lunedì 23 ottobre 2017

Inquisizione scientifica... la nuova frontiera dell'oscurantismo




Sono oggi disponibili nuove scoperte scientifiche in grado di cambiare le nostre convinzioni secolarizzate, di farci vedere il funzionamento delle cose in modo completamente diverso, a volte opposto, a quello che abbiamo sempre dato per scontato, nuove teorie in grado di migliorare la vita di tutti.

Abbiamo vissuto per millenni con la convinzione che la Terra fosse piatta, che la Terra fosse il centro dell’Universo, che il sole girasse intorno alla Terra, che l’essere umano fosse stato creato così come lo vediamo oggi, che materia ed energia fossero cose diverse, che l’energia elettrica non potesse essere trasportata senza fili, che l’uomo non potesse condizionare clima e terremoti, e così via.

Se non ci fossero stati scienziati che hanno anche dato la loro stessa vita contro l’oscurantismo delle diverse forme di inquisizione, che sono stati isolati dalla comunità per le loro teorie, oggi vivremmo ancora nelle caverne! Ma se ci fosse stata più apertura e libertà per tutti noi oggi ci sarebbe stato un presente migliore.

OGGI E’ IL PRESENTE MA E’ ANCHE IL PASSATO DEL NOSTRO FUTURO.

E’ ad oggi che dobbiamo guardare, fare oggi qualcosa per realizzare il nostro futuro. Se possiamo fare qualcosa lo possiamo fare proprio adesso!

Oggi i più forti contrasti ci sono nel campo salute. Se qualcuno riuscisse a curare la maggior parte delle forme di cancro senza farmaci o senza chirurgia? Se qualcuno scoprisse che la malattia mentale in realtà non esiste e le persone possono risolvere problemi di natura psicologica senza psicofarmaci e senza psicoterapia ma con interventi psicoeducativi ed informazione? Saremmo contenti realmente? Finalmente liberi di scegliere?


Oppure le lobbyes di potere accademico, coloro che rivestono ruoli di potere decisionale, coloro che hanno basato il proprio potere sulle vecchie conoscenze cercherebbero di impedire l’emergere di tutto questo? 

Lo scenario sarebbe quello del dibattito scientifico a pari livello oppure sarebbe quello di un tentativo dei poteri istituzionalizzati di censurare?

Chi ha potere avrebbe sempre l’ultima parola e l’innovazione e lo scalpore finirebbero in un mutismo mediatico, in una omertà dei mezzi d’informazione oppure non emergerebbero affatto. Anche le riviste scientifiche non pubblicherebbero. 

Allora lo scienziato creerebbe libri, una propria rivista, utilizzerebbe il web e convegni per poter continuare a far vedere la verità, altri invece morirebbero civilmente sotto cumuli di silenzio. Nel dubbio poche persone quindi si prenderebbero a quel punto il “rischio” di scegliere diversamente da ciò che viene proposto da chi ha sempre detenuto il potere.

A questo punto il potere istituzionalizzato utilizzerebbe la classica frase “la comunità scientifica internazionale dice diversamente” oppure “non ci sono pubblicazioni su riviste accreditate”, ma accreditate sempre da chi detiene il potere!

Far emergere nuove scoperte per quei pochi che ancora hanno la voglia e la passione di dedicarsi allo studio e alla ricerca scientifica è davvero arduo in questo momento storico così fortemente condizionato da gruppi di potere accademico.


Oggi le “moderne inquisizioni” sono composte dagli stessi scienziati che però rivestono cariche di potere Accademico, politico, economico e decisionale. Oggi la lotta è tra gli “Accademici” con i loro protettori istituzionali e gli scienziati innovatori estranei a tali giochi di potere.


Gli innovatori sembrano tutti ciarlatani, come se nulla potesse essere scoperto, da professionisti e scienziati, al di fuori delle università, delle accademie!  Se qualcuno affermasse “nessuno può inventare nulla al di fuori di quello che noi diciamo” sarebbe un atteggiamento scientifico, aperto o una formula inquisitoria?


