, diciamo che prese il sopravvento una cultura patriarcale, o solare. Da quel momento in poi il tempo doveva essere calcolato in quadratura razionale, attraverso la comprensione del movimento dell’astro solare. Nacquero così i dodici mesi, come frammenti di un anno, e da quel momento in poi gli anni “solari” furono il metro di misura di tutto ciò che avviene sulla terra. Per cui la vita (misurata in anni) sembrò accorciarsi. Altro risvolto è che per stare nelle 4 stagioni i mesi dovevano essere pari e non dispari.
Gli archetipi primordiali, che originariamente erano 13 come le lune, in un percorso concluso fra una primavera e la successiva (nel calcolo lunare antico l’anno iniziava a marzo), ecco che ci si dovette adattare al nuovo computo, e la civiltà umana rinunciò ad un modello, ad una divinità simbolica. I segni zodiacali nell’astrologia solare infatti sono 12, e tutti collegati al modo di agire nel mondo, mentre è venuto a mancare l’elemento di congiunzione spirituale... Eliminato il tredicesimo archetipo la stessa cosa avvenne con la scomparsa del quinto elemento (originariamente gli elementi sono cinque: etere, aria, fuoco, acqua e terra), quello più sottile, l’etere, che rappresenta lo spirito. Insomma l’aggiustamento al metro solare e patriarcale escluse sia un archetipo che un elemento dall’esistente. L’elemento mancante sappiamo che è l’etere (però nell’antichissima tradizione indiana esso ancora sussiste) ma qual’è l’archetipo mancante, il 13°…?
Qui introduco un discorso psicostorico che mi è stato ispirato dallo studio accurato fatto sugli archetipi degli Arcani dei Tarocchi. Alcune parole sui Tarocchi non guasteranno. Dice Covelluzzo da Viterbo: “Anno 1379; fu recato in Viterbo il gioco delle carte che viene da Seracenia e chiamasi naibi…” Questa è la prima certificazione storica dell’avvento dei Tarocchi in Italia, “nabi o navi” nelle lingue semitiche significa “profeta o indovino” ma sicuramente anche questo sistema divinatorio remotissimo proviene dalla Valle dell’Indo. I Tarocchi completi sono composti da 21 Arcani maggiori + lo 0 (matto) e da 52 carte (arcani minori) suddivise in quattro semi.
Ma in questo momento quello che mi interessa evidenziare è l’aspetto dell’Arcano XIII. Questo Arcano non ha nome, la tradizione compie l’errore di attribuirgli in modo arbitrario quello di “Morte”, forse semplicemente perché l’immagine ritratta è quella di uno scheletro che avanzando impugna una falce.
Solitamente la morte viene descritta in queste sembianze... ma se andiamo ad analizzare più attentamente scopriamo che - in primis - l’Arcano XIII non ha scritto - come tutti gli altri Arcani – il nome sulla carta, si tratta di un Arcano senza nome. Poi se osserviamo la figura ritratta scopriamo che sulla spina dorsale vi sono evidenziati i punti corrispondenti ad alcuni importanti Chakra, soprattutto quello alla base del coccige, sede tradizionale del Muladhara (Supporto Radice in sanscrito, ed infatti gli viene attribuita la valenza Terra).
Il Muladhara, sede della Madre Universale Kundalini, rappresenta la forza creatrice (in chiave femminile) immaginata come l’infinita capacità generante in forma di un serpente arrotolato su se stesso. Quando si risveglia questa energia ecco che il percorso spirituale ha inizio. La verità e l’esperienza diretta dell’unitarietà della materia e dello spirito si fanno strada nella coscienza dell’iniziato. Ancora osservando altri particolari di questa carta scopriamo che vi sono due teste mozzate sul terreno, una femminile e l’altra maschile, contornate da vari organi di locomozione ed azione (mani e piedi) anch’essi recisi. 
Lo spettro, come dicevamo sopra, avanza lungo un percorso e sembra si faccia strada eliminando i concetti di maschile e femminile e gli organi con cui l’uomo compie le azioni nel mondo, ovvero il senso dell’agire e del considerarsi l’autore degli eventi vissuti. Questa identificazione nella dualità è chiaramente l’ego (io individuale)... e lo spettro, o Spirito, eliminando l’illusione separativa conduce l’anima verso la liberazione.
Ed ora vediamo come questo Arcano XIII sia in buona sostanza, l’immagine segretamente trasmutata e conservata del 13° archetipo lunare scomparso… Si tratta dell’archetipo che riporta il tutto al Tutto, a ciò che è sempre stato. Riconduce lo spirito, illuso dalle forme e dalla separazione temporale e spaziale, allo Spirito onnicomprensivo ed eterno…
Insomma l’archetipo “mancante” è quello cancellato dalle religioni teiste patriarcali che hanno trasformato la conoscenza dell’Assoluto non duale, in conoscenza del bene e del male, in forma di un serpente tentatore che allontana l’uomo da Dio… Mentre è esattamente il contrario... ovvero è l’esclusione della coscienza spirituale spontanea e naturale dell’uomo (e l’immissione nella cultura e nella psiche umana di concetti religiosi basati sulla “descrizione” storica di una creazione lineare compiuta da un Dio separato dalla sua stessa creazione e dalle sue creature) che contribuisce alla alienazione dell’io individuale dal Tutto.
Insomma il XIII archetipo mancante è la capacità di Trasformazione dalla vita alla morte e dalla morte alla vita... (come specificatamente ricordato anche nella teoria bioregionale della Spiritualità Laica).

