venerdì 26 agosto 2016

Agricoltura contadina bioregionale - Movimenti per la terra e il diritto al cibo


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In preparazione del secondo Forum Europeo per la Sovranità Alimentare - Nyeleni Europa che si svolgerà in Romania dal 26 al 30 ottobre 2016, l'Associazione Rurale Italiana in collaborazione con altre associazioni contadine, ricercatori, parlamentari e sindacati hanno dato il via ad una serie di discussioni e confronti per favorire la crescita di una piattaforma che in Italia evidenzi dal punto di vista organizzativo, politico, comunicativo e del confronto tra i vari soggetti interessati le giuste rivendicazioni del movimento dei piccoli agricoltori e del movimento di difesa dei braccianti agricoli. Su questi temi e parallelamente al processo di avvicinamento al Forum di Ottobre, sono state organizzate tre riunioni regionali in italia. 

Gli incontri si svolgeranno: - 

Per in Nord Italia il 2 Settembre a Milano dalle 10.00 alle 18.00 presso la sede di Mani Tese in Piazzale Gambara 7/9 (Metro Gambara) Milano (contatti Fabrizio Garbarino 3319092823 e iscrizioni nyeleniari@gmail.com)  - 

Per il Centro Italia il 10 Settembre dalle 10.00 alle 18.00 a San Vito Chietino (Costa dei Trabocchi) presso Zona 22 (contatti e iscrizioni a Stefano De Angelis stefano.gianandrea@gmail.com 3387963539)  - 

Per il Sud Italia il 3 - 4 settembre a Rosarno, riunione il 4 dalle 10.00 alle 18.00 (contatti e iscrizioni a ninoquaranta@gmail.comalecorrado@gmail.com)  

I tre incontri saranno preparatori di un incontro finale nazionale da svolgersi il Domenica 25 settembre 2016 che avrà luogo a Roma presso la Città dell'Altraeconomia 

Ogni incontro avrà cinque sessioni per definire la discussione e la delegazione italiana per il Forum europeo: 1) cambiare le modalità attraverso le quali il cibo è prodotto e consumato 2) cambiare le modalità attraverso le quali il cibo è distribuito 3) Modificare le politiche pubbliche che governano il sistema agricolo e alimentare 4) Rivendicare i diritti sulle risorse naturali e sui beni comuni 5) Valorizzare il lavoro e migliorare le condizioni sociali nei sistemi alimentari e agricoli Contadini e braccianti, due figure, apparentemente distanti, rappresentano, di fatto, in questo sistema gli ultimi due anelli della produzione del cibo e sono accomunate dalla mancanza totale di un riconoscimento sociale: i braccianti in quanto sfruttati o al meglio precarizzati in maniera estrema, i contadini in quanto inseriti in una spirale di corsa alla produzione, di indebitamento, di norme proibitive, incapaci di creare un reddito dignitoso per loro stessi e le loro famiglie. Inoltre, seppur esistano diverse esperienze di produzione e distribuzione alternative a questo sistema, esse rimangono in genere confinate a certi territori e/o reti, e la questione della produzione di un cibo che sia rispettoso dell’ambiente e delle persone e accessibile ai consumatori su larga scala rimane aperta. Ci sembra quindi importate indagare ancor più in profondità questi squilibri e immaginare rivendicazioni e azioni per il riconoscimento del ruolo fondamentale e dei diritti di tutti i lavoratori della terra, che siano braccianti o contadini, al fine di: - Contrastare lo sfruttamento bracciantile e del lavoro dell’agricoltura contadina, favorire attività che producano cibo sostenibile da un punto di vista ambientale e sociale, accessibile a tutti e fonte di reddito necessario per una vita dignitosa di contadini e braccianti. - Analizzare e agire sulle politiche pubbliche e sulle norme che sono alla base di questi meccanismi (PAC, politiche migratorie, legislazioni sanitarie…) - Favorire una maggiore presa di coscienza da parte dei lavoratori della terra a riguardo della loro attività e dei loro diritti - Sensibilizzare i consumatori sulle diverse questioni legate alla produzione e alla distribuzione del cibo. In allegato trovate l'appello su cui si convocano piccola agricoltura e bracciantato, la convocazione del Forum di ottobre e la locandina dell'incontro di Roma. Per favorire la partecipazione delle realta' contadine, il Centro Internazionale Crocevia, nell'ambito di un piccolo progetto svolto in collaborazione con Rete Iside Onlus, mette a disposizione piccoli contributi solo per il viaggio verso i luoghi degli incontri. 


DOCUMENTO DI CONVOCAZIONE: 

Negli ultimi decenni, l’agricoltura ha visto una continua evoluzione delle forme organizzative della produzione. La tecnologia e l’innovazione hanno portato, in molti casi, ad una emarginazione del lavoro manuale in agricoltura, sostituito da un’intensa meccanizzazione e ricorso massiccio alla chimica, ma anche ad una artificializzazione delle tecniche colturali e di gestione delle risorse naturali (semi, suolo, paesaggio, acque), guidati dalla ricerca spasmodica della massimizzazione della produttività (e dei profitti). A livello nazionale e internazionale, i processi di investimenti nel settore agricolo, insieme alle politiche nazionali e ai meccanismi internazionali di cooperazione economica e commerciale, hanno portato al consolidamento di corporation transnazionali dell’agro-business, che esercitano un potere oligopolistico nell’ambito del sistema agro-alimentare, dalla produzione alla distribuzione sui mercati. Questa evoluzione del sistema segue il processo di ristrutturazione neo-liberista a livello globale, traducendosi in una diminuzione del numero delle aziende agricole e in un aumento della dimensione delle stesse. Le aziende più grandi operano nel settore a livello transnazionale, con l’obbiettivo di diminuire sempre di più i costi di produzione per massimizzare i profitti, a discapito dei diritti umani e di riproduzione sociale, in virtù delle pressioni sui salari del lavoro, sui redditi agricoli e sulle risorse naturali e sui mezzi di produzione. Sul territorio italiano, coesistono diversi modelli produttivi: da quello industriale a quello di piccola scala e/o familiare, passando per aziende di media dimensione. La diffusione di uno o dell’altro modello porta con sé conseguenze sotto diversi aspetti. Se si analizza il modello agricolo industriale si comprende facilmente la struttura in cui questo è inserito: la base è il sistema della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), la quale è formata dai grandi supermercati ed è fondata sul principio che tutti possiamo avere tutto e sempre. Dal punto di vista sociale, le aspettative lavorative si stanno abbassando sempre di più, fino ad arrivare all’accettazione di condizioni contrattuali e lavorative molto inferiori rispetto agli standard medi di pochi anni fa. In questo quadro, si inserisce anche l’azienda agricola di piccola scala o a conduzione familiare, la quale soffre molto della competizione sul mercato dei grandi produttori: nonostante esistano diversi modelli di produzione, il mercato è unico, mentre il costo dei processi produttivi cambia molto. 