Se chiunque al di fuori delle accademie contrastasse scientificamente gli assiomi dominanti il potere istituzionalizzato oggi si vedrebbe accusato di non essere scientifico, di essere un ciarlatano, verrebbe censurato, sospeso o radiato dal proprio ordine professionale secondo la nota formula dell’inquisizione che recita più o meno così: “Dato che sui nostri testi di riferimento, c’è scritto Questo e i nostri testi dicono la verità, chiunque affermasse o cercasse di dimostrare il contrario, sarebbe un ciarlatano e condannabile”


La formula dell’inquisizione parte dal presupposto che nulla si può dire o dimostrare al di fuori di quello che il conformismo scientifico ha stabilito. Questo non è soltanto un pericolo, è una realtà sotto i nostri occhi ma che la maggior parte di noi ignora o pensa sia un dibattito estraneo ai propri interessi. Ma quando dobbiamo scegliere la cura che crediamo più efficace, potremmo scegliere soltanto tra ciò che è rimasto, tra ciò che i “luminari” accademici dicono che sia scientifico. Di fatto avremmo soltanto l’illusione della libertà di scegliere perché di altro non ci viene data notizia.


Contro tale forma di “moderna inquisizione” in favore della libertà di scelta, c’è l’informazione, la comunicazione. 

L’informazione è la prima forma di tutela. Se su un miliardo di persone uno soltanto dicesse la verità? Sarebbe più facile credere ad un miliardo contro uno! Ma volgendo lo sguardo alla storia degli scienziati innovatori ricordiamo Nome e Cognome, perché era quell’uno su un miliardo! 

Questo ci dovrebbe insegnare una sola cosa... Che non possiamo distruggere o censurare a priori ma è necessario che ci sia libertà di scelta per tutti (per lo scienziato, per il professionista di applicare in scienza e coscienza ciò che ritiene utile al benessere, per ogni persona di scegliere a chi rivolgersi). 

Ciò che è utile lo decide il mercato nella sua libertà e autonomia ma chi mantiene il proprio potere su vecchi assiomi vedrebbe così la perdita del proprio dominio e, anziché mettersi sullo stesso livello dell’innovatore, censura quest’ultimo, lo mette a tacere minacciando di stessa sorte chiunque lo seguisse.


domenica 22 ottobre 2017

Riciclaggio della spazzatura. L'Italia è la prima in Europa...


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Finalmente una buona notizia! Italia prima in Europa: riciclato il 76,9% dei rifiuti. L’Italia è il leader europeo del riciclo. Il 76,9% della spazzatura prodotta nel nostro Paese viene infatti raccolto e recuperato. 

Complessivamente, si tratta di 56,4 milioni di tonnellate di materiali, come mostrano i dati Eurostat resi noti dall’associazione ambientalista Kyoto Club. 

I flussi più rilevanti sono quelli della raccolta di materiali tradizionali: legno, carta e plastica (26 milioni di tonnellate). 

Al secondo posto ci sono i rifiuti misti (14 milioni di tonnellate), seguiti dal verde e dal materiale organico (6 milioni di tonnellate). 

Infine, c’è anche una tonnellata e mezza di rifiuti chimici che viene raccolta ogni anno. 

Così fanno gli altri In Francia, solo il 54% dei rifiuti prodotti viene recuperato. In Gran Bretagna il dato è ancora più basso: 44%. In Germania, invece, solo il 43% dei rifiuti viene smistato per avere nuova vita. In questo caso, la cifra è data anche dal fatto che il Paese brucia buona parte dei rifiuti nei termovalorizzatori, al fine di produrre energia. 

Complessivamente, la media europea è del 37%. Una cifra bassa, risultata anche dalla poca attenzione dei paesi dell’Est, dove solo il 20% dei rifiuti viene salvato dalla discarica. 