lunedì 22 gennaio 2018

Il passato geologico e climatico dell’Italia... Conoscere l'ambiente del passato per capire l'ambiente del presente


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Una ricostruzione del Bletterbach 260 milioni di anni fa

La fascia equatoriale è in assoluto l’area con la maggiore biodiversità della Terra. Da sempre.
A dirlo è uno studio internazionale coordinato dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento e dal Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, recentemente pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews. La ricerca mostra, infatti, che già nel Permiano, quindi 260 milioni di anni fa, questa zona presentava una concentrazione altissima di specie terrestri. 

Certo, l’ambiente era molto diverso dalle attuali foreste pluviali ed era caratterizzato piuttosto da sterminate distese desertiche che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, erano particolarmente ricche di vita: rettili e piante.  
Il team, condotto dal paleontologo Massimo Bernardi del MUSE e supportato dall’Euregio Science Fund, ha operato una comparazione su scala globale di giacimenti fossiliferi, concentrandosi in particolare sulla gola del Bletterbach, noto sito paleontologico a metà strada tra Bolzano e Trento, inserito nel più piccolo sistema delle Dolomiti UNESCO.

Dalle Alpi all’Equatore

Qualcuno si domanderà cosa possano avere in comune un sito alpino e una zona equatoriale. Molto se si considera che nel Permiano le Dolomiti si trovavano proprio in prossimità dell’Equatore. E la gola del Bletterbach, come spiega Evelyn Kustatscher del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige – presenta un’abbondanza di specie superiore alla maggior parte dei siti della stessa età noti in tutto il mondo”.
Il sito italiano presenta inattesi elementi di somiglianza tra gli ecosistemi terresti di allora e quelli di oggi. «I tropici furono una fucina per la biodiversità, nel lontano Permiano così come oggi – spiega Massimo Bernardi –. Con questo studio abbiamo dimostrato l’importanza, anche nel passato, delle aree a basse latitudini sia come “culle della biodiversità”, cioè luoghi di rapida evoluzione, sia come “musei della biodiversità”, rifugi dove sopravvivono specie estinte altrove».