I soggetti che subiscono le conseguenze di questo sistema sono due: da una parte il contadino che non ha la possibilità di vendere a prezzo equo i prodotti del proprio campo e quindi derivare un reddito adeguato dalla propria attività, dall’altra i braccianti che vengono sfruttati attraverso contratti irregolari,nessuna protezione a livello sociale e pessime condizioni di vita. L’interesse delle mafie rispetto al settore agricolo è testimoniato dalle numerose inchieste giudiziarie nell’ambito dell’import-export oltreoceano dei nostri prodotti agro-alimentari, della contraffazione, della logistica, del commercio all’ingrosso e al dettaglio, dei mercati ortofrutticoli e dei diversi passaggi che caratterizzano la filiera. Inoltre, un altro dato descrive meglio questo interesse: quasi il 50% dei beni sequestrati o confiscati alle mafie sono proprio terreni agricoli. Questo intreccio fra quadri legali e illegali, l’alternarsi di attori diversi all’interno di un sistema agro-alimentare sempre più ampio e complesso determina un’opacità dei rapporti di lavoro e delle connessioni di mercato che permette un facile sfruttamento e il drenaggio di risorse economiche importanti. C’è da sottolineare però che il solo focus su criminalità e agro-mafie oscura il ruolo dei rapporti di produzione, dunque le responsabilità del sistema produttivo e del sistema di regolazione, nazionale e sovranazionale. C’è quindi la necessità di evitare la fossilizzazione sulla questione della criminalità – seppur tenendola in considerazione – e vedere il problema come un sistema più ampio. Infatti non c’è bisogno delle infiltrazioni mafiose perché si verifichino situazioni di sfruttamento in Italia: si sta assistendo ad una trasformazione della morfologia del territorio, in cui le grandi aziende accumulano capitali, costringendo i contadini a vendere le proprie terre – soffocati da pressione fiscale, burocrazie e regole miopi e costi di produzione troppo alti – attuando una sorta di landgrabbing. Per questo motivo una trasparenza della filiera produttiva è fondamentale. La GDO e le grandi aziende transnazionali dovrebbero, ad esempio, munirsi di un’etichetta narrante, che renda disponibile a tutti le informazioni sui fornitori e sul numero dei passaggi che ci sono lungo la filiera, e che accompagni il consumatore verso una scelta consapevole basata sull’origine del prodotto. E’ importante sottolineare però come le forme di certificazione portino dei costi: bisogna quindi porre l’attenzione sul fatto che il costo di questa organizzazione di filiera non ricada poi sui piccoli produttori. L’approccio istituzionale fino ad ora si è basato, quasi esclusivamente, sulla repressione del caporalato come unico responsabile dello sfruttamento dei braccianti. 

Questo approccio di tipo repressivo ignora altre problematiche legate alle condizioni specifiche dei migranti, ma anche all’organizzazione del mercato del lavoro e soprattutto all’organizzazione del sistema agroalimentare. Leggi sull’immigrazione e politiche di asilo che determinano condizioni di estrema ricattabilità delle persone, la mancanza di un servizio di collocamento efficiente, l’assenza di un intervento strutturale del Governo sul sistema di produzione agricola, e sul sistema alimentare in generale. Infine, una seria riflessione sullo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne non può non considerare il ruolo di politiche commerciali e di investimento a livello nazionale e sovranazionale, le quali promuovono modelli di produzione intensivi, con conseguenze economiche, sociali e ambientali estremamente negative, alla base – spesso – dei processi migratori. Un cambio nelle forme di produzione – o per lo meno un riconoscimento dei diversi modelli esistenti sul territorio – è una priorità, dal momento che ingloba diversi aspetti sociali, economici e culturali, fondamentali per la vitalità del settore agricolo italiano. delle aree rurali, sempre più soggette a processi di spopolamento, invecchiamento e dissesto idro-geologico. Il modello dell’Agricoltura Contadina rappresenta l’alternativa all'agroindustria. Si tratta di un’agricoltura di piccole dimensioni, basata sul lavoro intensivo del conduttore diretto e, prevalentemente, dei membri della famiglia o della comunità. Finalizzata alla produzione di reddito e alla riproduzione in autonomia. Il lavoro agricolo che si fonda sul rapporto di coproduzione con la natura: il rispetto delle risorse ambientali e della terra, il rifiuto di sostanze chimiche, l'auto-produzione delle sementi (dove possibile) permettono l’indipendenza, anche economica, del contadino. Si tratta di un’agricoltura che partecipa a mercati locali e realizza la vendita diretta, con un prezzo che cerca di rispecchiare i costi di produzione, finalizzato a garantire il reddito. 

Queste condizioni possono garantire trasparenza e condizioni di lavoro dignitose. Si tratta di una realtà già presente e di un’alternativa strutturale per il futuro dell'agricoltura, da rafforzare attraverso sistemi di distribuzione decentralizzati, di dimensioni ridotte e autogestito il più possibile. Questa alternativa all’attuale sistema produttivo, sostenibile, etica ed inclusiva, dal punto di vista economico e sociale, già esiste ma va protetta. Pensiamo che il riconoscimento legislativo di questo modello agricolo (http://www.agricolturacontadina.org/) possa essere un passaggio fondamentale al fine di perseguire l’eliminazione dello sfruttamento dei lavoratori agricoli e delle condizioni che vi sono alla base. La fine del ricatto lavoro/documenti di soggiorno e politiche di accoglienza per i migranti e rifugiati – i quali formano una grossa fetta dei braccianti – sono altresì importanti per garantirne il rispetto dei diritti e scelte di vita autonome. La promozione di un processo di sindacalizzazione e mobilitazione collettiva trasversale al mondo rurale, che unisca insieme lavoratori e produttori agricoli, a livello nazionale e transnazionale, sarà l’obiettivo di una strategia di azione per una via contadina. 