L’importanza dei consorzi Il dato positivo sul riciclo rimarca ancora una volta l’importanza dei consorzi per la raccolta dei materiali. In Italia il settore è diversificato: c’è Conai per gli imballaggi, Conoe per gli oli e grassi animali e vegetali, Coou per gli oli lubrificanti esausti, Ecopneus per gli pneumatici e Cobat per batterie e apparecchiature elettroniche. 

Marta Frigerio

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(Notizia ricevuta da AK Informa) 

venerdì 20 ottobre 2017

Roma e Milano verso la "Mobilità Sostenibile"... (e forse anche Treia!)



Due grandi città come Roma e Milano stanno adottando il piano urbano della mobilità sostenibile con la partecipazione dei cittadini nel processo di elaborazione
Milano e Roma puntano alla mobilità sostenibile
Il Comune di Milano ha elaborato il proprio piano di mobilità sosteninibile (PUMS), chiedendo ai propri cittadini di partecipare alla definitiva stesura dello stesso; infatti, fino al 9 ottobre sono state accolte le osservazioni della cittadinanza prima dell’approvazione conclusiva del corposo documento che rappresenta l'idea di mobilità sostenibile nel capoluogo lombardo per i prossimi dieci anni.
In questo modo, cittadini, enti e associazioni hanno contribuito a migliorare il piano adottato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n.13 dell’8 giugno 2017.
schema inquinanti da traffico _ comune di milanoAlla base del PUMS di Milano vi è la lotta alla congestione del traffico e l’attenzione alla qualità dell'aria.
Con riferimento a quest'ultimo aspetto, che come Agenzia per l'ambiente ci sta a cuore, con questo piano, l’amministrazione comunale meneghina punta alla riduzione dell’inquinamento atmosferico: “rispetto allo stato di fatto per tutti gli inquinanti considerati si ottiene al 2024 una significativa riduzione delle emissioni annue all’interno del territorio comunale e un miglioramento degli indici di inquinamento anche al di fuori dei confini comunali”.
inquinanti atmosferici interni al comune di Milano_variazioni rispetto allo stato di fattoNel piano le riduzioni sono stimate sopra il 76% per carbonio elementare (EC) e monossido di azoto (NO), di circa il 36% per il PM10 e di circa il 45% per il PM2.5 rispetto allo Stato di fatto.
Il contributo più rilevante si riscontra grazie al progresso tecnologico nella progettazione dei veicoli a motore nel rispetto delle direttive europee.
inquinanti atmosferici esterni_comune Milano_variazione sullo stato esistente
Con riferimento, invece, alleemissioni climalteranti, la prospettiva è quella di "ottenere, rispetto allo stato di fatto, al 2024 una significativa riduzione delle emissioni annue di anidride carbonica equivalente sia all’interno del territorio comunale sia al di fuori dei confini comunali". 
emissioni climalterantiIl piano mira anche al potenziamento dei trasporti pubblici, soprattutto nei quartieri di periferia; tra le novità la Circle Line, che recepisce il documento sulla riqualificazione degli scali ferroviarie prevede un potenziamento del passante ferroviario, maggiori frequenze e più fermate per favorire i collegamenti fra le diverse linee metropolitane.
Il Pums si  prefigge inoltre di favorire
  • la mobilità elettrica, consentendo la sosta gratuita a veicoli elettrici e ibridi ed aumentando le colonnine per la ricarica (1336 colonnine nei prossimi 3 anni,
  • la mobilità ciclabile, rendendo la rete ciclabile più efficiente e meno frammentaria attraverso la realizzazione di percorsi di collegamento fra le piste ciclabili esistenti,
  • la sharing mobility, mettendo a disposizione più auto elettriche e 10mila nuove biciclette, ed implementando l’interscambio con altri mezzi di trasporto, anche nelle ore notturne,
  • le zone 30, ovvero quelle zone della città dove è prevista una moderazione del traffico.
Roma mobilità sostenibileRoma, invece, l’Amministrazione comunale ha definito solo le opere invarianti, ovvero i “punti fermi” del PUMS rispetto ai quali intende procedere in modo veloce con la progettazione, in quanto già sottoposti a studi ed approfondimenti.
Per il resto, saranno i cittadini, con una forte interazioneattraverso il portale dedicato, a co-progettare la nuova mobilità sostenibile della Capitale.
Alla base della progettazione del PUMS di Roma vi sono concetti come integrazione, partecipazione, valutazione e monitoraggio, si parte dall’idea di porre al centro le persone e la soddisfazione delle loro esigenze di mobilità, seguendo un approccio trasparente e partecipativo che prevede il coinvolgimento attivo dei cittadini e degli altri portatori di interesse, fin dall’inizio del processo di definizione del piano.
Chiunque infatti potrà proporre interventi sulla rete di trasporto pubblico (busvie, tranvie, metropolitane, nodo ferroviario di Roma, nodi di scambio), sulla rete ciclabile e pedonale, sullo sviluppo di azioni di medio periodo utili e favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile.
Le proposte con il maggior numero di preferenze saranno prese in considerazione dall'Amministrazione, approfondite da un gruppo di lavoro dedicato e potranno diventare parte integrante del Pums del Comune di Roma.
Una volta scelte le proposte migliori, verrà avviata la fase di presentazione alla cittadinanza con incontri sul territorio, organizzati in ambito municipale e con l'ulteriore possibilità di introdurre miglioramenti al piano.
(Fonte: Arpat)