La grande estinzione del Permiano
I fossili ritrovati nella zona possono raccontarci moltissimo non solo del nostro passato ma anche del presente e forse anche del futuro, contribuendo anche a misurare lo stato di salute della Terra. Secondo i ricercatori, infatti, guardare al passato attraverso la documentazione fossile consente di comprendere il funzionamento naturale degli ecosistemi odierni in assenza di intervento umano. Non solo, la crisi degli ecosistemi che il nostro Pianeta sta attraversando oggi a causa dell’innalzamento delle temperature porta a pensare alla grande estinzione che si verificò proprio alla fine del Permiano, quando una fase di intenso cambiamento climatico portò ad un alto tasso di estinzione e alla decimazione di quella grande diversità biologica. Lo studio è parte del progetto di ricerca “The end-Permian mass extinction in the Southern and Eastern Alps” sviluppato dal Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, il MUSE – Museo delle Scienze di Trento e il dipartimento di geologia dell’Università di Innsbruck in collaborazione con il geoparco Bletterbach.

La gola del Bletterbach
Il sito patrimonio Unesco è anche un geoparco che richiama ogni anno tantissimi appassionati di geologia. Si tratta di un libro aperto sul passato che consente di ripercorrere più di 40milioni di anni della storia del nostro Pianeta.


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Fonte secondaria: A.K. Informa 

domenica 21 gennaio 2018

Bioregionalismo e conservazione della biodiversità e dell'umanità...


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Linneo, verso la metà del '700,  iniziò a raccogliere informazioni sulle specie arboree e vegetali sistemando un primo  catalogo botanico di tutto ciò che cresce sulla faccia della Terra. Linneo era un ricercatore amante della natura e la sua opera era a vantaggio di tutta l’umanità.    
Non come sta avvenendo con le grandi  multinazionali , tipo Monsanto e Syngenta,  che  cercano attraverso i brevetti e la manipolazione genetica  di appropriarsi  dei diritti d’autore della vita sul pianeta.  Non voglio però assumere un atteggiamento catastrofista, poiché di situazioni drammatiche il pianeta Terra  ne ha vissute ben altre. Quello che conta è il mantenimento dell’intelligenza e della capacità di sopravvivenza.
La capacità elaborativa della vita si farà beffe dell’arroganza “scientifica”  e, malgrado l’apparente cecità, l’uomo non potrà  distruggere  la vita (di cui egli stesso è emanazione). E questo non ostante  la sterile sperimentazione  scientifica che vuole prendere  il sopravvento sulla capacità di riscoprire giorno per giorno la freschezza della vita.   Alla fine la capacità di conservazione saprà “affermarsi”.   Lo vedo in quel che succede negli interstizi dell’asfalto, in mezzo alle immondizie, tra i veleni più pestilenziali di questa società opulenta ed un po’ tonta…  
Eppure l’uomo è la somma di una complicata combinazione di istinti, fissazioni e intuizioni.  Ora pare che le multinazionali, le stesse che provvedono ad avvelenare e distruggere, vogliano presentarsi come enti benefici che provvedono a "nutrire" la popolazione mondiale attraverso una tecnologia che non tiene però conto della biodiversità.   
Vediamo cosa succede! Ma intanto  ricordiamo che nessuna cosa viva è in grado di condurre in se stessa un’esistenza distaccata dal resto dell’esistente.  Infatti  in natura, e nella visione bioregionale,  ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa, in una interconnessione che tutto comprende.   

Paolo D’Arpini

sabato 20 gennaio 2018

Göbekli Tepe - La civiltà umana è più antica di quel che si supponeva, scoperta in Turchia una città dell'età della pietra


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Si pensava fino a poco fa che le aggregazioni urbane organizzate più antiche dell’uomo, databili intorno al 6/7.000 a.C. fossero quelle di Gerico e di Çatal Hüyük in Turchia. Invece ora si è certi, dopo gli ultimi esami al radiocarbonio 14 sul materiale di origine organico ritrovato negli scavi, che le costruzioni scoperte recentemente sempre in Turchia, a circa 20 Km dalla città di Şanlıurfa, sono le più antiche finora scoperte sul nostro pianeta. Questo nuovo ed enigmatico sito è: Göbekli Tepe la cui età è attribuibile al 10/12.000 a. C. Quindi un centro abitato di circa 14.000 anni fa. 