In questo momento al gruppo di lavoro “Bracciantato e Agricoltura Contadina” (braci@googlegroups.com) partecipano attivamente persone di: Associazione Rurale Italiana, Centro Internazionale Crocevia, Sos Rosarno, M.a.i.s. Ong, ContadinAzioni, U.S.B., Funky Tomato

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giovedì 25 agosto 2016

Ascoli Piceno, 2 settembre 2016 - "Benessere Sotto le Stelle"


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Venerdì 2 settembre 2016 dalle ore 17:00 alle ore 23:00

Chiostro Maggiore di S. Francesco ASCOLI PICENO:
"Benessere Sotto le Stelle"

Nell'ambito della manifestazione, alle ore 17.40, si tiene la conferenza di Paolo D'Arpini sul tema  "
Archetipi psichici, I Ching e  Zodiaco cinese"



Abstract della relazione:

Integrati dal sistema elementale, fondamentalmente due sono gli indirizzi culturali della Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo, la via della correttezza e la via della spontaneità. Ricettacolo di questi due aspetti sociali è il Libro dei Mutamenti, cioè l’I-Ching, uno dei saggi testi più antichi dell'umanità. In esso sono integrati diversi commenti di Confucio e di Lao Tze, nonché considerazioni più tardive di matrice Chan (Meditazione Buddista). All'I-Ching sono riconducibili anche i basilari archetipi psichici dello zodiaco cinese e i due aspetti dello Yin e dello Yang, il Femminile ed il Maschile, la Tenebra e la Luce, la Terra ed il Cielo. 

La spontanea e naturale interazione degli opposti, in continuo movimento, descritta nell'I-Ching, è lo stesso del greco "Panta rei os potamòs" (tradotto come ‘Tutto scorre come un fiume’), il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, vissuto contemporaneamente al saggio Lao Tze. Ma anche nel ‘Libro dei Proverbi’ di Salomone si inneggia allo sposalizio del Cielo con la Terra, alla congiunzione degli opposti ... il serpente che si morde la coda ... come miracolo delle polarità che si integrano, dei due che sono uno, della dolcezza di un cuore di donna che acquieta l'aggressività dell'uomo...  

E' questa l'intelligenza che guida la Natura in ciò che oggi chiamiamo ‘evoluzione’, che ha fatto dire a Leone Tolstoi: "Se un uomo vuole aiutare il mondo, non deve pensare di fuggire dal mondo. Deve imparare a conoscerlo e a vivere in esso, diventando un'oasi, un rifugio per chi è alla ricerca della propria anima". Ed è proprio cercando di ritrovare la comprensione della nostra vera natura e del corretto agire nel mondo.  Con l'aiuto dei principi fondamentali del Libro dei Mutamenti (I Ching) è possibile realizzare nella maniera più completa le facoltà interiori dell'uomo. Questa possibilità è fondata sul fatto che l'uomo ha in sé facoltà simili al Cielo e alla Terra, in quanto egli è un micro-cosmo. 

Poiché nel Libro dei Mutamenti sono riprodotte le leggi di Cielo e Terra esso fornisce gli strumenti per coltivate la propria natura intrinseca, cosicché le più intime qualità buone possano dispiegarsi. In particolare due cose vengono prese in considerazione: la saggezza e l'operare, l'intelletto e la volontà. Quando intelletto e volontà sono centrati nel modo giusto anche la vita emotiva giunge alla giusta armonia.  

Per analogia mi piace ricordare gli eventi e gli episodi leggendari della vita del grande maestro Taoista, Zhuang Zi, vissuto realmente nel III secolo a. C, ed autore del "Libro del fiore del sud". Un esempio di comportamento nobile che quaglia in modo perfetto con il commento di Richard Wilhelm per la sesta linea superiore dell'esagramma Lin, in cui si descrive l'atteggiamento del saggio  che ha già superato il mondo e che interiormente non ha più alcun legame con l'esistenza mondana, ma che però talora può trovarsi nella situazione di dover rientrare ancora una volta nella società, per avvicinarsi agli altri  e fornire il suo aiuto. Ciò è di grande salute per il suo prossimo, ma anche per lui questo magnanimo umiliarsi non è una macchia.  

Paolo D'Arpini - 
spiritolaico@gmail.com

Comitato per la Spiritualità Laica - Via Mazzini, 27, Treia (Mc)

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Patrocinio: Comune di Ascoli Piceno e Rete Olistica Adriatica
Organizzazione: Olis Eventi 
In collaborazione con L’Universo della Consapevolezza
Segreteria – Info: 393.2362091