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Mia integrazione: 

"Asini e cavalli tornino nelle vie cittadine! - Questa è una proposta bioregionale che mi sta molto a cuore e che avanzo da parecchi anni. Ritengo che se adeguatamente protetti, curati e foraggiati, i cavalli e gli asini a Roma ci potrebbero anche stare. Fanno parte della tradizione e inoltre con la crisi del petrolio, l’inquinamento automobilistico, etc. potrebbero fornire un’alternativa ecologica per il trasporto urbano (essendo l’altra alternativa la bicicletta ed il risciò a pedali o triciclo)..." - Continua:  http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/11/calcata-la-boccio-ma-lisola-somarabile.html




giovedì 19 ottobre 2017

Amandola: La Scuola di Hildegarda - Da comune terremotato a sede di una scuola sulla Natura


LA SCUOLA DI HILDEGARDA

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Buoni Consigli e Natura 
Comune di Amandola (FM)


Concezione della salute
Il modo con cui si intende la salute coincide sempre più con una visione del benessere legato alla possibilità di integrare le nostre parti che una cultura dualistica e separatista ha messo in campo nei secoli passati, a partire dalla rivoluzione industriale e dall’avvento della visione meccanicistica dualistica, che sia in campo scientifico che in campo filosofico e psicologico, ha costretto l’uomo a considerate separate delle parti di sé che tali non possono essere: il corpo, la mente, l’anima.

A partire dalla concezione della fisica di Newton e dalla concezione filosofica di Cartesio che sono stati i simboli e in qualche modo gli artefici di questa alienazione da se’ di cui l’uomo post moderno si fa carico, con la loro concezione dello spazio che separa la materia, perdendo quindi il senso dell’unita’ che le precedenti dottrine filosofiche avevano propugnato e con il famoso “cogito ergo sum” che da estrema visibiltà alla parte razionale dell’uomo, tralasciando la parte emotiva e la parte animica, abbiamo perso il profondo e reale contatto con noi stessi e con la natura, nostra madre e artefice del nostro benessere.

Se la fisica quantistica ci sta facendo ritrovare scientificamente il senso della profonda unita’ di tutte le cose, sappiamo anche la via ci era gia’ stata indicata da grandi illuminati che, come Hildegarda di Bingen, vissuta in una epoca precedente all’instaurarsi di una visione separatista della realta’,ha lasciato un grande patrimonio rispetto alla concezione della persona, della relazione tra gli esseri umani e soprattutto una visione della cura a cui possiamo attingere e a cui possiamo ispirare i nostri interventi.

La distinzione tra benessere psichico o fisico, dal momento che tutto è in una continuita’ e interdipendente, cade come schema di riferimento culturale e dobbiamo andare verso una nuova concezione del rapporto terapeutico.