La scoperta di "Göbekli Tepe ha cancellato tutte le sicurezze accademiche che davano l’inizio della civiltà umana, grazie alla scoperta dell’agricoltura e dell’addomesticamento animale, al 6.000 a. C. I libri di storia pertanto vanno riscritti, ma questo lo diceva molti anni fa l’archeologo Sabatino Moscati che a causa di questa sua affermazione, dai saccenti dell’epoca, fu condannato come “eretico”. 

L’archeologo Klaus Schmidt, direttore degli scavi, ha dichiarato alla stampa: “… se è vero che i cacciatori raccoglitori dell’Età della Pietra siano stati i costruttori di qualcosa come Göbekli Tepe, allora cambia radicalmente la nostra visione del mondo, perché mostra che la vita degli antichissimi nostri antenati, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita di quanto si sia mai concepito. E’ come se divinità scese dal cielo avessero costruito Göbekli con le loro mani …. Questo che abbiamo portato alla luce è appena il 5% …. chissà quali altre sorprese ci attendono…”. 

La nota giornalista scientifica USA, Linda Moulton-Howe, ha visitato questi scavi nel sud della Turchia, constatando che sia i pilastri che le steli sono decorati con bassorilievi di straordinaria fattura, una tecnica che resta incomprensibile per quel lontano periodo. La giornalista è convinta che qui possa emergere la vera storia dell’Umanità, ben diversa da quella che abbiamo finora immaginato. 

Tra tutti i totem che sono stati scoperti e riportati alla luce, uno in particolare per la giornalista Linda è quello più enigmatico, infatti è rappresentata la nascita o la creazione di un bimbo umano ad opera di una creatura non umana. E’ come se questa stele in pietra ci volesse dire: “ noi vi abbiamo creato…” Ma chi?

Filippo Mariani

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venerdì 19 gennaio 2018

Italia - E' tempo di decrescita (demografica) felice...


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Nel 1960 l' Italia era in pieno boom economico, dopo solo 15 anni dalla
fine di una guerra disastrosa il mondo già ci guardava con invidia, le
nostre aziende producevano gioielli di tecnologia, la nostra moda era
invidiata ovunque, Alitalia (Ati allora) era la migliore compagnia aerea
europea e l'Italia era la prima destinazione turistica al mondo (lo
rimanemmo fino a metà degli anni '70). Gli Italiani erano 50 milioni.
 
Poi una classe politica ladra e sciagurata ha iniziato a creare le
condizioni perchè questo paese meraviglioso venisse pian piano sabotato per
poter essere saccheggiato sia dall'interno che dall'esterno. L'apice si
raggiunse nel '92 con incredibili privatizzazioni dei migliori gioielli di
Stato, la costituzione dell'Europa Unita (per volontà della Nato che aveva
sconfitto l'URSS) e l'inizio del vero declino.
 
Gli italiani, con tutti i difetti che hanno, sono comunque un popolo di
grandissima sensibilità, che quando viene utilizzata bene produce le
meraviglie di arte, cultura e tecnologia che ben conosciamo, quando è nella
sua fase down produce un autolesionismo difficilmente eguagliabile, fino al
suicidio. Esatto al suicidio delle famiglie e del popolo. Questa è una
delle cause della denatalità, che sicuramente trova in tanti motivi sociali
le sue cause, ma le vere origini sono da imputare ad un'infelicità di
fondo. Un'infelicità che ha lasciato entrare e pervadere il degrado, la
rassegnazione, la corruzione e tutto ciò che porta un popolo al suicidio.
Ma la verità è che questo è un suicidio indotto e voluto, per cui la classe
politica e la casta di servi e giullari di corte dovrebbe essere chiamata a
pagare il conto.
 