https://www.facebook.com/events/1181639641867907/

mercoledì 24 agosto 2016

Linee Guida per la Valutazione di Impatto sulla Salute



Il percorso ricalca la sequenza dei processi di valutazione d’impatto già esistenti
Presentate le Linee Guida per la Valutazione di Impatto sulla Salute
Il 21 giugno 2016 sono state presentate a Roma, presso l'Auditorium del Ministero della Salute, le “Linee Guida per la Valutazione di Impatto sulla Salute” (VIS) elaborate all'interno del progetto “Tools for Health Impact Assessment - t4HIA", finanziato dal Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Emilia-Romagna.
Nel programma sono state coinvolte 10 Regioni, una Provincia Autonoma e 3 Istituti Centrali con l'obiettivo di mettere a punto linee guida e strumenti per la valutazione degli impatti sulla salute di progetti di infrastrutture come fabbriche, centri commerciali, aeroporti, autostrade, inceneritori, impianti di gassificazione, raffinerie, centrali elettriche etc.
La legislazione nazionale prevede la Valutazione ambientale strategica (VAS) e la Valutazione diimpatto ambientale (VIA) per analizzare, valutare e governare gli impatti ambientali di nuove infrastrutture, ma l'aspetto sanitario è rimasto a lungo ignorato. La redazione di queste Linee guida tenta di colmare questa lacuna prevedendo un percorso che ricalca la sequenza dei processi di valutazione d'impatto esistenti: per certe opere minori questa nuova valutazione resta per ora volontaria mentre per altre (come raffinerie, gassificatori e grosse centrali energetiche) è già obbligatoria.
La VIS prevede una serie di fasi: la prima è di screening e consiste nel valutare, incrociando dati epidemiologici e ambientali da letteratura con l'ascolto di opinioni e conoscenze anche di natura locale, se l'opera considerata merita o meno una valutazione sanitaria.
A questa fase segue lo scoping, che deve preparare il terreno all'analisi successiva individuando il tipo di rischi possibili, l'area di riferimento e le caratteristiche della popolazione eventualmente esposta.
L'assessment è il cuore della VIS perché classifica e quantifica i rischi potenziali; considera altresì il tipo di incertezza che quasi sempre accompagna valutazioni sanitarie-ambientali di questa natura. Viene presentata al decisore perché la tenga presente quando si dovrà optare eventualmente per opere di mitigazione o possibili alternative tecnologiche, dimensionali o localizzative.
Infine il reporting presenta alla comunità la sintesi di ciò che è emerso dalla valutazione e il monitoraggio successivo.
Infine, è giusto porre l'accento sul fatto che la VIS potrebbe anche essere utile per stimare non solo gli effetti negativi, ma anche quelli positivi, derivanti dall'istituzione di nuovi parchi, aree pedonali, oppure dall'effettuazione di bonifiche e di adeguamenti tecnologici.
(Fonte: Arpat)

martedì 23 agosto 2016

Cittadinanzattiva si mobilità per la qualità della vita urbana



Al via la consultazione online sulla mobilità sostenibile e sui nuovi modelli possibili
La Settimana europea della mobilità secondo Cittadinanzattiva
Come riportato in diversi studi, nei centri urbani europei si concentra oltre il 60 % della popolazione che si aspetta una qualità della vita quanto più alta possibile: il che passa anche attraverso una mobilità che possa essere sostenibile per tutti. Ad oggi, purtroppo, il traffico, il livello di incidentalità, le emissioni inquinanti, un trasporto pubblico non rispondente alle esigenze dei cittadini, il degrado delle aree urbane e il consumo di territorio ostacolano questo obiettivo.
Per questi motivi, la politica europea sui trasporti punta molto sulla centralità della mobilità urbanae sul versante italiano l'onlus Cittadinanzattiva vuole dare il proprio contributo mettendo in ponte una serie di attività in attesa della Settimana europea della mobilità 2016 che avrà luogo il prossimo settembre.
Secondo Cittadinanzattiva per trasportare persone e merci in maniera più efficace, efficiente e, principalmente, sostenibile, è importante puntare sulla multimodalità dei sistemi di trasporto, su un'integrazione della mobilità individuale privata con quella collettiva o disponibile in condivisione, su una pianificazione integrata, su sistemi non inquinanti e sulla promozione di unatassazione intelligente, ma alla base vi è l'educazione della cittadinanza ai nuovi modelli.
A tal fine Cittadinanzativa ha predisposto le seguenti iniziative:
  • momenti di divulgazione e sensibilizzazione in 10 città italiane con distribuzione di una piccola guida, gratuita e appositamente confezionata, ai cittadini, associati e non, presso le sedi territoriali, a partire da settembre. La guida sarà anche scaricabile su Web;
  • un'iniziativa di piazza, durante la settimana europea (16-22 settembre 2016) per sensibilizzare il vasto pubblico sull'importanza dell'adozione di comportamenti più sostenibili in tema di mobilità;
  • realizzazione della seconda edizione della consultazione online su mobilità sostenibile e nuovi modelli di mobilità;
  • evento conclusivo di presentazione dei risultati della consultazione con la rappresentazione teatrale “Vita da cittadino – un viaggio nel cuore dei servizi pubblici locali”.
(Fonte: Arpat)

lunedì 22 agosto 2016

La donna come rete connettiva dell'umanità



Quanto piace equivocare ai mediocri conservatori a tal proposito, infatti
è certamente vero che la donna è la custode del focolare della casa - non
del focolare cristiano, bensì pagano, quello stesso fuoco che vediamo nella
dea Vesta che protegge Roma - ma ciò non vuol dire affatto che la donna
debba stare segregata in casa, una donna può custodire il focolare stando
fuori o stando dentro casa, essa è il grembo che protegge sia i figli che
la casa stessa, è la dimensione del femminile ed anche del materno –
materno in senso pagano e Romano, non in senso cristiano o psicoanalitico –
è dunque la dimensione del “matrimonio” – che significa “compito” della
madre - tale compito consiste nel custodire la prole e lo spazio della
casa in cui la prole cresce, la madre si occupa della prospettiva
squisitamente terrena, essa non è tanto la dimensione della questione
sentimentale che concerne un fantomatico cordone ombelicale che leghi la
madre ai figli, la donna è la dimensione della terra e non
dell’assistenzialismo, è l’incontro con la "veracità",

In un certo senso la donna – la dimensione della donna – è una strana rete
connettiva che annette la dimensione consapevole alla dimensione
dell’animale, in cui l’uomo scoprendo il processo biologico della vita
comprende come in sé stesso possieda differenti forme di questa vita che
compaiono in lui, nella dimensione materna impariamo allo stesso tempo di
essere uomini ed animali - e l’animalità la comprendiamo con il
nutrimento, la crescita biologica e la dieta che la madre ci fornisce -
dapprima nella forma dell'allattamento, poi nella forma della vera e
propria dell'alimentazione, in altre parole crescere con una madre è molto
simile al crescere con una lupa, la donna quindi è l’incontro in cui
l’animalità è strettamente connessa con l’essere uomo o donna, è la
veracita oltre ogni “coscienza” – oltre la “coscienza” che vuole
eliminare "l’animale" che è in noi - la donna non è la dimensione
dell’assistenzialismo, della premurosità di stampo sentimentalista o di
quel ripugnante sentimento di “morbidezza” e di "coccole" - il "cocco di
mamma" - che una madre conferisce al proprio figlio, è semmai
l’incombenza dell’animale, cioè la dimensione della selva – ecco perché
Romolo e Remo vengono cresciuti da una lupa in mezzo alla vita selvaggia -
è la vita vista come una ilare animalità che si tinge di “consapevolezza”,
 