Concezione dell’operatore
Se dunque , mente corpo e anima sono saldamente interconnessi, se la malattia del corpo o il disagio psicologico sono una spia di un conflitto che agisce in profondita’,compito dell’operatore è di accompagnare la persona ad acquisire la consapevolezza necessaria a riprendere il suo percorso evolutivo, aiutandolo a focalizzare le sue risorse e la sua energia profonda, aiutandolo a trovare dentro di se’ il modo di trovare l’armonia perduta.

La relazione empatica, entrare nel mondo dell’altro, per un momento, come se fosse il proprio e comprenderlo profondamente è il primo passo perché una persona possa attivare le sue risorse di guarigione, allontanando la paura e la solitudine.

Hildegarda ci diceva che nella natura ci sono tutti gli elementi per la guarigione. L’operatore deve quindi conoscere egli stesso quali risorse la natura può mettere a disposizione. Conoscere gli essere viventi come le piante, conoscerle e riconoscerle per potere poi consigliarle non come nomi impersonali, ma come creature viventi di cui si conosce l’energia e la forza.

Possiamo parlare solo delle cose che conosciamo e quindi il percorso della scuola prevederà una conoscenza dei rimedi naturali fitoterapici che la natura mette a disposizione, non solo come riconoscimento delle piante che, quando conosciute, dispiegano la loro forza in maniera prodigiosa, ma delle modalità pratiche di preparazione e somministrazione.

La relazione con la persona si dispiega poi nella comprensione delle psicodinamiche che si muovono nel suo profondo, disvelandole servendosi della parola, del linguaggio del corpo, della genealogia familiare ,delle costellazioni familiari.

Gli strumenti che si potranno utilizzare prevedono oltre la conoscenza delle dinamiche del counselling, una conoscenza dei rimedi fitoterapici che la natura mette a disposizione ascoltando e entrando in contatto con essa, una conoscenza dei nuovi paradigmi legati alla concezione che dispiega la fisica quantistica per una comprensione dell’ essere umano e del mondo in cui vive.

La scuola ha durata 3 anni e prevede 450 ore di formazione. Prevede alla fine del percorso attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi ai sensi dell’art 4 della legge 13 gennaio 2013, n 4.  - Patrocinio del Comune di Amandola (FM)

Materie
  • Fondamenti di counseling
  • Comunicazione , scelte e cambiamento
  • Psicologia (Psicologia generale, Psicologia dello sviluppo, Psicologia di gruppo, Elementi di Psicopatologia)
  • Filosofia, Sociologia, Antropologia, Pedagogia
  • Etica e deontologia
  • Fitoterapia
  • Riconoscimento erbe selvatiche ed officinali
  • Fisica quantistica e cura
  • Costellazioni familiari
  • Consapevolezza del corpo: tecniche corporee e bioenergetica
  • Consapevolezza di se’: suono, musica, voce
  • Meditazione
  • Promozione della professione
  • Supervisione didattica

Date primo anno – Amandola (FM)
Venerdì pomeriggio ore 15.00 -18.00 – sabato e domenica ore 9.30 - 18.30 ( con 1h di pausa)
17/18/19 novembre 2017
15/16/17 dicembre
19/20/21 gennaio 2018
23/24/25 febbraio
23/24/25 marzo
27/28/29 aprile
25/26/27 maggio
22/23/24 giugno


Responsabile della scuola
Dott.ssa Rosa Brancatella
Medico, Psicoterapeuta, Fitoterapeuta

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone sedute e spazio al chiuso

Per info e prenotazioni:
Rosa Brancatella: 3316870963 – rosabrancatella@gmail.com
Sarah Leonardo: 3403769786
Sonia Baldoni: 3337843462

martedì 17 ottobre 2017

Cambiamenti climatici e carenza di cibo - Ronciglione, 19 ottobre 2017, Convegno: "Ambiente economia alimentazione salute agricoltura"


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Sino ad oggi parlando dei cambiamenti climatici si evidenziano i fenomeni meteo estremi, uragani, nubifragi, siccità e perdita della biodiversità planetaria, ma ancora non si parla dell’incidenza negativa che invece comincia ad interessare direttamente il nostro cibo.