In più aggiungerei che di per sé non è un male decrescere in un mondo che
sta esplodendo. Quando Mussolini spingeva per l'aumento delle nascite
eravamo circa 35 milioni e con la tecnologia del tempo avevano calcolato
che bisognava crescere ancora per coprire le nostre necessità di nazione,
che ambiva poi a diventare impero.
 
Ma oggi non è più così, puoi abitare su un monte e vivere con la stessa
tecnologia, connettività e comfort di Milano, anzi molto meglio.
 
Pensiamo alla Spagna, 1a destinazione turistica al mondo oggi e con un'alta
qualità della vita. Sono 45 milioni con un territorio più grande del nostro
che li porta ad avere una densità che è metà della nostra. Noi abbiamo tra
la densità di abitanti più alta in Europa e ci preoccupiamo della
denatalità e del bisogno di stranieri per sostituirla?
 
No amici, noi abbiamo bisogno solo di politici seri e preparati e che
finalmente smettano di sabotare questo paese.
 
Avete preso un aereo di linea e volato di giorno o di notte sopra l'Italia?
 
Non abbiamo più boschi, non ci sono spazi liberi da costruzioni, da
capannoni, da campi seminati, da case. Potete usare google earth per
accorgervene.
 
Case ovunque, abbiamo non so quante case per abitante, il problema è che
c'è chi è senza e chi ha 300 appartamenti.
 
Poi non viviamo di contraddizioni, non si può dire che siamo
superinquinati, con problemi di siccità, con strutture pubbliche
sottodimensionate e poi lamentarci che non cresciamo di numero, siamo
folli?
 
Torniamo alle solite, non guardate gli effetti e cercate poi le cause,
partite da più lontano, da come si dovrebbe vivere in una nazione per stare
bene e poi capirete che l'ultimo dei problemi è la denatalità.
 
E' un problema l'infelicità, la criminalità, la pornografia, la droga che
devasta i giovani, chi manda messaggi sbagliati di andarsene all'estero a
trovare la felicità e il lavoro.
 
Non dobbiamo spingere i giovani ad andarsene, dobbiamo cacciare a scarpate
quei funzionari pubblici che guadagnano 10 mila euro al mese e con i nostri
soldi vanno alle Maldive a Natale e sostituirli con 4 giovani, magari
laureati e meritevoli, che ne prendano 2.500. Questi giovani potranno così
sposarsi e in 2 magari arrivare a uno stipendio che gli permetta di vivere
bene senza stress e con dignità, allora metteranno su casa e faranno figli.
 
Invece no, li lasciamo disoccupati, infelici a drogarsi e alcolizzarsi, a
casa con mamma e papà che li debbono mantenere e poi ci si chiede perchè
non fanno figli.
 
Magari la popolazione calasse, per avere la stessa densità della Spagna
dovremmo essere circa 30/35 milioni, che male c'è? Siamo ben sopra alla
media europea.
 
Nesssuno parla di densità, eppure è un dato importantissimo per ragionare.
 
Pensate a quanto potremmo più facilmente essere autosufficienti per il
cibo, per l'energia. Fa niente che non avremo gli ospedali e le scuole
sotto casa, ci abitueremo a fare diversamente, magari in alcune fasi della
vita vivremo più vicino alle città, in altre più lontani.
 
Poi iniziamo a responsabilizzare questi giovani, basta crescerli e
coccolarli e poi renderli talmente egoisti ed individualisti da compiere
solo scelte per interesse personale e mai per la famiglia e la Patria.
 
Iniziamo con il servizio militare e civile obbligatorio come chiede anche
la Costituzione e a far pagare molto l'università, rimborsandola poi a chi
entra nel ciclo produttivo e produce per questo Paese. Questi studiano in
Italia quasi gratis (vuol dire che paghiamo tutti noi per loro) poi con la
laurea gentilmente offerta dal popolo italiano, vanno a fare soldi nella
Silicon valley? Il bello è che poi vengono invitati (ovviamente dai
giullari del poter) nelle varie trasmissioni e ci dicono quanto sono bravi
e felici a vivere e lavorare all'estero (solo una minima parte però si
afferma, gli altri fanno gli sguatteri).
 