Tuttavia nella dimensione del materno vi è una vita selvaggia che ancora
non ha incontrato pienamente il “morire”, con le madri non si incontra il
“morire” ed il superamento della morte nel movimento dell’espansione, detto
in altri termini nessuna madre può farvi sperimentare e conoscere quello
che vedrete nella donna verso cui proverete un "interesse" più profondo, ad
esempio la complice, la fidanzata, la sposa – oppure la figura della
“donna-iniziatrice”, come è avvenuto nell’incontro tra il sottoscritto ed
Elena Duvall - e se si pretende scioccamente di scoprire queste figure
intensive di donna nella propria madre, si ha verso la propria madre una
prospettiva morbosa ed incestuosa.
 
Le cattiva madri sono quelle troppo premurose, quelle che non vogliono che
il proprio figlio non faccia un solo passo perché c’è il rischio che possa
cadere e sentire dolore, o che possa essere investito sotto ad un'
automobile, o che possa affogare in acqua mentre è in mare nuotando, le
cattive madri troppo premurose sono quelle che non accettano che il figlio
possa "morire", per ovviare a questo problema di solito c’è l’Autorità
del padre, il quale ricorda a tutta la famiglia che la vita è patrimonio,
cioè è la dimensione della Legge, dell’Eredità, della guerra, del pericolo,
dell’aggressività ecc, se gli uomini commettono lo sbaglio di essere dei
mocciosi idealisti, le donne commettono lo sbaglio di essere delle ciniche
materialiste, infatti il sentimento di iper-premuroristà della donna è in
realtà un cinismo agghindato da buoni sentimenti, non si vuole che il
“cocco di mamma” muoia, perché si confonde l’affetto del bambino al
fatto di averlo cresciuto e partorito, come ci ricorda Nietzsche "Gli
uomini passano per essere crudeli, le donne invece lo sono. Le donne
sembrano sentimentali, gli uomini invece lo sono."
 
lo stesso Nietzsche ci ricorda che nella vita “si ama la propria opera” e
tutto questo è segno di virtù, anche quando la donna ama la sua opera -
ciò che ha partorito - amando il suo bambino in questo c'è nobiltà e non
c'è nulla di male, tale amore però può diventare vizio quando si
attualizza contro il divenire della vita – contro l’intensità che
permette alla vita di nascere e di morire – solo allora ciò che era virtù
si corrompe in vizio e debolezza, così come quando la madre
iper-apprensiva "barrica" il figlio contro ogni pericolo, quando la
psicoanalisi di Lacan dice che la madre è il registro del desiderio mentre
il padre quello della Legge si dice senza dubbio qualcosa di vero, ma
come mai la psicoanalisi ci costruisce tutto un Complesso nevrotico
legato alle pulsioni non soddisfatte, fraintese ed equivocate ecc, perché
la psicoanalisi è "nevrotica"? Perché è moderna! Moderna e cristiana
 
Il "pretismo" della psicoanalisi deve promettere una redenzione o quanto
meno un “trattamento”, l’uomo moderno è l’unico uomo scisso e polverizzato
dalla sofferenza, l’unico uomo che ha fatto della sofferenza un’obiezione
così Negativa contro la vita da scivolare nel nichilismo, la vita è
sofferenza ma per i moderni e i cristiani la sofferenza non sarebbe
dovuta esistere - è ingiusto che essa esista - la sofferenza è frutto
del “peccato”che ci viene narrato, infatti a differenza della “caduta”
raccontata in altri miti e in altre religioni, la psicoanalisi - così come
il cristianesimo - si “lega al dito” ciò che è accaduto, la morte e la
sofferenza sono episodi che non dovevano succedere ma siccome tutto ciò
ciò è accaduto allora vuol dire che non c’è evento "terreno" che possa
“redimere” la terra e questa stessa vita: e quindi il desiderio che il
figlio ha per la madre sarà sempre inappagato, la Legge di castrazione che
il padre ci ordina di rispettare sarà sempre un ostacolo che potrà
sopprimere questo desiderio, e nel migliore dei casi si può cercare un
“compromesso” tipicamente liberale e democristiano, in cui la Legge del
padre renda più mansueto il “desiderio” che è nel figlio – che è in ultima
analisi per lo psicoanalista. il desiderio dell’essere amato e compreso
della madre e dal linguaggio del registro materno, –
 
Ora tralasciando le fantasticherie di una teologia cristiana e mancata
quanto laica quale è la psicoanalisi veniamo alla vita nella sua possanza
vitale e lasciamo perdere queste chiacchiere da confessionale: la donna è
la dimensione che custodisce la casa, lo spazio in cui si cresce, lo spazio
della selva, della caccia, della cacciagione, infatti la dea Romana Diana
è la dea della caccia, della selva, dei boschi oltre che ad essere la dea
protettrice delle donne, dunque la donna e la viisone selvaggia sono
strettamente connesse.
 
I conservatori – che non comprendono ciò che dicono di amare, ovvero la
“tradizione” – dicono che la donna debba stare a casa e con il bambino, e
debba cucinare, accudire, curare il pargolo ecc. la donna però non è una
“stanziatrice” della casa, non deve “stare a casa”, la donna è custode del
focolare della casa – è la Lupa/custode del focolare - e può esserlo anche
fuori dalla casa, inoltre lungi dall’essere quell’angelo del focolare che
molti conservatori immaginano è anche una potenza selvaggia ed animale,
che la donna abbia una grande “luminosità” ciò non esclude che in quella
luminosità passi la possanza della visione selvaggia della vita, ora che i
cristiani vi vedano in tutta questa potenza animale della donna la
“tentazione”, l’inferno, il vampirismo della donna, la dannazione ecc la
dice lunga sul loro modo mediocre di concepire la "sacralità della vita", i
cristiani vorrebbero essere diffidenti con la donna come lo è un pagano
Romano o Greco, e invece sono solo dei volgari misogini
 
Certamente la madre può dimostrare affetto o attenzione materna al proprio
figlio ma sempre per un “interesse” che attiene all’opera che vede la madre
vede nella maternità, ad esempio la madre di un patrizio Romano amerà
suo figlio e lo riempirà d’attenzione proprio perché lei vedrà la sua opera
di donna Romana e di patrizia, infatti nella misura in cui cerchiamo di
rendere “degno” della nostra opera ciò che ci è introno allora possiamo
anche “educare”.
 