Di ciò recentemente si sono interessati scienziati dell’Università di Oxford, nell’ambito dell’Oxford Martin Programme on thefuture of food, programma che interessa 155 Paesi fino al 2050. Questo studio rappresenta la prima indagine al mondo sul cibo e il clima e, ovviamente, passando dall’impatto negativo dei cambiamenti climatici sull’agricoltura causato dal riscaldamento globale del pianeta. Secondo questi scienziati il fenomeno dei cambiamenti climatici inciderà pesantemente sui regimi alimentari e sulla massa corporea delle persone, quantificando anche il probabile numero di morti collegate a questi fattori (studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet ) .

Secondo gli autori entro il 2050 il ridotto consumo di frutta e verdura, conseguente ai problemi causati all’agricoltura dai cambiamenti climatici, potrebbe portare a un aumento della mortalità, a livello globale, di oltre 500mila casi annui. Si tratta di morti, mai previste finora, riconducibili esclusivamente agli effetti dei cambiamenti climatici sull’alimentazione. Sempre secondo le previsioni di questo studio, i Paesi più colpiti, dove si potrebbero concentrare i tre quarti dei decessi previsti, sarebbero Cina e India e in Europa Grecia e Italia.

Di questo ed altro si parlerà giovedì 19 ottobre 2017  a Ronciglione (VT) nella sala congressi del Collegio alle ore 17,30. Relatore principale il  climatologo dell’ENEA Vincenzo Ferrara e a seguire il fondatore di Accademia Kronos Ennio La Malfa.

 Filippo Mariani

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Ente di Protezione Ambiente riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare
Accademia KRONOS via A. da Sangallo, 10/a - 01037 RONCIGLIONE (VT) - Tel. e fax 0761.625532

www.accademiakronos.it - ak@accademiakronos.it – accademiakronos@pec.it

domenica 15 ottobre 2017

Vivisezione - Direttive europee e storia della sperimentazione su animali


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Nel 2010 l’Unione Europea ha emanato una Direttiva per armonizzare le regole sulla sperimentazione animale (vivisezione). Lo scopo? Far sì che gli Stati membri si comportassero in modo uniforme nel condurre una pratica tuttora cruciale per il progresso della medicina. La legge italiana, però, non soltanto ha recepito con grande ritardo la direttiva, ma se ne discosta in molti punti (62). 

Due aspetti hanno scatenato la protesta dei ricercatori: sono proibiti gli xenotrapianti, cioè la possibilità di studiare trapianti fra specie animali diverse per ottenere organi trasferibili nell’uomo; e sono vietate le ricerche sulle droghe che inducono dipendenza. Dinanzi alle polemiche, il Parlamento aveva concesso delle proibizioni, con scadenza alla fine del 2016. Ma una serie di contestazioni l’ha ridotte a tre. 
 
Non tutti lo sanno ma la sperimentazione animale non è affatto una pratica recente. Risale agli arbori della medicina, nell’antica Grecia, quando, in seguito ad esperimenti dal risultato alquanto disastroso si optò per l’utilizzo di cavie animali al posto di quelle umane per testare medicamenti e unguenti vari. La vivisezione moderna è invece nata nel 1800 in Francia con il fisiologo Claude Bernard, che tra l’orrore di moglie e figlia sperimentava anche sul cane di casa. 

Negli Stati Uniti d’America, nel 1938, il Congresso obbligò le aziende produttrici di farmaci ad effettuare la sperimentazione animale prima di somministrare qualsiasi nuovo tipo di farmaco all’uomo. Scimmie, topi, conigli ma anche suini. Queste le specie maggiormente richieste dai laboratori dove sugli animali veniva testato di tutto. 