Allora, decresciamo in maniera intelligente, avremo case e servizi per
tutti. Non lasciamo partire i giovani e teniamoceli stretti.
 
Abbattiamo tutti i ruderi di cui l'Italia è piena, come case coloniche
abbandonate, case abusive sul mare e vecchi capannoni. Cerchiamo di
abbattere e ricostruire vecchi quartieri sostituendoli con altri moderni e
belli, ripristiniamo la natura meravigliosa che avevamo (come in alcune
città australiane o svizzere o canadesi) con parchi, giardini e campagne
curate.  Un paese è come una pianta, non importa che cresca a
dismisura, ma che sia sana, produttiva e senza parassiti. Non possono
esserci stipendi pubblici più alti di 5mila euro al mese massimo (Ministri
e alti funzionari), gli altri tutti sotto. 
Non ci possono essere pensioni
più alte di 2500 euro o più basse di 1000 euro al mese, gli altri
ringrazino perchè il gioco doveva finire prima o poi. Chi ha versato di
più? Grazie, lo stato ringrazia per la cortese donazione alla Patria.
Magari portiamo l'età pensionabile a 35 anni di lavoro, siamo passati da
meno di 20 negli anni 70/80 a più di 40 ora, mai trovare un giusto mezzo?


Alessandro Angelone

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giovedì 18 gennaio 2018

Biocentrismo - "Ho capito che..."


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Ho capito che la vera forza liberatrice sta nella conoscenza e nella volontà individuale di essere artefici del proprio destino.

            Ho visto che l’umanità da sempre è in mano a 3 centri di potere: quello politico, quello religioso e quello medico.
            Ho visto che i grandi meccanismi di gestione delle cose comuni sono concepiti per consolidare il potere dei forti.

            Ho capito che le guerre moderne si fanno anche per rinnovare gli arsenali bellici e favorire le influenti industrie produttrici di armi.

            Che il concetto di patria e di religione troppo spesso divide i popoli più che avvicinarli.

            Che la scienza il più delle volte non è al servizio del bene comune ma di chi paga i ricercatori per dimostrare quello che serve a vendere i loro prodotti.

            Che la medicina convenzionale è fondamentalmente sintomatologia, non preventiva, perché la salute non rende mentre la malattia dà sostentamento ad un esercito sconfinato di persone.

            Che la politica crea classi di potere che sfuggono al controllo di chi le elegge,  e i mezzi di informazione danno alla gente quel che la gente, condizionata, chiede non quello di cui ha realmente bisogno.

            Che la miseria e la fame nel mondo non sono frutto di fatalismo ma la conseguenza di un meccanismo pensato per manovrare e assoggettare le masse.

            Che la carenza di cultura e di pensiero critico sono il piedistallo di ogni tirannia e serve a mantenere il popolo in uno stato di perenne necessità dei dottori del corpo e dello spirito.
            
Ho visto le molte contraddizioni bibliche, che la vera religione cristiana è stata per secoli disattesa e che, a parte gli ultimi decenni, la Chiesa si è servita di Cristo piuttosto che servire Cristo, e che la sua preoccupazione dominante è stata quella di perpetuare se stessa.

Ho visto che l’antropocentrismo religioso tende a spegnere il naturale sentimento di pietà verso la sofferenza dell’animale e ho capito che ciò che è mancato alla cultura sociale, alle dottrine spirituali, alle correnti filosofiche, impegnate a rendere migliore l’uomo e la società, è l’aver trascurato la valorizzazione delle diversità, dell’umile, del piccolo: se si educa l’uomo a dar valore al cespuglio darà valore alla pianta.

Ho visto che la coscienza umana determina la storia  e ho capito che la strada per la liberazione sta nella cultura della compassione universale, nella vera conoscenza che risveglia il senso critico costruttivo della  mente: solo questo potrà rendere migliori i sistemi, le ideologie, il mondo, il resto è demagogia.