Vi è un egoismo tipicamente gerarchico ed aristocratico, esso a differenza
dell’egoismo utilitarista e liberale o anche dell’egoismo
anachico-indiivdualista non esclude la società, la vita pubblica, il
pubblico, il popolo ecc anzi lo coinvolge, gli uomini aristocratici come
Alessandro Magno, Giulio Cesare od Ottaviano Augusto devono essere dotati
di questo finissimo egoismo che solo l’araldica delle anime nobili può
concedere, ciò vale anche per le madri: nella misura in cui una madre può
rivedere quell’egosimo allora sarà un ottima madre, in altri termini il
figlio è per la donna un essere vivente che si connette e si collega alla
sua opera, esso può essere giustamente visto dalla donna come un vestito,
un abito, un soprabito, una piccola boutique ecc che la donna osserva e
contempla rivedendo la sua opera, infatti nella donna non vi è la questione
dell’eredità nel figlio (patrimonio) ma della selva (matrimonio) la pelle
di un vestito per una donna è da considerarsi come la pelle di un animale
(anche quando si tratta di pelle sintetica), in questo caso la pelle del
figlio, i suoi geni, la sua genetica, i suoi cromosomi, la sua anima, il
suo Corpo, la sua potenza ecc costituiscono la “pelle/selva” dell’opera che
contempla la donna.
 
Le madri più invadenti sono quelle che cercano di celare il proprio
“interesse” egoistico con spiegazioni perbeniste, moralistiche o
pseudo-pedagogiche, quelle che dicono <<Tuo figlio lo devi amare in quanto
"persona umana", non per il tuo egoismo ma perché è un essere umano che tu
hai voluto mettere al mondo e che devi rispettare in quanto tale>> queste
sono le madri deleterie nella loro versione progressista e democratica, ma
abbiamo anche la versione conservatrice di questo tipo di madre – ad
esempio la madre luterana di Nietzsche – la madre idealista, cristiana
tedesca, germanica, luterana , conservatrice ecc incarna il paradigma
dell’egoismo pieno di risentimento.
 
Gli egoismi peggiori sono quelli che non hanno basi solide, gerarchiche e
aristocratiche, e infatti tali egoismi sfociano nell’egoismo liberale,
oppure nell'egoismo dell'anarchico individualista, oppure nell’idealistico
“disinteresse", ad esempio nel Caso della donna idealista proprio quando si
pone la questione del Bene, delle “buone intenzioni”, del “disinteresse” è
li si che nascondono i rovi e le spine più velenose, una vera madre
aristocratica e gerarchica non accetterebbe mai un figlia – o una figlio -
reattivo, debole, molle, ecc poiché è come desiderare un vestito che non
può prendere anima, un’apparenza che non “prende vita”, le virtù del nobile
egoismo aristocratico producono le grandi virtù, sia nella donna che
nell’uomo, la donna essendo vicina al Fenomenico risveglia l’animalità e la
superficie delle cose, la pelle di ogni singolarità, di ogni elemento, di
ogni agente, di ogni flusso, la donna ci ricorda che il materiale pregiato
delle cose è fatto di un tessuto assai prezioso che la terra ricerca, la
terra è fatta di pelle che la donna scopre, rivedendo nell'opera della
maternità lo splendore tangibile di una geologica seta che la vita le offre.
 
Per i figli o le figlie deboli che vorranno essere "Riconosciute" dalle
loro madri rifiutando questo discorso sull'opera, sulla pelle e sulla
selezione gerarchica e aristocratica di questa pelle, per quelli che dicono
che i genitori debbano Riconoscere i figli come uno dei più grandi Beni
supremi da accettare in quanto "essere umano" e creatura speciale in quanto
umano ecc cosa dire? A costoro si dica che non comprenderanno mai la logica
della vita e della sua pelle finissima, costoro sicuramente sono tra le
schiere dei deboli, sono la "pelle" dei deboli così malconcia e
raffazzonata, sono egoisti questi deboli e falsificano persino il loro
egoismo.
 
L'uomo non cerca il Riconoscimento dell'altro - come crede il
cristianesimo - ma la gerarchia e la conquista, l'uomo non cerca il
Riconoscimento inter-soggettivo di un genitore, di un Dio, di un amico o di
un datore di lavoro ecc, l'uomo - e la donna - degni di rispetto cercano
lo spazio della fonte ascendente, di una potenza conquistatrice,
prodigiosa, stupenda e ricca di colore, l'uomo non vuol essere Riconosciuto
ma mascherare e mascherarsi con volo d'aquila, incrociando quello sguardo
d'aquila, quello sguardo fiero, contento, inesorabile rapace con cui
l'aquila contempla l'orizzonte liberandosi in volo.
 
I deboli e i malriusciti devono perire - ci ricorda Nietzsche - ma i
cristiani diranno che la vita è un dono, ciò però è falso: anzitutto perché
la vita è "conquista", infatti anche nei doni, anche nella "virtù che dona"
- come direbbe Nietzsche - anche in questi "doni" vi è selezione, gerarchia
e disuguaglianza, ci sono alcune vite che non donano nulla e che non
possono donare perché nulla hanno conquistato.
 
A proposito di pelle e di vestito, cosa si dice quando un vestito una
volta indossato non è convincente?  "Hmm, non ti dona", ecco! Vi sono
quindi nel mondo frutti preziosi che donano e frutti acerbi che avvelenano,
non tutto dona e si dona alla terra, il resto lo lasciamo alla
psicoanalisi, il resto lo lasciamo a chi non ammette che la vita vada in
questa maniera, il resto lo lasciamo a chi frigna, invocando “traumi”
invece di vedere i segni del destino, la psicoanalisi, questa scienza che
accontenta i "diseredati".