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato a maggioranza l’emendamento De Biasi, Cattaneo (primi firmatari) e altri che prevede altre tre anni di proroga per l’utilizzo di animali per le ricerche su “sostanze d’abuso”. Nonostante il pressing delle campagne social delle associazioni animaliste, la Commissione ha tirato dritto ignorando le richieste provenienti dal mondo dell’associazionismo e non solo. Per altri tre anni sarà insomma legale sperimentare su animali sostanze che provocano danni irreversibili come quelle stupefacenti. 

Un emendamento contestato sin da subito e contro il quale continua a schierarsi la Lav (Lega Anti Vivisezione) che ha diffuso in rete il voto dei vari gruppi: a favore Pd-Ncd-Forza Italia-Gal-Autonomie, contrari invece Sel-Misto-M5sEsperimenti che, secondo la Lav, sono “particolarmente inutili per i malati e crudeli per gli animali. 

Non bastava un anno di proroga come già previsto dal Governo del Decreto Legge di fine anno che aveva già fatto saltare l’entrata in vigore, dal 1 gennaio scorso, del divieto dei test su animali di droghe, alcol, tabacco e xenotrapianti. Ora con lo scontato voto di fiducia del Governo sull’intero Decreto Legge Mille proroghe sarà possibile far presentare e votare emendamenti soppressivi in Aula, atto che sarà replicato alla Camera in seconda e definitiva lettura, sostiene la Lav.  

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(Fonte: AK Informa n. 40)

sabato 14 ottobre 2017

Appello a sostegno di Mondeggi Bene Comune - Fattoria Senza Padroni


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 Vi inviamo l'appello a sostegno di Mondeggi Bene Comune - Fattoria Senza Padroni, che è partito dal mondo accademico (già sottoscritto da più di 200 professori, ricercatori e studiosi) e che stiamo allargando atutte le realtà che vogliono aderire per supportarci (associazioni, collettivi, organizzazioni, reti territoriali e nazionali, ecc..). Vi invitiamo ad aderire e ad inviarlo a tutte quelle realtà che sostengono la nostra lotta e che possono aiutarci a diffonderlo... (Daniele e Comuità)

Appello per la Gestione Civica di Mondeggi 2017

Questo appello, lanciato da un gruppo di accademici e ampiamente sottoscritto da un crescente numero di professori, ricercatori e studiosi (a livello italiano e internazionale), è stato allargato anche a realtà sociali e soggetti della società civile. Vi invitiamo ad aderire e a di contribuire alla sua diffusione per aiutarci a raccogliere altre adesioni.

Lo scopo è quello di alzare l’attenzione intorno a questa vertenza, di supportare l’esperienza di Mondeggi Bene Comune e di far pressione sulla Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato.

Chi non conosce Mondeggi, può approfondire la questione leggendo questo Dossier che ne ripercorre la storia e prendere visione in questo Dossier fotografico di ciò che a grandi linee è stato fatto in questi anni. Qui potete leggere l’appello di tre anni fa (a cui aderirono circa ottanta professori).

L’appello fa parte di un insieme di pressioni volte all’interruzione della scrittura del bando di vendita e al riconoscimento della Gestione Civica della Comunità di Mondeggi, definita nella ‘Dichiarazione di gestione civica di un bene comune‘ e già in atto, da parte della Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato..

Una strada che ha avuto successo in diversi contesti accomunati dalla volontà delle istituzioni di dialogare con delle realta’ nate e sviluppate con una logica di reale democrazia dal basso e di valorizzarne la funzione sociale, senza trincerarsi dietro alla retorica della legalità. 

Per questo vi chiediamo di aderire e diffondere questa raccolta ad ogni contatto e canale utile. Il vostro supporto in questo momento pò essere monto importante per la sopravvivenza di un’esperienza unica di autogestione di un Bene Comune che coinvolge la partecipazione di centinaia di persone.

Per aderire scrivere a versomondeggibenecomune@inventati.org

      • con Nome e cognome; Materia di studio o di insegnamento; Università, scuola o ente di riferimento

      • Oppure Nome della realtà sociale (associazione, collettivo, organizzazione, rete etc)

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