Franco Libero Manco

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mercoledì 17 gennaio 2018

Ecovillaggio di Findhorn, dal 3 al 17 Marzo 2018 - Opportunità per giovani dai 18 ai 30 anni con scambio di attività, sociali ed ecologiche

Opportunità per giovani dai 18 ai 30 anni.
Scambio giovanile Erasmus+ per 5 giovani italiani + 1 Youth leader dal 3 al 17 Marzo 2018 in Scozia, presso Findhorn Ecovillage – Moray  
Progetto europeo Erasmus+ in cui RIVE è organizzazione Partner.
Paesi coinvolti: Spagna, Olanda, Italia e Regno Unito
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Requisiti richiesti: età da 18 a 30 anni, possedere la Tessera Sanitaria Nazionale e sufficiente conoscenza dell'inglese

BREVE DESCRIZIONE DEL PROGETTO:

It’s an exchange exploring ecovillages, low impact lifestyles, sustainability, and right livelihoods. Participants will enjoy hands on activities with the community and will be encouraged to explore what ecovillages are doing to tackle the global ecological and social crises with a focus on personal development, active citizenship and employability.
The Findhorn Foundation College, community, and ecovillage has a long history of facilitating and teaching sustainability practices. During the program, participants will engage with these resources and get to meet and learn from inspiring teachers and facilitators with wide-ranging experience and expertise. We will also have self-organised time where we explore arising topics and share perspectives from our different countries and cultures.
Participants will learn about:
- Social tools for personal and group transformation, empowerment and community building
- Urban and rural solutions for transitioning to a resilient society
- Local organic food production and right livelihood
- Comprehensive Permaculture design introduction
- Renewable energy systems and energy efficiency models
- Cooperative social economies and complementary currencies
- Holistic decision-making processes, including nature and deep ecology
- Earth restoration projects and biological waste water treatments
- Ecological building and community design
- Cultural and Spiritual diversity practices
Info su Findhorn Ecovillage
Findhorn Ecovillage is an experimental architectural community project based at The Park, in Moray, Scotland, near the village of Findhorn. The project's main aim is to demonstrate a sustainable development in environmental, social, and economic terms. Work began in the early 1980s under the auspices of the Findhorn Foundation but now includes a wide diversity of organisations and activities. Numerous different ecological techniques are in use, and the project has won a variety of awards, including the UN-Habitat Best Practice Designation in 1998.
A recent independent study concludes that the residents have the lowest ecological footprint of any community measured so far in the industrialised world and is also half of the UK average.
At first almost all of the activities this involved, such as eco-house construction, a 75 kW Vestas wind turbine and an ecological waste water treatment system were undertaken by the Findhorn Foundation itself, or its trading company New Findhorn Directions Ltd. However, from 1990 onwards a growing number of independent charities, businesses, small sister communities, independent practitioners and community bodies have grown up and significantly extended the size and diversity of ecological projects, some of which are listed below. As of 2005 the Ecovillage has around 450 members centred around The Park (the main campus on the southern edge of Findhorn), but also based at numerous locations in the nearby town of Forres and elsewhere in Moray.
https://www.ecovillagefindhorn.com

SE SEI VERAMENTE INTERESSATO A PARTECIPARE A QUESTO PROGETTO, compila questo modulo per candidarti alle selezioni entro e non oltre il 27 Gennaio 2018.
La partecipazione è gratuita, i costi di viaggio (fino ad un massimo di Euro 275,00), di vitto e alloggio sono finanziati da Erasmus+.
Questo progetto è dedicato ai soci RIVE. Se sarai selezionato e non sei ancora socio RIVE, dovrai iscriverti prima della partenza (basta compilare il modulo iscrizione e versare la quota di Euro 30,00)
Per ulteriori info: internazionale@ecovillaggi.it  specificando in oggetto "YOUTH EXCHANGE SCOZIA"

Scritto da Nicoletta Benfatti