Maurizio Rubicone  - mauriziorubicone@virgilio.it

domenica 21 agosto 2016

Clima e storia bioregionale, prima e dopo la "civiltà" industriale...




Il Clima ha sempre condizionato la vita sul nostro pianeta incidendo profondamente sull’evoluzione di tutti gli esseri viventi, uomo compreso.

Se oggi stiamo qui a leggere questo articolo, lo dobbiamo ad un grande evento tettonico e climatico che ha dato l’avvio all’evoluzione dell’umanità. Circa 8 milioni di anni fa nell’Africa orientale a causa di profondi movimenti della crosta terrestre cominciò a formarsi una grande spaccatura di oltre 6.000 chilometri che dalla Siria oggi arriva in Mozambico, conosciuta come Rift Valley. Le foreste pluviali che in particolare interessavano il Corno D’Africa a causa di questa profonda spaccatura tettonica, della comparsa di vulcani attivi e conseguente modificazione delle correnti umide dell’oceano Indiano, non poterono più beneficiare delle abbondanti piogge; così lentamente, in migliaia di anni, le rigogliose foreste lasciarono il posto alla savana. Gli Austrolopiteci ( i primati che vivevano esclusivamente sugli alberi ) furono costretti a scendere a terra e a confrontarsi con tutti gli animali feroci presenti nella nuova savana. A quel punto questo piccolo essere ( alto non più di un metro e dieci ) sarebbe potuto scomparire definitivamente dalla faccia della Terra predato dai grandi animali, oppure evolversi attraverso una serie di strategie di sopravvivenza. L’Austrolopiteco riuscì a superare la prova e piano piano, attraverso i vari stadi di evoluzione, è arrivato fino a noi.

In qualche milione di anni questo piccolo primate, trasformatosi in ominide e poi in homo sapiens, ha cominciato a formare semplici aggregazioni di individui e poi tribù più omogenee e successivamente, dopo la scoperta dell’agricoltura, ha cominciato a costruire i primi insediamenti stabili, precursori delle grandi città della storia. Sorgevano così le prime civiltà umane, quasi tutte in aree del pianeta dove fossero presenti condizioni di vita accettabili. Tutte le grandi civiltà dell’Uomo infatti sono nate e si sono sviluppate lungo i corsi d’acqua, le famose civiltà dei fiumi di cui ricordiamo: La valle dell’Indo, Il fiume Giallo, il Tigri e l’Eufrate, il Nilo e il Tevere da cui sono sorte le più grandi civiltà oggi conosciute.

Il clima della Terra ha continuato ad avere il suo ruolo determinante nella evoluzione e nella storia dell’umanità. Notizie storiche attendibili di grandi crisi climatiche che hanno determinato scomparsa di popoli, esodi di massa e guerre, ci riportano a circa 5.000 anni fa, tuttavia ce ne sono state molte altre prima, ma qui ci limiteremo ad analizzare quelle più importanti.

Nel 2400 a.C., a causa di una grande crisi ecologica (siccità durata molti anni), intere popolazioni residenti nell’attuale Pakistan e India nord occidentale migrarono verso la Mesopotamia e verso l’Europa Centrale. Molti studiosi attribuiscono la presenza degli Achei, dei Celti e degli Etruschi e di altri popoli nelle terre che conosciamo a causa di questo grande esodo di popoli.

L’esplosione dell’isola vulcanica greca di Thera, attuale Santorino, avvenuta intorno al 1600 a.C., provocò su tutto il Mediterraneo un grande sconvolgimento climatico che si protrasse per oltre un decennio, ciò causò siccità e in altri casi alluvioni disastrose, obbligando popoli interi a fuggire dalle loro terre. Questa gente può essere identificata con il famoso popolo del mare di cui ne parlano storici greci e latini che tra il XIII° e XII° secolo a.C. causò il crollo del grande impero Hittita. Questo popolo disperato quanto feroce fu alla fine fermato e sconfitto dall’esercito egiziano guidato da Ramsette III.

Nel 9 d.C. tre legioni romane di Varo furono annientate dai barbari germani di Arminio perché intrappolate in una fitta foresta mentre una violenta tempesta disorientava i soldati romani.

Nel 1281 un tifone regalò ai giapponesi 700 anni di indipendenza. Alla metà dell’agosto del 1281 il famoso “Kamikaze”, ossia vento divino, bloccò l’invasione del cinese Kublay Khan a poche miglia dalle coste giapponesi. Un violento tifone affondò tutta la flotta di Kubilay Khan: 3900 navi, la flotta più grande del Mondo fino ad allora, finì in fondo al mare.

Lo stesso crollo dell’impero romano e le invasioni barbariche, iniziate nel nord est dell’Europa, per molti studiosi furono innescati tra il 250 e il 300 d. C. da una serie di avversità climatiche che distrusse le coltivazioni di molte tribù barbare che alla fine furono costrette a cercare cibo e una vita migliore oltre i confini dell’impero romano.

E veniamo a tempi più vicini a noi: Un clima inusuale, umido e caldo, sviluppò un fungo micidiale che devastò le coltivazioni di patata in Irlanda. Tra il 1845 e il 1849 questo paese conobbe la più terribile carestia della sua storia, con migliaia di morti per denutrizione e con emigrazioni di massa verso le Americhe.

Cosa dire poi delle vicissitudini degli eserciti napoleonici e italo-tedeschi alle prese con l’inverno russo?

Siamo arrivati ai giorni nostri e i capricci del clima che possono seriamente danneggiare le produzioni agricole oggi possono essere superate, si possono prevedere e nel contempo trovare rimedi, ma questo vale soprattutto per i paesi del nord del Mondo, situazioni come nell’Irlanda del 1845 pertanto non sono più immaginabili, diversa è invece questa questione per i Paesi in via di sviluppo.

L’aumento della popolazione del pianeta purtroppo gioca un ruolo destabilizzante, soprattutto per i Paesi del Sud del mondo. Qui le popolazioni tendono a crescere in maniera esponenziale e molte nazioni con guerre civili, governi corrotti, incapacità imprenditoriali e situazioni climatiche avverse ( siccità, alluvioni, incendi di foreste e avanzata dei deserti ) non riescono più a soddisfare le richieste alimentari dei loro abitanti. Può accadere pertanto quello che avveniva migliaia di anni fa con esodi “biblici” di gente disperata verso nazioni più ricche. Una situazione preoccupante che oggi abbiamo cominciato a comprendere e a subire con il continuo flusso di migranti sulle nostre coste. Sono persone queste che fuggono da Paesi in guerra o in sfacelo economico, ma questo è ancora niente perché non sono ancora iniziati i grandi esodi di massa a causa del clima avverso. Recentemente l’ONU ha previsto che a causa del peggioramento delle condizioni climatiche sull’Africa orientale e su parte del Medioriente entro il 2050 potrebbero essere 250.000 i disperati del clima in fuga verso l’Europa. Quando ciò avverrà per noi europei sarà una catastrofe epocale che travolgerà soprattutto Paesi di frontiera come l’Italia. Salteranno inevitabilmente le economie occidentali già in crisi, finirà la sicurezza dei cittadini europei, saranno stravolti tutti gli equilibri geopolitici che oggi conosciamo ed altro. Inevitabile sarà il dilagare del fanatismo religioso islamico, con tutti i problemi che già conosciamo. Ma l’aspetto che più preoccupa l’OMS potrebbe essere quello del ritorno di malattie dimenticate come la malaria, il vaiolo, la peste ed altre pandemie che le cronache del passato ci hanno sempre fornito con dovizie di particolari.

Questi sono i rischi alla salute per un mescolamento di popoli e di usanze igieniche e alimentari differenti. Tornando a parlare delle anomalie climatiche dovute al riscaldamento globale del pianeta, dobbiamo segnalare che la tropicalizzazione del Mediterraneo non è più un fenomeno aldilà da venire: è ormai uno stato di fatto e con esso un infinità di nuovi problemi connessi. Oltre a questo dobbiamo constatare che molte malattie sconosciute e dimenticate sono arrivate da noi grazie all’aumento della temperatura su tutto il bacino del Mediterraneo. Le prime vittime sono stati gli animali. Tutti ricorderanno la strage di ovini sardi e toscani colpiti circa 20 anni fa dal morbo della lingua blu, una malattia endemica africana che i nostri animali, non avendo le difese immunitarie dei cugini africani, ne sono diventati facile vittime. La lingua Blu, Blu Tongue per i tecnici, è una malattia virale veicolata da ditteri come zanzare e flebotomi(pappataci)che in passato per motivi di clima non congeniale non si spingevano oltre la Tunisia. Sono poi i flebotomi che dal sud dell’Italia, grazie al riscaldamento globale, sono giunti fin sotto le Alpi trasmettendo soprattutto ai cani malattie letali come la lesmaniosi.

Un fastidio, legato sempre al riscaldamento globale che tutti noi stiamo subendo da qualche anno è dato dalla zanzara tigre. Questo è un insetto di origine asiatico giunto da noi sulle navi che trasportavano pneumatici dalla Corea e dal Vietnam. Più piccola delle zanzare nostrane, ma molto più aggressiva punge anche di giorno. E’ nera con striature bianche su zampe e addome. Si riproduce nell’acqua stagnante che si forma nei sottovasi, in piccoli invasi e nei chiusini. Rispetto alle punture delle nostre antiche zanzare, queste danno bruciore e prurito che può durare anche diversi giorni. Al momento le zanzare tigre non trasmettono, per fortuna, le malattie endemiche dell’Asia, ma con l’aumento della temperatura e della tropicalizzazione del Mediterraneo la stessa OMS teme per il futuro situazioni a forte rischio salute anche da noi.

Questi sono i pericoli sanitari dovuti ai cambiamenti climatici, ma in parte anche al fenomeno della globalizzazione. Malattie dovute all’inquinamento dell’aria già esistono da tempo nei Paesi occidentali, Italia compresa, quasi tutte sono patologie del progresso tecnologico, tra queste: le allergie, le affezioni broncopolmonari, i tumori in particolare quelli dei polmoni, senza parlare poi delle malattie della psiche, tra le quali primeggia ed è in forte ascesa la depressione.

Dermatiti e patologie più gravi della pelle, come i melanomi, sono invece dovuti in gran parte alla diminuzione dello strato di ozono nell’atmosfera che non ci protegge più come una volta dai raggi ultravioletti, in particolare quelli UVB, provenienti dal Sole.

Questo è il quadro attuale, ma il futuro come sarà? Certamente la situazione si sta evolvendo al peggio. Stando alle ultime proiezioni presentate dagli scienziati si prevede una estremizzazione dei fenomeni meteorologici, con conseguente degrado dell’ambiente e, quindi: lunghe siccità, incendi di foreste sempre più estesi, alluvioni catastrofiche, frane e smottamenti, il tutto a danno dell’incolumità delle persone e poi a danno delle economie nazionali. Gli interventi economici urgenti contro i danni dovuti alle tempeste e alluvioni in questi ultimi anni sono aumentati quasi in proporzione geometrica. Si è passati da un evento catastrofico ogni tre o quattro anni causato da fenomeni meteorologici, vedi l’alluvione di Firenze del 1966, a quattro o cinque eventi ogni anno. Tutto questo ha dei costi, non solo in vite umane, ma in soldi. Buona parte delle risorse di un Paese come l’Italia, dall’economia già fragile, finiscono per pagare i danni a cose, animali e persone causati da questi eventi calamitosi. Vengono così sottratte ogni anno risorse destinate al sociale e alla qualità della vita. E' questa ormai una situazione cronicizzatasi sul nostro pianeta. Viene spontanea una domanda: “ma i nostri economisti e politici che ci governano, hanno valutato seriamente questa situazione e sono in grado di intervenire nel caso gli eventi precipitassero?” Basteranno gli accordi di Parigi sul clima per salvarci? Lo sapremo presto…

Filippo Mariani



(Fonte: Notiziario A.K. N. 34)